Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

mercoledì 30 settembre 2009

Cosa sarà?

Days of Thunder.

Giorni strani questi, sono ancora in bilico. Sempre più incerto sul presente, al futuro nemmeno ci penso più ormai.. Mi pongo domande ma le risposte non le attendo, scappo, le temo addirittura. La guerra non è più dichiarata - scriveva la Bachmann - c'è, Punto.

Ogni pensiero appare un riflesso pavolviano di un mondo sempre più estraneo. "Faccio finta". Non tolgo più nemmeno la maschera. Scosto solo un po' la tenda, qui, in uno spazio virtuale, dove lo schermo LCD si sostituisce alla grata del confessionale. Di là non c'è un prete però. Ed io non credo neppure nei sacramenti, quindi sarebbe tempo perso...no?

Curioso: fingo di monologare con la mia moleskine, ma in effetti scelgo un atto pubblico. Nulla è più voluto di un pigro pigiare di tasti sul PC e scegliere "PUBBLICA POST" per mettere l'anima a nudo. Sono una contraddizione sopravvivente.

Vorrei fuggire dalle notizie, spegnere tutto, staccare spine su spine, ma la mente ormai è un wifi sempre acceso. Capto menzogne e verità in ogni momento, ne soffro un po', ma poi continuo a dissimulare (spero che nessuno tra i miei conoscenti tattili legga queste parole ...illuso!) e faccio finta. Di nuovo.

Mi viene in mente Marcello, un mio compagno di università, lui mi insegnò l'arte del "faccio finta", era il filosofo dello straniamento fatto realtà, il teatro che si fa vita. Io chiedevo: " come stai oggi?" E lui: "oggi sto bene, ma faccio finta, ora vado a lezione, fingo di essere un bravo studente, poi vado a mensa, forse parlerò con qualcuno, ma solo per finta" Ed allora ripenso a Damiel, l'angelo di Wenders, ed al Danton di Büchner: "la maschera è tutto, se togli la maschera, viene via anche la faccia".

Vorrei essere come Marcello, forse sono come lui, eppure non riesco a pensare a questa strana malinconia, al coraggio o alla paura che mi prende. Cosa sarà mai?

Cosa sarà che fa morire a vent'anni anche se vivi fino a cento?

Cosa sarà che ti spinge a picchiare il tuo re che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c'è?

Cosa sarà che ti fa comprare di tutto anche se è di niente che hai bisogno, cosa sarà che ti strappa dal sogno...?

Cosa sarà che ci fa lasciare la bicicletta sul muro e camminare a sera con un amico a parlare del futuro?

Cosa sarà questo strano coraggio o paura che ci prende e ci porta ad ascoltare la notte che scende?



martedì 29 settembre 2009

Ventinove Settembre

Seduto in quel caffè, io non pensavo a te,
Guardavo il mondo che girava intorno a me
Poi d'improvviso lei sorrise
e ancora prima di capire
mi trovai sottobraccio a lei,
stretto come se non ci fosse che lei.....



venerdì 25 settembre 2009

Intermezzo infantile

Nel periodo di crisi (c'è grossa crisi, veramente, hai voglia a pregare Quelo...) che attraversa l'istruzione italica, io sono - come molti colleghi - nell'occhio del ciclone: dopo due settimane dal suono della campanella ancora a mezzo servizio, con l'insicurezza della prossima sede che mi attende per l'A.S. ed allora si fa di necessità virtù.
Per puri motivi economici ho accettato di affiancare alle mie consuete ore di insegnamento precario liceale anche 3 ore di insegnamento di lingua inglese alle Elementari!!!!
Il tutto per arrotondare il misero stipendio of course, visto che non ho una vera vocazione, né tanto meno esperienza nel ramo, dopo anni di scuole superiori e/o medie...
Dovete sapere che io (per mole, memoria e per tendenza) sono come gli elefanti che temono i topolini: per me più sono piccoli è peggio è...
Ho già problemi con i primamediani, figurarci con una Quarta elementare!!
Vivo nel terrore: i bambini sono un po' disorientati: mi chiamano maestro, a volte professore (perché lo sentono in giro..) una piccola peste alta 90 cm addirittura oggi mamma, per poi scusarsi dopo lo sguardo killer del sottoscritto.. Andiamo bene!
L'inglese a questi livelli è cantato, disegnato, urlato (spesso), gesticolato, quasi mai parlato o scritto.... Io leggo un po' dei loro libri e mi sento un idiota completo.... ma loro niente. Loro sono lì, indifferenti, chiassosi, sporchi (ma quanto si sporcano i bambini??) e quando non bisticciano piangono, poi smettono di piangere e corrono come lemuri nel deserto (immagino ovviamente che i lemuri corrano nel deserto, non li ho mai visti..) e poi si schiantano in qualche angolo pericoloso della classe...
Sto perdendo tutte le mie certezze intellettuali, diciamo rischio di regredire più del solito... Speriamo che almeno ne valga la pena almeno un po'.
Comunque...
HELP !!! Voglio uscireeeee!!!!!!!!

