Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

martedì 29 dicembre 2009

NIENTE BOTTI, PLEASE ! ! !

Ecco che si riavvicina San Silvestro e mi ritrovo, ancora una volta, a scongiurare e pregare il cielo che gli stramaledetti botti di Capodanno ci diano una tregua, finalmente..
A parte le conseguenze fisiche per i malcapitati che - inavvertitamente - si troveranno nei pressi del bombardamento a mezzanotte, quelle psicologiche (e fisiche, perchè no?) per i nostri amici a 4 zampe sono devastanti ! ! !

Quindi rinnovo l'augurio dell'anno scorso e ripubblico anche quest'anno la mia opinione così come la espressi in un post.
E speriamo bene.....


domenica 27 dicembre 2009

Memorie di un Natale irlandese

In questi giorni finalmente tranquilli passo un po' di tempo a riordinare parole, idee e memorie. Guardo delle vecchie foto che ho avuto la prontezza di scannerizzare prima che l'oblio e l'umidità strappassero via ogni colore, e la mente torna ad un Natale speciale, di tanti anni fa, anni che però a me sembrano solo giorni, mesi, e che si ravvivano nel ricordo ogni volta che leggo le pagine dei miei diari di viaggio di allora.

La mia personale topografia dell'anima si nutre di quelle immagini, dei ricordi, e delle sensazioni che si riaccendono all'improvviso, alla lettura delle mie parole, e che rianimano odori, suoni e colori all'improvviso.

Il primo viaggio "da grandi" che io ed i miei amici ci regalammo proprio nel Dicembre 1992, alla ricerca della nostra Irlanda, inconsapevoli sognatori di un Natale alternatico.
Nei giorni attorno al 25 Dicembre (e poi per Santo Stefano ed oltre) ci aggiravamo nelle brughiere dell'ovest, tra il Connemara e le contee di Clare e Mayo, come folletti cresciuti, affamati di leggende ed assetati di Guinness.
Mi è venuta voglia di trascrivere alcune pagine strappate da quel racconto, per inserirle nel mio personale subconscio frammentario, che è questo blog.

ENNIS
Nome profetico, piccolo borgo con strade in perenne salita e gente ubriaca alle sei della sera.
Una poliziotta (Garda) dai capelli rossi come la tragedia , parla troppo velocemente, accelerata dall’alcol trangugiato precedentemente e che ora traspira dalla bocca e dai suoi occhi verdi, umidi come la pioggia. Panino vegetale e Coca cola a cena, un pasto da Guru indiano nella terra delle praterie. Pub e musica dal vivo; una Guinness dura quasi un’ora, mentre la schiuma non sembra volere abbandonare la festa, e ci fa compagnia fino all ultimo sorso.
In camera a bere sidro e ad ascoltare altra musica, questa volta dalla tv, ma è un concerto classico per cambiare. Telefonate a casa, un augurio di buon Natale dalla terra di smeraldo, lontano dall’albero pieno di stelle, sotto un cielo lucente di astri del nord. Un tocco di Natale casalingo grazie a dolci a lungo portati nei sacchi, panpepato come nelle migliori tradizioni, sopravvissuto a due frontiere nazionali e a svariati controlli di cani anti droga.
CLIFFS OF MOHER
Nella nebbia persistente del mattino di Natale ci avviamo titubanti verso l’ultima Thule, chiediamo poche informazioni agli scarsissimi passanti che a queste latitudini già parlano gaelico.
E’ la porta dell’America, il mare dall’alto sembra già a stelle e strisce, mentre il vento sembra volerci trasportare verso il grande oceano. Siamo effettivamente giunti all’infinito, le vertigini sono anche spirituali, lungo le pietre ed il fango che ci porta attraverso percorsi altissimi.
I gabbiani sembrano volare impazziti verso scogliere, ed evitare il fragore delle onde, avvicinandosi pericolosamente alle rocce per poi ritirarsi improvvisamente in una folle virata contro la morte per acqua.
Un castello dalle porte chiuse è il muto testimone delle maree, dei tuffi per disperazione e delle navi spagnole passate nei secoli, ed ora dei fantasmi a passeggio tra le onde.
La voce altrui si ode appena, un sussurro gridato sopra l’America. Il viaggio che ci porta via dal cielo è di nuovo lungo stradine strette e minacciose, sentieri delle streghe, adatti solo alle scope unte di pozioni magiche... Distanti dal mare si odono ancora le onde ed i gabbiani, oppure sono le voci delle Banshees, dei tanti Tristani sbarcati ad Erinn per trovare Isotta.
BURREN
Ecco finalmente il Burren , quasi inatteso, improvviso dietro un’ennesima curva da crepacuore, dopo aver rischiato di investire chissà quale forma animale. Ecco i Dolmen, i sassi sacri al centro di un campo recintato da filo spinato, forse a proteggere druidi dormienti. Saltata la barriera siamo in mezzo alla leggenda, Dolmen veri e falsi, antichi e posticci, recentissimi, ci accingiamo a lasciarne uno anche noi a protezione del viaggio ed a memoria del nostro passaggio su questa pianura glaciale.
GALWAY
E’ sera a Galway, una notte umida e fredda si sta avvicinando a grandi passi e la nostra camera rispetta la temperatura esterna, poca la luce e bassi i termosifoni. In città solo le luci accolgono uno sparuto gruppo di italiani, quasi fantasmi tra strade e piazze deserte, accompagnati dalla Garda in macchina, da lontano. Poi lungomare, finalmente la sabbia a portata di mano, ed il mare, il porto e le luci, che , chissà perché, spingono a parlare di donne, mentre cani e padroni passano lungo i viali. Elemento talassemico a portata di mano, assente a lungo nel nostro tragitto, olfattivo, udito ma non visto.

