Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

venerdì 30 aprile 2010

Vivo. E vegeto...

Scusate l'assenza di questi ultimi giorni dai vostri blogs. E' che sto vivacchiando giornate un po' complicate in questo ultimo scorcio di Aprile.
Mi sento un po' come un pesciolino in un acquario: sono pieno di stimoli, luci, colori, persone che guardano oltre il vetro ed io sto lì, tra i coralli e le conchiglie. Uno strano mix di insensata beatitudine senza gioia, uno spleen allegrotto, un hang over (dopo sbornia) continuo con i sensi leggermente assopiti.

Vivo la mia città, la festa, i colori, i suoni, il caldo (fa già uncazzodicaldo, lo sapete?) e gli impegni di lavoro con trascurata voglia... come in un acquario.
Scrivo, studio, parlo, devo persino preparare una conferenza per domani ma c'ho una voglia che rasenta lo zero cosmico.
Non ho idee intelligenti, persino Gasparri sembra più interessante e colto di me in questi giorni, quindi non me la sento di saputellare qua e là....
Quando mi passerà questo stato di semi incoscienza GIURO che tornerò più vispo ed arguto che pria a rompervi i maroni.

Per il momento vi saluto e ribadisco la mia pseudo integrità fisica: Vivo. E vegeto.

domenica 25 aprile 2010

La terra di Mezzo

Ok, lo ammetto: dopo aver passato 3/4 della mia vita terrena immerso nella Festa, avendo dedicato al Maggio Narnese giorni, ore, anni, minuti, gioie e dolori, nel rapporto amoroso più lungo che abbia mai avuto, malgrado tutto questo comincio ad essere stanco.

La crescente misantropia mi tiene lontano dal caos di questi giorni medievali, ed allora spesso preferisco vedere le cose dalla finestra, piuttosto che entrare in piazza.
Eppure, eppure..... indiscutibilmente questo per me ed ogni narnese purosangue è IL MOMENTO dell'anno, c'è poco da fare.

Una lieve depressione si è definitivamente accasata nelle mie stanze ormai, ma dalle finestre aperte spira l'aria festosa, con le bandiere, il rumore (assordante) dei tamburi, il profumo delle taverne.

Ed allora ho deciso che nei prossimi giorni cullerò la mia malinconia sotto le coperte del medioevo, e cercherò di sopravvivere per un po' ai fantasmi, ed allora mi rifugerò (come sempre) nella mia personale terra di mezzo.

mercoledì 21 aprile 2010

L'angolo del Buonumore

Visto che alcune esternazioni recenti da parte di pesci (tipo trota) e porporati vari tendono irresistibilmente alla comicità pura, mi (vi) dedico un po' di vere battute comiche che - per caso - ho scovato in rete (alcune le ricordavo, altre no) e che oggi mi hanno messo di buon umore.

La mia vita sessuale è talmente scarsa che sto partecipando ai campionati mondiali di astinenza. Nelle semifinali incontrerò il Papa. Guy Bellamy

Oggi sono andato all'Ikea per comperarmi una mensola. Non l'ho trovata e sono uscito con un salmone. Sono tornato a casa, l'ho aperto e, vaffamculo, era da montare! Claudio Batta

Datemi le mie mazze da golf, un po' d'aria fresca e una bella ragazza e potete anche tenervi le mazze e l'aria fresca. Jack Benny

Avete visto la pubblicità dell'American Express? "Salve, sono Valentino e sono felice con la mia carta di credito" Grazie al cazzo, anche noi saremmo felici con la tua carta di credito! Alessandro Di Carlo

Sì ma Clinton doveva immaginarlo che la Lewinsky non avrebbe tenuto la bocca chiusa!
Renato Trinca

Qualsiasi idiota è capace di prendere una tigre per i coglioni, ma ci vuole un eroe per continuare a stringere. Enrico Bertolino

Conosci te stesso (e non rompere il cazzo a me). Corrado Guzzanti

"Comunque è uno che si era perso" (Graffito comparso sulla statua di Cristoforo Colombo a New York)

Quello che ha inventato la ruota era un idiota. E' quello che ha inventato le altre tre che era un genio. Sid Caesar

Quella del sesso è un'arte che non credo di possedere. Ieri una prostituta con cui ero già stato un paio di volte mi ha tirato fuori la scusa del mal di testa. Mirco Zilio

ALE Io ho la chitarra di Chopin.
FRANZ Non dire cagate che Chopin non ha mai usato la chitarra.
ALE Infatti è nuova, è ancora imballata!
Ale e Franz

