Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

lunedì 30 aprile 2012

Narni e la Festa - A.D. 2012

Un pò di foto (le prime per il momento, dall'altro mio blog di Tumblr, più adatto alle foto in generale...) per farvi godere un pezzetto dell'atmosfera medievale che mi avvolge in questi giorni.
Ecco: aggiungete a vostro piacimento una manciata di sottofondo costante - a volte irritante - di tamburi, l'odore di pizza cotta  a legna, quello delle candele nei vicoli, un paio di kg. di grida moleste di chi l'alcol non lo regge ed un tot di Francesco  Landini che canta nei vicoli et voilà ! La FESTA !
In attesa del giorno del Santo, del corteo notturno e del torneo cavalleresco mi godo un momento di straniamento dalla realtà quotidiana, come sempre, da 40 anni a questa parte ormai...
Questi giorni sono il mio angolo di pace, sono a NARNIA. Non chiamatemi al cellulare, qui nel 1370 non c'è campo..

martedì 24 aprile 2012

Sotto l'ombra di un bel fior... 25 Aprile


« Una mattina mi son svegliato, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato e ho trovato l'invasor.

O partigiano, portami via, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via, ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano, tu mi devi seppellir.

Mi porterai lassù in montagna, o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire lassù in montagna sotto all'ombra di un bel fior.

Tutte le genti che passeranno o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Tutte le genti che passeranno Ti diranno «Che bel fior!»

«È questo il fiore del partigiano», o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano morto per la libertà!» »


Partigiani e soldati americani nascosti sulla montagna di Narni, 1944, mio padre è il ragazzo al centro, sorridente, seduto vicino a suo padre (mio nonno) ed al cane di casa.

domenica 15 aprile 2012

I'm nobody, who are you?

Aprile è il mese più crudele, T.S. Elliot l'aveva detto, ed io non posso che confermare questa saggia opinione. Da qualche giorno piove e le temperature si sono abbassate verso soglie inattese, a questo punto, intendo -cioè - proprio dopo il cambio armadio primaverile, e quindi il fresco mattutino mi prende a tradimento e mi lascia "sgarrupato" come un vecchio ramo di fronte al vento...


I pargoli stanno contando i giorni, le ore, che li separano dalla fine della scuola/tortura, ed io cerco affannosamente di trovare temi ed argomenti più interessanti in vista del fine pena, così da unire un po' di utilità didattica a gusti e temi più "leggeri", dopo mesi di sintassi, ascolti, letterature ecc ecc..
Spesso mi butto sulla musica e sui video, usandoli come grimaldello linguistico, e sembra che la cosa funzioni.
Il discorso si fa più arduo per il 5° Liceo però: qui il grande Golem da sconfiggere è l'esame di stato (buuuuu!) ed allora cerco di variare un po' dal solito elenco di nomi detti e ridetti negli anni - che (devo ammettere) hanno stancato pure me nel tempo - ed allora cerco di contagiare la truppa con le mie passioni poetiche del moderno.
Per fortuna la letteratura anglofona mi offre l'opportunità di variare e sterzare verso l'America del 20° secolo, così - a scapito dei vecchi soloni dell'800 europeo - mi butto (li butto) su Walt Whitman, ed Emily Dickinson, per condurli (spero trionfalmente) verso l'amato T.S. Eliot.
Il primo passo è stato fatto: l'incontro con Emily Dickinson sembra abbia fatto centro (o almeno lo spero vivamente..) e così la solita piatta lezione frontale io-leggo-tu-ripeti-io-chiedo si trasforma magicamente in un brainstorming di sentimenti e suggestioni, anche partendo da una piccola poesia, apparentemente insignificante, come questa:

I'm nobody! Who are you?
Are you nobody, too?
Then there's a pair of us -don't tell!
They'd banish us, you know.

How dreary to be somebody!
How public, like a frog
To tell your name the livelong day
To an admiring bog!

