Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

venerdì 6 marzo 2009

L' otto marzo tra storia e leggenda

La Giornata internazionale delle Donne, le mimose, l'8 Marzo insomma.


Molto si è detto, narrato, favoleggiato circa la nascita di questa giornata. La data in questione è la prova lampante di come la storia, la verità, possano essere manipolate, usate ad uso e consumo dei vari momenti e dei potenti....

Le varie leggende urbane nate attorno a questo giorno ci mostrano come ancora oggi, tra il 20° ed il 21° secolo, sia facile creare leggende orali.

La verità è - come sempre - un'altra:

La Giornata internazionale della donna.
Nel nostro paese la Giornata internazionale della donna si è celebrata regolarmente soltanto dal 1945 per iniziativa dell’'Unione donne italiane di ispirazione comunista e socialista che l' 8 di marzo 1945 si riunirono nella sala grande del liceo Visconti, a Roma, insieme con le cattoliche del Centro italiano femminile, con vedove di caduti, partigiane, sindacaliste.

Tutte insieme approvarono un ordine del giorno inviato a Londra, dove le rappresentanze di venti nazioni, riunite al­la Albert Hall per celebrare la Giornata internazionale delle donne, approvarono una Carta della Donna in cui si chiedeva il diritto al lavoro in tutte le industrie, la parità salariale, la possibilità di accedere a posti direttivi e di partecipare alla vita nazionale e internazionale.

Ma soltanto nel 1946, conclusa la guerra anche nel Nord, l'8 marzo fu celebrato in tutta l'Italia. In una riunione prepa­ratoria a Roma nacque l'idea di mettere all'occhiello un fiore che potesse caratterizzare la giornata, come il garofano rosso al 1° maggio. «Ci voleva dunque un fiore reperibile agli inizi di marzo» ha narrato Marisa Rodano «poiché all'epoca le ser­re erano poche e non arrivavano fiori in aereo, da ogni parte del mondo in tutte le stagioni, come arrivano ora. A noi gio­vani romane vennero in mente gli alberi coperti di fiori gialli, quando ancora le altre piante erano spoglie, che crescevano rigogliosi in tanti giardini di Roma e dei Castelli.»
La proposta ebbe successo: la mimosa venne offerta dai bimbi alle mamme, dai fidanzati alle fidanzate, dai mariti alle mogli, dai ministri alle impiegate. E la scelta casuale fu felice anche simbolicamente perché la mimosa simboleggia tradizio­nalmente il passaggio dalla morte a uno stato di luce nella Luce: emblema dunque di rinascita, di vittoria.

Negli Stati Uniti invece il primo Woman's Day risale a un ra­duno delle donne socialiste americane il 3 maggio 1908 al Garrick Theater di Chicago dove il partito socialista organizzava ogni domenica una conferenza. Quella domenica sarebbe man­cato per impegni improrogabili il conferenziere; e le donne ne approfittarono per organizzare la prima Giornata della donna che ebbe un'eco insperata se alla fine del 1908 l'esecutivo del partito dichiarò ufficialmente: «Raccomandiamo a tutte le se­zioni locali del partito socialista di riservare l'ultima domeni­ca del febbraio 1909 per l'organizzazione di una manifesta­zione del diritto di voto femminile». Così l'anno dopo nac­que formalmente lo Woman's Day.

Furono poi la guerra mondiale e la rivoluzione bolscevica a imporre l'8 marzo. Il 23 febbraio 1917 a Pietroburgo, in oc­casione della Giornata internazionale della donna, operaie e mogli di soldati manifestarono per le vie chiedendo pane per i loro figli e il ritorno dei mariti dalle trincee. Alcuni anni dopo, il 14 giugno 1921, la II Conferenza internazionale del­le donne comuniste, riunite a Mosca, adottò l’8 marzo come Giornata internazionale dell'operaia in ricordo del «giorno della prima manifestazione delle operaie di Pietroburgo contro lo zarismo».