Il mio fisico non tollera la roba, l'alcol. Veramente! Ho bevuto un Martini la vigilia dell'ultimo dell'anno e ho tentato di dirottare un ascensore su Cuba! Woody Allen

Chi trova un amico gli tromba la mogli. Conte Uguccione (Bebo Storti)

Berlusconi fin da piccolo disse: "O divento presidente del Consiglio o niente". E' riuscito a diventare tutt'e due. Roberto Benigni

Sai come fanno i cinesi a scegliere il nome da dare al figlio appena nato? Buttano giù per le scale una scatola di chiodi, sentono il rumore e lo chiamano così. Giancarlo Bozzo

CAROLA Le ipotesi sulla morte di Lady Diana mi hanno molto turbato... ho sentito parlare di complotto, ma chi può avere interesse a eliminare una regina? QUELO Forse l'alfiere. (Corrado Guzzanti)

Dio creò la Padania, poi si accorse dell'errore e creò la nebbia. Scritta su un muro di Napoli

Perchè canti? - Per ammazzare il tempo! - Certo che possiedi un'arma micidiale! Fratelli Marx

Agostini-Larousse è orgogliosa di presentare un'iniziativa editoriale senza precedenti: il Nuovo Dizionario italiano-francese sbagliato. Oltre centomila voci errate, duemiladuecento illustrazioni incomprensibili, appendice di neologismi a casaccio. Dizionario italiano-francese sbagliato. Il piacere di chiedere l'ora e vedersi consegnare due etti di bresaola. Claudio Bisio

Era così piatta che il reggiseno non aveva la prima, aveva la retromarcia.
Giorgio Faletti

Una donna di 84 anni mi ha chiesto di aiutarla ad attraversare la strada. Io l'ho aiutata, però a quell'età dovrebbe iniziare a cavarsela da sola. Stefano Zaccarella

Il coraggio non mi manca. E' la paura che mi frega. Antonio Albanese

Lo stinco di una gamba è un aggeggio per trovare i mobili quando c'è buio. Colin Bowels

Ma parità dei sessi vuol dire che dobbiamo avercelo lungo tutti uguale? Mr Forest (Michele Foresta)

Recita un antico proverbio cinese: E' vero che chi semina raccoglie, ma è anche vero che chi raccogli si china e a chinarsi lo si prende facilmente nel culo. Paolo Hendel

VERA Per esempio... se Cristo suonasse oggi alla sua porta lei lo riconoscerebbe?
QUELO Certo...
VERA Come può esserne così sicuro?
QUELO Il citofono è rotto da due anni.
Quelo (Corrado Guzzanti)

VIAGGIATORE Quando parte 'sto cesso di treno? CONTROLLORE Appena si riempie di stronzi. Salga. Gianni Ippolito

Siamo giunti al minuto che intercorre tra il 16° e il 18°. Sandro Ciotti

lunedì 19 aprile 2010

Shakespeare 1 - Moccia 0

E' primavera (anche se il tempo di questi giorni sembra non ricordarsene..) e mentre i neuroni giovanili vanno in tilt, gli ormoni dei suddetti cominciano a ballare sotto la luna.

Quindi mi sono chiesto: quale miglior momento per parlare di Shakespeare in classe? D'altronde la cronologia letteraria dei nostri studi sta puntando proprio lì ed io - da vero appassionato di lungo corso del Bardo di Stratford - mi posso buttare a gamba tesa nella testa e nel cuore dei miei discenti, scavandomi un agevole passaggio tra le aridità delle materie scientifiche e quelle del mondo greco/latino a suon di citazioni eroiche!

Detto - fatto ! Dopo aver parlato un po' del teatro, di cui abbiamo visto in classe qualche pezzo, sui cui ritornare poi con calma, visto che il libro di testo me ne dava l'opportunità sono passato di gran carriera al Sonetto elisabettiano.

Et voilà, la magia è fatta! Distribuisco fotocopie, punto con non calanche su alcune amenità linguistiche (così, tanto per preparami il campo di battaglia...), accenno vagamente ad altri autori contemporanei poi taaa-daaaaà!


L'alfa e l'omega di ogni sentimento, l'emozione pura, la sintesi assoluta di bello, sublime, naturale e sentimentale (praticamente un gol senza portiere) spiattellato lì, letto con sapiente drammaticità (sono stato un attore/sceneggiatore di spettacoli medievali io!) e poi lasciato lì, a maturare pochi secondi nel cuore arido dei brufolosi, che piano piano si scioglie, come ultima neve al sole...
Dopo un minuto di silenzio assoluto (rarissimo ai tempi d'oggi in classe!) riporto il discorso su alcune considerazioni didattiche/letterarie come se niente fosse, come se avessi letto la lista della spesa.
Ma nel mio intimo gongolo come Ulisse dopo aver portato il cavallo ai troiani oltre le porte della città, e dai loro sguardi umidicci traluce già la passione.

