Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

martedì 15 luglio 2008

DALLA PAROLA ALLA LINGUA - Lingue e contaminazioni linguistiche nei secoli

Visto che l'argomento LINGUA ha stimolato una certa curosità, ecco un post leggermente più serio, in realtà la sinossi di un articolo più lungo scritto un po' di tempo fa', con cui spero di attirare ulteriore interesse ed avvicinare i "volenterosi bloggers" alla filologia....

N.B. Molti spunti e riflessioni qui presenti sono stati fortemente influenzati dalla lettura di un'insostituibile opera di Umberto Eco: La ricerca della Lingua perfetta.




All’ inizio fu il verbo, la creazione divina della Genesi avviene con un atto di parola: “..Dio chiamò la luce giorno e le tenebre notte..”, Dio parla ad Adamo, il quale a sua volta parla per “chiamare” (quindi nominare) tutto il creato: quale è la lingua di Adamo ? E poi: è veramente Adamo l’inventore del linguaggio ? Oppure la lingua biblica è fenomeno puramente spirituale ? Adamo chiama gli animali con i loro nomi, essi li avevano già quindi, ma da chi ? I nomi sono stati scelti dall’uomo su quale criterio ?
Dopo il Diluvio tutta la terra aveva una lingua sola e parlate eguali, fino alla superbia di Babele, eppure già i figli di Noè avevano loro lingue (diverse) come si deve intendere la diversità pre-babelica ?

Ogni cosmogonia, o mito di fondazione, si scontra col problema linguistico; la diversità delle lingue viene comunque vissuta da tutti come una ferita da ricomporre (confusio linguarum), un errore, la traccia del peccato babelico da superare per giungere ad un’unica lingua universale.

L’IPOTESI DELL’ INDOEUROPEO

Nel 1786 Sir Williiam Jones avanza l’ipotesi di una maggiore nobiltà e completezza del sanscrito (lingua pre indiana) rispetto al greco e al latino, ed afferma che questa lingua abbia una parentela con il celtico ed il gotico (lingue germaniche), sulla base di alcune radici nominali.

I Fratelli Schlegel nel XIX secolo e quindi Jakob Grimm con la sua Deutsche Gramatik (1818) riprenderanno l’ipotesi di una lingua originale (Ursprache) che potesse essere la madre di molte altre lingue europee ed orientali, ricercando delle rotazioni fonetiche per rilevare, ad esempio, come dalla *P del sanscrito si generasse il pous-podus greco, il pes-pedis latino, il fotus gotico ed il foot inglese.

La tesi dell’ indoeuropeo come radice comune delle lingue moderne viene presentata inizialmente come ipotesi monogenetica, ovvero come germinazione di quasi tutte le lingue ariane (nel senso di non ebraiche, con tutte le connotazioni negative che questa convinzione svilupperà in parte della cultura germanica...) da un’unica lingua-madre.

Questa genesi è però subito contrastata da molti linguisti dell’epoca, che invece propendono maggiormente per un’ ipotesi di tipo poligenetico, ovvero spiegando l’indoeuropeo come una serie di idiomi, dialetti e lingue molto simili tra di loro, coesistenti che danno vita ad una successiva serie di linguaggi.

Il tedesco Schleicher concepisce l’IE (= INDOEUROPEO) come un sistema perfetto in se’, una vera e propria lingua da cui per decadimento e peggioramento nascono le altre lingue; egli propone la teoria dell’albero genealogico: dall’IE, vera e propria lingua-madre, nascerebbero le lingue nazionali.

Una tesi smentita però dai fatti, in quanto è subito palese l’impossibilità di appartenenza ad un’unica radice di una parola come Uno per le varie lingue:

1 (Uno) = sanscr. eka
= lat. oinos (unus)
= got. ains (eins)
= celt. öen

Da ciò si desume che la K del sanscrito non ha nessuna relazione con la N delle altre lingue: si tratta in questo caso di due radici diverse.
Studi più recenti hanno poi evidenziato come sia impossibile ricostruire l’Indoeuropeo partendo dalla comparazione linguistica, ma si può ricostruire solo la Radice morfologica delle parole, solo dalla radice si potrà ottenere verbo e sostantivo:

esempio: germanico = bher (portare)
= beran (verbo)
= barn (figlio, i.e. colui che è portato dalla madre)
= gi-burt (nascita)

Il senso del Portare è qui garantito dalle consonanti B e R, cambiando le vocali si ottengono solo diversi lemmi della parola.

