Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

giovedì 30 ottobre 2008

Di banshees, sirene e degli spiriti irlandesi

L'altra sponda delle mie solide radici europee si affaccia su un altro mare: dopo quello del Nord, c'è l'oceano che sorride ad ovest della terra di smeraldo. La mia amatissima Irlanda.
Il folklore celtico è ricco di storie e figure affascinanti, che ben si prestano ad essere brevemente incluse in queste personali note "letterarie" Halloweeniane.

Il cantore (il seanchai, ovvero narratore, come si direbbe in gaelico) ed il filologo della cosiddetta "Celtic Renaissance" è sicuramente William Butler Yates, uno tra i maggiori poeti irlandesi, vero e proprio contraltare irlandese dei fratelli Grimm, in quanto ad interesse per la cultura "popolare", la fonte più autorevole della trasmissione orale di leggende, saghe e poesie che affondano le radici nell'affascinante paganesimo celtico, condito però da un cristianesimo monastico che è alla base di quella magia narrativa cha ancora oggi ci fa associare l'Irlanda alle favole....




Yates raccoglie moltissime Favole Irlandesi di prima mano, aggirandosi con penna, taccuini e libri tra le spiagge del Connemara, da Sligo (sua città natale) per arrivare fino in Ulster, come un rabdomante dello spirito celtico, alla ricerca delle fonti più preziose, per poi farcene dono.
Streghe, folletti (wee folk), Sirene, le temibili Banshees, Leprecani, spettri, e diavoli in forma di gatto (sic!) popolano le sue storie, dove Tir-na-Og è la terra promessa, dell'eterna giovinezza, e Tara Hill la magica collina dei Re, attende i cavalieri di ogni battaglia.


Tra le tante, splendide, storie di spiriti, ne ho scelta una che mi sembra particolarmente adatta a questi giorni di Samhain, eccola qui:
L'agnello nero
Quando di notte si getta via l'acqua, è usanza popolare escla­mare ad alta voce: «Attenzione all'acqua!», o, traducendo let­teralmente dall'irlandese: «Sta' lontano dall'acqua!», perché dicono che gli spiriti dei morti sepolti di recente se ne vadano in giro in quelle ore, e sarebbe pericoloso se l'acqua cadesse loro addosso.
In una notte cupa una donna gettò improvvisamente fuori una secchiata di acqua bollente senza pensare alle parole di avvertimento. Immediatamente si udì un grido come di persona che provasse dolore, ma non si vide nessuno.
Tuttavia la notte seguente entrò in casa un agnello nero con la schiena coperta di recenti ustioni; si sdraiò vicino al focolare gemendo e poi morì. Allora tutti seppero che quello era lo spirito bruciato dalla donna, e con molto riguardo trasportarono fuori l'agnello morto e lo seppellirono ben in fondo nella terra.
Ogni notte però, alla stessa ora, quell'agnello rientrava in casa, si sdraiava, gemeva e moriva. Dopo che tutto ciò si fu ripetuto molte volte, fu mandato a chiamare il prete e, con la forza del suo esorcismo, lo spirito del morto fu infine sepolto e l'agnello nero non appar­ve più.
Neppure il corpo senza vita dell'agnello venne più tro­vato nella tomba quando lo cercarono, benché l'avessero depo­sto con le loro stesse mani ben in fondo nella terra e lo avessero coperto d'argilla.



Piccola nota a margine:
forse l'avrete notato. Anzi, sicuramente l'avrete notato, ma in questi giorni di passaggio tra la vita e la morte, evito saggiamente di parlare di un'altra morte annunciata, ovvero quella della scuola italiana (e di riflesso, molto probabilmente, del mio stesso futuro incerto, ma questi sono problemacci miei...) ed in prospettiva della ricerca, e della cultura tout court.
Forse il mio è un atteggiamento esorcistico, cerco di allontanare l'ineluttabile destino, forse devo solo aspettare che mi passi la rabbia e la delusione prima di poter affrontare questi argomenti, ed oggi la mia povera voce non sarebbe altro che un'eco indefinita di un malessere comune, e quindi poco utile alla causa....

martedì 28 ottobre 2008

Di Folletti, coboldi ed altri spiriti ….

Nella tradizione tedesca, in cui affondano le radici di molti racconti, poi raccolti dai fratelli Grimm, la sfera spirituale, demonica (da Daemon) e ctonia è molto vicina a quella quotidiana.

Numerose sono infatti le storie di folletti, spiritelli e gnomi “addomesticati” che vengono trasferite dalla tradizione orale ai testi scritti: i fratelli Grimm in primis, con le loro “Kinder- und Hausmärchen”, ma anche Brentano, Von Arnin, Kleist e Heinrich Heine ne hanno raccolte molte, edificanti, magiche, misteriose, ma anche dai contorni spesso agghiaccianti.

Più che favole, in realtà, bisognerebbe parlare di veri e propri racconti del terrore, in cui streghe e figure malvagie accompagnano il quotidiano di poveri contadini e mercanti, di cavalieri e viaggiatori.

Tra gli spiriti “minori” alcuni assumono una doppia valenza, ovvero buoni e servizievoli, ma anche malvagi e vendicativi; questi hanno nomi diversi in paesi diversi, noi li conosciamo come Gnomi o Folletti (nella tradizione celtica “wee people”, ovvero il popolo piccolo) mentre in Germania prevale il termine Kobold.



