Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

giovedì 10 luglio 2008

Agguastate quanto sii sdrolico !



Tempo fa' il buon sabin-germanico Dioniso da quel di Heidelberg mi preannunciò un'opera bilingue dove lui avrebbe parlato un po' del proprio dialetto, con l'intenzione di farne poi una traduzione italiana / tedesca..


Ora ricevo la comunicazione che la cosa è andata in porto e presto nel suo blog presenterà il risultato dello sforzo. Bene!

Da linguista appassionato di storia locale, nonchè filologo ed etimologo (non entomologo) dilettante, la cosa non può che farmi felice.

Il dialetto - qualunque dialetto a qualunque latitudine - è il legame più stretto che l'uomo del presente abbia con il proprio passato: fortissimo eppure invisibile, non è un rudere, nè un'opera d'arte da musealizzare, eppure anch'esso dovrebbe essere preservato e studiato per capire da dove veniamo e - caso mai - ipotizzare anche un cammino futuro.

Pezzi di dialetto appaiono qua e là anche nell'italiano standard, ma spesso con funzioni "stranianti", per sottolineare volgarmente qualche opinione personale, e chi lo usa sovente non ne conosce nemmeno l'origine..

La bassa Umbria è terra di passaggio, di transumanze di popoli ed animali, stretta nel cosiddetto corridoio bizantino, per cui il latino si sviluppa in volgare sotto la spinta sinergica dell'osco umbro e del sabino; la lingua comune ne è ancora pregna, e le micro differenze glottologiche tra città e città testimoniano ancora della frammentazione della zona nella storia passata.

Nello specifico il "narnese" si differenzia leggermente dal ternano o dall'amerino, slittando verso toni più laziali (la Flaminia è qui), mentre distanze abissali ci dividono dall'umbro di Gubbio o Perugia, e dalla Tuscia orvietana.

Piccole o grandi differenze che rispecchiano la storia "imbastardita" di questa terra, al confine tra impero Bizantino e Longobardo, culla di sintesi religiose e letterarie..


Un'operazione di recupero del nostro dialetto è stata - fortunatamente - già fatta anni fà da un mio amico letterato, a cui - parzialmente - collaborai anch'io, e quindi la scrittura in questo caso salva l'oralità. Bene così.



Senza indugiare oltre (non è tempo nè spazio adatto per un trattato di filologia) ecco allora un breve brano da una conversazione tra due anziane signore narnesi tra casa e mercato, per spiegare meglio il colore locale.



DUE DONNE DALLA FINESTRA
  • Margherì..
  • Oooo.....
  • ahò, ci stai? Credeo che fossi ‘nnata a fa a spesa.
  • Ma stammattina eo cominciato e pulizie de pasqua; armeno quanno vene u prete, trova ‘n po’ de pulizia.
  • Ma lu sai tu, quanno passa?
  • Stea a dì questa qui sotto, che domenica a Messa ha ditto 'sta settimana che vene.
  • M’ chi ciai a casa?
  • ci sta mi fija a studià, che oggi a scola nun se fa.
  • ma mi fijo è annato a Terni; se vede che li se fa.
  • Ci va in piazza tu?
  • Si e se m'aspetti ce facemo compagnia. Poi te devo da di 'na cosa.

PROSEGUENDO LA CONVERSAZIONE SI GIUNGE IN PIAZZA

  • L'erbivendola: Signò stamattina non piji gnente? Ci stanno l'ova fresche, i pollastri, i facioletti, e zucchine e melanzane; guarda che belle mela; ci ho 'e cipolline fresche e guarda che bella 'nsalata.
  • Quanto costano i facioletti?
  • Quattro euri
  • Un gorbo! E che so d’oro? ! Ma nun ve contentate mai.
  • Ma a me a robba mica me la rigalano; e doppo e spese?
  • ma nun piagnessi, che l'arte pe rimette nun se fa.
  • Ma che cosa bisogna pìjà, perché, si nun se magna, nun se campa: però do anneremo a finì, non se sa.
  • Me tocca pijà quarche cosa anche per me
  • Senti; mo vado a vede anche quanno posso annà a damme 'na pettinata, che pure lì bisogna prenotasse, come da u medico....sinnò me pare de esse na sdrega.
  • Beh, allora ci vedemo laddavanti e Mecuccette (negozio locale)

7 commenti:

dioniso ha detto...

Mi trovo però a competere con un professionista... io sono solo un povero dilettante.
Il mio post era troppo lungo e ho deciso di spezzarlo.
La prima parte è pubblicata.
Mi farà piacere qualsiasi tuo commento.

Saluti

Silvia ha detto...

I dialetti sono una cosa meravigliooooosaaaaa!!!! ;-))

Moky ha detto...

io che di dialetti non ne parlo (anche se capisco il milanese abbastanza), sono un po' ambivalente: e' come se fosse un altro elemento che invece di mantenere uniti i pezzi del puzzle che formano l'Italia, li allontanasse ancora di piu', attizzando le diversita' e i vari campanilismi che la tengono divisa. Nello stesso tempo mi rendo conto del valore altamente storico che rappresentano. Come al solito sono la regina delle contraddizioni (pero' il discorso della signora Margherita e amica un po' l'ho capito!!)

dioniso ha detto...

Pensavo comunque che i nostri dialetti fossero un po' più simili. Da quello che ho letto mi parrebbe che il narnese sia un po' più vicino al romano, o ai dialetti della zona a nord di Roma: Sacrofano, Formello, etc.
Quando pubblicherò qualche esempio nelle prossime puntate mi saprai dire.

Lesandro ha detto...

da cittadino onorario di un paesello minuscolo dell'alto lazio, al confinte tra le provincie di viterbo e terni, devo dire che mai lettura fu più piacevole. Togli 'agguastate' dal titolo e metti 'arrabbiete' e ci siamo quasi.

Inenarrabile ha detto...

Ma mi sa che il tuo dialetto, io lo parlo di continuo, quando sono presa dall' euforia :P

Ciau^^

fabio r. ha detto...

@dioniso: similitudini ci sono con molte zone che nemmeno te lo immagineresti: in linguistica si chiamano isoglosse..
@silvia: Denghiù
@moky: sono d'accordo con te: a me - come insegnante di lingue - interessano più perle analogie con forme sintattiche, certo.. però privileegio la lingua pura, of course.. ma l'amore per la storia e le tradizioni mi fa studiare anche il dialetto.
@lesandro: ma va? language oddity!
@inenarrabile: ma va? certo che ti euforisci di brutto eh?