Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

domenica 9 marzo 2008

Tra le fate e gli elfi: il Donegal e W.B. Yates

Oggi ho approfittato della giornata festiva per dedicare un po' di tempo a ripulire le mie librerie dalla polvere, togliere qualche libro e riposizionarne altri.


I miei sovrintendenti felini al cantiere mi sono stati - chiaramente - di grande aiuto nell'operazione.. pagine e copertine accuratamente posizionate per lingua - autore - genere (e già, sono leggermente maniacale...) prima di essere riposte negli scaffali venivano allegramente confuse dai quadrupedi in festa. Della serie: "Gatti alla Buchmesse".
Improvvisamente salta fuori un libro che avevo reputato perduto già anni fa' e che invece - con mia somma gioia - ho ritrovato: una versione inglese delle leggende e favole irlandesi raccolte da William Butler Yates.


Una classica epifania: il ricordo torna indietro ad un bel viaggio in Irlanda, ad una giornata piovigginosa (drizzle) a Sligo, in un semi-pellegrinaggio nel far west irlandese, tra le contee del Donegal, Mayo e Sligo, appunto.
Ricordo ancora la libreria dove acquistai il libro in una specie di trance letterario, circondato da bellissimi libri sulle tradizioni e le favole del'isola. Un tributo, allora, alla mia passione per la terra di smeraldo, in tutte le sue forme.

Dopo la ri-scoperta del volume ho ricercato le pagine del diario di viaggio che scrissi allora, ed avidamente mi sono gettato sulle parole che -in quel viaggio- spesi per Sligo.

Eccone una breve sintesi:




"SLIGO: Continuiamo il nostro viaggio lungo la costa occidentale e procediamo verso sud, alla ricerca di Sligo, percorrendo le strade di Yates, la mappa qui viene sostituita dalla memoria letteraria che si richiama alle sue poesie, ai nomi magici dei luoghi cantati dall’ultimo skop irlandese: cigni e suonatori di violino ci guidano alla ricerca di gnomi e fate di questa regione.
La strada che porta a Sligo è costellata da strani cartelli stradali di color marrone che recano l’immagine di una penna nell’atto di scrivere: sono i segnali che ci vogliono indicare i luoghi sacri della letteratura del figlio prediletto di Sligo, William Butler Yates ha narrato le leggende di questi luoghi fatati, che -quasi sospirando all’orecchio teso ad ascoltare il vento- ci raccontano di gnomi e banshees, di folletti buoni e gatti fatati.

Il primo incontro con la magia di queste terre è una magica cascata che ci attende lungo il percorso verso la città, l’acqua sembra quasi andare all’incontrario, sfidando le leggi della fisica, reclamando il proprio diritto a vivere di espedienti magici, sembra quasi sorridere beffardamente nei confronti del turista incredulo, risalendo verso l’alto, verso il mondo degli Dei a cui appartiene.
Sligo è pregna di cultura gaelica, le chiese senza tetto, gli edifici pubblici (...); la pioggia purtroppo assilla i nostri passi all’interno delle mura civiche, spingendoci all’interno dell’ennesimo pub, ad ascoltare musica, bere Guinness e lasciare asciugare per un po’ i nostri soprabiti fradici di pioggia irlandese, al pari delle povere scarpe.
All’ombra della scura leggo avidamente alcune delle fiabe che sono comprese nel libro di Yates che ho da poco acquistato al centro.

L’immagine dell’ennesimo scheletro marmoreo dell’antico convento di Sligo che ancora si erge indomito in città, incurante della pioggia e degli anni, sembra saltare fuori dalle pagine piene zeppe di fantasmi e streghe celtiche, quasi a testimoniare la veridicità delle parole del poeta.
L’accento irlandese da queste parti suona quasi musicale, una nenia ancestrale che sotto le parole reali cela ancora le formule magiche dei Druidi celtici..."


E' stato bello ritrovare le parole ed i pensieri del giovane che sono stato, un incontro con un altro Io, all'ombra di una cultura e di una musica che - da sempre - mi accompagnano, e spesso mi consolano.

William Butler Yates fu poeta ed "antropologo culturale" (come si direbbe oggi), cantore della sua terra, e della Celtic Renaissance nel 19° secolo.

Nel crepuscolo
Oh cuore logoro in un’età logorata,

Sciogliti dalle reti della ragione e del torto;

Ridi mio cuore ancora nel crepuscolo

Grigio, sospira ancora, mio cuore,

Nella rugiada del mattino. Tua madre Eire è sempre giovane,
rugiada che risplende

E crepuscolo grigio; sebbene la speranza

Da te si fugga e l’amore decada, bruciando

Nei fuochi di una lingua maldicente.

Vieni, mio cuore, dove i colli s’ammucchiano sui colli:

Perché la fratellanza mistica del sole e della luna,

Della valle e del bosco, del fiume e del ruscello

Laggiù regna sovrana; e Dio suona il suo corno solitario,

E il tempo e il mondo sono sempre in fuga; e l’amore

È meno dolce del crepuscolo grigio, e la speranza

È meno cara della rugiada del mattino.

8 commenti:

60gandalf ha detto...

già di per sè un viaggio in irlanda affascina molto, ma se poi ti riporta alla mente sensazioni e sapori di guiness ditanti anni fa diventa veramente indimenticabile!!

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Mi pemetto di dirti che ho fatto il post di cui ti avevo parlato.

PS: eccezionale la poesia del post sottostante.....i.

MusEum ha detto...

Meraviglioso...

Devo assolutamente andare in Irlanda...

Dama Verde ha detto...

Complimenti Fabio r.

Posso linkarti fra i blog amici?

Fammi sapere!

Ciao.

MARGY ha detto...

mi convinco sempre più che se dovessi fare un viaggio vorrei avere come compagnia una persona come te..per non dire te!..

ora mi hai ri-acceso il pallino per l'IRLANDA!...

Gianluca ha detto...

Un bel giro dell'irlanda è uno dei miei pallini..sulle tracce di Yates, Joyce e Van Morrison :-)

fabio r. ha detto...

@gandalf: la guinnes è una religione.. visto che di spirito si parla :)
@Museum: L'irlanda è uno "state of mind" davvero, è qualcosa che ti fa felicemente schiavo, vale la pena!
@MargY: magara!! se potessi ti porterei a vedere il limite occidentale dell'Europa, lì dove inizia il mare, e sai che oltre quel punto non c'è più nulla...una sensazione unica, believe me!
@Gianluca: che dire? Una trinità mistica per me! pensa che le prime volte a Dublino mi muovevo in città con in mano l'Ulysses!

Sara Sidle ha detto...

Caro fabio, i tuoi post sono sempre affascinanti, come l'Irlanda!
Per me sei troppo acculturato!!!
^________^
Bacioni