E' inutile dire quanto io ami questa poesia e la sua creatrice, la trovo una sintesi perfetta di parole, spirito e suggestioni poetiche. Non ero però sicuro del suo impatto sui ragazzi, eppure la risposta è stata positiva, per lo più, ed allora posso sperare nel futuro, almeno per un po' come diceva Kafka...

domenica 1 aprile 2012

Venti (o poco più)

In questi giorni di primavera sto riflettendo un po' sul passato, il mio e quello della mia famiglia, in generale, delle persone (e gli animali) che amo, e così mi sono sorpreso quando ho realizzato che vivo in questa casa da 20 anni, giorno più, giorno meno.
Ultimamente molte persone care sono scomparse, e devo confessare che mi sento ogni giorno un po' più solo ormai, ed ho il timore che anche coloro che mi sono vicini stanno avvicinandosi al tramonto, e nemmeno io sono poi così solido ormai....
Quindi cosa si fa davanti alla crisi? si fa una specie di bilancio "in progress" e si comincia proprio dalle mura, dal luogo vitale, dalle camere e dalle librerie che mi circondano.
Mi rendo conto che la permanenza qui, nel palazzo antico è un record per la famiglia intera, in quanto questa è la prima (e unica) casa di proprietà che abbiamo mai avuto, e dopo aver passato infanzia ed adolescenza in 3/4 case diverse, posso ben dire che questo è il mio "porto sicuro" ormai, l'ambiente che - a parte qualche pausa all'estero, più o meno lunga -  mi appartiene,


Ma l'anniversario non si limita alla "nuda proprietà" delle mura: quando ci trasferimmo armi e bagagli qui il cantiere era appena finito, e tra la sabbia, le carriole e le pale trovammo questa piccola palla di pelo rosso e nero, ad occhio e croce non poteva avere più  di 3/4 mesi, che si aggirava spaventata tra quelle che un tempo erano le confortevoli macerie di un vecchio palazzo, dove forse trovava rifugio da altri gatti e dal vicinato che la cacciava dai vicoli. In quei giorni la porta sempre aperta venne chiusa da un portone, e lei si trovò da sola, all'esterno,  accovacciata vicino le scale per dormire, rubando un po' di cibo tra l'immondizia.
Fu amore a prima vista: la portai dentro, insieme ad un'altra gattina, rossa anche lei, e con tanta pazienza cercai di vincere la loro diffidenza verso il genere umano.
Da quel momento abbiamo vissuto in simbiosi, noi 3, finché Nina - purtroppo - morì, 10 anni dopo circa, dopo una lunga malattia; ma Madame non si è arresa: altri gatti sono arrivati, molti sono passati ed andati, ospiti graditi ma di passaggio, lei invece è sempre stata qui, con me. La relazione affettiva più lunga della mia vita, di gran lunga l'essere vivente che ho amato di più (eccetto i genitori, ok, ma lì è il DNA...) e che oggi guardo con tenerezza, e mi rendo conto che siamo invecchiati insieme, e che ormai siamo una coppia di vecchi amici, ci facciamo le fusa a vicenda, e malgrado i piccoli, giovani, gatti conquistano il loro spazio, in casa, sul letto, sul divano, lei sarà sempre "the special one", la prediletta, anche oggi, che la vedo stanca ed acciaccata.
Mi sveglio ogni mattina col terrore che lei non mi risponda, che non venga in camera a miagolare, svegliandomi, ogni sera la vedo addormentarsi, sempre più stanca, e mi rendo conto (lo devo fare) che i suoi 20 anni sono 95/100 dei miei, e che non posso fermare il tempo. Quindi me lo godo, la vizio, la coccolo ogni sera, e la lascio dormire sul letto, anche se sono stanco, e vorrei magari distendere le gambe, ma io ho (forse) ancora tempo, il suo sta diminuendo, ed allora la accarezzo un po', e la lascio accoccolarsi tra le coperte, mentre io mi alzo ed inizio le mie giornate.
Auguri Madame.