sabato 26 dicembre 2009

Francesco

Ante Scriptum: con questo post il mio piccolo Blog compie DUE ANNI. Il Primo vagito fu emesso infatti esattamente il 26 Dicembre 2007 alle 16.06. ergo tanti auguri a me. Ed ora torniamo all'attualità:

Ci sono luoghi che trasudano spiritualità, e - fortunatamente - vivendo in Umbria, il mio personale paesaggio dell'anima ne è pieno. Il fascino del silenzio, della natura, di un'atmosfera quasi "zen" non lascia indifferente nemmeno un agnostico impenitente, come il sottoscritto, un agnostico che però ha studiato storia delle religioni, e che si interessa di paganesimo, ebraismo e cristianesimo medievale, alla faccia dei luoghi comuni..!
In questi giorni solstiziali, periodo di passaggio, porta sacra tra gli anni, sento spesso il bisogno di isolarmi un po' dal mondo, dai rumori, dalla TV gridata e dai giornali invadenti, ed allora faccio lunghe passeggiate nei boschi attorno al borgo (come stamattina, verso il castello..), oppure prendo la macchina e mi avvio verso lo Speco di San Francesco.
Lascio l'auto in basso, lungo la strada, e cammino lungo il percorso tortuoso per arrivare su, in alto, alle mura medievali che traspirano pace e tranquillità, e mi fermo in silenzio nel chiostro, guardando la valle di san Francesco.
Da sempre ho (come molti miei corregionali) un rapporto speciale con il figlio di Pietro Bernardone, è un cugino un po' pazzoide, un menestrello spirituale, uno con cui parlare di boschi e di animali, di pace e di speranza...
Francesco è stato un viaggiatore, un camminatore, ed ha predicato (sostato, e guarito) anche qui a Narni, dove ha fondato una chiesa, e dove si ammalò, rimanendo - per molti giorni - ospite, ma infermo, in una chiesetta benedettina a poche miglia dalla città.
Ho trovato un bel video che descrive il luogo, meglio di cento parole e di tante foto, ed allora approfitto di questo spazio virtuale per mostrarlo agli amici, con la speranza che a qualcuno venga la voglia di passare di qui, e fermarsi magari per un po' in compagnia del Santo, o comunque godersi un po' l'atmosfera, da lontano.


mercoledì 23 dicembre 2009

Chicago, vigilia di Natale 1908

Il mio personale contributo all'atmosfera natalizia, con cui auguro buone feste di cuore a tutti gli amici vicini e lontani, a chi non conosco (di persona) ma che ammiro e stimo come un fratello (o sorella, o altro..), ed a chi conosco bene, e so che ogni tanto legge queste paginette strappate, ai lettori occasionali, ed agli amici complici del blog.

Un racconto natalizio "alternativo" del grande Bertold Brecht, che ho tradotto per tutti, sperando che vi piaccia.

Il pacchetto del Buon Dio

(Bertold Brecht)

Prendete le vostre sedie e le vostre tazze di The e venite qui, vicino al forno, e non dimenticate il Rhum! Bisogna stare al caldo quando si racconta del freddo!

Alcuni uomini, soprattutto quelli che hanno qualcosa contro il sentimentalismo, nutrono una profonda avversione per il natale. Ma almeno uno dei Natali nella mia vita è ancora ben impresso nella mia memoria. Era la vigilia di natale del 1908 a Chicago. Ero arrivato a Chicago all’inizio di Novembre, e subito mi dissero – non appena qualcuno si informava della mia situazione – che quello sarebbe stato l’inverno più freddo che una città già poco ospitale come quella, potesse offrire. Quando chiesi che opportunità di lavoro ci potessero essere per un calderaio, mi dissero che non c’era alcuna chance, e quando iniziai a cercare un posto dove dormire, tutto risultò essere troppo caro per le mie tasche. E questa scoperta la fecero in tanti, in quell’inverno di Chicago nel 1908, operai di ogni specie.

Ed il vento soffiò gelido dal lago Michigan per tutto Dicembre, e verso la fine del mese anche una catena di fabbriche per il confezionamento della carne fallirono, e molti operai persero il lavoro, e furono buttati improvvisamente in mezzo alle fredde strade.