Secondo un’antichissima tradizione pagana i coboldi sarebbero spiriti di persone morte, spesso di bambini piccoli, che tornano sulla terra (e si rendono visibili solo in alcune occasioni, come – appunto – nella notte tra il 31 ottobre ed il 1 Novembre) per stare vicino alle persone care, da cui, però pretendono il rispetto di alcune regole…

Heinrich Heine, grande poeta figlio del tardo romanticismo, ce ne da’ alcuni esempi raccogliendo voci e tradizioni differenti, e sintetizzandole in una serie di piccoli “affreschi” macabri al punto giusto, e quindi adatti a questi giorni pre-Halloween…

Eccone una breve, ma incisiva, descrizione che potrebbe a buon merito entrare in un racconto del terrore….

Una serva teneva presso di se’ nel focolare, da molti anni, un folletto invisibile: essa gli aveva preparato un suo posticino, e si intratteneva con lui durante le lunghe sere invernali. Avvenne che una volta la ragazza pregò Heinzchen – così chiamava il folletto – di mostrarsi nelle sembianze che la natura gli aveva dato. Ma il folletto rifiutò.
Alla fine però, dopo lunga insistenza da parte della ragazza, accondiscese e le disse di scendere in cantina: là le sarebbe apparso.
La ragazza prese allora una candela, scese nella cantina e vide, in una notte aperta, un bambino morto che nuotava nel proprio sangue.
Ora, la ragazza aveva dato alla luce, molti anni prima, un figlio illegittimo e lo aveva ucciso, gettandolo poi in una botte..”

domenica 26 ottobre 2008

Piccolo contributo narrativo per Halloween

Da studioso / appassionato di tradizioni e culture celtiche, poi britanniche e germaniche, sono un piccolo esperto di Halloween, nonchè fan sfegatato di molti film "de paura"...

Di solito approfitto del periodo per conivolgere ache gliu studenti nell'approccio "culturale" alla festa ed alle sue radici (Samain in primo luogo, poi il sincretismo con le altre tradizioni soprattutto irlandesi, poi americane, tipo Jack 'o Lantern per capirci...), e così li stimolo anche linguisticamente (si spera..).
Quest'anno ho deciso di spendere le mie 2 ore la liceo per proiettare la versione principe di Halloween - the movie, quello di John Carpenter, in inglese con sottotitoli.


Speriamo bene...
Nell'attesa, ecco una mini storia Halloweeniana che ho scritto anni fa' per gioco:

"Peter, dai! esci fuori! Noi stiamo andando! Non puoi essere sempre l'ultimo...così gli altri ci prenderanno i posti migliori!" - Peter finì di vestirsi velocemente, si mise in faccia la maschera da teschio, di carta, che aveva rimediato all'ultimo minuto, e la abbinò alla sua tuta nera.

Così tanto per non sfigurare con gli amichetti, e per partecipare anche lui alla raccolta dei dolcetti.
Gli altri erano già nel vialetto, con le torce elettriche in mano, che controllavano il primo bottino della serata.
Lui era in camera, al piano superiore, mentre la mamma ed il resto della famiglia erano dai vicini, nella villetta di fronte.
Improvvisamente si accorse che non aveva ancora una busta adatta, almeno non una colorata! ed allora scese le scale di corsa ed entrò in cucina.

Niente da fare. Tutto in disordine, ma niente buste.
Quindi aprì la porta del ripostiglio, provò ad accendere la luce, ma niente. Luce rotta. Leggermente preoccupato, ma per nulla intenzionato ad abbandonare l'impresa scese i pochi gradini di legno, scricchiolanti, per giungere in cantina e rovistare tra gli scatoloni.

Si tuffò quasi in uno di quegli scatoloni e - quasi a tatto, come un rabdomante - ne estrasse un paio di buste.
Ok. Missione compiuta. Ora non restava che tornare sù. In strada le grida degli amici e delle amiche spaventate (per finta eh!) si facevano più pressanti.
Qualcuno suggeriva, a voce alta, di lasciarlo a casa, quel casinista buono a nulla, e di avviarsi da soli!
Allora Peter corse velocemente indietro, verso la porta socchiusa, ma scivolò, e con le mani si aggrappò ad un telone che ricopriva il vecchio specchio che la mamma aveva tolto tempo prima dal salone.
La luce che proveniva dalla cucina era fioca, ed a malapena si accorse che quello lì era uno specchio. Rialzandosi imprecò, e gettò lo sguardo verso lo specchio.....Lì vide il suo riflesso, ma non si spaventò subito.
Certo, con quella luce era strano, ma era anche Halloween! Però...qualcosa non lo convinse..
Era lui, vestito come lui, eppure non era lui, c'era qualcosa di inquietante nel suo riflesso.
Poi comprese: la busta! Era colorata, bella, piena di caramelle. Ma lui non era uscito ancora!

Ed allora???
L'altro Peter, quello dello specchio, gli fece l'occhino. Sorrise come un complice, o un compagno di giochi più furbo, e lo tirò per un braccio. Dentro lo specchio!

L'altro Peter, quello con la bella busta piena di dolci fece un balzo avanti, e - come Alice - uscì dallo specchio, ma prima di risalire in strada ricoprì il vecchio riflesso con il telo...
Mentre correva via, raggiungendo la cucina, quindi la porta, solo un sussurro, appena udibile tra le risate degli amici che - sorpresi - lo videro arrivare con la bella busta piena: Doppelgenger..
.

sabato 25 ottobre 2008

Sicko ! !