martedì 22 settembre 2009

Saluti da Asbury Park

Il Boss, Bruce Springsteen, compie 60 anni. Mi sembra incredibile il solo gesto del pigiare i tasti del PC sui numeri 6 e 0 per scrivere del mio amato Boss, eppure è così.
Altro segno inequivocabile che sto invecchiando. E di brutto!
Sono uno della vecchia scuola io, uno che la sua musica la sentiva prima ancora del successone italico (ed europeo) di Born in the USA, io sono affezionato ai primi album, alle parole della strada, a quel New Jersey di Freehold che non ho mai visto, alle strade dove l'oscurità arriva presto la sera, ed allora ti sembra di vederle quelle Chevy del 69 che corrono, seguendo le "tracks", oppure parallele ai binari della ferrovia industriale, con la capotte aperta ed il vento che scompiglia i capelli di Sandy.
Ero lì, anch'io, a fare il tifo per Rosalita, mentre il giovane Bruce cercava di convincerla a scendere giù in strada, perchè il babbo non la faceva uscire con quelli che suonano in una Rock 'n Roll Band.
Mi vedo chiaramente, in un'altra auto, dietro la sua Thunderbird, nel gruppo di amici che va spensierato verso il parco giochi sul Jersey Side.
Ho urlato e suonato con lui, ho guardato dal basso in alto Big Man Calrence mentre suona il sax, e poi - seduto su una vecchia altalena, nel backyard - l'ho visto invitare la ragazza in auto, mentre dalla radio sul portico Roy Orbison canta "Only the lonely".
Mi sono innamorato delle sue stesse ragazze, ho sofferto per gli amici che perdevano il lavoro, mentre le fabbriche del New Jersey chiudevano, e molti ragazzi prendevano la strada dell'esercito, magari per non tornare più.
Ho bagnato i miei piedi nel fiume anch'io, dopo il suo matrimonio, sono stato un testimone silenzioso ma affezionato, un amico di famiglia, e mentre io crescevo, invecchiavo, i miei sogni erano ancora lì, giovani (gli eroi son sempre giovani e belli) e rivoluzionari.
Ho letto le sue lettere, ho sofferto con il fantasma di Tom Joad, ed ho ripreso in mano Steinbeck, ho scoperto John Fante e la sua polvere grazie alla sua voce, nella mia camera sempre più piccola.
Poi una sera l'ho incontrato: e lui ha cantato per me, per tutti noi, scatenato come un diciassettenne su palco, confesso che i miei occhi si sono fatti lucidi, sono facile al pianto io! E dal basso, dal prato dello stadio, tra la folla, volevo gridargli : "Ehilà ! Bruce! Ciao, sono io! Ti ricordi di me? Ti ricordi le notti, i giorni, le ore, i minuti passati a suonare, ad ascoltare i vecchi juke box, giù nel New Jersey?" Ma non me la sono sentita. Sembravo ridicolo, no? Ma nella testa sì, quella volta ho gridato, con tutta la fantasia che avevo in gola.
Sessanta anni. Eppure sembra ieri.
Grazie di tutto Bruce. Un abbraccio da un vecchio amico.



lunedì 21 settembre 2009

Falling...

Autunno: dal latino auctumnus, da una radice verbale auctus (participio passato di augere = aumentare) forse legato alla vendemmia, alla frutta che arricchisce "aumenta" il contadino.

In inglese detto anche Fall: ovvero legato al cadere delle foglie.

In tedesco Herbst: assimilabile all'inglese harvest (dal latino carpere, cogliere) e più in là dalla radice IE *sker (tagliare, nel senso di tagliare dal ramo, cogliere i frutti).