Giravamo per tutto il giorno in diversi quartieri, alla vana ricerca di un qualsiasi lavoro, ed eravamo già felici se potevamo trascorrere qualche ora, alla sera, in qualche locale strapieno nel quartiere dei macellai. Lì almeno era caldo, e potevamo sedere in pace. E rimanevamo seduti, finché qualcuno se ne andava con un bicchiere di Whisky, ed allora risparmiavamo tutto il giorno solo per quel bicchiere di whisky, in cui trovavamo calore, rumore e compagni, cioè tutto quello che per noi allora significava speranza.

Eravamo seduti là anche alla vigilia di natale di quell’anno, ed il locale era addirittura più affollato del solito, ed il Whisky più annacquato, ed i clienti più disperati che mai. È naturale allora che né i clienti, né tantomeno l’oste fossero in vena di festeggiare, quando l’unico problema dei clienti sembra quello di farsi durare il bicchiere di Whisky per l’intera serata, mentre l’unico problema dell’oste sarebbe quello di riempire i bicchieri vuoti sui tavoli…

Però attorno alle dieci arrivarono due, tre ragazzotti, che – il diavolo sa come – avevano qualche dollaro in tasca ed invitarono tutti i presenti a bere un paio di bicchieri extra, proprio perchè era la vigilia di Natale, e l’aria era pregna di buoni sentimenti. Cinque minuti dopo quel locale era irriconoscibile. Tutti bevevano Whisky fresco (e facevano dannatamente attenzione a che i bicchieri venissero riempiti correttamente), i tavoli vennero accostati l’uno all’altro, ed allora una ragazza infreddolita fu invitata a ballare un Cakewalk, e tutti i clienti battevano le mani a tempo. Ma cosa posso dire? Forse il diavolo stesso c’aveva messo la sua zampa nera, eppure l’atmosfera si fece veramente natalizia.

Già dall’inizio quella festa aveva preso una strana, cattiva piega. Penso anche che molti furono provocati dal fatto di dover accettare per forza i regali. I donatori di questa atmosfera natalizia quindi non venivano visti con occhio particolarmente grato. Già dopo i primi bicchieri di Whisky qualcuno propose di organizzare un vero scambio di regali, un’impresa in grande stile, per così dire.

Visto che non c’erano molti regali da distribuire, si cercarono dei doni che avessero, per lo meno, un grande valore per chi lo donasse, un significato particolare insomma.

Allora regalammo all’oste un secchio con della neve sporca presa all’esterno, visto che ce n’era tanta, in modo che avesse abbastanza acqua per annacquare il Whisky per tutto l’anno. Al cameriere regalammo un vecchio barattolo di conserva rotto, così che avesse almeno un buon pezzo di argenteria. Ad una ragazza del locale regalammo un coltellino tascabile, con cui si potesse grattare via dal viso la cipria dell’anno passato.

Tutti i regali furono accolti da grandi applausi degli astanti, ma non da chi li riceveva ovviamente. E poi arrivò il meglio.

Tra noi c’era un uomo che aveva sicuramente un punto debole. Stava seduto tutte le sere là, e tutti quelli con cui parlava pensavano che – sebbene sembrasse indifferente a tutto e tutti – in realtà avesse una paura fottuta della polizia. Ma tutti notavano che non se la passava sicuramente bene.

Per questa persona pensammo ad un regalo veramente speciale. Da una vecchia agenda, col consenso dell’oste, strappammo via tre pagine, dove era stampato un annuncio della polizia, le inserimmo in un vecchio giornale, e consegnammo questo strano pacchetto all’uomo.

Il locale si fece improvvisamente silenzioso quando gli donammo il pacchetto. Lui lo perse con timore, e sorrise leggermente dal basso. Notai come apriva il pacchetto con le dita, per capire subito di cosa si trattasse. Ma poi aprì tutto velocemente.

Ed allora successe qualcosa di straordinario. Esitava sulla corda con cui era legato il “pacchetto”, quando il suo sguardo, apparentemente assente, cadde sull’articolo del giornale in cui avevamo avvolto le pagine dell’agenda. Ed allora il suo sguardo non fu più assente. Tutto il suo esile corpo (era molto alto) si avvolse, per così dire, attorno alle pagine del giornale, chinò lo sguardo dentro le pagine ed iniziò a leggere. Mai più, né prima, né dopo quel momento, ho visto un uomo leggere con tanta foga. Inghiottiva semplicemente ogni parola che leggeva. E poi alzò lo sguardo. E di nuovo, mai ho visto - né prima né dopo – un uomo sorridere in un modo tale come quell’uomo.

“Ora leggo nel giornale” disse a fatica, con voce calma ma un po’ arrugginita, in contrasto con il suo viso raggiante “ che tutta la storia è stata chiarita. Qualcuno in Ohio sa che io non ho nulla a che vedere con tutto questo”. E poi scoppiò a ridere.