Mission accomplished.

Suona la campanella, prima di lasciare la classe all'arida Biologia, mi volto come Humphrey Bogart nella scena finale di Casablanca e lancio, quasi sottovoce, la mia profezia:

"Che ne dite: Meglio di 3 metri sopra il cielo...o no?"

E Vaffanculo Moccia!

sabato 17 aprile 2010

Top Five

Mentre riordinavo qualche libro, nel (vano) tentativo di dare un ordine al caos, ho ripescato Alta Fedeltà, di Hornby, e mi sono riletto con gusto alcune tra le famose liste "top five" di Rob.

La lista, o meglio la mania la classificatoria è un procedimento mentale che mi è noto, anzi direi che rappresenta un po' una costante algebrica del mio stesso io, ed allora leggendo il libro (anni fa') mi sorpresi a ridere di gusto, ma anche a confrontarmi - leggermente turbato - con il protagonista...

Se penso alla lista, anzi alle liste, mi vengono in mente i milioni di post it che ho usato (e tuttora utilizzo) nella mia vita per catalogare, ricordare, appuntare idee, cose da fare, libri, files del pc ecc ecc..
Sono un tipo abbastanza sistematico io! Diciamo che sfioro il comportamento ossessivo-compulsivo, e temo che da qui a pochi anni mi ritroverò circondato di foglietti ben compilati ed ordinati, dove la mia intera esistenza sarà ridotta ad una semplice, oggettiva, surreale lista di cose fatte e non.

Però - a parte questo tratto personalissimo e vagamente psicotico - la lista/classifica ha il suo fascino: è quello degli Enciclopedisti, dei primi uomini della modernità, di coloro che - seguendo Kant - tendevano a classificare l'intero universo, un po' come dei vecchi rabbini che studiano il talmud, nella speranza di trovarvi la chiave matematica di Dio.
Ripeto: le classifiche hanno un loro fascino, e si prestano bene ad essere documentate, filmate e - perchè no - derise!

Un bel libro di Umberto Eco (la vertigine della lista) cerca oggi di fare il punto su questa mania classificatoria nella storia, nella letteratura e nelle scienze. Come Eco scrive nella prefazione:

"Ci sono liste che hanno fini pratici e sono finite, come la lista di tutti i libri di una biblioteca; ma ve ne sono altre che vogliono suggerire grandezze innumerabili e che si arrestano incomplete ai confini dell'indefinito. Come mostra questo libro e l'antologia che esso raccoglie, la storia della letteratura di tutti i tempi è infinitamente ricca di liste, da Esiodo a Joyce, da Ezechiele a Gadda"

Nei libri quindi (penso ad esempio alla lista di Robinson Crusoe appena giunto sull'isola), ma anche nella musica (il Don Giovanni di Mozart compila il suo catalogo di amanti!) e poi nel cinema dove - oltre alla versione di High Fidelity - penso alla celebre lista (top ten in questo caso) da Manhattan di Woody Allen, che ho amato alla follia...

In definitiva, l'unica lista che non compilerò (ne sono stra-sicuro) sarà quella di nozze!

mercoledì 14 aprile 2010

Verkehr am Potsdamer Platz




Besuch vom Lande
Sie stehen verstört am Potsdamer Platz.
Und finden Berlin zu laut.
Die Nacht glüht auf in Kilowatts.
Ein Fräulein sagt heiser: "Komm mit, mein Schatz!"
Und zeigt entsetzlich viel Haut.

Sie wissen vor Staunen nicht aus und nicht ein.
Sie stehen und wundern sich bloß.
Die Bahnen rasseln. Die Autos schrein.
Sie möchten am liebsten zu Hause sein.
Und finden Berlin zu groß.


Es klingt, als ob die Großstadt stöhnt,
weil irgendwer sie schilt.
Die Häuser funkeln. Die U-Bahn dröhnt.
Sie sind alles so gar nicht gewöhnt.
Und finden Berlin zu wild.

Sie machen vor Angst die Beine krumm.
Sie machen alles verkehrt.
Sie lächeln bestürzt. Und sie warten dumm.
Und stehn auf dem Potsdamer Platz herum,
bis man sie überfährt.

(Erich Kästner)




Visita dalla campagna
Stanno sconvolti a Potsdamer Platz
E pensano che Berlino sia troppo chiassosa.
La Notte si accende di Kilowatt
A bassa voce una signorina dice “Vieni con me tesoro”
E la birbona mostra molta pelle nuda.

