Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

sabato 30 gennaio 2010

Il terzino nella grappa

Alcune dipartite - sebbene lontane dall'ambito familiare - mi colpiscono al cuore; sono un tipo abbastanza empatico con il dolore e la morte (un allegrone insomma...), mi reputo abbastanza Rilkiano in questo senso, ovvero tratto la prospettiva della mia fine con sufficienza e filosofia. Ma non quella degli altri.
Aldilà dell'ovvio ambito familiare, quando se ne va una persona vicina alle mie corde, che sia un musicista (De Andrè, Bertoli), o attore/scrittore che ho amato, allora in me scatta una specie di mestizia funerea, ed i giorni seguenti la morte penso molto a quello che - indirettamente - mi ha lasciato l'uomo.

Questa volta è successo con J.D. Salinger. Sebbene la sua vita fosse ormai da anni nell'ombra, nell'esilio volontario dal successo e dalla folla (ho sempre ritenuto quella sua foto rubata molto inquietante, una violenza alla sua privacy, quasi un urlo di Munch contemporaneo..), la sua scrittura mi ha fatto crescere, ed il Giovane Holden (The Catcher in the Rye) è sicuramente uno dei libri che ho amato di più.


All'annuncio della morte, mi sono avvicinato alla mia cara, polverosa libreria, alla ricerca del volumetto Einaudi che sapevo nascosto tra altri, ma con mio grande stupore, non l'ho trovato.

Purtroppo ho sempre avuto la cattiva abitudine di prestare i libri, e molti prestiti nel corso degli anni si sono tramutati in veri e propri acquisti in leasing, ed i volumi che lasciarono la mia accogliente casa per una vacanza, si sono poi trasferiti definitivamente su altri scaffali!

Mannaggia! Quindi, perso un po' dallo sconforto, sono uscito e ne ho comprato una nuova copia, fresca di scaffale: un rimpiazzo vergine, a dire il vero, e mi è dispiaciuto un pò, visto che l'altro libro era invece testimone delle mie note, pieno di appunti ed idee...

Comunque: l'ho trattato subito con amore, ho iniziato a rileggerlo per l'ennesima volta ed allora mi sono ritornate in mente tante cose.

Cosa mi piacque (ed ancora amo) di questo libro? Beh, difficile fare un elenco del piacere; diciamo in primo luogo che già il titolo mi ha da sempre affascinato, e che lo porto spesso ad esempio (a scuola, all'università) della difficoltà delle traduzioni.

Cito dalla prefazione Einaudi:

"Il titolo di questo romanzo, The Catcher in the Rye, è intraducibile. Al suo signi­ficato si fa riferimento di sfuggita in due punti del libro (capp. xvi e xvn). La famosa canzone scozzese di Robert Burns cui si allude ha una strofa che dice:

Gin a body meet a body Coming through the rye; Gin a body kiss a body, Need a body cry?

Cioè, traducendo letteralmente dal vernacolo scozzese: « Se una persona incontra una persona che viene attraverso la segale; se una persona bacia una persona, deve una per­sona piangere? »
II protagonista del romanzo, il giovane Holden Caulfield, sente cantare questa vec­chia canzone da un bambino per la strada; crede di ricordarsi quel primo verso ma se lo ricorda storpiato: « If a body catch a body coming through the rye » (« Se una per­sona afferra una persona che viene attraverso la segale »). L'immagine che questo verso storpiato gli chiama alla mente è quella di una frotta di bambini che giocano in un campo di segale, sull'orlo di un dirupo; quando un bambino sta per cascare nel dirupo c'è qualcuno che lo acchiappa al volo: the catcher in the rye, che potremmo tradurre: l'acchiappatore nella segale, il coglitore nella segale, il pescatore nella segale.