E noi che stavamo lì, in piedi, a bocca aperta, e ci aspettavamo tutt'altra reazione, capimmo appena che quell’uomo era stato accusato di un qualche reato, ma che ora, leggendo il giornale, aveva capito che era stato completamente riabilitato. Ed allora iniziammo a ridere a squarciagola con lui, di tutto cuore, e la nostra rappresentazione raggiunse l’apice. L’amarezza iniziale fu subito dimenticata, ed allora sì che quello fu un Natale da ricordare, che durò fino alla mattina successiva e ci rese tutti felici.

E nella soddisfazione generale non fu più importante che quelle pagine del giornale non erano state affatto scelte da noi, bensì da Dio in persona.

domenica 20 dicembre 2009

Rinunciare

Mentre faccio visita ad alcuni post di compari bloggers, mi imbatto nel solito bell'intervento del Mago Baol, un post che parla di insicurezze stradali, di incertezze, di bivi e strade da prendere.. o meno.
La sua scrittura mi stimola una breve riflessione, che - come spesso mi capita, leggendo cose di altri - mi porta verso altre strade, altri pensieri, altri vicoli della memoria, tra cui rischio di perdermi, per poi riemergere (come dopo un breve stato di torpore) con nuove idee ed un po' di tempo da perdere e dedicare alle solite due righe. Qui.
Conosco bene la condizione del naufrago, del disperso (der Verschollene, come direbbe Kafka, citando il titolo originale di Amerika), del flaneur perenne, uno status naturale direi; sebbene abbia passato gli anta non riesco a prendere una strada, mi perdo negli incroci della vita, e non ho un grande senso dell'orientamento, quindi mi fermo, ed attendo un po' al crocicchio....
Il periodo pre-natalizio coincide automaticamente con uno di questi momenti: una volta tenevo dei diari che servivano il mio bisogno di regolarità, di consequenzialità della vita, poi negli anni ci ho rinunciato, e sono sprofondato in un cupo epicureismo del tempo.
Oggi sento ancora il bisogno di trovare una strada, è assurdo eppure è così. E non posso chiedere aiuto a nessuno; sento allora che sto per perdere la bussola, e non ho un gps dell'anima...
Ecco quindi che (nel mio spirito più essenziale) mi rifugio nella lettura, e nella citazione, nel frammento che - romanticamente - ha già l'infinito in sè. Tutto è stato detto, e scritto, prima e meglio.
Quindi ritrovo Kafka ed un suo brevissimo racconto (quasi un aforisma) che ho sempre amato, e che ho cercato di far amare ad i miei studenti, negli anni, ma con scarsi risultati.

Rinuncia! (Gibs auf!)

Era mattino molto presto, le strade pulite e vuote, andavo verso la stazione. Quando confrontai l’ora del campanile col mio orologio, vidi che era molto più tardi di quanto potevo credere, mi dovevo affrettare e lo spavento di questa scoperta mi rese incerto sulla strada: non ero ancora pratico dei questa città, ma fortunatamente nelle vicinanze c’era un vigile, corsi verso di lui, e senza fiato, domandai la strada. Egli rise e disse: “Da me tu vorresti sapere la strada?” “Sì”, risposi io, “da solo non la posso trovare.” “Rinuncia! Lascia perdere!” disse lui e si allontanò con un grande salto, così come la gente che col proprio ghigno vuol essere lasciata sola.

Franz Kafka

venerdì 18 dicembre 2009

Love letters

Riprendo un "velato" invito dell'amichetta Desa (o forse una sfida?) e mi confronto anch'io con il tema della scrittura d'amore.


Si tratta, in parole povere, di parlare di libri in un blog (semplice no?) ma in modo speciale, quindi cito dal suo blog: "Le regole di questa catena sono di scrivere due lettere d’amore a due amanti speciali,due libri. Rendere pubblica la natura del mio amore per loro."
Seguirebbe poi la classica Catena di S.Antonio per cui l'invito può essere rivolto ad altri amici blogger, ma in questo caso seguo l'esempio di Desa e lascio libero chiunque volesse accodarsi (e non dite che il mondo del web non è democratico, cribbio!) con piacere.

Ecco quindi le mie due scelte, in una lettera ed un telegramma.