Herbst

Die Blätter fallen, fallen wie von weit,

Als welkten in den Himmeln ferne Gärten;

Sie fallen mit verneinender Gebärde.

Und in den Nächten fällt die schwere Erde

Aus allen Sternen in den Einsamkeit.

Wir alle fallen. Diese Hand da fällt.

Und sieh die andre an: es ist in allen.

Und doch ist Einer, welcher dieses Fallen

Unendlich sanft in seinen Händen hält.

R. M. Rilke (1875-1926)

"Le foglie cadono, cadono come da lungi, come se giardini lontani avvizzissero nei cieli; cadono con gesto di rifiuto. E nelle notti cade la terra pesante da tutte le stelle nella solitudine. Noi tutti cadiamo. Questa mano cade. E guarda gli altri: è così in tutti. Eppure c'è Uno che senza fine dolcemente tiene questo cadere nelle sue mani."

P.s. che ci volete fare? sono affezionato all'autunno ed a Rilke, tanto che gli ho dedicato un altro post proprio l'anno scorso....

domenica 20 settembre 2009

E non ditemi che non c'avete pensato anche voi...

Passano gli anni, i mesi, e se li conti anche i minuti, è triste trovarsi adulti senza essere cresciuti; la maldicenza insiste, batte la lingua sul tamburo fino a dire che un nano è una carogna di sicuro perché ha il cuore troppo, troppo vicino al buco del culo....

P.S. vabbè, chiedo venia preventivamente, lo so: NON è politically correct, ma che vi volete fare?

E' che dopo una sequela di insulti vari (dagli impiegati fannulloni agli studenti criminali, dai poliziotti panzoni ai cineasti parassiti, fino al plateale - ma rivelatore - vaffanculo alla sinistra tout court...) passo all'autodifesa virulenta, occhio per occhio.....

Se invece volete leggere una bella, misurata, ironica risposta, leggetevi l'intervento di Michele Serra nella Repubblica.

sabato 19 settembre 2009

Neolingua*

Escort

Cena allegra


Utilizzatore finale


Riforma Pubblica Istruzione


Transition Strategy


Exit Strategy

*George Orwell: 1984 - Neolingua

venerdì 18 settembre 2009

Variazioni

Cambiate "Lucy" con un nome a scelta, di quelli sentiti centinaia di volte in questi ultimi giorni, urlati dalla TV, suggeriti a bassa voce, di un qualunque quaquaraquà egocentrico...
Funziona, no?


martedì 15 settembre 2009

Flash Mob

Cito da Wikipedia:
Con il termine flash mob (dall'inglese flash - breve esperienza e mob - moltitudine) si indica un gruppo di persone che si riunisce all'improvviso in uno spazio pubblico, mette in pratica un'azione insolita (tipo fermarsi tutti improvvisamente in un dato punto di una città, immobili come manichini..) generalmente per un breve periodo di tempo per poi successivamente disperdersi. Il raduno viene generalmente organizzato attraverso comunicazioni via web ocon cellulari (oggi anche via twitter e facebook).
In molti casi, le regole dell'azione vengono illustrate ai partecipanti pochi minuti prima che l'azione abbia luogo.

Nella maggior parte dei casi, il flash mob non ha alcuna motivazione se non quella di rompere la quotidianità. I partecipanti all'azione (flashmobbers o mobbers) si incontrano in un punto prestabilito per realizzare assieme un'azione corale che non ha alcun senso, se non contestualizzato in quei brevi istanti di evento.

Ogni tanto si organizzano anche dei flash mob dance, cioè balli apparentemente improvvisati in un dato luogo ed ora, ma preparati benissimo "undercover", persino con coreografie studiate da mesi, il tutto sempre - rigorosamente - via web.

Il numero dei partecipanti solitamente non è altissimo in questi casi (contrariamente ai flash mob standard) ma il giorno 10 settembre 2009 a Chicago si sono riuniute 21.000 persone che hanno dato vita al più grande ballo flash mob della storia (fino ad oggi chiaramente..).

L'occasione è stata la presentazione della 24a stagione del popolare show di Oprah Winfrey, quando solitamente lei invita celebrità sul palco per intervistarle e lasciare esibire in attesa di averli poi in studio.

