Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

domenica 26 settembre 2010

Happy Birthday Blockhead

Ebbene sì. Anche noi "zucconi" - o Blockhead come si dice in inglese - invecchiamo.
Gli anni passano per tutti, ma come avrete già notato, il mio rapporto simbiotico con Charlie Brown non è mai cessato.
Sono cresciuto con i suoi fumetti, in alcuni momenti la sua famiglia surreale l'ho sentita più vera della mia: un'oligarchia dell'infanzia, fatta di bambini, senza adulti, senza guide, con cani più saggi degli uomini ed eterne partite a baseball, sempre perdenti.

Mi sono - di volta in volta - rispecchiato in lui, in Linus, accidentalmente anche in Snoopy, ma in fondo sentivo che la mia vita era più simile ad una vita-da-charlie-brown, piuttosto che una vita da Linus.
Amo i perdenti sognatori. Ammiro il bambino credulone che sogna di tirare finalmente un calcio a quella maledetta palla, prima che Lucy la porti via, e che cade immancabilmente sul suo culo, eppure si rialza.
Le sue lotte con gli aquiloni, contro i terribili alberi-mangia-aquiloni, non erano forse le mie vane lotte contro i miei personali mulini a vento?
I pomeriggi a parlare con il filosofo Linus, appoggiati sul muretto, o seduti sotto l'albero a guardare le nuvole sono stati anche i miei.

Non nascondo che quando ho letto l'ultima strip di Charles M. Schulz, quella in cui Snoopy riceve una lettera dedicata a tutti noi lettori, in cui l'autore vecchio e malato si congeda da noi, beh, ho pianto come una fontana.... ed ho ancora adesso gli occhi lucidi, mentre scrivo e ci ripenso.

L'eterna condizione di bambino, questo mastodontico complesso da Peter Pan è una sensazione che conosco bene, ed allora mi fa impressione leggere che proprio in questi giorni (il 2 ottobre a dire il vero) sarano passati 60 anni dalla prima striscia.

Oggi Michele Serra ha scritto un bell'articolo su La Repubblica on line, un articolo che avrei voluto/potuto scrivere io per quanto rispecchia bene anche i miei pensieri, e vi invito a leggerlo senza indugio.

Buon compleanno vecchio Charlie, e grazie di tutto.

venerdì 24 settembre 2010

K.O.

...e poi ci sono quei giorni che ti senti come se qualcuno ti avesse sbattuto al tappeto a metà del 3° round.
Oppure come Charlie Brown dopo aver ricevuto l'ennesima palla in testa, appunto....

P.S. LUI l'o sempre considerato il mio alter ego.

P.P.S. Una volta ero bravino a disegnare i Peanuts...

martedì 21 settembre 2010

Il Duca grigio

In quei giorni un po' così, con un tempo un po' così, con la tipica "mosciezza" che prelude allo spleen pomeridiano, quando dovrei fare tante cose, ma poi in fondo penso chisenefrega, ci metto mano domani, tanto c'ho tempo, insomma avete capito la situazione, no?

Allora, dicevo, in un pomeriggio di questi qui tra un Settembre caldo/fresco e l'aspettativa dell'ottobre frescolino-ma-tanto-bello-per-fare-le scampagnate-che- poi-non-le-faccio-mai, stacco la spina, stendo le stanche gambe sul puff ed il sacro deretano sulla poltrona, mi metto di 3/4 col giornale in mano e mi preparo per la visita del Duca Grigio.

Unica piccola soddisfazione della giornata, mentre guardo Madame pulita, pulita (che le ho rimosso un kilo di pelo abbondante ed ora sembra la sua radice quadrata) che si accuccia sul davanzale di legno della mia finestra, ed entrambi ci bastiamo.

Grazie duca.

venerdì 17 settembre 2010

Il delta su Marte.