Mittente: Fabio Destinatario: I dolori del giovane Werther

Caro Werther,
è parecchio tempo che non ti sento, che fine hai fatto? Ti trovi bene lassù, tra gli scaffali della mia libreria? Spero proprio di sì. D'altronde te ne stai tranquillo e protetto tra tuo cugino Wilhelm Meister e papà Goethe, altra disposizione non potevi chiedere, vero?
Lo so che il nostro rapporto non è stato tra i migliori, eppure, forse proprio perchè nato in acque difficili, ormai dura da anni; ormai siamo come una simpatica coppia di vecchietti che si rispettano, scherzano un po' sulla reciproca età, sugli acciacchi ed i malanni di stagione, spesso si mandano a quel paese, ma poi si cercano, e si danno appuntamento di fronte ad una birra per riprendere il filo e fare pace...
A volte bisticciamo per un nonnulla ed allora non ci parliamo per giorni, e restiamo lì, seduti in poltrona, di fronte ad una candela, o alla tv: tu fai il riservato, ed io non cedo, ma lo so che la commedia non dura! Siamo troppo simili io e te, dannatamente simili direi, in modo preoccupante a volte.
Allora ripenso al tuo papà, che scrivendo la sua storia superò il suo istinto suicida, e ti sacrificò, per poter rinascere, ti ha usato e tradito (già, lo penso ancora sai?) in un certo senso, e perciò mi fai tenerezza, compassione addirittura. Quindi ti riprendo in mano e seguo le tue stagioni panteiste, e mi innamoro di Lotte per l'ennesima volta, e so che tu mi perdonerai anche questa volta, e soffro, mi viene quasi da piangere quando arrivo a quel maledetto ultimo capitolo, un traguardo che non vorrei mai toccare, ma che sento di dover varcare, forse proprio per un senso di esorcismo dei miei impulsi grigi...
Non ti ho mai ringraziato per aver resistito ai miei lanci contro il muro, le mie disaffezioni, quel mio prendere e lasciarti in giorni autunnali: tu sei stato sempre lì, anche quando arrancavo dietro alla tua straordinaria lingua, che allora però mi appariva più ostica del sanscrito. Ma proprio come la metà cocciuta (quella che ama di più?) di una vecchia coppia, oggi ti apprezzo di più, e ti sono grato per aver vissuto le mie passioni, e per essertene andato senza mai sparire dalla mia testa e dal cuore.
Con affetto, fabio.


Mittente: Fabio Destinatario: La Marcia di Radetzky

Non dimenticatoti. stop. Serbo cocente ricordo ns. frequenti notti passionali. stop. Ringraziandoti mille volte per apertura mondo mitteleuropeo et cuore absburgico a mio giovane intelletto. stop. Famiglia Trotta et vicende finis austriae donatomi eccellente sguardo poetico su mondo sconosciuto et affascinante di tuo grande autore Roth. Leggoti ancora con piacere soprattutto in prossimità mie amate visite capitale austriaca. stop. Usoti ancora come eccentrica guida turistica nei vicoli et piazze Viennesi. stop. Più grande dono non potevi farmi, essendo diventato oggi mio personale onirico romantico di viaggi mitteleuropei. stop. Promettoti leggerti ancora et presto, mandoti grande abbraccio. stop. fabio

martedì 15 dicembre 2009

Mondnacht

Mondnacht
Es war, als hätt' der Himmel
Die Erde still geküsst,
Dass sie im Blütenschimmer
Von ihm nun träumen müsst.

Die Luft ging durch die Felder
Di Ähren wogten sach,
Es rauschten leis' die Felder,
So sternklar war die Nacht

Und meine Seel spannte
weit ihre Flügel aus,
Flog durch die stillen Lande
Als flöge sie nach Haus

Joseph von Eichendorff

(Notte di luna: era come se il cielo / La terra in silenzio avesse baciato / E lei nel chiarore dei fiori/

Dovesse solo di lui sognare. // L’aria spirava nei campi / Le spighe lente ondeggiavano, /

frusciavano piano i boschi // così chiara di stelle era la notte. // E l’anima mia spiegò /

Ampie le sue ali, / volò per terre silenziose, / come verso casa.)



sabato 12 dicembre 2009

Idee malsane

Ho passato una settimana d'inferno. E fin qui, chi se ne frega - diranno i miei piccoli lettori. E c'avete pure ragione! Ognuno ha la sua croce, no? Bossi ora ne vorrebbe addirittura una sul tricolore (per potersi pulire meglio le terga? come promesso?), ed io di croci e crociati ne ho abbastanza, grazie.

Un lunghissimo match contro la burocrazia, combattuto su diversi campi di battaglia (Banche, poste, uffici finanziari, sindacati, ecc...) mi ha visto più volte soccombere, contato dall'arbitro, al tappeto, ma alla fine del round, proprio sull'ultimo rintocco del gong ho vinto!

Ho passato le forche caudine indenne, ho attraversato la foresta di Teutoburgo con le mie legioni, ho sconfitto Sauron, ho vendicato Joseph K all'uscita del tribunale, insomma ho vinto!

Fabio 1 - Burocrazia 0!

E tutta questa tribolazione per pagare una tassa ! ! Ebbene sì PAGARE non riscuotere! E poi si lamentano che in Italia c'è evasione fiscale: ma porca pupazza (e chiedo scusa alle Pigotte) io ho passato un mese intero tra uffici Guglielmini, a parlare con impiegati tristi e grigi, ognuno con una sua soluzione, per pagare 200 Euretti! Insomma! Quando è troppo, è troppo!