Ahi Ahi Ahi.......
sono piegato in 2 dal dolore.



Una nottta di coliche e di dolore tipo travaglio (oddio, tipo...però un male quasi da partoriente..) ed un bel mattino di dolori vari.



La serata si rasserena ma "..ha da passà a nuttata..."

Oggi sto a letto o - al massimo - mi aggiro per le stanze più o meno conciato così:



P.S. nella tazza c'è solo Thè verde....

giovedì 23 ottobre 2008

I'm in an Irish state of mind....

Stasera va così: rimetto a posto alcune foto, rivedo i miei vecchi moleskine pieni di appunti su viaggi ed esperienze; l'aria serale è fresca, il sole ha lasciato una bella scia rossa, mentre il vespro si affaccia dietro le colline, visibile appena oltre i tetti.
Ritrovo appunti e foto della mia amata Isola di smeraldo, e ripenso alla musica che ascoltavo in macchina, mentre con gli amici andavo ad incontrare i miei sogni, come un amante furtivo.

Ecco l'impressione immediata che resistrai diligentemente sul mio diario di bordo da uno di quei luoghi:


Carrickfergus:
la silhouette del castello a picco sul mare si scorge da lontano, lungo la strada costeggiata da piccole case di pietra grigia, e l’autoradio non può fare a meno di rimbalzarci le note e la voce di Van Morrison che canta la magia di un amore nato su queste rocce.

Malgrado la foga turistica abbia trasformato questo autentico baluardo militare contro l’Inghilterra in una specie di museo delle cere all’aria aperta, il fascino dei camminamenti lungo le mura, delle piccole stanze che si aprono in grandi stanze, e soprattutto lo charme del mare che incombe sulle rocce resta intatto.

Rituale e dal gusto forse eccessivo è la classica foto dei turisti accanto ai cannonieri ed ai moschettieri di gesso e legno che, in abiti appropriati, vegliano le loro armi accanto ai merli delle torri, guardiani immobili di una guerra inutile, visto che ora questo lembo di indipendenza irlandese appartiene proprio a quel Regno Unito contro le cui navi puntano i fucili questi tristi soldati di legno.

Durante la visita oltre il massiccio portone di legno, lo sguardo viene attratto dal panorama antistante: sembra quasi di scorgere le coste scozzesi da queste latitudini, ed i ricordi vanno ad altre terre, ad altre pietre che sono sorelle e nemiche di queste, grigie ed austere.

E’ straordinario il modo in cui la musica riesca a cristallizzare l’immagine di un luogo cantato, quasi sradicandolo dalla realtà visiva, ponendolo in una dimensione simbolica, in cui il ricordo più forte viene quasi annientato dall’immagine sognata, sulle onde della musica: qui ed ora è Carrickfergus.


video

martedì 21 ottobre 2008

Komm in den totgesagten Park

Komm in den totgesagten park und schau:
Der schimmer ferner lächelnder gestade,
Der reinen wolken unverhofftes blau
Erhellt die weiher und die bunten pfade.
Dort nimm das tiefe gelb, das weiche grau
Von birken und von buchs, der wind ist lau,
Die späten rosen welkten noch nicht ganz,
Erlese küsse sie und flicht den kranz,
Vergiss auch diese lezten astern nicht,
Den purpur um die ranken wilder reben
Und auch was übrig blieb von grünem leben
Verwinde leicht im herbstlichen gesicht.


Vieni nel parco, che chiamano morto e guarda:
la luce di coste lontane e sorridenti,
il blu inatteso di nuvole pulite
illumina i laghi ed i sentieri colorati.
Là prendi il giallo profondo, il morbido grigio
delle betulle e del bosco, il vento è tiepido.
le tardive rose non sono ancora appassite,
baciale dolcemente e fanne una ghirlanda.
Non dimenticare nemmeno questi ultimi asteri,
il color porpora attorno alle snelle viti selvatiche
ed anche ciò che è rimasto della verde vita,
sfugge leggero, con viso d'autunno.

(Stefan George - traduzione di Fabio Ronci)

lunedì 20 ottobre 2008

I don't like mondays...

Riflettendo sulla classica situazione post weekend, proto-lavorativa che di solito associamo al maledetto lunedì (beh, la maggior parte di noi, milionari a parte...), pensavo che 2 sono le suggestioni che - da sempre - io collego a questa giornata pruriginosa:


...una vecchia immagine che avevo da ragazzo di uno Snoopy assonnato e scapigliato che, appunto, giustificava il suo stato d'animo dichiarando "I don't like mondays"...

...e la celebre canzone dei Boomtown Rats (1979) con quel testo che sembrava preannunciare Columbine, e che invece era tratto da una predente storia vera.

Ho sempre amato quella canzone, lo spunto di cronaca che l'ha generata mi ha affascinato e spaventato, ma poi - col tempo - ho assistito ad altre stragi di adolescenti con mitra o pistola a scuola (l'ultimo caso nella pacifica Finlandia), senza motivo, con il vuoto nella testa e nel cuore..