La mattina del 18 settembre 1970 Jimi Hendrix venne trovato morto nell'appartamento che aveva affittato al Samarkand Hotel, a Londra

La sua morte è stata l'oggetto ed il soggetto di film, libri, biografie autorizzate e non, di gossip postumo, e contemporaneo, la razzia della sua eredità è iniziata subito, poche ore dopo la notizia della morte gli sciacalli irrompono nella sua stanza e rubano oggetti, foto, nastri e tutto ciò che poco tempo dopo avrebbe trovato un florido mercato nero, anche senza Ebay....

Per chi come il sottoscritto ama la chitarra, la suona (o si vanta di averla suonata benino in gioventù) o la strimpella appena, Jimi Hendrix rappresenta il Santo Graal, e la sua Fender è la stele di Rosetta delle 6 corde, l'arma che interpreta, smonta, riorganizza e solleva la musica verso il cielo ("excuse me while I kiss the sky" come canta in Purple haze), la colora, e poi la ributta in terra, tra di noi, poveri mortali che hanno avuto il privilegio di vedere per un attimo questo Prometeo irridente...

Hendrix è gli anni '60, è la controcultura, la provincia (Seattle) che vince sulla metopoli, è un Henry James del Blues, che deve andare in Inghilterra prima di diventare celebre in America, troppo chiara la sua pelle per la Motown, troppo scura la sua musica per il Rock.

Hendrix fa parlare la sua chitarra (Springsteen in Thunder Road lo cita nei versi. "Well I've got this guitar, and I learned how to make it talk"), lui parla poco, le sue liriche sono frammentarie, essenziali, come una poesia di Gregory Corso, come l'urlo di Ginsberg. Pietre solitarie da calpestare per giungere alla purezza delle note strazianti, dolorose della sua musica.


Difficile etichettare la sua musica, così come la sua giovane vita, fatta di contraddizioni, di amori e di odio, di folle osannanti e di solitudine chimica; un critico musicale una volta disse -volendo accostare il suo blues a quello suonato nel Delta del Mississipi - che sì, quello era il blues del delta, ma il delta di Jimi era su Marte !




domenica 12 settembre 2010

Twitchange: VIP Charity 2.0

Sono un neofita di Twitter, ma da quando l'ho sperimentato (lo conoscevo e ne leggevo da tempo, ma soprattutto legato ad eventi internazionali, in Italia infatti sembra avere ancora poco seguito rispetto a Facebook) mi sto appassionando alla cosa.

Proprio dando un'cchiata ai fasmosi "status" di Facebook, mi capitava di vedere alcuni messaggi di amici bloggers (tra cui Digito, Alex, Bak, Palbi) che recavano l'intestazione "via twitter", ed allora - visto che "nun ce famo mancà niente pure se nun c'avemo un sordo" mi sono collegato anch'io.

La differenza maggiore tra i due mondi (FB e Twitter) a mio modesto parere, risiede in 2 fattori fondamentali: 1) la brevità del messaggio istantaneo in Twitter, e la predominanza della parola (è vero che si possono linkare foto e video, ma non è questo lo scopo principale del microblogging) e 2) la possibilità di seguire Vip, personaggi famosi, sportivi, giornalisti, politici ecc, nella loro messaggistica.
Questo stato di "follower" non determina chiaramente la certezza di essere a nostra volta seguiti dal VIP in questione, ci mancherebbe altro! Diciamo che - a parte qualche raro caso in cui uno dei personaggi per qualche strano motivo inizia a seguiti - i personaggi famosi usano Twitter un po' come una finestrella sul loro privato/pubblico attraverso cui i peones possono avere la "magica sensazione" di sbirciare, in tempo reale, nella dorata vita smeralda.
La sensazione complessiva è quella di essere un po' in una fase evolutiva di E-Entrateinment, la TV dei Vip, o peggio in un'evoluzione digitale di Chi, Novella 3000 ecc...