Allora, seduto su grige sedie di plastica, lungo corridoi malsani (vere e proprie incubatrici di germi..), triste e pensieroso, mi sono portato dietro la mia amata Moleskine ed ho scribacchiato cose a caso...


Ed allora - per un attimo, lo giuro - un'idea malsana mi ha attraversato la testa pelata (ma debitamente coperta con cappellino invernale intonato al giaccone) per poi abbandonare saggiamente le mie povere sinapsi: e se provassi a scrivere sul serio, cioè, cercare di farmi pubblicare?

Poi fortunatamente per tutti ho ripensato al dato statistico: in Italia per ogni persona che legge appena un libro in un anno ce ne sono almeno due che vorrebbero pubblicare (e pubblicano!) opere inutili. Allora ho deciso di continuare a leggere, che fa molto meglio allo spirito, ed all'orgoglio.....

martedì 8 dicembre 2009

Adesso t'inparo a legggere

Visto che oggi è un giorno festivo, e mi voglio rovinare la giornata, vorrei lanciare da questa povera paginetta un paio di riflessioni personali nate dalla lettura dei recenti articoli giornalistici che hanno affrontato il tema spinoso dell'ignoranza crescente tra ai giovani italici.

Oggi leggo infatti sul sito online di Repubblica: Italiano questo sconosciuto. "Studenti quasi analfabeti".

Beh, visto l'argomento mi ritengo autorizzato ad esprimere qualche opinione personale in merito, sia come lettore onnivoro e recidivo (dalla tenerissima età), che come parte in causa del problema "scuola".

Parto però da un assunto ovvio, eppure indispensabile: le mie riflessioni non riguardano in alcun modo il corpo docente, per un semplice motivo, ovvero perché so bene che la maggior parte dei problemi didattici partono da qui.
Da precario storico in scuole di ogni livello capisco bene che l'inadeguatezza di buona parte del corpo insegnante è la base del problema, ok? La scuola è una gerontocrazia, dove l'insegnante di storia di mio padre insegnò anche a me!!! Ha la veneranda età di 82 anni ed è da poco in pensione! E' chiaro che molti fossili cattedratici della scuola pubblica non sono più all'altezza, non dico di insegnare, ma di capire i ragazzi, che parlano altre lingue, che hanno altri riferimenti culturali, che sanno usare il PC mentre io ho dovuto insegnarne l'uso a decine di colleghi nelle varie scuole, colleghi che mi guardavano come si guarderebbe Bill Gates, senza sapere che al massimo sono un word addicted e stop...

E' chiaro che il ricambio generazionale della scuola è il problema numero UNO, e che ci si lamenta dell'età media degli insegnanti, ed io aggiungo; ma perché molti non vogliono andare in pensione? IO la bramo, la desidero, so che no l'avrò mai e quelli continuano a dormicchiare in cattedra senza lasciare il posto, come molluschi sugli scogli.. ma PERCHE'?
Chiarito questo punto (spero si comprenda da che parte sto, ok?) passo ad altre considerazioni.

I famigerati test di ammissione universitaria, finalmente adottati anche in Italia, con colpevole ritardo sul resto del mondo (escluse - penso - alcune facoltà delle università nella fascia sub sahariana, che non li adottano ancora...) hanno rivelato l'ovvio, la classica "scoperta dell'acqua calda" insomma: i nostri giovani iper-tecnologici, digitalizzati fino alla radice dei capelli, stanno perdendo l'abitudine a leggere, comprendere semplici testi, e di conseguenza a scrivere.

Ci tengo inoltre a precisare che test simili sono la base certificativa internazionale in molti paesi da anni ormai. Tali test "semichiusi" o "chiusi", quindi a risposta multipla, se da un lato risultano indubbiamente frustranti e spesso non soddisfacenti per intelligenze più vivaci e dotate, dall'altro garantiscono una certa oggettività ed un più facile riconoscimento internazionale dei livelli standard di entrata ed uscita dal sistema scolastico.
Il ramo linguistico in Europa li adotta da anni, ecco perché io, nel mio specifico, mi ritengo abbastanza soddisfatto da questo sistema, mentre alcune discipline umanistiche non hanno sicuramente lo stesso amore per queste prove.

La cultura a risposta multipla è purtroppo un frutto marcio dei questi ultimi decenni: il modello "culturale" dei mass media, a partire da quello televisivo, si basa essenzialmente su questo sistema! Se vi capita di andare a rivedere alcune puntate (magari su youtube) dei vecchi quiz di Mike Bongiorno degli anni '70 (e non vado più indietro) troverete che la difficoltà delle domande, e di conseguenza il livello culturale e la preparazione dei concorrenti oggi sembra di un altro pianeta!
Il quiz multiple choice oggi invece ha irrimediabilmente ammorbato anche il sistema d'istruzione: invece di garantire un semplice "step" intermedio nel corso della verifica delle competenze (le famose prove formative intermedie), prima di verificare e misurare tutte le abilità con sistemi diversi ed integrati, questo sistema ha - di fatto - sostituito in toto la valutazione complessa degli studenti !