Per non rimmegare la mia innata annima didattica/onnivora e la natura saccentella del mio povero blog, ma soprattutto per far conoscere il pezzo a chi ancora non l'avesse mai ascoltato, posto quindi il testo ed il video:

The silicon chip inside her head/ Gets switched to overload / And nobody's gonna go to school today / She's gonna make them stay at home / And Daddy doesn't understand it / He always said she was good as gold / And he can see (no reasons) / 'Cause there are (no reasons) / What reason do you need to be shown / (Tell me why) I don't like Mondays / I want to shoot the whole day down / The telex machine is kept so clean / And it types to a waiting world, / Mother feels so shocked / Father's world is rocked / And their thoughts turn to Their own little girl / Well sweet 16 / ain't that peachy keen, / And it ain't so neat to admit defeat, / There could be (no reasons)/ Because there are (no reasons) / What reasons do you need, oh,/ (Tell me why) I don't like Mondays / I'm gonna shoot the whole day down, down, down / I'll shoot it all down / And all the playing's stopped / in the playground now / She wants to play with her toys a while / And school is out early / and soon we'll be learning / and the lesson today is how to die / And then the bullhorn crackles / And the captain tackles / with the problems and the how's and why's / and he can see (no reasons)/ 'Cause there are (no reasons) / What reasons do you need to die, die? / (Tell me why) I don't like Mondays


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sabato 18 ottobre 2008

Family Ties

Sta per finire una settimana fatta di up (pochini ) e down (troppi).
La settimana è stata caretterizzata da un lutto familiare, e questo ha steso uno velo grigio (in parte atteso, purtroppo) su tutto il resto.
Fortunatamente il chiarore di una nuova alba ha colorato l'ultima parte di questi giorni, una luce rosa, inattesa, un inatteso bagliore che mi ha tirato sù, e che ha faccia, occhi e parole, tutte cose di cui la ringrazio...

Il lutto invece è stato quello di mio zio Carlo, il fratello di mia madre, il "cinematografaro" di famiglia, il mio legame personale con il mondo della celluloide, come suo padre (mio nonno Enrico) che purtroppo non ho conosciuto.

Lui è stato la fonte dei racconti di cinema, quello che mi affascinava parlando delle stars hollywoodiane e quelle Trasteverine, che mi faceva sentire a casa quando bazzicavo i set a Cinecittà, lui era il mio (nostro, della famiglia) tramite tra un mondo di periferia (a 3 Kilometri di curve dalla vita, direbbe Samuele Bersani), in cui i fim passavano in tv (al massimo nel cinemino sotto casa) e la realtà delle produzioni made in USA...

Ricordo con affetto e con un sorriso quell'estate passata nella sua casa al mare, vicino ad Ostia, mentre lui era in America, e telefonava per dire che "lo squalo s'è rotto" e non poteva tornare, ed allora mio cugino mi spiegava che "lo squalo" era proprio quello del film "Lo Squalo 2" ed era un pupazzone elettrificato... ed io ero fiero di avere zio Carlo che nuotava con lo squalo ad Hollywood!

Ora il filo è sfilaccaito, non spezzato del tutto, visto che suo figlio (mio cugino Riccardo) prosegue il mestiere di fonico, ma la magia di quei nomi (Totò, De Sica, Loren, Magnani..) non è più la stessa.

Allora voglio dedicargli un pensiero, augurandogli di fare ancora tanti bei film lassù, insieme a suo padre, quel nonno che avrei voluto conoscere, e che rivedo oggi, in una vecchia foto di scena, che rinsalda questi legami familiari.
Tecnici al lavoro durante le riprese di Vacanze ad Ischia (1957, regia di Mario Camerini)
A destra in camicia bianca mio nonno Enrico Palmieri.
Accovacciato in maglietta a righe mio zio Carlo Palmieri.

giovedì 16 ottobre 2008

Seriamente: voi chi scegliereste?

Il genio italico è da sempre frutto di "melanges" e contaminazioni storiche: dai "barbari" di Ravenna agli svevi in Sicilia, dalla scuola Federiciana di Palermo, alle influenze culturali arabe, dai contatti tra valli alpine al Chiantishire.

La stessa lingua italiana è il risultato di una sintesi tra varie forme di volgare, un Lombardo "risciacquato in Arno", un piemontese-sabaudo contaminato dal trasteverino-papalino, il sicilano che incontra il napoletano a Roma ecc ecc....

La ricchezza delle nostre "genti" è stata esportata, la manodopera, l'ingegno e la creatività tricolore hanno invaso la 5th Avenue, il Ku' damm e gli Champs Elysées (e i francesi che s'incazzano...).

La scuola italiana è uno specchio delle variazioni: il plurilinguismo in classe è una ricchezza, difficile da gestire, certamente, ma noi docenti possiamo (dobbiamo) avere gli strumenti giusti: la scuola non è più l'unica agenzia formativa della vita. I bambini entrano in classe dopo aver fatto il pieno di Albero Azzurro, di MTV, di Sanremo, delle voci al mercato, in strada.

Martin Lutero creò il suo tedesco ex novo: nel tradurre la Bibbia dichiarò di voler usare "..la lingua dei bambini in strada, dei venditori al mercato, delle mamme nei cortili.." e così fece.

I bambini devono esser aiutati, il carico di lavoro (spesso superfluo, credetemi, le scuole elementari sembrano sempre di più un grande magazzino delle sperimentazioni...) può e deve essere attenuato, la lingua italiana sarà veicolare, ma l'inglese, il francese, il tedesco e le seconde lingue possono sopravvivere anche senza questa mediazione.