Il gruppo in questione in questo caso erano i Black eyed Peas, che - proprio tramite facebook e twitter - avevano allertato i propri fans. La anchor woman più famosa d'America era all'oscuro della sorpresa, e la sua sorpresa è ben visibile nel video.

Il ballo al ritmo di I gotta feeling inizia stranamente con un'unica ragazza che si muove ritmicamente di fronte al palco, mentre tutta la folla è immobile, poi - proprio come un'onda - altri la seguono con la stessa coreografia, finchè tutta la piazza e le vie piene di gente non ballano all'unisono, creando un effetto a dir poco magico. Ecco le immagini:


domenica 13 settembre 2009

Il condominio letterario

Sabato pomeriggio. Torno dal solito giro in bici, doccia, poi stravacco sul divano...mi guardo intorno, nella mia camera, presago di un'oretta di dolce-far-niente corroborante, ma quel raggio di luce (maligno) che si insinua tra le fitte trame di una rete anti-zanzare della finestra va ad illuminare gli scaffali della libreria, dove - paciosa, paciosa - si annida la polvere, incurante di me, del panno antistatico che alberga là vicino e del mondo intero: Impudentemente è lì. Galleggia, sperando di non essere vista, tra libro e libro, tra CD e CD, sopra i vocabolari ed accanto alle grammatiche...
E l'avrebbe spuntata anche questa volta, se non fosse stato per quell'infame di raggio di sole...!
Mi alzo con lentezza, come si alzerebbe un rinoceronte dopo il pasto delle 13 nella savana, ma risoluto: afferro il panno antistatico (e penso - non so bene perchè - alla corrente, alla sedia elettrica, all'ambra sfregata, alla Legge di Ohm...) e mi avvicino alla libreria.
Inizio lo sfratto della polvere. Lei - vile ! - cerca di scappare, si rintana sotto la poltrona, corre verso la finestra, ma io la scovo ovunque, la afferro e la distruggo.
Stremato ma felice, inizio la fase 2: riposizionamento dei libri ed archiviazione secondo la materia, il tema, l'autore, il colore, la misura...
La ricerca dell'architettura perfetta, la caccia al Santo Gral dell'ordine librario mi porta a stravolgere - per l'ennesima volta - gli scaffali.
Lì dove era Goethe, ora alberga Heine, Shakespeare ha uno scaffale tutto per sè, e guarda dall'alto al basso, il ripiano dei vocabolari..
I libri di viaggio si mettono in fila, uno dietro l'altro, qualcuno spinge, vorrebbe avanzare di posizione, ma IO decido il ritmo della marcia, cribbio!
Allora ecco Gulliver che si accosta ad Alice, e questa prova ad uscire dalla grotta del Bianconiglio, ma si ritrova a Yahooland, tra cavalli saccenti ed umani schiavizzati...
Heine sembra sbertucciare Goethe dalle alpi, quando gli passa accanto, nel suo breve viaggio verso Genova: l'olimpico di Weimar lo osserva con un leggero senso di disprezzo aristocratico, e si lamenta con il mondo della modernità, inveisce conto il treno, mentre Eichendorff salta sul primo vagone della storia e li raggiunge in Italia...
La famiglia Buddenbrook, riunita a tavola, in un'atmosfera consapevole, pigramente borghese, viene disturbata dall'arrivo di bambini terribili di Roddy Doyle, sporchi e maleodoranti, che urlano dalle strade di Dublino, incuranti della pace domestica a Lubecca...
Poco più in alto è in corso un dibattito storico: Le Goff e Duby discutono amabilmente vicino a Gottfried von Strassburg, e cercano di convincerlo che il suo Tristano non corrisponde alle fonti degli Annales... il vecchio Minnesänger scuote piano il capo, e non capisce perchè quei signori vogliano convincerlo che lui non sia mai esisitito, e si meraviglia ancora una volta della "stramberia" di questi francesi.
Mentre procedo alacremente con la pulizia, a momenti un libro non mi cade in testa: "E tu chi sei? cosa vuoi?" è quel pestifero di Brecht, che ha appena litigato con Lukacs e vuole essere spostato vicino al suo amico Benjamin, così si intende meglio e non rischia di tenermi sveglio tuta la notte! Ok, ok, ma poi chi metto vicino all'ungherese? Afferro Borges, strappo Praz dal suo monologo e li metto lì. Ecco, almeno i critici hanno uno scaffale tutto per loro!
Ultimi spazi vuoti...poesia! allora via con Shelley, Byron, ma anche T.S Eliot, poi Schiller e Dino Campana, tutti insieme, la lingua originale non fu quella poetica? Così almeno dice Eco, un paio di scaffali più in là.. ed allora si capiranno no? Il logos originale è poiesis! Echecavolo!
Stremato ma soddisfatto termino l'opera. L'architettura ora ha un senso. Mi sembra di aver creato un eccentrico condominio letterario, pieno di voci e di parole, dove ognuno sarà libero di parlare e pensare, rispettandosi a vicenda.
Questa notte, attorno alle 03.00 giurerei di aver sentito qualcuno litigare, su in alto. Ho acceso la luce, ho lanciato un'occhiataccia alla libreria-condominio, ed ho notato che il dorso di Brecht era leggermente fuori linea.... Ma gli voglio bene lo stesso.