Capisco che il discorso che faccio possa apparire autoreferenziale a chi non vive il sistema scolastico, e mi scuso di questa digressione tecnicistica, ed allora torno all'argomento del'articolo.

Nel mio vissuto quotidiano, muovendomi come un rabdomante ubriaco tra scuole di ogni grado, università, corsi specialistici ecc, mi capita spesso di confrontarmi con questa (ahimè) ovvietà, eppure rimango sempre un po' stupito dall'evidenza catastrofica...

Nell'articolo di Repubblica si dice, tra l'altro: "I ragazzi non conoscono il significato di espressioni lessicali banalissime" ed ancora: "Le lacune nascono da lontano. Inoltre, l'uso esclusivo di telefoni cellulari e computer come strumenti di comunicazione non aiuta la nostra lingua: l'italiano sta regredendo quasi a dialetto".

Poi una riflessione che non posso che condividere: "Una delle cause può essere l'abbandono della grammatica e della fatica della sintassi: già alle medie non si studiano quasi più, figurarsi al liceo. Nella scuola superiore, ormai pochissimi insegnanti si sobbarcano la correzione di trenta temi pieni di bestialità, una fatica tremenda e scoraggiante. E guai se non si promuove chiunque: scatterà la reazione anche violenta delle famiglie (sempre più spesso si rivolgono all'avvocato per rintracciare vizi di forma nei registri, anche dopo la più sacrosanta delle bocciature dei loro pargoli)".

Pur lavorando prevalentemente con le lingue straniere (o forse proprio grazie a questo, alla doppia visione linguistica che ormai mi appartiene) noto che i primi scogli che appaiono all'orizzonte nella scuola elementare possono risultare montagne se non superati subito.

Ammetto che ho poca (quasi zero) esperienza in questo delicato settore della vita educativa dei ragazzi, ma ciò che ho visto fin'ora non mi piace. Questa breve esperienza mi ha però dato la possibilità di capire perchè alcuni studenti che poi ritrovo alle medie, al liceo o persino all'università mi arrivino con quelle lacune! La riforma della scuola elementare del 1990 ha puntato molto sulle competenze comuni, sul "saper fare" a scapito del "sapere", ha quindi tralasciato alcune conoscenze, o le ha - per così dire - aggregate, togliendo ore e spazi, per privilegiare il lavoro di gruppo, l'interdisciplinarità, le competenze trasversali ecc...

Belle parole, certo, edificanti, ma il risultato ultimo di questo sistema (e tremo all'idea della prospettiva riforma Gelmini, già, quel ministro che vuole introdurre alle elementari l'educazione fisica, senza sapere che c'è già...) è un abbassamento dei saperi essenziali ed un rafforzamento dei progetti, dei lavori di gruppo e compagnia bella.

In parole povere: i bambini delle elementari producono bellissimi poster (o in casi più rari addirittura presentazioni power point coadiuvati dall'insegnante di informatica) dell'Europa con tanto di disegni e descrizioni (spessissimo opera dei genitori che scaricano tutto dal web) delle tradizioni locali, ma non sanno trovare Londra o Roma sulla carta geografica. E vi assicuro che non è qualunquismo, è capitato A ME !

Un ritardo dell'apprendimento in questa fase della scuola NON può certo portare automaticamente all'insuccesso formativo (come piace dire ai pedagoghi) del bambino, ma nei casi in cui ci sia la reale necessità di fermare questo percorso per un anno, e decidere a malincuore di far ripetere la classe al bambino in modo da dargli più tempo, ciò NON PUO' AVVENIRE.
Forse molti non lo sanno, ma la bocciatura alla scuola elementare è - de facto - vietata, a meno che non si accompagnata da una valutazione "clinica", psicologica, frutto della collaborazione tra scuola ed ASL, in cui si dimostri che quelle carenze non potranno essere colmate. Legalmente quindi si potrebbe bocciare, ma nella pratica NESSUN BAMBINO PUO' ESSERE FERMATO.

Non voglio parlare poi dei milioni di casi di dislessia/disgrafia in Italia! Faccio un semplice esempio: in una classe elementare di 13 alunni ho 4 certificazioni ufficiali di disgrafia, 2 i cui genitori lo dichiarano (pur non avendo certificati ASL), 2 casi di ADHD e 2 bambini stranieri con qualche difficoltà di lettura..... Fatevi il conto!
La situazione non migliora, anzi peggiora alle Medie (dove la media di bocciature in Italia è già del 50% !) e di conseguenza alle superiori ed all'Università.

