Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

mercoledì 29 agosto 2012

Piccolo diario fotografico dell'estate

Tra le centinaia di foto (mannaggia al digitale!) scattate compulsivamente, dopo una attenta cernita che ha lasciato sul campo molti doppioni e fetecchie, ho partorito un piccolo assaggio del recente viaggio lungo le strade della Provenza, inseguendo storie e leggende dei Catari ed infine scoprendo il mare di Colombo a Barcellona.
Il resoconto - flash si può vedere QUI, nell'altro mio blog di Tumblr, che riservo proprio per queste  sporadiche escursioni fotografiche.
Buona visione, volendo....

mercoledì 22 agosto 2012

Provenza e Catalogna: appunti sparsi di un'estate

Il tradizionale viaggio familiar-estivo del 2012 si è spostato dalla consuete rotte europee nord, nordest degli ultimi anni, per avventurarsi lungo le strade del mare, i percorsi dei catari, per finire nel mare di Barcellona.

Provenza
Della regione francese conoscevo solo  Avignone, con il suo splendido palazzo, i vicoli, e l'odore di lavanda. Quest'anno ci siamo spostati in più tappe, seguendo quella che storicamente (e per i tour operator locali) viene chiamato "il cammino dei Catari", visto che l'evoluzione dell'eresia medievale con le sue crociate e persecuzioni  ha avuto luogo proprio qui, in queste terre tra Alpi e mare.


Aix en Provence
Un paesino da cartolina, forse fin troppo: un concentrato di vicoli, piazzette affollate di souvenir shop, lavanda in sacchetti che pende da ogni porta, strade tortuose che creano l'effetto "S.Marino" fino a raggiungere la cattedrale di pietra bianca dedicata a S. Sauveur, uno strano ibrido di romanico, gotico e moderno, ed un'oasi d'ombra e frescura nei 35 gradi all'esterno..



Sfugge al dedalo di vicoli  e profumi solo il Corso Mirabeu, una piccola Rambla provenzale, piena zeppa di caffè, locali, musica e mercatini improvvisati sotto gli alberi. Sembra il setting di un  quadro impressionista, ed in effetti Cezanne ci veniva spesso qui, a dipingere e bere il pastisse...

Il Castello di Baux
Il luogo trasuda medioevo da ogni pietra, tra le pietre bianchissime ormai sole testimoni del passato, una spianata di roccia appoggiata alla montagna a picco sulla valle: la musica di Branduardi ora ha una faccia, ora posso vedere perchè il Signore di Baux costruì qui la sua dimora, che gli sembrò inespugnabile, ma che non lo fu.



Ci si muove a stento, pericolosamente, lungo l'abisso, per raggiungere torri ormai vuote e cunicoli monchi, che non portano più da nessuna parte, interrotti dall'assedio, qui come in altre fortezze catare.

Carcassonne
Il Medioevo allo stato puro: i sogno di ogni medievista o amante/appassionato dell'età di mezzo si fa magicamente vivo tra i merli, le torri, lungo le mura apparentemente intatte della fortezza, già roccaforte dei Catari e perciò assediata e conquistata dl Signore di Montfort che fece uccidere i capi locali e perseguire il popolo accusato di eresia.
 Dall'esterno colpisce già la sua ampiezza, la forza delle mura, il cammino di difesa che si intravede nei passaggi da torre a torre, le porte serrate nel medioevo, aperte, anzi spalancate oggi per accogliere i turisti in massa.



All'interno stupisce il rigoroso restauro degli edifici, che sembrano appena usciti dal 13° secolo, dimentichi delle devastazioni e del sacco subito nei secoli passati: molte case oggi sono negozi o ristoranti, questo è vero, ma il fascino delle salite e dei passaggi tra casa e torre è ancora lo stesso, e l'impressione che i Catari e Simon de Montfort si aggirino ancora nei paraggi è enorme.