Non si può parlare di una vera e propria cultura comune all’interno dell’area IE, in quanto le uniche assonanze linguistiche di un certo rilievo culturale appartengono alla sfera teologica, ovvero la nomenclatura di alcune divinità ( e la stessa parola utilizzata in aree distanti per Dio ) pagane e quella di alcuni rituali.

Resta quindi una mera ipotesi quella che vorrebbe riconoscere in un’epoca antichissima la presenza di popolazioni simili concentrate in un’unica zona dell’Eurasia, e che poi si sarebbero allontanate da questa area per dirigersi verso il mediterraneo e l’Europa centrale.

I fratelli Grimm approfondiscono lo studio dello sviluppo linguistico individuando una serie di regole fisse che determinano i cambiamenti di alcune consonanti nel loro percorso dall’IE alle lingue nazionali: nascono in questo modo le Leggi di Grimm.

I due linguisti affermano infatti che c’é stato un mutamento omogeneo all’interno di alcune classi consonantiche delle lingue germaniche e latine, per cui si può affermare, ad esempio, che dalla *P IE nasce sempre una F in germanico:
lat. Pecu
got. Faihu
asax. Feoh

Da questi mutamenti si risale anche al nome di una speciale lettera runica simile alla F che viene appunto denominata Feu (non solo pecora, ma pecunia, ovvero oggetto di scambio equivalente a valore in danaro per tutti i popoli primitivi).
Altri esempi significativi di una comunanza iniziale delle lingue IE riguardano l’onomastica familiare (Pater - Father - Vater ecc..), e quella legata al mondo rurale.

Le lingue germaniche europee andranno poi incontro ad un secondo, vastissimo, mutamento, verificatosi probabilmente tra il 5° e l’ 8° sec. d.C., e che viene comunemente chiamato 2a Mutazione consonantica.

Questo slittamento lessicale che interessa alcune consonanti porterà a dei mutamenti anche all’interno della nascente lingua volgare in Italia, soprattutto al Nord, visto la prevalenza dialettale del Longobardo in questi luoghi, (Longobardia, appunto, e la Val Padana), un dialetto che testimonia perfettamente questo sviluppo.

La 2a Mutazione Consonantica rende più difficile rapportarsi all’IE, proprio perchè cambia le carte in tavola nel bel mezzo del caos storico-civile dell’alto Medioevo europeo, introducendo termini nuovi, mutuati dai recenti incroci di dialetti all’interno del continente; è inoltre importante notare che questo momento segna definitivamente il distacco tra lingue germaniche “modernizzate” e lingue anglosassoni, che non subiranno questi cambiamenti.

Parametro di questa mutazione sarà la scomparsa nel tedesco moderno dei una consonante tipica per quest’area: la TH resta solo nell’inglese. L’importanza di una tale consonante ( e conseguentemente della sua scomparsa in alcuni dialetti germanici) è testimoniata dal fatto che essa coincide sostanzialmente col nome di una delle più potenti divinità pagane europee, quel Thor, presente in tutte le teogonie del Nord, che dispensa fulmini e guerra ( omologo del Giove Romano) e che battezza addirittura un giorno della settimana: Thursday ( thor - day ) per gli anglosassoni e Donnerstag ( donner = tuono ) per i tedeschi.

La cultura cristiana, l’evangelizzazione delle terre germaniche da parte di monaci come Bonifacio, S.Patrizio, i monasteri di Fulda e S.Gallo portano un enorme cambiamento nella cultura pagana imperante - ciò è risaputo - e la lenta scomparsa di una consonante strettamente legata alla religiosità germanica ne è la prova più evidente: l’Europa del Medioevo si avvia ad essere un’Europa cristiana anche linguisticamente.

I PRESTITI LINGUISTICI.

Ogni dominazione straniera, ogni contatto con popoli sconosciuti, ogni minimo mutamento storico porta alla conoscenza ed alla mescolanza delle lingue: laddove resiste più a lungo l’isolamento politico, segue la purezza linguistica (il Finlandese si può a ragione considerare una lingua quasi incorrotta per oltre 1000 anni ); dove invece più frequenti sono i contatti, allora la lingua si evolve, muta per contatto.