Ci sono dei casi pratici in cui mi rendo conto del problema crescente, eccone un paio:
A volte mostro DVD (cartoni animati o piccoli film) in lingua straniera, ed attivo i sottotitoli italiani per far capire ciò che altrimenti resta di difficile comprensione. Bene, sempre più spesso (in modo trasversale, dalle elementari alle superiori) noto che i ragazzi non riescono a leggere i sottotitoli! La giustificazione comune è che "vanno troppo veloci"! Devo dire che in principio pensavo che il problema affliggesse solo pochi ragazzi più "scarsi" nella lettura, ed invece mi sono dovuto ricredere. Il problema è diffusissimo!

Altro esempio: parlando (in italiano, si noti) dei fatti di politica e/o costume nelle pause tra le lezioni noto che molti ragazzi non leggono né vedono altri programmi in TV che non siano Maria De Filippi, qualche cartoon e simili, quindi non capiscono di cosa parli. La massima soddisfazione ce l'ho quando mostro un film, un classico oppure un cult in classe e loro finalmente lo apprezzano, eppure, anche in questo caso, spesso non capiscono alcune semplici parole, avverbi, aggettivi....

Il tasto dolente delle famiglie poi è un altro problema: ai miei tempi (e non parlo del pleistocene, ma degli anni 70-80...) la famiglia era un contraltare perfetto alla nostra poca voglia di studiare, il secondo pilastro della scuola. I genitori "mettevano il carico" alle reprimende della scuola e dopo la bocciatura (o la materia da ripetere in estate) seguiva automaticamente la repressione famigliare, ovvero niente vacanze, scapaccioni, niente motorino ecc...
Oggi la situazione è ribaltata: i genitori vengono sempre più spesso accompagnati dagli avvocati all'uscita dei quadri a giugno, ogni avvertimento didattico che vorrebbe l'attenzione della famiglia rispetto ad assenze, ritardi, atti di bullismo ed altro viene sentito come un'offesa alla famiglia in stile mafioso. Ci manca poco che alcuni zelanti genitori lascino teste di cavallo di fronte alla segreteria!

Il bullismo è solo la punta dell'iceberg del disagio scolastico, assenze irrefrenabili, ritardi abissali, danneggiamenti alle strutture sono il sale della vita in classe.
Le note disciplinari e persino le sospensioni sono all'ordine del giorno, ma senza risultati evidenti; spesso le famiglie non VOGLIONO essere coinvolte, la risposta strafottente di alcuni genitori è:
"Allora la scuola che ci sta a fare? Noi lavoriamo, e non vogliamo/possiamo avere problemi"

Mi rendo conto che il quadro non è idilliaco, e non so cosa dire. Sono di natura un pessimista cosmico, me ne rendo conto, ma credo che il nostro paese è destinato ancora per anni ad avere la maglia nera in Europa, ed il fatto che la scuola sia il campo di battaglia preferito di ogni governo (scuola e sanità, si taglia sempre qui, c'avete fatto caso?) non mi rassicura.


domenica 6 dicembre 2009

Albe e tramonti. Giorno e notte

Un po' di foto "random" (ovvero a casaccio) che mi sono ritrovato nell'Iphone negli ultimi giorni, qualche istantanea della mia Narni in giorni festivi e pre festivi...

Il corso e la piazza dei priori illuminate per le feste


Ancora il corso con le "luminarie"

Il vicolo del Campanile, al tramonto


Un bel tris di colori tra tetti e cielo blu


Tramonto sulla valle


La quiete dopo la tempesta (dalla mia finestra)

mercoledì 2 dicembre 2009

Dubbi elementari

Muovendomi - ancora e sempre - tra i diversi livelli del nostro scalcagnato sistema scolastico, oltre ad accrescere notevolmente la mia emicrania quotidiana (dacci oggi..), sto conoscendo nuove ed entusiasmanti forme di ignoranza pre- e post-puberale che non mi aspettavo di trovare in un paese mediamente scolarizzato.
Mi sto creando un piccolo Zibaldone (o Florilegio, o fate voi...) personale pieno zeppo di castronerie scolastiche trasversali, cioè ignoranze che vanno dal mio specifico (la lingua straniera) all'italiano, dalla letteratura alla geografia ed alla storia.

Solo per il gusto di farsi due risate, in questi giorni cupi pregni di complotti di corte (non trovate anche voi?), ve ne propongo alcune, senza specificarne la classe di provenienza, che invece indicherò alla fine del post a mò di soluzione da settimana enigmistica:
  1. Altrimenti, è plurale o singolare?
  2. Qual'è la bandiera del Sud America?
  3. La capitale del Belgio è il Belgio!
  4. Il muro di Berlino divideva la Germania intera
  5. La prosa si distingue dalla poesia perché è scritta in prosa.
  6. Ma Amleto poi si alza alla fine, no?
  7. Cosa? Giulietta muore? Ma nooo!
  8. What are you wearing today? - I'm wearing a blue cat
  9. Oppure è una congiunzione... - Scusi, con che?
  10. I ragazzi erano ambi tre americani

(soluzione: scuola media 1-4-9; elementari 2-3-6-8; Liceo 7-5-10)