Non voglio fare il falso moralista, e quindi ammetto che un po' di quella curiosità mi ha contagiato, e anch'io trovo divertente sbirciare nella lista delle celebrità e vedere cosa fanno o cosa dicono in un dato momento del giorno!
Fin qui tutto regolare: l'ammirazione/curiosità del fan verso i propri beniamini è assolutamente unidirezionale, ci mancherebbe altro...
Poi però, tra i vari "tweets" ho scoperto una cosa che mi ha incuriosito, ed allora sono andato ad approfondire: l'attrice Eva Longoria, come altre colleghe latinos abbastanza attiva nel campo della beneficenza per il centro/sud America, ha lanciato una strana asta via Twitter.

In poche parole, la Longoria ha coinvolto proprio via Twitter moltissimi Vip, americani per la maggior parte, provenienti dallo spettacolo, lo sport, la politica ecc, per organizzare una vera e propria asta on line (via E-Bay) i cui ricavati saranno utilizzati per costruire case e scuole ad Haiti, visto che il terremoto non è sparito per miracolo lì, ed anche se da noi siamo ancora impegnati con Fini-Mr.B. nel mondo ancora si muore di fame... ma i giornali ne parlano poco.

Bella iniziativa, ho pensato subito, ed allora ho sbirciato nel sito, Twitchange per l'appunto, per vedere cosa sarebbe andato all'asta il 15 Settembre prossimo: gadget, memorabilia, foto, autografi e tutto il repertorio classico delle aste, nulla di anormale, se non il fatto che la raccolta sia partita proprio con questo nuovo mezzo di comunicazione, evitando cioè il passaggio attraverso TV, radio ed i soliti mass media.

Ma la vera novità è un'altra: oltre agli oggetti personali messi all'asta dai Vip, questa volta i migliori offerenti avranno il privilegio di essere seguiti dalla loro celebrità favorita su Twitter !

Questo allora è il punto: siamo di fronte all'abbattimento dell'ultima barriera culturale, la vita comune deve intrecciarsi con quella dei VIP, la massima aspirazione dell'uomo comune non è più quella della vita agiata, dello stipendio fisso e della "casetta in periferia", bensì la partecipazione alla celebrità in sé, uscire dall'ombra dell'anonimato ed entrare - almeno per via telematica - nella luce riflessa del Divo.

Questa strana asta delle celebrità avrà luogo tra pochi giorni, e ammetto di attendere con curiosità i risultati - chiaramente on line! - per scoprire non tanto chi abbia acquistato la T-Shirt o il braccialetto del Vip, quanto per capire chi possa spendere - immagino - migliaia di dollari per avere il privilegio della fama riflessa nel web...


venerdì 10 settembre 2010

Anno nuovo e Social Network

Dopo aver degnamente festeggiato il mio ennesimo compleanno su questa terra, ovvero lavorando nel giorno, ma con Pizza finale per cena, ora mi appresto ad uscire, per iniziare una sorta di Nuovo Anno (un po' come il capodanno ebraico, che cade in questi giorni), che - come per tutti i bistrattati professionisti dell'educazione - non è il 1° Gennaio, ma coincide con l'inizio dell'anno scolastico.

Ieri ho passato la mattinata a girovagare tra uffici e segreterie per "prendere servizio" nella nuova scuola, l'ennesima, e tra un paio d'ore prima lezione, impatto a secco con la classe, catapultato come un masso tra i ragazzi, et voilà!

Anche quest'anno mi dividerò tra 2 scuole (fortunatamente di pari grado.. ovvero Licei) e già immagino la confusione in testa e nella borsa, nella mia cara agendina ed in auto, dove presumibilmente regnerà il caos di fogli e libri... business as usual.

Prime difficoltà: il parcheggio e gli incroci degli orari: per il secondo punto, sinceramente, mi affido alle segreterie, loro sanno - o per lo meno sospettano - che non avendo il dono dell'ubiquità, non potrò essere in 2 scuole differenti alla stessa ora, ergo dovrò fare il transumante in orari plausibili!
Il problema parcheggio invece mi tocca eccome: la ricerca di una zona (a pagamento, già lo so) comoda nelle vicinanze del nuovo Liceo inizia questa mattina, e spero in risultati accettabili...

Prima di tutto però mi dovrò procurare i nuovi libri, i registri ecc.. insomma mi attende una bella mattina burocratica!