Nei miei (pochi? tanti? ) anni di insegnamento ale medie ed alle superiori ho avuto Romeo, Artemida, Ergent, Addisu, Martens, ognuno con il proprio idioma, ognuno con una sua ricchezza, ognuno con le sue storie fatte di gommoni nel mare e di difficoltà, di povertà o di estraneità, apolidi eppure cittadini dl mondo, fieramente italiani, anche a scapito della legge.
Orgogliosi di raccontarmi queste cose in italiano, un italiano senza fronzoli, ma vivo e vivace, lontano 1000 miglia dal padano che vorrebbe imporsi al nord o dal burocratese di Motecitorio.
Oggi qualche testa...calda verde vestita ha deciso che per questi nuovi cittadini è tempo di creare classi-lager, o - se vogliamo - camere stagne, impermeabili, dove la maledizione di Babele non possa contaminare le italiche menti dure e pure...

Queste menti illuminate (spero presto anche dall'ictus...) non hanno la benchè minima nozione di didattica, della dialettica in classe, della scuola tout court.

Spesso sono semi-analfabeti, orgogliosi di sproloquiare in dialetto, vantando strane ascendenze padane senza accennare al fatto che i loro nonni forse venivano dalla Calabria....

Beh, io non ci sto!

Almeno a scuola voglio un'Italia colorata, multietnica, poliglotta, casinara e divertente, voglio ragazzi neri e gialli che giocano a scopone scentifico insieme durante una pausa, voglio belle ragazze medio orientali che ascoltano i loro Ipod con le coetanee pallide e bionde come Barbie.

Voglio un'Italia fatta di tanti, grandi, Balotelli e non di pochi, piccoli Borghezio.

E voi?

martedì 14 ottobre 2008

lunedì 13 ottobre 2008

Tante facce diventano una...

"...lungo la strada, tante facce diventano una, che finisci per dimenticare, o la confondi con la luna...."

Questi versi di una bella canzone di parecchi anni fa', tradotta da Ron dall'originale cantato già da Jackson Browne (altro mio Dioscure musicale..), che in italiano si chiama "Una città per Cantare".

Il pezzo in questione in inlgese si chiama The Road (QUI il link you tube se non la conoscete, ve la consiglio) ed a questo punto recitava così:

"..The ladies come to see you If your name still rings a bell They give you damn near nothin’And they’ll say they knew you well So you tell ’em you’ll remember But they know it’s just a game And along the way their faces All begin to look the same. And when you stop to let ’em know You got it down It’s just another town along the road..."

Ora si dirà: che c'azzeccano Ron e Jackson Browne satsera a casa di Fabio?

Beh, c'entrano e no, in effetti: i versi italiani mi sono tornati in mente proprio oggi, insieme alla mmusica, dopo il mio ingresso "trionfale" in quella strana scatola per rompiballe che è Face Book.


Ammetto che ho seguito curiosamente la storia di questo sito, ni giornali, in tv e chiaramente nel web, ma non ne ero (ed ancora non ne sono) un convinto fan.

Eppure mi sono fatto tentare da altri bloggers che ne parlavano entusiasti, ed ho deciso di provare l'ebbrezza anch'io.

In efetti la cosa potrebbe essere utile a chi vive a mille miglia da casa, per tenere vivi i rapporti con amici e parenti (lo scopo principale per cui è nato Face Book, soprattutto nelle Università USA), ma per chi vivacchia in provincia, a 3 Km di curve dalla vita, come il sottoscritto..boh?

Di vecchi compagni di scuola ne ho trovato uno con cui, comunque, avevo già dei rapporti sporadici, ciò che mi ha incuriosito è però il numero dei miei ex studenti che mi hanno subito "tanato" e che ora si sperticano a salutare e ad invitarmi alle pagine di altri studenti, in una sorta di catena di Sant'Antonio del fancazzismo, estrema frontiera dei dialoghi Morettiani alla "ecce bombo"..

Non so: per il momento sono nella rete (tipo pesce) pure io, ed ho persino un "tool" apposito sull'iphone per cazzeggiare con chiunque ad ogni latitudine, l'ho installato da bravo soldatino del web, e c'ho pure pescato una vecchia/ nuova conoscenza della rete, la cara e folle Margy....

In definitiva, però, la cosa che mi ha colpito di più è l'ostentazione (leggittima eh!) della fototessera: le facce che conoscevo ma che in parte avevo dimenticato (in qualche caso rimosso) si riaffacciano, ed allora è scattata anche in me la curiosità di vedere come è andata a finire, cosa ne è oggi delle facce da teenagers che ho conosciuto.
Ed ho tristemente verificato che sono ancora tute lì, quasi crsitallizzate come dentro un film, ed allora ho capito che l'unico che invecchia sono proprio io....

domenica 12 ottobre 2008

The times, they are 'a changin' (again?)

Googolando qua e là nel web per vedere come va la corsa al trono (ops, White House) di Washington, ho trovato questo bel video pro Obama creato con il sottofondo della bellissima song Dylaniana, ma in una versione che adoro: quella del gruppo di artisti che parteciparono al famoso concerto No Nukes.
E visto che amo condividere le cose che mi colpiscono (positivamente per lo più, anche se ultimamente sono un po' piagnone, I know..), lo posto qui, sperando che porti bene a Barak:

video

Come senators, congressmen / Please heed the call / Don’t stand in the doorway /
Don’t block up the hall / For he that gets hurt / Will be he who has stalled /
There’s a battle outside / And it is ragin’. / It’ll soon shake your windows /
And rattle your walls / For the times they are a-changin’

sabato 11 ottobre 2008

Inspiration Points

Vi ricordate Fonzie e le sue serate romantiche sulla collina di Milwakuee ?

