Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

domenica 9 giugno 2013

Senza Pelle

C'è un film che vidi anni fa, si chiamava (e si chiama ancora per quanto ne so..) Senza pelle, diretto da Alessandro D'Alatri nel lontano 1994 ( già così tanto tempo? eppure sembra ieri)  con un bravissimo Kim Rossi Stuart. Se l'avete visto sapete già di cosa si parla.  Per chi non l'avesse visto invece, posso solo dire che il tema del racconto è molto particolare: il disagio mentale di un giovane, la cui sensibilità alle cose belle ed a quelle brutte, è amplificata a dismisura, così che per una piccola gioia il protagonista esplode di felicità, mentre per un piccolo dolore soffre indicibilmente. Appunto, come se non avesse la pelle, la scorza dura, per affrontare  il mondo.
Per diversi motivi - che non ho il tempo, né il coraggio di affrontare qui, in pubblico - sento questa tematica molto vicina alla mia sensibilità, da molti anni ahimè, ed allora mi capita spesso di piombare nello Spleen assoluto per una banalità, magari dopo aver letto una poesia o per aver ricordato un'immagine "musicale" che spunta dal passato.
Beh, in conclusione, questa poesia della Szymborska, scoperta per caso durante una lettura, ha avuto questo effetto:

Il gatto in un appartamento vuoto

Morire - questo a un gatto non si fa.  Perché cosa può fare il gatto
in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi sulle pareti.
Strofinarsi tra i mobili.
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
Niente sembra spostato,
eppure tutto è fuori posto.
E la sera la lampada non brilla più.
Si sentono passi sulle scale,
ma non sono quelli.
Anche la mano che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima.
Qualcosa qui non comincia
alla sua solita ora.
Qualcosa qui non accade
come dovrebbe.
Qui c'era qualcuno, c'era,
e poi d'un tratto è scomparso,
e si ostina a non esserci.
In ogni armadio si è guardato.
Sui ripiani è corso.
Sotto il tappeto si è controllato.
Si è perfino infranto il divieto
di sparpagliare le carte.
Cos'altro si può fare.
Aspettare e dormire.
Che provi solo a tornare,
che si faccia vedere.
Imparerà allora
che con un gatto così non si fa.
Gli si andrà incontro
come se proprio non se ne avesse voglia,
pian pianino,
su zampe molto offese.
E all'inizio niente salti né squittii.
 

2 commenti:

Simo ha detto...

Che bella poesia! E quante verità sui nostri amici gatti!

Baol ha detto...

Amico mio, ti capisco...