giovedì 10 settembre 2009

Pensieri Felini Notturni

Per queste cose considero la mia gatta Cipolla. di Giovanni Raboni
Per queste cose considero la mia gatta Cipolla.
Perché per prima cosa si guarda le zampe per vedere se sono pulite. 
Per seconda cosa solleva le zampe per pulirle. 
Per terza cosa si stira. 
Per quarta cosa si affila le zampe su un legno. 
Per quinta cosa si lava.
Per sesta cosa si rotola.
Per settima cosa si spulcia.
Per ottavo cosa si strofina allo stipite.
Per nona cosa si guarda in su aspettando istruzioni. 
Per decima cosa va a cercarsi da mangiare.
Perché neutralizza il diavolo, che è la morte, dandosi da fare con la vita.  
Dedicata  all'unico, fedele, amore della mia vita: la mia Madame. 
Trovata sporca, affamata, in un secchio dell'immondizia in questi giorni settembrini, 
ormai 17 anni fà, e Lei è ancora al mio fianco. 
Io e Lei abbiamo un patto segreto...

martedì 8 settembre 2009

Un giorno lontano eri l'alba...

Anche la notte ti somiglia,

la notte remota che piange

muta, dentro il cuore profondo,

e le stelle passano stanche.

Una guancia tocca una guancia -

è un brivido freddo, qualcuno

si dibatte e t'implora, solo,

sperduto in te, nella tua febbre.

La notte soffre e anela l'alba,

povero cuore che sussulti.

O viso chiuso, buia angoscia,

febbre che rattristi le stelle,

c'è chi come te attende l'alba

scrutando il tuo viso in silenzio.

Sei distesa sotto la notte

come un chiuso orizzonte morto.

Povero cuore che sussulti,

un giorno lontano eri l'alba.

Di poche cose sono orgoglioso, questa però è una di quelle: condivido il mio compleanno, il 9 settembre, con Cesare Pavese. Non potevo chiedere di meglio...

domenica 6 settembre 2009

Listen, do you want to know a secret?

La cara BastianCuntrari, appena tornata da una vacanza trimestrale o quasi (potere dei soldi...) toma toma, chiatta chiatta, mi butta lì un meme da risolvere (ammantandolo di un'aurea cesarea e chiamandolo pomposamente Honest Scrap) e da passare ad altri 10 innocenti bloggers...e brava!


Vabbè, visto che oggi pomeriggio finalmente c'é un pò di vento, e l'aria fresca mi quieta lo spirito, approfitto di 10 minuti per sparare le mie 10 risposte.
Allora le regole sono due, ma toste:
  1. Nel ricevere il premio e quindi nel postarlo, si è obbligati a dire pubblicamente dieci - e non di più - cose personali più o meno note; non importa se scioccanti rivelazioni o inconfessabili segreti... basta che siano assolutamente vere.
  2. Poi si dovrebbe anche assegnare ad altri 10 blogger lo stesso premio, avvisandoli o con un commento sul loro blog o segnalandoli qui.
Ed ecco i miei 10 segretini-ini-ini...
  1. A volte mi spaccio per esperto di un qualsiasi argomento oscuro, solo attingendo a vaghe conoscenze infantili, per non far brutta figura..e spesso i miei interlocutori ci cascano!
  2. Fingo di saper cucinare bene solo perchè amo mangiare....a malapena so creare sandwich ipercalorici..
  3. Sono un acquirente di libri compulsivo, mi faccio prendere troppo dall'entusiasmo, poi magari nemmeno li leggo..
  4. Sono fondamentalmente un misantropo.
  5. Odio la mia voce
  6. Quando sento qualcuno dire " Ah, della mia vita non cambierei nulla!" lo invidio profondamente... io cambierei la mia vita persino con quella di un impiegato del catasto
  7. Ho molti più rimpianti che ricordi.
  8. Cerco ostinatamente di non diventare adulto.
  9. Non mi riconosco quasi più nelle foto capellone, l'essere pelato-pelato ormai è una forma mentis..
  10. Ho un enorme, inconfessabile segreto...che però non rivelerò MAI!
In quanto ai 10 possibili bersagli di questo virtuale "gioco della bottiglia" facciamo così: se qualcuno passando di qui vorrà partecipare e fare la sua versione, ben venga, tutti sono invitati, non voglio progionieri.