Lui (con i suoi amici) esaltava le bellezze e l'atmosfera magica di un leggendario (e mai visto in tv) Inspiration point, per ovvi motivi...

Beh, anch'io ho i miei "inspiration points" lungo le strade che percorro tra le colline umbre, andando al lavoro; ho imparato ad apprezzarli ora, in autunno, quando i colori sfumano e il cielo d'ottobre è ancora di un blu inatteso, ed ogni tanto - mettendo a rischio la mia personale incolumità e quella della mia Ypsilon - mentre guido, rallento, sfodero l'Iphone e faccio foto al volo...
Ecco i risultati di quell'incoscienza al volante, così anche chi vive lontano, dall'altra parte della luna, potrà gettare un rapido sguardo sulle mie amate colline, al tempo della vendemmia e delle prime castagne...

Verso la valle laziale, la terra a riposo


Curva onbreggiata


Un castello (Poggio) medievale



Alba sulla pianura


Sole ed ombra

Alberi e frescura

venerdì 10 ottobre 2008

Back to basic.

Giornataccia. La testa occupata in brutti pensieri, situazioni familiari pessime, spostamenti urbani ed extra urbani difficoltosi. Caldo poi fresco poi caldo, insomma uno schifo.

Allora ho deciso di tornare alle origini, a una delle poche cose che - in momenti come questo - possano tirarmi un po' sù:


I miei amati felini pelosi (uno mi attende già spaparanzato in camera) ed il loro degno clone di carta, Garfield.













Temo che il momentaccio non sia passato, ma almeno la speranza è l'ultima a morire... e poi ci sono i miei gatti.

giovedì 9 ottobre 2008

A.A.A.


ROMA - Soddisfazione da parte del ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini per il si' della Camera alla riforma della scuola, voluta dal ministro. "Siamo a un passaggio importante e a un cambio di epoca per la scuola che diventa un'agenzia di formazione e non un ammortizzatore sociale", ha detto la Gelmini. (Agr)


A.A.A. Offresi collaboratore culturale e/o didattico, poliglotta, laureato, pluriennale esperienza, automunito, patentato (patente B), flessibile, pronto a collaborazioni anche non continuative.
Disponibile anche ad assumere responsabilità dirette nel mondo della new economy (Amm. delegato nuova Alitalia, tanto peggio non si può..) e/o della old econmy (operaio, operatore ecologico..)

Astenersi perditempo.

mercoledì 8 ottobre 2008

The roar of waters

Preparando i testi per il libercolo sul Grand Tour ho avuto la ventura di rileggere un bellissimo poema (da anni tralasciato) che George Byron dedicò ad uno dei simboli principe del territorio di cui mi occupo, uno spettacolo naturale che da sempre attrae turisti ed amanti delle meraviglie naturali nella Valnerina: la Cascata delle Marmore, presso Terni.

Eccolo qui:

Lord Byron:
CHILDE HAROLD’S PILGRIMAGE (IV canto)

The waterfall of Marmore near Terni


“The roar of waters! From the headlong height
Velino cleaves the wave-worn precipice.
The fall of waters! Rapid as the light
the flashing mass foams shaking the abyss.
The hell of waters! Where they howl and hiss,
and boil in endless torture; while the sweat
of their great agony, wrung out from this
their Phlegeton, curls round the rocks of jet
that gird the gulf around, in pitiless horror set,
and mounts in spray the skies, and thence again
returns in an unceasing shower, which round,
with its unemptied cloud of gentle rain,
is an eternal April to the ground,
making it all one emerald. How profound
the gulf! And how the giant element
from rock to rock leaps with delirious bound,
crushing the cliffs, which, downward worn and rent
with his fierce footsteps, yield in chasms a fearful vent
to the broad column which rolls on, and shows
more like the fountain of an infant sea
torn from the womb of mountains by the throes
of a new world, than only thus to be
parent of rivers, which flow gunshingly,
with many windings through the vale. Look back!
Look! Where it comes like an eternity,
as if to sweep down all things in its track,
charming the eye with dread, a matchless cataract
horribly beautiful! But on the verge
from side to side, beneath the glittering morn,
and Iris sits, amidst the infernal surge,
like Hope upon a deathbed, and unworn,
its steady dyes, while all around is torn by the distracted waters, bears serene
its brilliant hues with all their beams unshorn;
resembling, ‘mid the torture of the scene,
Love watching madness with unalterable mien"



La cascata delle Marmore presso Terni

(traduzione di Diocleziano Mancini)
(Odi frastuono d’acque! alto il Velino nel precipizio che coi flutti s’aprì, piomba, oh cascata d’acque! con fulminea rapidità splende, spumeggia e scuote l’abisso. Oh inferno d’acque! ivi in eterna bufera fischian urlano ribollono, mentre da questo Flegetonte emana sudor di lotta immane e intorno ai foschi scogli s’avvolge e sal, che a la vorago fan siepe atroci orrendi; e sino al cielo fluttuando in istille, indi in perenne pioggia ritorna e circolando reca, nube piovosa di gentil rugiada, l’eterno aprile ai campi e di smeraldo li veste. Oh, immane baratro! Oh elemento gigante che da scoglio a scoglio balza furentemente dischiacciando rupi, che rose e fesse al suo passar dan tetro sbocco! Vasta colonna che non cessa mai d’un fanciullo mar sembra la fonte evulsa fuor d’acqua dall’utero montano per la dogliosa nascita d’un mondo nuovo, più che scatebra onde tranquilli emanan rivi a permear la valle. Volgiti ancora e guarda! ella s’avanza come un’eternità per ingoiare tutto che incontra, di spavento l’occhio beando, impareggiabil cateratta orribilmente bella! E sull’estremo ciglio in questo infernal gorgo s’affaccia all’alba radiosa ad ambo i lati l’iride bella come la speranza sopra un letto di morte, e inalterata resta ne’ suoi colori mentre intorno tutto han le vorticose acque percosso. Ella serena in questa scena orrenda di tinte de’ suoi rai dispiega intere somigliante all’Amor che la Follia veglia con occhio che non cangia mai.)

martedì 7 ottobre 2008

La mia ultima creatura...