Malgrado l'aria autunnale, gli impegni e le nuove strade (incerte e precarie come il sottoscritto) da intraprendere no posso però glissare su un pensiero che da qualche giorno si è insinuato in testa, o meglio nelle orecchie. Da una settima circa ho un nuovo amico musicale, un brano che mi perseguita, e che no riesco a far uscire dalla testa, come nella miglior tradizione dei "tormentoni", estivi e non.
Ma in questo caso il mio stalker musicale non è un tormentone qualsiasi, bensì la versione per coro di un vecchio barano dei Radioehead, Creep, che fa da colonna sonora al nuovo, atteso (almeno da me, curiosissimo) film che prende spunto da una biografia non autorizzata di Mark Zuckerberg, il creatore di Facebook.
Il film - dal titolo esplicativo The Social Network - uscirà in Italia ad Ottobre (questo il trailer da Youtube ), e si preannuncia come un blockbuster, oppure no, dipende dal caso ormai!

C'è da dire che il giovane miliardario ha rinnegato sia il libro che il film in questione, anche perché non sembra che ci faccia una bella figura, ma tant'è che questa "scomunica" forse non ha fatto che aumentare l'attesa del pubblico, che storicamente ci gode a vedere le decapitazioni dei re!

In definitiva: il film ho voglia di vederlo anch'io ormai (ma quanto sono facilmente plasmabile dalla pubblicità?) ma nel frattempo la musica mi è entrata in testa e non vuole uscirne.
E visto che non voglio impazzire da solo, ecco qui la canzone!


giovedì 9 settembre 2010

Time waits for no one

Anche quest'anno è arrivato il mio genetliaco, ed il tempo passa troppo in fretta.

Mannaggia!

sabato 4 settembre 2010

Cambio d'agenda

Non so voi, ma io mi affeziono facilmente alle cose; da anni ad esempio vivo in simbiosi con la mia agenda planning, avete presente no? quella classica agenda con il ricambio delle pagine del calendario, una parte per gli appuntamenti, una per le spese programmate (che io uso lasciare intonsa e/o usarla per disegnare pupazzi), e poi la cara, vecchia rubrica telefonica, che continuo ad aggiornare sebbene ormai tutti i numeri siano nell'Iphone.




Poi ci sono quelle belle tasche per i biglietti da visita (li colleziono quasi..) e gli spazi segreti per le tessere (io ci tengo quella del Goethe Institut di Roma ad esempio), bigliettini e pezzi di carta vari che denotano la mia quotidianità, come piccole tracce di piedi su una pista sioux..

Ci sono poi due scuole di pensiero sulle agende: la prima vede la prevalenza della penna, magari quella bella, regalo dei colleghi o - come nel mio caso - degli alunni; la seconda invece opta per la matita, o meglio un elegante portamine, perché gli appuntamenti e gli orari vanno e vengono, ed allora non si può cancellare tutto in continuazione, no?

Avrete capito che io sono un membro del club del portamina, ed adoro scrivere e riscrivere, cancellare e cambiare parole, anche se poi vado spesso in crisi proprio per gli appuntamenti che saltano.


Con tutto questo scrivere e cancellare, aprire e chiudere, trasportare e lasciare in giro, le mie agende però si usurano ed ogni tanto le devo cambiare; oggi ho deciso quasi d'impulso di cambiare la mia vecchia agenda, sostituirla con una simile, che ora sto provvedendo ad aggiornare. Reinserimento vecchie pagine del calendario (ma solo dal mese di Agosto), inserimento del nuovo pacchetto 2011 in coda, per trascrivere appuntamenti dell'anno a venire ecc..

Poi passo a ricopiare i numeri telefonici, elimino quelli inutilizzati, o raramente chiamati (un po' come per le icone del desktop obsolete...), o quelli scritti al volo in una data occasione, ma di cui non ricordo né il proprietario, né il motivo per cui trascrissi allora quel numero.