mercoledì 2 settembre 2009

Dark was the night...

Tra le mie tante debolezze/passioni c'è la serie tv The West Wing, di cui sono un fan sfegatato, al pari di Denny Crane. Purtroppo l'ottusità della politica televisiva italiana non si occupa delle serie che di norma vincono Emmy e che sono trasmesse nel mondo, preferendo imbottirci la testa di reality truci e programmi tipo Uomini e Donne...ma sorvoliamo.
Anche The West Wing è stato una meteora da noi, qualche stagione-spezzatino, pay tv ecc... Insomma: ho optato per per la ricerca internet ed ora mi sto godendo le ultime stagioni in DVD.

Tra le molte curiosità - politiche e sociali - che fanno da perno alle varie puntate, oggi mi sono imbattuto in una di quelle notizie che hanno immediatamente acceso il mio interesse: si parlava di NASA e di viaggi nel cosmo, ed il protagonista cita la famosa Navicella Voyager 1 che - lanciata nel lontano 1977 - ha ormai superato i limiti del sistema solare e dopo più di 30 anni ancora si muove, nell'ignoto, nello spazio più profondo, con tutte le informazioni che gli scienziati dell'epoca decisero di incidere sul famoso disco d'oro per eventuali turisti alieni..


Notizie ed informazioni di fisica, storia, voci, e musica dalla terra.. E qui scatta la curiosità: tra i brani registrati per rappresentare la civiltà terrestre si potrebbero ascoltare Bach, Beethoven, Mozart - e fin qui ci siamo - ma anche la musica di un bluesman americano degli anni '30-'40, di cui avevo sentito parlare (ammetto la mia ignoranza) solo perchè citato e ripreso da Bob Dylan, che lo mette alla pari di Woody Guthrie a rappresentare l'anima "hobo" della depressione USA: Blind Willie Johnson.
Ascoltando molto brevemente la sua storia - ed impressionato dal fatto che proprio una delle sue canzoni fosse stata scelta per rappresentare la Terra per gli alieni - mi sono informato ed ho trovato un piccolo tesoro.
Blind Willie Johnson - come si evince dal nome - era un musicista non vedente, la sua cecità fu però un incidente, uno dei tanti della sua vita: la madre voleva gettare della soda caustica in faccia al marito picchiatore e fedigrafo ma colpì il piccolo figlio in pieno volto. A soli sette anni Willie divenne cieco. La sua vita d'altronde è caratterizzata da brutte esperienze: la povertà, la depressione, la perdita della casa, il voglia di suonare la sua chitarra (autoprodotta inizialmente, la cassa armonica ricavata da una scatola di sigari) ovunque, per pochi dollari, ed una morte triste, tra le rovine della sua vecchia casa bruciata, che non volle lasciare visto che non aveva altro luogo dove andare, finchè qui si ammalò di polmonite..
Il suo modo di suonare la chitarra blues, col "bottleneck", i suoi testi religiosamente tristi, la sua stessa misera vita ne hanno fatto un eroe quasi Verghiano, nello spirito dell'erosismo degli ultimi.
La canzone che è stata scelta per rappresentare la terra nello spazio si chiama "Dark was the Night, Cold was the Ground", e mi piace pensare che la voce calda, e la chitarra quasi triste di questo povero uomo del sud ora ci rappresenti nel Cosmo, accanto a Mozart e Bach...