Trasecolano e più niente capiscono
Rimangono lì e si fanno domande
Le rotaie risuonano, le auto gridano
Preferirebbero essere a casa
E trovano Berlino troppo grande.

E’ come se la metropoli gemesse
Perché qualcuno la sta osservando
Le case scintillano, la Metro romba
Loro a questo non ci sono abituati
E trovano Berlino troppo selvaggia

Le gambe tremano dalla paura
E fanno tutto al contrario
Sorridono attoniti. E attendono sciocchi
E restano lì sulla Potsdamer Platz
Finchè qualcuno li investe.

(Erich Kästner)
Traduzione ed adattamento di Fabio Ronci

martedì 13 aprile 2010

Non leggete Travaglio !

Sì, lo urlo e lo ripeto e non sono impazzito!

Se volete vivere una vita tranquilla,
se volete bearvi nelle amnesie storiche e continuare a godervi il presente,
se desiderate crogiolarvi allegramente nell'ignoranza dei problemi,
se non ve ne frega niente dei documenti alla base della storia,
se il giornale di ieri per voi è già buono per la gabbietta del canarino (figuriamoci poi quello di tre anni fa),
se non volete avere attacchi di mal di fegato ed emicranie,
se non volete andare in giro guardando tutti come marziani, chiedendovi:
"ma come fanno a non porsi domande?"
insomma, se volete continuare a vivere nella beata accettazione dell'oblio...

..NON LEGGETE TRAVAGLIO, SOPRATTUTTO IL SUO LIBRO "AD PERSONAM" ! !

Io purtroppo lo sto facendo e non è bello....

sabato 10 aprile 2010

Nemici di Maria

Lo ammetto: è un po' di tempo che pensavo di dedicare due-righe-due all'argomento in questione, ma non ho mai avuto il tempo/la voglia necessari per condividere un mio pensiero con il web e con i miei "amici di keyboard".

Confesso anche che non mi allettava molto l'idea di sovrapporre la mia piccola voce a quella molto più altisonante di molti critici televisivi (non tanti in realtà..) che non seguono il mainstream catodico che invece punta alla beatificazione della premiata ditta Costanzo&De Filippi, se non altro per pudore, e poi anche per non relegarmi ancora nel beato recinto dei parvenu intellettuali che fanno sarcasmo sul nazional-popolare in TV e vengono regolarmente trombati dalla maggioranza dei concittadini.

Però poi mi sono imbattuto in un articolo di Aldo Grasso sul Corriere, che sembra postulare esattamente il mio pensiero, ed allora - seguendo l'esempio di Benigni nel "Mostro" - mi sono detto: "Affanculo la maggioranza!" e quindi eccomi qui.


Il critico "storico" della TV in realtà mette a fuoco soprattutto l'aspetto commerciale, del business nato attorno ai cosiddetti talent shows in TV, ed alla conseguente auto-celebrazione del Clan della suddetta Maria/Costanza, che sforna audience come un fornaio sforna panini.
Io - nel mio piccolo (come direbbe Brunetta..) - voglio invece condividere un paio di altre considerazioni con voi:

Sebbene cerchi quotidianamente di evitare tutti i prodotti del clan (da Amici a Uomini e donne per intenderci) e tutti quei cloni che si basano essenzialmente sullo stesso format (penso ad ogni tipo di programma in cui venga proferita la parola Nomination, ma anche ai salotti buoni della TV pomeridiana che si stanno trasformando inevitabilmente in coacervi rissosi degni di tele-pianerottolo..) non vivo in una bolla di perfezione Zen, e siccome i miei studenti, o le persone giovani che mi circondano nel lavoro ed a casa ne parlano, devo forzatamente capire quali elementi affascinanti trovino in tali prodotti.
Due sono - a mio parere - le conseguenze più spaventose di programmi come Amici, X Factor, ma anche delle varie Isole e Grandi Fratelli televisivi:
  1. Una drammatica sterzata nelle prospettive lavorative/culturali,anzi di vita tout court direi, della generazione che si sta abbeverando a queste fonti televisive, ovvero la speranza (spesso vana) di esistere e lavorare solo ed esclusivamente in un mondo dello spettacolo che tutti vedono come l'unico dei mondi possibile.
  2. Un altrettanto spaventoso impoverimento dialettico (grammaticale, morfo-sintattico) nella media degli studenti già a partire dalle scuole elementari (complici/colpevoli in questo caso i genitori) ed una tendenza ossessiva all'urlo, al sovrapporre la voce, il tono, fino a scimmiottare vere e proprie risse da ring televisivo che prende il posto della civile discussione.
A pensarci oggi il primo punto sembra il frutto malato ed ingigantito della profezia di Andy Warhol: la celebrità di massa per almeno 5 minuti, ma a differenza della provocazione dell'artista (che tendeva a sottolineare la democrazia dei nuovi mezzi espressivi artistici del 20° secolo), qui si tratta di una vera e propria prospettiva di esistenza pubblica a tutti i costi.