La Conquista Normanna dell’Inghilterra (1066) ad esempio rappresenta l’inizio dell’influsso francese nell’inglese, così come la calata dei Sassoni rappresentò la corruzione germanica delle lingue anglo-celtiche.

Per quanto riguarda le lingue del continente, la storia è più complicata: la parte del protagonista l’ha avuta sicuramente il latino, grazie alla politica espansionista di Roma, e proprio il latino, oltre ad imporre una propria grammatica (sebbene, abbiamo visto, utilizzando il fertile terreno dell’IE) è l’elemento linguistico che ha prestato il maggior numero di lemmi alle lingue germaniche negli ambiti dell’agricoltura, dell’edilizia, del commercio e della guerra.

ALCUNI ESEMPI DI PRESTITI DAL LATINO

Agricoltura:

Lat. Vinum > ingl. Wine, ted. Wein (il viaggio in America dei Vichinghi con a capo Eric il Rosso sarebbe testimoniato questo senso dal toponimo Vinland presente sulle coste del New England, e lungamente noto agli indigeni ben prima di Colombo).
Lat. Ceresia > ted. Kirsche, Ingl. Cherry.


Lat. Caseus > ted. Kaese, ingl. cheese. In questo caso è bene ricordare però che in germanico già esisteva una radice autonoma per il formaggio : Justa, che però denominava esclusivamente il formaggio fresco, il Caesus latino vi si sovrappone determinando invece quello duro, stagionato..

Lat. Plantare > ted. Pflanzen, ingl. Plant.

Edilizia:

lat. Vallum (costruzione muraria civile) > ted. ed ingl Wall. La seconda radice latina Murus si conserva solo in tedesco con Mauer. E’ curioso notare che i popoli germanici ignoravano le costruzioni in pietra prima della conquista romana, utilizzando il lemma Wand per descrivere la parete, dal verbo Windan (= piegare), poichè si riferivano al piegamento dei giunchi e della paglia per formare le capanne.

Commercio:

Lat. cista > ted. Kiste, ingl. Chest (oggi torace, per esteso la forma del corpo più vicina al cesto, e quindi raccoglitore di organi..)

Lat. Cauponari (comprare) > ted Kaufen, ingl. Cheap . Per l’inglese il significato è legato all’espressione medievale “at good cheap” = a buon prezzo, oggi la prima parte dell’espressione è scomparsa assimilata dalla stessa parola (conveniente).

Guerra:

lat. Campus > ingl. Camp, ted. Kampf. Il tedesco moderno assimila la parola a guerra, poichè si rifà al latino Campus belli (campo della battaglia), col tempo si è persa la seconda parte dell’espressione, che quindi oggi accumula l’intera espressione.

Una seconda ondata di prestiti è invece più recente, e legata alla religione cristiana, tra gli esempi più noti:
il Vescovo è una figura nuova per i tedeschi, l’aat. riporta Biscop <>Episcopus, ma perché il tedesco da’ una B ? Ciò fa supporre che i tedeschi abbiano conosciuto la parola quando questa veniva già pronunciata al modo del latino volgarizzato (Biscopo > ital. Vescovo), in epoca di medioevo più recente.

Elemosina è invece un classico esempio di doppio prestito, poichè nasce dal greco Elemosyne, che significa lamento (o compasione), la reazione cioè di fronte all’uomo elemosinante. Il latino quindi sviluppa il ted. Almosen e l’inglese Alms: la A iniziale fa pensare ad un latino volgare Alimosina.

Una caso particolare di prestito dal lat. in tedesco è rappresentato dalla parola Vangelo, o Buona novella: in questo caso si deve parlare di prestito di significato in quanto l’inglese Gospell, ha a che fare con una vera e propria traduzione del significato latino: God spell, ovvero Parola di Dio.
L’errore di traduzione è da ascrivere forse al fatto che dal Guod Spell ( buona parola = novella) iniziale la vocale o ha perso la pronuncia lunga per arrivare ad una nuova determinazione, ovvero God, Dio, visto che il Vangelo rappresenta per i neo cristiani la parola di Dio.