La notte ammanta tutto di magia: le luci giallognole fanno da contrappunto alla pietra bianca, la esaltano e contemporaneamente la distanziano nella sfera on irica: all'interno del castello, nel cortile, si proietta la storia animata della Crociata catara, e le immagini dei massacri, la musica e le parole (speso in provenzale, che si capisce molto meglio del francese, stando attenti...) e gli spettatori si lasciano trasportare volentieri nel ricordo.

Arles
Città romana, testimone della potenza di roma oltre le alpi, con un teatro ed un anfiteatro ancora attivi, con tutta la magia delle epoche che si accavallano, si incrociano e si fondono, passando da Roma al medioevo, alle suggestioni di Van Gogh che la ritrasse in molte opere, e che ne fece il suo personale buen retiro tra i monti ed il mare.



Le rovine di Roma sono impressionanti, sopra e sotto la città, ci si muove tra lastricato di epoca Augusta e criptoportici angusti sotto terra, per poi risalire, girando l'angolo e ritrovarsi in pieno medioevo, con chiese costellate di santi e demoni.


I demoni oggi li sconfigge ancora il matador, visto che nell'arena dell'anfiteatro si svolgono ancora le corride,  reminiscenza del barbaro passato comune con la Catalogna.



La Catalogna
Barcellona
Finalmente posso dire di aver visto Barcellona anch'io, con calma, e non come terrorizzato accompagnatore di imberbi giovinastri in gita scolastica (ruolo che qui ho sempre declinato..) ma da solo.
Che dire che non sia stato già detto (e meglio) da altri? Mi limito allora solo a poche impressioni personali, in primis il clima: non ho mai avuto così caldo nella mia vita come qui, lungo le sponde del mediterraneo. Complici afa, temperature costantemente oltre i 35 gradi ed un'umidità clamorosa, il mio povero fisico ne ha risentito ampiamente. Gli spostamenti a piedi lungo le ramblas, tra i vicoli  del Barrio Gotico, o la salita verso Parc Guell, si alternano all'escursione termica in metro o nei locali con l'aria condizionata al massimo, passando quindi in pochi minuti da 35 a 18 gradi..



L'aria condizionata nella metro  poi non la conoscevo ancora - avendo bazzicato solo paesi nordici - e devo dire che dopo un primo approccio positivo, con la sensazione di palingenesi, ciò che resta è l'impressione di sudore ghiacciato addosso ed un leggero, costante mal di gola.

I luoghi che mi hanno appassionato di più: molto Gaudì, sicuramente, quello dei palazzi forse persino più di quello della Sagrada Familia; le sue case per la ricca borghesia catalana sono sfide lanciate alla geometria, l'assenza di linee rette, la prevalenza di curve, colori accesi su pareti bianche, scale a chiocciola e persino comignoli alieni, tutto lascia pensare ad un visionario che pensava in grande, ma che spesso esauriva voglia o soldi prima di completare le sue opere. Della Sagrada Familia però qui non scriverò nulla, visto che tutto ormai è stato detto e letto, ed io non posso che confermare lo stupore



La Rambla (o le ramblas, nomi diversi ma stesso percorso) sono una versione più sofisticata delle passeggiate dei  nostri lungomare, punteggiate di mercatini, venditori ambulanti (che qui però vendono più che altro ventagli), personaggi alternativi di ogni genere, mentre dai lati ogni tanto emerge il modernismo con i suoi palazzi, i cortili e le terrazze.



Il mercato della Boqueria è la cosa  più vivace, colorata, multi-sensoriale che abbia visto qui: sapori e colori come in un'orgia sensibile, folle abbarbicate ai banconi che mangiano o assaggiano di tutto, l'odore delle pentole accese con paella e verdure si alternano ai fruttivendoli con i loro frappè di frutta e latte ghiacciati, vera ossessione per i turisti in costante calo di liquidi.



Parc Guell: uno spazio visionario nel deserto del monte. quasi inaccessibile, lontano, caldissimo, pieno di cactus e piante grasse come nel Sahara, il sole colpisce duro e non fa quasi respirare in Agosto, ma la voglia di vedere dall'alto la città e godersi la terrazza di Gaudì spingono le gambe verso la cima.