La conseguenza più disastrosa di questo atteggiamento è l'abuso cosciente degli strumenti messi a disposizione dal web 2.0.
E' storia recentissima, e purtroppo reiterata, la messa in onda di ogni nefandezza verso i soggetti più deboli su Youtube, e la conseguente - ipocrita - caccia alle streghe di un mondo politico vecchio (che pensa con riferimenti inadeguati) ed impreparato al 21° secolo verso i providers stessi...

L'esistenza in vita di molti ragazzi è considerata tale solo se pubblicizzata, in ogni modo e luogo. La massima aspirazione intellettuale e culturale di troppi giovani è l'accademia di Maria de Filippi, quando va bene, altrimenti il salotto di Uomini e Donne, o quello del Grande Fratello nel pomeriggio, circondati da intellettuali, filosofi, lacchè e prostitute manco fossimo in una corte Rinascimentale. E la dialettica urlata che viene messa in scena in questi luoghi dell'effimero è l'unica via d'accesso al futuro.

L'altro frutto malato del "Lifestyle" De Filippiano, anzi la sua estrema volgarizzazione, che ormai ha appestato la TV, è la fine del dialogo. Lo vedo purtroppo ogni giorno: a scuola, nelle riunioni pubbliche (persino quelle di condominio, già di per se' non esattamente lo specchio della scuola ateniese..), la tendenza generalizzata ormai è l'urlo, la pausa tra una frase e l'altra è estinta, il pensiero segue la parola, già gridata prima di essere ascoltata.


Non sono molto ottimista a riguardo, lo ammetto. In un paese in cui le opinioni del popolo si formano per il 75% seguendo asetticamente la TV, in un'Italia in cui i giornalisti ormai superano i lettori (per non parlare dei libri, stendiamo un velo pietoso..) un paese dove alle castronerie di partecipanti, conduttori, politici ai limiti dell'analfabetismo (vedi i vari servizi de Le Jene) si guarda con simpatia, quasi con affetto, beh per questo paese non vedo molta redenzione !

Ed allora basta un buffetto, e la consapevolezza che "quelli lì in TV non sono poi così diversi da noi, che a stento comprendiamo una pagina della settimana enigmistica", una risatina accondiscendente e tutti sono contenti.

Non è un caso allora che il famoso programma politico alla base del successo del Berlusconismo, e quindi la realizzazione piena della Videocracy, sia ancora attuale. Ricordate cosa diceva il caimano ai primi evangelisti di Forza Italia? "Bisogna parlare agli elettori come a dei bambini di prima media". E non stupiscono neppure i continui lapsus del premier che spesso per parlare di elettori dice "spettatori".

Ieri ho ritrovato in rete un video assolutamente geniale (come tutti quelli di Walter Fontana e del gruppo della Gialappa's) del mitico Carl Carlo Pravettoni, che allora (fine anni '90) incarnava il prototipo del berlusconiano di successo: eccessivo, sfacciato, improbabile per i tempi. Oggi invece lo rivedo come leggerei uno scritto di Nostradamus: c'aveva azzeccato !

giovedì 8 aprile 2010

Banchetti e stravizi.

Le festività pasquali sono (finalmente?) alle spalle, ed il fisico ne esce un po' acciaccato, ma abbastanza soddisfatto, se non altro dal punto di vista alimentare!

Noto con tristezza che ormai, data l'età, gli stravizi a tavola non mi sono più consentiti, e che - malgrado la mia stazza rimanga in zona rosso fisso - non riesco più ad affrontare le grandi abbuffate di un tempo, quando ci si sedeva a tavola con la combriccola (la società dei magnaccioni..) alle 12,30 per rialzarsi quasi svenuti alle 18.00, al pari di un pranzo di nozze!

Devo dire che la mia cucina tradizionale della mia regione non aiuta molto a mantenere il peso forma, mannaggia! Questa è la terra di nascita dei Norcini ed il maiale la fa un po' da imperatore... Per non parlare di paste variopinte e sughi colorati!