Ma - si domanderà il lettore - non era stato il 23 feb­braio il giorno della manifestazione? La contraddizione è sol­tanto apparente perché nella Russia zarista vigeva ancora il calendario giuliano, sfasato rispetto a quello occidentale - il gregoriano - di tredici giorni: sicché il 23 febbraio corrispon­deva in Occidente all'8 marzo, data che venne poi adottata universalmente.

Questa è la vera storia dell'8 marzo, mentre è completa­mente falsa la leggenda che la Giornata internazionale della donna sia stata fissata in ricordo di 129 operaie che in quel giorno del 1908 sarebbero morte bruciate in un incendio di una fabbrica americana; così come è infondata un'altra leg­genda, diffusa in molti paesi europei, secondo la quale la data avrebbe ricordato uno sciopero di lavoratrici tessili avvenuto a New York l'8 marzo 1857 e represso brutalmente dalla po­lizia.

Probabilmente, come osservano Tilde Capomassa e Marisa Ombra, agli inizi degli anni Cinquanta in diversi paesi si avvertì l'esigenza di scindere l'8 marzo dalla storia sovieti­ca: «Per quanto riguarda l'Italia» scrivono «l'ipotesi ci risulta abbastanza convincente... Corrisponde allo sforzo dell'Udi di superare i limiti dei propri riferimenti culturali. Agli inizi de­gli anni Cinquanta la celebrazione della Giornata della donna (anche la semplice diffusione della mimosa) era, fuori dell'a­rea comunista e socialista, largamente vissuta come un fatto eversivo. Associare l'8 marzo al martirio delle operaie ameri­cane significava ampliare gli orizzonti della celebrazione a un Mondo più grande (e non a caso si attinse al repertorio della lotta in America, e darle un senso di “sacralità”.

(estratto e ridotto da Alfredo Cattabiani: Calendario)

17 commenti:

la signora in rosso ha detto...

interessante la ricostruzione storica, che non conoscevo in tutti i suoi dettagli...resta un fatto però, che la parità c'è ancora!!!!

Camu ha detto...

Uffa ma perchè tutte le volte che una ricorrenza ha dei forti riferimenti poi viene sempre strumentalizzata o politicamente o ambientalmente?

Silvia ha detto...

Che dire?? Anzitutto, gran bel, bel, bel post!!!!!

;-)

Sì, effettivamente, di versioni della storia della nascita della Festa della donna ne esistono di numerose, più o meno fondate, più o meno fantasiose! Bisogna fare attenzione a non far confusione sennò si rischia di perdere di vista la cosa più importante: il senso, la ragione, il perché di questa Giornata. Sai, non è tanto essenziale sapere esattamente la circostanza che ha dato avvio a tutto questo, quanto tenere a mente BENE la ragione e la finalità. Finalità che peraltro non sono ancora minimamente venute meno, ahimé: giacchè di discriminazioni e violenze da debellare ce ne sono ancora a frotte. Va tenuta a mente la lezione che ne possiamo trarre e che questa riflessione ci spinga ad andare avanti per compiere tutti quei passi necessari al raggiungimento del Rispetto delle donne. Nessuno ha mai detto che la battaglia fosse finita! C'è ancora molto, troppo da fare, da migliorare; quindi che tale ricorrenza serva a questo, per prima cosa!

Bel post, davvero bello, bravooo!!!

;-)

Neverland ha detto...