La sala Hipostila, la grande terrazza caratterizzata dal marmo policromo, il serpentone/drago/geco che ci accoglie dal basso, tutto è come in un parco a tema di Disney, per adulti molto accaldati.

La Pedrera
Casa Milà è un ennesimo esempio della follia di Gaudì, una casa progettata per un proprietario che ne rimase sconvolto e non la volle abitare. Dal tetto al cortile interno è tutto un susseguirsi di curve e geometrie impazzite:  la parte più notevole della casa è senza dubbio il tetto, dove i comignoli assomigliano in modo stupefacente al Darth Vader di Lucasiana memoria!



Il contrasto con gli eleganti, classici, interni borghesi dell'inizio del 900 è comunque stridente: è come se Gaudì volesse scioccare la gente, i passanti, gli abitanti di Barcellona nella strada, mentre al suo interno la famiglia Milà poteva dormire sogni tranquilli, quasi ignara del trambusto provocato dalla loro casa.


La Cattedrale de la Seu ed il Barrio Gotico
Appena lasciata la rambla, le stradine laterali portano verso il cuore della Barcellona catalana, il centro del potere religioso e politico dei Signori medievali e rinascimentali, dei potenti che finanziarono anche Colombo, il quale li ringraziava con doni portati dalle Indie, e magari facendo battezzare i nuovi cristiani proprio qui, nelle chiese di Barcellona.

La parte più popolare ed interessante del Barrio Gotico è forse quella legata alla comunità ebraica, la Call, piena zeppa di negozi artigianali, sombrerie, orafi e botteghe koshér.



De La Seu, la grande cattedrale,  rimane impresso il chiostro medievale con le oche, giulive testimoni del tempo che passa, coccolate e venerate come quelle del Campidoglio, e poi lo strano Coro posto al centro della navata, a spezzare la continuità della chiesa stessa, per poi riprendere le consuete forme gotiche verso l'abside.


Port Vell e la Rambla de Mare
Il mare allo stato puro: le barche, i locali, le passerelle piene di venditori, la rambla de Mar che porta verso il nuovo centro commerciale ed espositivo del Mare Nostrum, un coacervo di locali, bar e fast food che guardano verso il porto, sotto le palme e la statua di Colombo, insomma un bel posto per passeggiare e godersi il tramonto alla sera.



Il mare è onnipresente, lo si intravede quasi dalle ramblas, se ne sente l'odore (ed il calore) andando verso il  porto, poi improvvisamente se ne scorge un'ampia porzione dalla colonna di Colombo, ma la spiaggia è più in là, tra il quartiere olimpico (residuo del 1992, eretto in poco tempo per le olimpiadi, oggi un fantasma di acciaio e cemento per lo più) e Barceloneta, qui finalmente le palme, la spiaggia, il mare vero.





lunedì 13 agosto 2012

On the road again - ma solo per un po'.

Allora si parte: anche quest'anno solito, immancabile appuntamento con la gitarella fuori porta agostana. Dopo aver toccato diversi lidi freschi nelle estati precedenti (dalla Boemia a Berlino, dalla Loira ai paesi Bassi, passando per la Felix Austria ecc...) quest'anno - per la primissima volta - ci si sposta su latitudini più affini, e climi caldi.
Doppia meta: Provenza e Linguadoca e poi Catalogna, ovvero da Aix en Provence alla rocca di Carcassonne, poi Barcellona (mai vista, strano eh? ma ad accompagnarci gli studenti in gita me ne guardo bene..) e ritorno, passando per la Van Goghiana Arles.

Un percorso studiato e creato via web dal sottoscritto, come sempre, a base di B&B, o Gites de France,  insomma molto low cost, e da fare con calma, in auto, in pieno relax, tra storia medievale, colori impressionisti ed il modernismo di Gaudi e Dalì.
Una settimana on the road, da cui - spero - riporterò colori, odori ed immagini da condividere strada facendo (via twitter ed instagram sicuramente...), prima di rituffarsi nel solito tran tran del futuro incerto.