Come dicevo però, ormai passati i 40 ad ogni piccolo sgarro segue un dolorino fisico nuovo, quindi mi devo limitare, al pari di molti amici ex abbuffatori, anche loro colpiti dall'annite cronica!
Se però rileggo e penso ai veri banchetti, a quelli storici intendo, allora mi rendo conto che - anche nella miglior forma alimentare possibile -la nostra epoca è fatta da dilettanti!

Per interesse personale e civico mi occupo da anni ormai del periodo che va dal Medioevo al Rinascimento, e mi sono confrontato con la storia dell'alimentazione di quel periodo sotto molti punti di vista. Ne ho scritto un po' ovunque (per chi fosse interessato all'argomento qui c'è un articolo abbastanza esaustivo che sintetizza i mie sforzi) e mi sono spesso imbattuto in veri e propri menù medievali, cercando poi di reinterpretarli in cucina con amici e storici, in modo da riproporre qualche piatto originale, con risultati alterni devo dire, ma cercando sempre di adeguare quei gusti ad i nostri contemporanei!


Tra le mie fonti locali c'è un poeta/cuoco vissuto ad Orvieto nel 14° secolo:
Simone Pudenziani (o Prudenziani, secondo la grafia), noto per aver descritto in alcuni sonetti veri e propri banchetti in rima, molto interessanti per gli studiosi di cucina medievale.
Ve ne offro un piccolo estratto, tanto per capire come si mangiava VERAMENTE ad un banchetto in quell'epoca, altro che il pranzo di Pasqua ! !

Da: Il Saporetto
di Simone Prudenziani da Orvieto

"Tortelli in scutella e bramangeri
suppa francesca, lasagne e 'ntermesso
raviol prima e poi ce vennr 'l lesso
polli, somata, segnali e pevieri
Poi capriuoli e lepori in civieri
tordi, piccioni, starne arosto apresso
cum vin vermigli et arance cum esso
poi palmiscione, tartare e pastieri.
Bianchi savori, verdi e camelli
composta, olive conce qui se ne pone
per far nostri apetiti agusi e fini.
pere cotte e tragea quivi sone
uva passa,mele appie e nocelline
poi anace, confetta e 'l ciantellone."

  • Succar = zucchero
  • Tragea o Trasea = una sorta di confetti minutissimi
  • Annasi = anici
  • Chiarera = vino chiaretto
  • Somata = lonza di porco messa sotto sale
  • Segnali = cinghiali
  • Pevieri o Pivieri = uccelli della famiglia dei trampolieri
  • Composta = conserva di varie frutte
  • Ciantellone = buon bicchiere di vino

lunedì 5 aprile 2010

Lui chi è ? - Brevi riflessioni a margine di alcune singolari statue nella Mitteleuropa moderna

Ok, lo ammetto subito: il titolo di questo post è arbitrariamente musical-didascalico, a metà strada tra l'indimenticato capolavoro di Renato Zero ed un brillante saggio sulla transavanguardia Bonito-Oliviana.

Il fatto è che non mi veniva in mente un titolo migliore oggi; sarà l'effetto mefitico dei piccoli bagordi alimentari post pasquali, o l'arteriosclerosi che ha ripreso a galoppare, comunque il risultato è questo, ma - come si dice da sempre - mai giudicare un libro dalla copertina, no? Quindi spero che il seguito di questi vaneggiamenti risulterà più interessante, ecco.

La riflessione di cui sopra sorge dall'osservazione odierna di alcune foto che ho scattato negli ultimi 2 anni tra Praga, Bratislava e Budapest, in occasione dei miei viaggi estivi. Le tre città - già capisaldi dell'impero Habsburgico in periodi diversi - presentano alcune carattersitiche urbanistiche comuni, nate dall'esigenza democratica (dopo il 1989) di rivitalizzare, sbloccare ed "umanizzare" alcuni luoghi storici, troppo a lungo musealizzati in puro stile sovietico a scapito della storia e dell'arte precedente.

Qualche retaggio urbano dell'epoca socialista sopavvive ancora, soprattutto a Budapest (penso all'enorme, inutilmente faraonica Piazza degli eroi), e non solamente nelle periferie popolari, lontano dal centro storico, ma per lo più la vita quotidiana ed un'architettura più consapevole della tradizione storica, sembra prevalere oggi.
L'ombra dell'impero Habsburgico, con le conseguenti tracce sparse di un'urbanizzazione - per così dire "viennese" - è difficile da cogliere, purtroppo la foga razionalistica di impronta sovietica ha smantellato un impero di pietra per construirne un altro...

