Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

martedì 11 settembre 2012

Il Tacheles di Berlino non c'è più

La notizia è di qualche giorno fa' equi da noi, in Italia, non ha poi avuto molta eco, ma a chi si interessa di cose tedesche - e per lo specifico Berlinesi - non è invece passata inosservata: a Berlino il Tacheles non c'è più, ha chiuso definitivamente a Settembre, sgombrati gli artisti (cacciati via), tolte le opere, e via, si parte con la costruzione di un centro commerciale !



Non è facile spiegare cosa fosse o cosa abbia significato per Berlino questo centro d'arte alternativa, vengono in mente paragoni con i nostri centri sociali (tipo il Leoncavallo..), ma la storia del Tacheles è differente, strettamente legata alla "Szene" alternativa Berlinese, ed ha caratterizzato gli anni della cosiddetta "Wende" in Germania, ovvero gli anni del passaggio tra DDR e BRD, tra il 1989 ed i primi anni '90, ergendosi quasi a simbolo di quella parte di Berlino est che non voleva essere omologata all'ovest, che si collegava idealmente alla sottocultura Squatter degli anni '70 ed '80 (ricordate Christiana F.?), ma con ambizioni artistiche senza precedenti.



Un vecchio edificio nel cuore del quartiere ebraico di Berlino (a pochi passi dalla nuova Sinagoga, ad Oranienburger Strasse, nella ex DDR insomma) in un quartiere che ha subito il passaggio alla nuova Berlino in maniera assoluta, con interi edifici spazzati via per costruire case più confortevoli e centri commerciali più grandi.



Il nome stesso riflette l'origine etnica: Tacheles è uno dei tanti termini Yddisch che sono sopravvissuti in tedesco: è una parola che potrebbe essere tradotta con "parlare chiaro", quindi un elemento locale, del quartiere, insomma.

Il Centro d'arte e cultura Tacheles Berlin però in questi anni è stato molto altro: nei suoi locali bui, che si raggiungevano salendo le scale (pericolosamente in bilico sul vuoto, come in una gotica casa di fantasmi..) e facendosi strada tra ragazzi, sculture, strumenti musicali ecc.., alla fine ci si sedeva a sentire musica, assistendo a reading di poesie, o semplicemente a bere, guardando un film, immersi tra la folla spesso multietnica ed affascinante. A volte sembra di stare dentro un film anni '80, ok, tanto che non ti saresti stupito di vedere David Bowie e Brian Eno  entrare lì, in quel momento, ma la magia era anche lì!



Un fascino un po' retrò, spesso "artificiale" me ne rendo conto, ma l'insistenza con cui gli occupanti hanno cercato di resistere alla modernità ed il consumismo, quasi come fossero indiani riluttanti a lasciare l'ultima riserva, beh, tutto questo movimento mi ha colpito, ed allora ho capito che la storia fa  i conti col passato anche con queste azioni, ed un nuovo centro commerciale al posto di un vetusto centro culturale  mi sembra la perfetta sintesi di questa epoca.

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