A presto.


lunedì 6 agosto 2012

Perdersi a Castalia

Il 9 Agosto ricorre il 50mo anniversario della morte di Herman Hesse (era il 1962), ed un provetto/semi-fallito germanista come il sottoscritto non poteva trascurare il fatto, ergo esco per un momento dalla mia caverna della solitudine agostana e gli dedico 2 righe 2.
Se qualcuno fosse interessato  alla vita ed alle opere di Hesse, beh qui non troverebbe soddisfazione, ma d'altronde la rete ormai è piena zeppa di fonti, links, pagine di critica e letteratura, il tutto molto più interessante e profondo di quanto potrei mai scrivere io.

La mia breve riflessione (hic et nunc, sic et simpliciter..) la dedico invece al mio personale rapporto di odio-amore con questo gigante della letteratura tedesca e mondiale, quindi lo dico subito, chiaro e tondo: non sono mai stato un vero fan di Siddharta, né sono mai stato affascinato dalle fasi "orientali" della sua poetica, come lo furono i Beatles, o qualunque altro fricchettone degli anni '70 che se ne scappava in India alla ricerca del Sai Baba con il libro di Hesse sotto il braccio.
Sono troppo europeo per godere dell'oriente a quel livello: da vecchietto poi ho amato e letto un po' di letteratura giapponese, (da Murakami a Yoshimoto, passando per Terzani) ma dell'India so ancora poco, lo ammetto.

Il mio approccio con Hesse è invece tardivo, parte dall'università, e da alcuni testi più "europei", dove la fuga dal mondo occidentale, ormai in irreversibile declino (come profetizzato da Oswald Spengler),  non è ancora geografica, quanto cronologica, e metafisica.
Iniziai con Steppenwolf, il Lupo della steppa, un testo di passaggio, l'equivalente Hessiano del Wilhelm Meister Goethiano,  per poi passare a Peter Camezind (il Bildungsroman) e finire perduto tra i vicoli e le strade metafisiche (quasi come in un quadro di De Chirico) del regno di Casatalia, nel Glasperlenspiel (Il gioco delle perle di vetro), un vero e proprio romanzo - monstre che - sia per le dimensioni, che per gli intrecci - mi ricorda da vicino il libro che sto leggendo in questi giorni, il "mitologico" Infinite Jest di David Foster Wallace...


In mezzo c'è stato (per scelta personale più che per dovere) Narziss und Goldmund (Narciso e Boccadoro) da cui, in realtà, mi aspettavo di più, vista la ma passione medievistica - Tolkeniana, forse mi attendevo un intreccio più "alla Eco", invece ho scoperto una storia d'amore senza tempo.
Il mio rapporto con Hesse ha subito - forse - la malefica influenza di Thomas Mann, autore europeo fino al midollo, esule anche lui, ma pur sempre tedesco, profondamente legato alla sua idea di Europa Goethiana, ed allora, inconsapevolmente, all'epoca dei miei studi quella Manniana mi sembrò la strada maestra, e di conseguenza il mio punto di vista rispetto alla metafisica di Hesse ne risentì profondamente...

Col tempo ho imparato ad apprezzare l'Hesse viaggiatore minore, il flaneur impressionista che amava tracciare piccoli schizzi naturali, indagando lo spirito religioso della storia, e così ho scoperto Hesse nella mia Umbria, ad Assisi, affascinato da Frate Francesco, godibile come una passeggiata sul Subasio, e l'ho rivalutato
Di Hesse oggi ammiro la mancanza di certezze (le certezze tipiche invece di Mann, pesanti come  un macigno), e la "lode del dubbio" (come direbbe Brecht) di fronte ad ogni evento naturale, in questo lo sento vicino, e sono felice di averlo letto.

Ich weiß nicht, ob mein Leben nutzlos und bloß ein Mißverständnis war, oder ob es einen Sinn hat.
(non so se la mia vita sia stata inutile, solo un grande equivoco, o se invece abbia un senso)