Il post è interessante. Personalmente non sopporto questa festa. Gli uomini non hanno una festa che li ricordi...questo è già autodiscriminante.Comunque non sopporto le sgallettate che vanno a ballare e a guardare gli spogliarelli o le donne che escono utte insieme a mangiare la pizza come se avessero la libera uscita una volta l'anno. E poi il giorno per festeggiare deve ancora arrivare e sarà quello in cui le donne in parlamento ci rappresenteranno davvero e non passeranno le giornate a farsi fare i pomelli col botulino o a menarsi da porta porta. Il giorno da festeggiare deve ancora arrivare e sarà quello in cui un donna non dovrà avere paura ad andare a buttare la pattumiera alle 9 di sera, sarà il giorno in cui sarà impossibile firmare un lettera di dimissioni ancora prima di essere assunte per paura della maternità futura. Ma forse l'8 Marzo è il giorno in cui le donne vanno a ballare per dimenticare quanta strada c'è da fare!

stellavale ha detto...

Pochi lo sanno purtroppo

stellavale ha detto...

Pochi lo sanno purtroppo

Suysan ha detto...

Non mi piace la festa della donna, ciò non toglie che hai fatto un post interessante!

koala ha detto...

Grazie per le informazioni e le precisazioni che non sapevo, ma anche io mi dissocio da questa festa, che si riduce a scene denigranti nei ristoranti, di donne che non hanno capito nulla di questa giornata.
Io voglio invece un bel regalo: che la smettano di parlare di innalzare l'età pensionabile perchè io già non ce la faccio più adesso a combattere questi ragazzini figuriamoci tra 15 anni...

AndreA ha detto...

Questa non la sapevo...

O.k. per un maggior numero di donne in politica, ma ... MENO CarfagnE però!! ;-)

A presto! :-)

dioniso ha detto...

Interessante. Specialmente la parte in cui sfati le leggende.
Amici russi e russofili mi avevano già detto che nella URSS la festa della donna era considerata importantissima ed era ovviamente un giorno festivo. Mi dicono che ancora attualmente in Russia e in molti dei paesi ex URSS considerata importante.

Saluti

fabio r. ha detto...

@tutti: la cosa che mi interessava in questo caso non è la festa in se', o le sue validissime motivazioni, e nemmeno il fatto che oggi sia stata "commercializzata", feticcio come altre...
Questo è un altro discorso.
La cosa che mi affascina di queste tradizioni (anche rececentissime) è il tratto - diciamo - di antropologia sociale, ovvero di come sia ancora molto facile manipolare la memoria.. La "fluidità" della memoria insomma non riguarda solo il passato (dall'evangelizzazione all'agiografia passando per Babbo Natale insomma..) ma funziona ancora oggi, coattamente, oppure (peggio)usata per fini politici.
Curioso no?
Questa

la bislacca ha detto...

Giunta via Bastian Cuntrari, non posso che prendere atto di tanta informazione.
Ergo io avrei riportato una castroneria... Può essere, certo.
Così come può essere che si siano volute prendere le distanze dalla storia sovietica.
Da donna di destra, non posso che comprendere.
Buona domenica.

María ha detto...

Ciao Fabio!!

Alcune cose non sapevo. Grazie.

Un abbraccio.

maria rosaria rossini ha detto...

interessante ed articolato iter che non conoscevo. anche a me piacciono terribilmente i gatti.
ciao

Emigrante ha detto...

Fabio,
solo un inciso. Qui in America la giornata della donna praticamente non esiste. Nel senso che probabilmente qualcuno l'avra' anche festeggiata ma non esiste la liturgia degli auguri ne' la mimosa.
Per quello che vedo in questa societa' la parita' e' un fatto assodato e non richiede celebrazioni.
Un caro saluto!:-)

Elisa ha detto...

Grazie! Non si finisce mai di imparare!

NADIA ha detto...

hola alcune cose che hai scritte non le sapevo, meno male che non si finisce mai d'imparare...resta il fatto che non festeggio la festa dell'8 marzo poichè veramente da festeggiare che abbiamo....parità?? Libertà?? rispetto?? pari libertà lavorativa?? pari stipendi?? pari onorevoli e dirigenti, addirittura neanche la pensione è paritaria e allora ma che c...o festeggiamo!!!
Sorry!!!