Eppure negli ultimi anni si è assistito ad una meritoria riappropriazione della memoria comune, una sorta di "musealizzazione" del quotidiano, dell'anonimo, del non-eroico insomma, quasi a vendicare l'erosimo kitch delle strutture sovietiche a favore di un'attenzione al particolare qusi "Biedermeier".

A Praga, ma più frequentemente a Budapest e riccamente a Bratislava, passeggiando per le strade, ci si imbatte in statue di bronzo, apparentemente fuori contesto, stranianti, eppure ben integrate nell'ambiente cittadino.
Si tratta spesso di opere d'arte contemporanee dedicate alle persone normali, agli operai, agli eroi locali (per noi sconosciuti) oppure - nel caso in cui rievochino personaggi famosi - dissacranti nei confronti del soggetto.
Quest'operazione mi ha affascinato, la trovo molto "moderna", nel senso "Benjaminiano" (o persino à la Wahrhol) del termine: si è insomma cercato di classicizzare il pop, di rendere arte la vita quotidiana, un approccio che in Italia - nel paese dei limoni e dei Fori Romani - vedo poco plausibile.

Eccone alcuni esempi:


Budapest: Anonymous - La statua, opera di Miklòs Ligeti, si trova di fronte al castello di Vajdhahunyad, nel celebre parco Varosliget. E' una delle statue più amate (e fotografate) di Budapest. Rappresenta un anonimo scrittore / cronachista che scrisse al tempo di Re Bèla, nel XIII secolo, molto importante per aver registrato la storia del periodo, eppure rimasto anonimo. Secondo la tradizione locale, gli scrittori che temono di aver perduto la loro vena, oppure chiunque voglia diventare scrittore, deve recargli omaggio, e toccare la sua penna (che, come si vede nella foto, è lucida per lo sfregamento..). Io l'ho fatto, non si sa mai!



Praga: Fontana umana - Kafka Museum. Proprio di feonte al museo Kafka (mia meta di pellegrinaggio...) si trova questa curiosa fontana che sembra richiamare un'evoluzione metafisica del famoso bambino che fa pipì di Bruxelles, o almeno a me piace pensare che sia così..



Budapest: Kiskiralylany (Principessina) lungo il Danubio, volutamente ambiguo "sessualmente" sembra un bambino ma forse è una bambina, ricorda molto un Peter pan di bronzo..




Budapest: ragazza che gioca con un cane - Tra le mie preferite, passeggiando lungo il Danubio non si può far a meno di osservare con tenerezza questa statua di David Raffay.



Bratislava: Soldato dell'esercito di Napoleone – Un'altra statua che si sporge da una panchina nella Piazza Principale (Hlavne namestie) nel centro di Bratislava. Questo soldato ricorda ai turisti lo stesso Napoleone che indossava un cappello tipico (Napoleone ha visitato Bratislava la prima volta nel 1805, poi nel 1809 l'esercito di Napoleone fece esplodere il Castello di Devin vicino a Bratislava). Sia ai turisti che alle persone del posto piace sedersi sulla panchina con il soldato dietro di loro.




Bratislva: Cumil – Questo tipo, che risiede nel Centro Storico, risale solo al 1997, ma gli abitanti di Bratislava e i turisti lo adorano. Ai bambini piace abusare di lui sedendosi sulla sua testa. Accese discussioni hanno avuto luogo quanto a cosa effettivamente l'uomo stia combinando – dovrete decidere se si sta semplicemente riposando, se sta cercando le gonne delle donne, se ha appena pulito la fogna...



Bratislva: Schone Naci – La materia delle leggende di Bratislava, Schone Naci fu una nota figura nei primi anni del 20° secolo. Un pover'uomo e malato mentale, si pavoneggiava per le strade di Bratislava con un vestito vecchio, ma elegante – un abito di velluto, accoglieva i passanti con il suo cappello a cilindro e si inchinava cortesemente alle signore che passavano.

venerdì 2 aprile 2010

Figlio bianco e vermiglio

[Nunzio]
«Donna de Paradiso,
lo tuo figliolo è preso
Iesù Cristo beato
Accurre, donna e vide
che la gente l’allide;
credo che lo s’occide,
tanto l’ò flagellato».

[Maria]
«Como essere porria,
che non fece follia,
Cristo, la spene mia,
om l’avesse pigliato?».

[Nunzio]
«Madonna, ello è traduto,
Iuda sì ll’à venduto;
trenta denar’ n’à auto,
fatto n’à gran mercato».

[Maria]
«Soccurri, Madalena,
ionta m’è adosso piena!
Cristo figlio se mena,
como è annunziato».

[Nunzio]
«Soccurre, donna, adiuta,
cà ’l tuo figlio se sputa
e la gente lo muta;
òlo dato a Pilato».