La cristianizzazione completa dell’Europa sarà quindi il vero collante culturale ed in parte linguistico del continente; contemporaneamente però dobbiamo ormai accettare la diversificazione avanzata delle lingue europee, sempre meno simil tra di loro e sempre più ”nazionali”, tanto da apparentare ormai le appartenze linguistiche a quelle geografiche (e viceversa), alla ricerca di confini precisi in questo senso, le cosiddette “Isoglosse”.

Ormai l’Europa e l’Asia si sono allontanate definitivamente, ed i contatti successivi avverranno solo sotto forma di dominazioni straniere, rivolte sempre dalla civilità ( e dalle lingue dominanti ) europee verso i barbari (=balbettanti dal greco) orientali, mosse ad imporre culture ed idee diverse da dominatori, fino ad annichilire ogni traccia di linguaggio autoctono.

8 commenti:

Irene ha detto...

Caro fabio, io ti adoro tanto tanto, ma stasera nonostante l'interessante post che hai fatto... leggo il titolo e vado veloce con un grande ciao. Lo stamperò e me lo leggerò a Berlino! Ci credi? scherzo... prometto che lo leggerò ma non ora! ;)

stellastale ha detto...

come irene anche io prometto che lo leggo.... ma ora scaaaaaaaaaaappo

dioniso ha detto...

Io invece l'ho trovato subito avvincente e nonostante dovessi uscire mi sono trattenuto.
Ma hai toccato uno dei temi che più mi interessano...

Un paio di note. Secondo me qui in Germania l'equivoco dell'Indoeuropeo è ancora vivo. Lo si percepisce già dal vocabolo che usano: Indogermanische Sprachen. Mi è capitato diverse volte di sentire tedeschi che sostenevano una stretta parentela (più di altre ligue europee) tra la loro ligua e il sanscrito.

Per quanto riguarda gli influssi latini nell'inglese.... sono talmente tanti che penso che l'inglese abbia in realtà 2 vocabolari. Non a caso è una delle lingue con il maggior numero di termini.
Un mio collega irlandese era addirittura convinto che la sua lingua fosse una lingua neolatina.

Saluti

dioniso ha detto...

Presto leggerò il libro di Eco

hampidampi ha detto...

Ciao Fabius
come sempre un tema interessantissimo. Complimenti!
A questo studio ci penso spesso, a volte obbligata dalla frequente domanda da dove derivi l'albanese.
Che è una lingua indoeuropea ma di un ceppo a parte. Leggendo il tuo post mi stavo divertendo a trovare sommiglianze come per esempio qershi=ciliegia
lemoshe=elemosina
dere=door
bir=figlio
ma anche parole totalmente differenti come
djathe=formaggio
Mi affascinano queste cose
Bacio=kiss=puthje ;-D

Penny Lane ha detto...

Ciao, Fabietto!
Questo post è stato un tuffo nel passato: hai smosso in particolare i ricordi degli esami di glottologia II e di filologia germanica!!! Ah, bei tempi...anche se la roba da studiare non era sempre piacevole...
Mi permetto di consigliarti/vi un libro in programma proprio per glottologia II (vecchio ordinamento, of course!), che era specifico per i quadriennalisti di inglese: se non mi sbaglio, era di Nicoletta Francovich Onesti. Dell'autrice sono quasi certa, perchè il nome particolare mi è rimasto impresso; sul titolo sono più incerta ma mi pare fosse "L'inglese dalle origini ad oggi". E' un libro di facile lettura, accessibile anche a chi non abbia fatto studi specifici sull'argomento (non è di sicuro il manuale di grammatica antico inglese del Mossé!), e piuttosto interessante per lo stile in cui è presentato: ogni capitolo presenta una sezione storica ed una grammaticale, seguite da testi dell'epoca descritta. Mi ricordo ancora quando ho provato a leggere e poi a tradurre in inglese moderno il primo, per mio diletto: mi è piaciuto da matti!

Nei capitoli seguenti, si arriva anche al Great Vowel Shift e a quelle forme pronominali che riempiono le pagine di Shakespeare: thine, thy, thou, e via così...

Buona giornata di mezzo luglio!

Penny Lane

riccardo gavioso ha detto...

la lingua serve a descrivere la vita, e come la vita muta, si modifica in seguito alle relazioni, accetta gli apporti, e spesso pare più saggia di chi la utilizza.

bellissimo articolo!

Moky ha detto...

...fascinating...