Rileggere i numeri dell'agenda mi mette sempre un po' di nostalgia: ripenso alle persone che ho conosciuto, e che non sento da anni, e penso che magari quel numero appartiene ad una di quelle persone a cui dissi "mi raccomando, chiamami quando vuoi!", poi penso ai numeri scritti prima su foglietti volanti, poi trascritti amorevolmente con la speranza di un futuro comune (lavorativo o altro) e che ora sono solo i riflessi di un oblio...

E poi capita addirittura di ritrovare il numero di una cara amica, una collega, che è morta troppo giovane, e che rischio già di dimenticare, allora il numero è salvifico, è una memoria postuma di un dolore, ma anche di un affetto che rinasce. Inatteso.

mercoledì 1 settembre 2010

Aspettando Godot (ovvero: non si uccidono così anche i cavalli?)

Si parla molto di scuola in questi giorni, d'altronde lo diceva già D'Annunzio, no? "Settembre, è tempo di studiare.." più o meno. Molti giornali (un po' meno i TG, impegnati dalle cronache mondane dei due simpatici caudillos) se ne occupano ed alcuni riportano anche qualche voce dall'interno, quelle dei precari che stanno affrontando l'inizio dell'odissea scolastica, come ogni anno..

Bene, il sottoscritto può fornire un piccolo quadro edificante di una realtà provinciale del centro, sicuramente migliore rispetto ai drammi della Sicilia o di altre regioni italiane, eppure tragica nella sua dimensione.

La mattina inizia per tutti alle 9,00: convocazione multipla, alla faccia della tanto sbandierata efficienza Brunettiana! Mandrie di precari di ogni materia cominciano ad affollarsi ovunque, tra stretti corridoi e salette piene di scartoffie decennali, polvere e migliaia di opuscoli stampati con soldi pubblici e mai consegnati.

La logica vorrebbe infatti che la convocazione avvenga a scaglioni orari, cioè - per esempio - dalle 9 alle 10 la classe di concorso X, dalle 10 alle 11 la classe Y ecc..., visto che con tanta foga digitale i Bonzi del Provveditorato (ops, scusate, Ufficio scolastico provinciale, nella pomposa Neolingua owellian-gelminiana) hanno predisposto tutto per via informatica, un altro piccolo sforzo si poteva fare, no?
Ma questo è chiedere troppo alla burocrazia italica! Allora dai, tutti insieme appassionatamente! Come dei Manzi nel recinto prima del macello! Oop, via!

L'impatto del precario storico è desolante: ci si rincontra qui, dopo essersi già visti a giugno all'ufficio collocamento, in fila per la disoccupazione (400 euro mensili...), e si ricomincia la fila.
La prima cosa che salta all'occhio è la prevalenza assoluta di donne di ogni fascia di età: dalle speranzose neo abilitate alle colleghe coetanee fino alle disperate ultra sessantenni, sempre in fila, con nipotini al seguito. Poi i passeggini con i bimbi, poveri, innocenti testimoni in fasce del caos scolastico, prima ancora di poter capire cos'è una scuola!

Io sono praticamente l'unico maschietto, ed allora le colleghe di tedesco mi sfottono: "Ecco l'insegnante più bravo della provincia! - e certo, sono pure l'unico!"
Passano i minuti, e le ore mentre la situazione si fa più caotica, una segretaria con la vocina piccola piccola cerca di farsi sentire nel marasma di voci e comincia a chiamare nomi e numeri, sembra di stare ad una riffa napoletana (la Smorfia), ed allora si interpretano numeri e nomi con la stele di rosetta universale: il foglio delle graduatorie, ultimo baluardo di un mondo ottocentesco altrove scomparso, fatto di sigle, anni, molte x (è la privacy, baby..) e strane abbreviazioni cabalistiche.


Si guarda in giro, chi c'è, chi non c'è più - perchè passato di ruolo (ha trovato il Santo Graal) oppure perchè ha giustamente cambiato mestiere - e chi magari non trova più le sue ore "storiche" ed a 55 anni è costretto a viaggiare per 100 Kilometri per arrivare in luoghi reconditi in cima a montagne fiabesche solo per coprire 6 ore settimanali a 500 ero al mese..
Eppure dopo 3 ore di caos, persino le 6 ore in una scuola media a Rocca Cannuccia di Sotto, vicino a Borgo disperato di Sopra, sembrano un miraggio.