[Maria]
«O Pilato, non fare
el figlio meo tormentare,
ch’eo te pòzzo mustrare
como a ttorto è accusato».

[Popolo]
«Crucifige, crucifige!
Omo che se fa rege,
secondo nostra lege
contradice al senato».

[Maria]
«Prego che mm’entennate,
nel meo dolor pensate!
Forsa mo vo mutate
de que avete pensato».

[Popolo]
«Traiàn for li latruni,
che sian soi compagnuni;
de spine s’encoroni,
ché rege ss’è clamato!».

[Maria]
«O figlio, figlio, figlio,
figlio, amoroso giglio!
Figlio, chi dà consiglio
al cor me’ angustiato?

Figlio occhi iocundi,
figlio, co’ non respundi?
Figlio, perché t’ascundi
al petto o’ sì lattato?».

[Nunzio]
«Madonna, ecco la croce,
che la gente l’aduce,
ove la vera luce
déi essere levato».

[Maria]
«O croce, e que farai?
El figlio meo torrai?
E que ci aponerai,
che no n’à en sé peccato?».

[Nunzio]
«Soccurri, plena de doglia,
cà ’l tuo figliol se spoglia;
la gente par che voglia
che sia martirizzato».

[Maria]
«Se i tollit’el vestire,
lassatelme vedere,
com’en crudel firire
tutto l’ò ensanguenato».

[Nunzio]
«Donna, la man li è presa,
ennella croc’è stesa;
con un bollon l’ò fesa,
tanto lo ‘n cci ò ficcato
L’altra mano se prende,
ennella croce se stende
e lo dolor s’accende,
ch’è plu multiplicato.
Donna, li pè se prènno
e clavellanse al lenno;
onne iontur’aprenno,
tutto l’ò sdenodato».

[Maria]
«Et eo comenzo el corrotto;
figlio, lo meo deporto,
figlio, chi me tt’à morto,
figlio meo dilicato?

Meglio aviriano fatto
ch’el cor m’avesser tratto,
ch’ennella croce è tratto,
stace descilïato!».

[Cristo]
«O mamma, o’ n’èi venuta?
Mortal me dà’ feruta,
cà ’l tuo plagner me stuta,
ché ’l veio sì afferato».

[Maria]
«Figlio, ch’eo m’ aio anvito,
figlio, pat’e mmarito!
Figlio, chi tt’à firito?
Figlio, chi tt’à spogliato?».

[Cristo]
«Mamma, perché te lagni?
Voglio che tu remagni,
che serve mei compagni,
ch’êl mondo aio aquistato».

[Maria]
«Figlio, questo non dire!
Voglio teco morire,
non me voglio partire
fin che mo ’n m’esc’ el fiato.

C’una aiàn sepultura,
figlio de mamma scura,
trovarse en afrantura
mat’e figlio affocato28!».

[Cristo]
«Mamma col core afflitto,
entro ’n le man’ te metto
de Ioanni, meo eletto;
sia to figlio appellato.

Ioanni, èsto mea mate:
tollila en caritate,
àginne pietate,
cà ‘l core sì à furato».

[Maria]
«Figlio, l’alma t’è ’scita,
figlio de la smarrita,
figlio de la sparita,
figlio attossecato!

Figlio bianco e vermiglio,
figlio senza simiglio,
figlio, e a ccui m’apiglio?
Figlio, pur m’ài lassato!

Figlio bianco e biondo,
figlio volto iocondo,
figlio, perché t’à el mondo,
figlio, cusì sprezzato?

Figlio dolc’e placente,
figlio de la dolente,
figlio àte la gente
mala mente trattato.

Ioanni, figlio novello,
morto s’è ’l tuo fratello.
Ora sento ’l coltello
che fo profitizzato.

Che moga figlio e mate
d’una morte afferrate,
trovarse abraccecate
mat’e figlio impiccato!».

(Jacopone da Todi)
P.S. da anni nutro un'ammirazione sconfinata per questo mio corregionale, un poeta maledetto ante litteram, uno spirito libero assoluto, profondamente religioso eppure - a suo modo - eretico. Le sue Laude rappresentano un tesoro letterario di cui - come Umbro - vado particolarmente fiero.

La settimana della passione in Umbria, da secoli, è sottolineata da questo spirito mistico e passionale, che colpisce anche coloro che (come me) non possono professarsi esattamente credenti. Ecco quindi il mio piccolo contributo al Venerdì Santo.

P.P.S.a chi ama la musica e la poesia non sarà sicuramente sfuggita la citazione Deandreiana di questa Lauda.