Non è un infante, don't worry.. anzi: lungi da me il desiderio di perpetuare la spiecie Fabiesca in questa valle di lacrime !

Molto più modestamente è un libercolo, un libricino che parla di viaggi e del mio territorio, un divertissement che - in attesa che la Feltrinelli o la Einaudi bussino alla mia porta imploranti di pubblicarlo - si accontenta di spuntare tra gli scaffali polverosi delle biblioteche e/o librerie locali di soppiatto, quasi auto-finanziato ed in attesa del (congruo? ah, ah, ah...) compenso delle istituzioni a copertura delle spese tipografiche.

Litterae non dant panem, certo, ma ultimamente nemmeno la schola dat panem se è per questo, ed allora, dopo svariate inca...ture e periodi depressivi da record, mi sono detto:

"ehi pelato! " (parlo a me stesso così quando sono un po' su di giri..) " sai cosa? fregatene di tutto e mettiti a scrivere, e pubblica quel cacchio di libro che hai nel cassetto! Tanto qui nessuno ti regala niente!!"

Sarà giusto? Sarà sbagliato? Sarà Ferguson? (ok questa me la potevo risparmiare..)
Ai posteri l'ardua sentenza.

A tutti voi, invece, un saluto serale.

lunedì 6 ottobre 2008

Domande e risposte

Visto che negli ultimi post sono stato un po' serioso, ed ho oscillato tra la malinconia e la cultura mitteleuropea (ok, tutta roba straordinaria ed intelligente, ma che a lungo andare potrebbe deprimere..), e visto che Suysan continua a credere che io sia un vero Professore (ah, ah...), ora vorrei innalzare il tono del blog fornendo delle risposte enciclopediche adatte.
Allora rispolvero la mia "Tutor preferita" Vulvia e le sue curiosità..

Così faccio pure concorrenza ad Andrea....


Lo sapevate????

Dal mare alla rete del pescatore... dalla rete del pescatore al mercato... dal mercato alla vostra tavola... e infine nel vostro stomaco... che altro deve fare la sogliola??? spazzarvi pure per terra?TUTTE LE SOGLILE su... RIEDUCATIONAL CHANNEL!


Migliaia di aerei scomparsi nel triangolo delle bermude? piloti attirati da una forza spaventosa? oppure si erano messi tutti d’accordo prima di scomparire guarda caso proprio alle bermude? facci caso proprio... in tanti posti proprio alle bermude devi scomparire? piloti scomparsi oppure... in ferie siete andati... avete fatto finta de scomparire...non è un triangolo è ‘na vacanza su... RIEDUCATIONAL CHANNEL!... ma che scomparsi... second me... secondo me...SECONDO ME su... RIEDUCATIONAL CHANNEL!


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domenica 5 ottobre 2008

Storia di un Bacio

...sarebbe meglio dire storia DEL BACIO, in assoluto.
Intendiamoci: questo non è un trattato amoroso o fisiologico, non arriverei mai a tanto (poi ultimamente mi è mancata un po' la materia prima per sperimentare..), più umilmente vorrei parlare di un quadro, di cui oggi ricorre il 100° anniversario della prima esposizione pubblica.
Questo qui:

Gustav Klimt: der Kuss (1908)
Esattamente un secolo fa, infatti, nell’ambito della mostra “Kunstschau 1908“, nella Schwarzenbergplatz di Vienna fu presentato per la prima volta al pubblico, ed in una sala dedicata esclusivamente a Klimt, il dipinto dorato “Il bacio“ di Gustav Klimt.
Il Belvedere ha previsto, in occasione di questo anniversario, una ricostruzione fedele all’originale nei più minimi dettagli dell’intera sala che era stata messa a disposizione del pittore.
Verranno esposti ritratti, paesaggi ed allegorie esposte anche nel 1908. La rassegna sarà integrata da grafiche ed oggetti di artigianato artistico dell’epoca del primo Modernismo.
Il Bacio è uno di quei quadri che - a buon diritto - possono essere inclusi nel novero delle opere a rischio "Sindrome di Stendhal" ed ammetto (vergogandomene un po', ma oramai me lo posso permettere..) di esserne stato vittima - leggermente eh! -pure io.
Lo Jugendstil Viennese è l'epoca d'oro del modernismo in Europa, un tempo che lo scrittore Stefan Zweig descriverà poi - a posteriori - come Belle Epoque, ma anche come con un nome tutt'altro che ottimista: "Il mondo di ieri".
E' indubbio che la Vienna dei primi del '900 è l'epoca forse più affascinante per l'arte e la letteratura europea: pensate solo ai gruppi artistici che si riunivano nei caffè e che vedevano gente come Klimt, Schnitzler, Freud, Otto Wagner o Gutav Mahler tutti concentrati a discorrere di arte e di musica mentre fuori il mondo si preparava (a loro insaputa?) a crollare nella prima guerra modiale..
Quella fu - forse - l'ultima Arcadia degli artisti, l'ultima utopia artistica del 900 e la Secessione Viennese ebbe in Klimt proprio il cantore della sua decadenza, l'ambasciatore dell'estetismo.
Bell'ambientino, no?
Un consiglio a chi avrà la fortuna di andare a Vienna (fino a tutto Gennaio 2009): fate una visita al belvedere, penso ne varrà proprio la pena... e forse ci vedremo lì....ho una mezza idea...

sabato 4 ottobre 2008

Anno Domini MCCXXVI, IV de Octobre

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore
et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumeni noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si', mi' Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.

Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si', mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano
per lo Tuo amore
et sostengono infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke 'l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po' skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;

beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.

Laudate et benedicete mi Signore
et rengratiate e serviateli cum grande humilitate.
n.b. resto sempre un laico agnosticizzante, ma da Umbro, animalista convinto ed amante del volgare medievale, a Fratello Francesco glielo dedico con piacere un post...

giovedì 2 ottobre 2008

Goodnight, you moonlight ladies

Dopo le tante, belle, commoventi reazioni al post precedente, volevo trovare un modo adatto per ringraziare tutti ancora una volta, per avermi fatto passare una notte particolare, in cui i sogni hanno (anche se solo per una volta) pareggiato i conti con i tanti rimpianti di una vita...


Ho passato una giornata particolare, con tanti pensieri nella testa e qualche nota nel cuore, allora ho pensato di regalarvi (regalarmi) una ninna nanna particolare, e lo spunto me lo da' una delle amiche blogger più lontane (solo geograficamente) che parla proprio di uno dei miei musicisti preferiti: Moky.


Lui è James Taylor, forse la più bella voce della west coast, e la canzone è Sweet Baby James.


Sapete, per chi - come il sottoscritto - ha sempre pasteggiato a birra e musica, strimpellando le 6 corde, magari con la speranza di diventare una star, ci sono alcuni brani che, a sentirli anche solo la prima volta, uno pensa: "l'avessi scritto io!".

Ecco questa è il mio caso. Questa è La Canzone che avrei voluto scrivere...


Questo lo splendido testo:


There is a young cowboy he lives on the range / His horse and his cattle are his only companions / He works in the saddle and he sleeps in the canyons / Waiting for summer, his pastures to change / And as the moon rises he sits by his fire / Thinking about women and glasses of beer / And closing his eyes as the doggies retire / He sings out a song which is soft but its clear /As if maybe someone could hear


Goodnight you moonlight ladies /Rockabye sweet baby james / Deep greens and blues are the colors I choose / Wont you let me go down in my dreams / And rockabye sweet baby james


Now the first of december was covered with snow / And so was the turnpike from stockbridge to boston / Lord, the berkshires seemed dream-like on account of that frosting / With ten miles behind me and ten thousand more to go / Theres a song that they sing when they take to the highway / A song that they sing when they take to the sea / A song that they sing of their home in the sky / Maybe you can believe it if it helps you to sleep /But singing works just fine for me...


Ora potete anche smettere di leggere, cliccate sul video, alzate il volume delle casse (o cuffie), socchiudete gli occhi e lasciatevi trasportare dalle note nella prateria, accanto ai cavalli, con un cucciolo vicino al fuoco....


Grazie



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mercoledì 1 ottobre 2008

To my sister

Ho letto un post di Suysan dove si parla di figli unici e di fratellanze, delle differenze e delle affinità, di gruppo e di solitudini.

Leggo di famiglie a dir poco numerose e dei rapporti tra fratelli e sorelle.

La cosa è interessante e divertente, come sempre, soprattutto per chi - come il sottoscritto -ha vissuto un'esistenza solitaria da figlio unico (mi viene in mente la battuta da non ricordo quale film: "da piccolo stavo sul cazzo persino al mio amico immaginario ...non parlava mai con me"), coccolato, viziato ma in fondo invidioso dei cugini plurimi, delle altre famiglie di casa con 2 o 3 figli...

Poi ho riflettuto un attimo: in realtà una sorella, per qualche giorno, ce l'ho avuta.

Era più piccola di me, di 3 anni, aveva anche un bel nome: Livia. Purtroppo è morta dopo appena 2 giorni dalla nascita.

Ricordo solo vagamente mia madre col pancione ed un ospedale, poi però i miei -forse per non turbarmi - smisero di parlarne.

Ogni tanto vado a trovarla, alla sua minuscola tomba, dove leggo il suo nome ed il mio cognome, porto un fiore e ci parlo un po': le chiedo (mi chiedo) come sarebbe stata la mia vita con un contrappeso al mio egocentrismo. Sicuramente migliore.

Lei avrebbe potuto essere la mia coscienza, il mio est, il mio sud.

Mi piace l'idea che avremmo passato tempo a chiacchierare dei suoi ragazzi, e delle mie cotte senza speranza, e forse oggi sarei uno zio orgoglioso, ed i miei finalmente nonni (con me hanno rinunciato con sobria rassegnazione...), avrei gradito anche le litigate, avrei potuto urlare ed aprirmi, senza far crescere l'ulcera della furia repressa, ogni tanto...

Anche questa mattina sono passato per un saluto. Era il suo compleanno.

Ciao Livia.