Ad ogni classe di concorso che passa, torna la vocina che si affaccia dalla porta (oltre la quale tu ti immagini eserciti di piccoli scrivani con timbri e maniche staccabili come nei libri di Dickens, tutti che lavorano per te) che proferisce le parole proibite "graduatoria chiusa"!
Il tormento per noi, peones di lingua, va avanti fino alla fine, siamo quasi gli ultimi a lasciare il campo di battaglia, dopo di noi solo gli ectoplasmi delle materie tecniche specifiche, quelle che non iniziano per A ma per C ! Una lettera ai più ostica, arcana, come un testo ermetico, e che richiama alla memoria piccoli aiutanti tecnici e di laboratorio che nell'immaginario collettivo poco si discostano dai folletti di babbo Natale..

Lo sguardo preventivo alle nuove graduatorie ed una semplice comparazione: ore = numero insegnati è già rivelatore del risultato infruttuoso per te, eppure si rimane, per complimentarsi a denti stretti con i colleghi che hanno in mano il sacro foglio con l'incarico annuale e fare i conti con i "resti" insieme agli altri colleghi di sventura, ovvero si studiano le ore residue che poi saranno assegnate dai presidi in persona (entità metafisiche, lontane eppure presenti nei pensieri) ma più in là, a scuola iniziata, con il solito ritardo che si ripercuoterà sugli studenti.

Da qualche anno a questa parte poi c'è un nuovo pericolo: le ore residue, vera ancora di salvezza per molti precari, vengono sempre di più attribuite dai presidi agli insegnanti interni, non tanto per un risparmio economico, ma per evitare altra burocrazia. Così sfumano però piccoli posti di lavoro (tra cui il mio..) ed un po' di sicurezza economica, mentre si obbligano gli insegnanti a sovraccaricarsi di ore, spesso a scapito dell'attenzione per gli studenti, sempre di più oggetti della didattica, pezzi di un sistema economico che deve produrre numeri, e sempre di meno soggetti della scuola, alla faccia della continuità e dei tanti bei paroloni del Ministero.

Così si spezza anche il rapporto di fiducia tra studenti ed insegnanti, faticosamente costruito negli anni, ed un nuovo insegnante, un nuovo corpo "estraneo" si inserisce nella dialettica di classe, e così si perde tempo ed abilità...

Sono ormai le 13.15, si va via a scaglioni, facce tristi e facce allegre da "scampato pericolo", si ributtano in strada ed accendono i cellulari con nervosismo (ah, dimenticavo: nell'antro degli studi spesso i cellulari sono muti..) per comunicare a casa l' habemus papam, oppure no.

Un'altra mattina di un giorno da precari si è consumata, l'agognata supplenza non è arrivata, arriveranno un grappolo di ore, ma più in là, e magari sarà pure difficile farle combaciare tra scuola e scuola, visto che spesso si opera su tre sedi ed in città diverse, si diventa (come nel mio caso) dei nomadi dell'istruzione, con i libri perennemente in auto e l'occhio sempre all'agendina, con orari, incroci, tappe e viaggi...

Una piccola riflessione finale: in un paese che continua ad avere l'8% di disoccupati (ma i dati reali non comprendono chi ha rinunciato del tutto a cercare lavoro), dove le fabbriche non assumono ed i contrasti tra FIAT e sindacati sono nell'occhio del ciclone, proprio in questa situazione è triste vedere un altra fetta dell'Italia che lentamente scompare, e che è costretta a fare lo sciopero della fame per farsi sentire per un paio di giorni, almeno fino all'inizio della scuola, quando poi i genitori se la prenderanno con gli insegnanti per gli insuccessi dei figli, ed i professori saranno sempre di meno, sempre più vecchi e meno reattivi.