Ma un titolo come The Catcher in the Rye non evoca solo idilliche immagini agre­sti all'orecchio dei lettori americani, per i quali sia la parola catcher che la parola rye sodo molto familiari con un significato del tutto moderno. Catcher è chiamato uno dei giocatori della squadra di baseball, il « prenditore », cioè colui che, munito di guan­tone, corazza e maschera, sta dietro il batsman (battitore) per cercar di afferrare la palla lanciata dal pichter (lanciatore) se il battitore non la respinge con la sua mazza. Col nome di rye si designa comunemente il whisky-rye, il popolare tipo di whisky ottenuto dalla fermentazione della segale o di una mescolanza di segale e malto. Il titolo The Catcher in the Rye, letto come puro accostamento di parole, suona come potrebbe suo­nare da noi il terzino nella grappa."

Quindi un romanzo molto americano, ed una lingua viva, giovane, specchio di uno slang - forse rivisto e corretto - degli anni '50, della giovane America post bellica. Molti critici hanno addirittura attaccato questo slang, ritenendolo troppo metropolitano, basso, non degno di una letteratura "alta". Ma proprio qui sta la sua magia: Holden Caulfield è un Leopold Bloom più icastico, diretto, e meno intellettuale: il suo stream of consciousness in realtà è paura di parlare, perchè - come ha ben rilevato Alessandro Portelli - se una parola viene detta a voce alta, essa smette di esistere in testa, nell'anima, sfugge alla magia.... Le cose dette scompaiono, come le persone.

Il costante De-route linguistico, la digressione continua dei suoi discorsi, il non voler portare a termine i pensieri, è la lingua moderna, è un bisogno del controllo totale della sua vita e di quella degli altri, è (cito ancora Portelli) uno spazio associativo di probabilità.

Il lettore poco attento, magari frettoloso, passa velocemente oltre queste digressioni, forse addirittura "scocciato" dai continui cambi di registro e dal ritmo spezzato del discorso, dove abbondano i "and so on", (in italiano tradotti con "e compagnia bella"), " and all", "I mean...", dove l'interferenza dell'oralità con la scrittura può essere interpretata come un ostacolo alla fluidità del plot, (a volte penso che se Holden Caulfield fosse cresciuto oggi sarebbe Peter Griffin!) ma non lo è!

Eppure - secondo me - proprio qui sta la straordinarietà della "gioventù" di Holden, nel suo mescolarsi continuamente nella vita Newyorkese, mentre evita di vivere appieno la sua città, il fuggire dalle scuole senza grandi rimorsi, il suo porsi domande inutili (celebre è la questione delle anitre sul lago gelato del Central Park..), i suoi sprezzanti commenti sulla musica che "sucks", sui fasulli (phonies) che spuntano da ogni strada, mentre gli sfugge l'originalità della vita stessa...

Le esitazioni sul suo futuro, le disillusioni e le cattive esperienze (tra prostitute non sfruttate, sbronze, litigi ecc..) ed i tentativi di fuggire dalle responsabilità verso la famiglia, per poi ripiegare proprio nella quotidianità familiare per amore della sorella, tutte le sue scelte (e non-scelte) sono il riflesso di quell'America degli anni 50, dove il sogno di fuggire all'Ovest si scontra con la musica pop e con il jazz, dove la frontiera si sposta dalla geografia all'anima.

Tutto questo, e tanto altro ancora, mi ha fatto amare Holden Caulfield, e (forse) mi sono rispecchiato un po' nella sue incertezze, almeno durante le prime letture giovanili. Anch'io sognavo il West, ma poi mi sono ritrovato a girovagare nello zoo....

giovedì 28 gennaio 2010

Di Rockstar, pulizie casalinghe e bibliografie.

Un paio di riflessioni veloci, stimolate da cose che ho visto ed ho fatto in una giornata della Merla:

Rockstar: qualche tempo fa lessi una bella tesi socio-politica (ma, mannaggia all'arteriosclerosi, non ricordo più dove!) attorno al fenomeno Berlusconi nel periodo post "attentato": secondo il giornalista sarebbe inutile valutare le azioni di Mr. B con un metro politico. La sua vita, la sua politica, tutto il pubblico ed il privato (che indubbiamente di intrecciano) sono un riflesso della sua natura da Rockstar. Lui non cerca il consenso, i voti, ma l'amore incondizionato, l'appoggio acritico, e proprio come una star (non a caso il mensile Rolling Stones lo ha proclamato Rockstar del 2009) e quindi resta deluso, affranto, incredulo quando qualcuno lo critica. La critica, le idee divergenti sono un attacco personale, non un diritto: d'altronde chi se la sentirebbe di criticare Mick Jagger? oppure i Beatles?
Nell'articolo si evidenziava anche come in nessun altro paese occidentale sarebbe plausibile avere fan clubs, o addirittura la scelta di un motivo musicale ad personam (meno male che Silvio c'è) quale inno di partito ! Beh, oggi ho visto compiersi il cammino verso la beatificazione interra, verso l'agiografia totale, nei cui confronti persino le statue di Kim il Sung sembrano tremare: finalmente è reperibile in tutte le migliori edicole l'imperdibile libro Noi amiamo Silvio !
E' tristemente vero ! Non scherzo! Ho avuto l'impulso di comprarlo (ma 9,990 € non glieli dò!) per regalarlo ad un mio zio partigiano che vive nell'intento di sopravvivere a Mr. B, così, per scherzo, ma poi ho rinunciato..... Il cerchio è completo. Ora rimpiango Andreotti.....



Pulizie casalinghe: travolto dallo shock, misto a depressione, mi sono apprestato a pulire le mie librerie, e non è stata impresa da poco, considerando - inoltre - che la stramaledetta polvere tra qualche giorno sarà di nuovo lì. Non so se capita anche a voi, ma ogni volta che metto mano allo straccio ed al pronto mobili mi sento sconfitto in partenza, mi vedo come Sisifo con la pietra, mentre quella bastarda già ride, ed allora vorrei morire sprofondando nella polvere piuttosto che dargliela vinta! eppure capita. Spostando e ri-allocando i volumi mi rendo conto di quanti siano: un'enormità! Creo spazi, immagino nuove geometrie, progetto il vuoto tridimensionale, ma alla fine, quando mi appresto a rimetterli sugli scaffali, lo spazio è sempre di meno! Ho azzardato un piccolo conto, diciamo più a spanna che reale: a tutt'oggi nelle librerie distribuite nella mia piccola casa, dovrei aver dato asilo politico a circa 800 libri..... ed il numero continua a crescere! Però...però c'è pure qualche piccola soddisfazione: tra uno starnuto ed un'imprecazione mi ritrovo a sfogliare libri che no toccavo da anni, ed in mezzo ad un volumone con tutte le opere di Kafka, ritrovo una foto di un antico amore, e per un momento persino la polvere sembra fare un sorriso....



Bibliografie: dopo aver scoperto - ed essermi iscritto - ad Anobii (di cui parlai qualche tempo fa) oggi, spinto dalla sistemazione reale in libreria, ho iniziato a creare la mia libreria virtuale, ma anche questa sembra un'impresa ciclopica. Ma come si fa a ricordarsi tutti i libri letti? In meno di un'ora sono arrivato a quasi 200, e solo guardandomi intorno! Confido nei giorni di pioggia per completare tranquillamente la lista, eppure già da questo primo vagito bibliografico, mi rendo conto che anche leggendo i libri di qualcuno si può scoprire qualcosa dell'anima, della propria e degli altri, ed è una bella scoperta.

lunedì 25 gennaio 2010

La giungla dei phrasal verbs

A scuola stiamo (arduamente..) parlando dei famosi/maledetti phrasal verbs inglesi, ovvero quell'insieme (mooolto mobile) di verbi che uniti ad una preposizione cambiano in parte, o del tutto, il loro significato.
C'è da dire - a discolpa dei discenti - che questo argomento pure per gli inglesi è ostico non c'è male: basta una preposizione diversa ed il senso della frase si ribalta, insomma!
Comunque, tra le varie perle di saggezza prodotte dalle bocche sante dei miei studenti che si esercitavano con questi verbi, ne ho registrate un paio non male, che voglio trascrivere qui:
  1. I have to go to the doctor for a check in (intendendo check up, così invece ha detto: devo andare dal dottore per imbarcarmi in aereo, più o meno..)
  2. He blew the candle up (invece di blew out, ovvero spegnere con un soffio, così invece: lui ha fatto esplodere la candela)
  3. the doctor told me to get up smoking (invece di give up, smettere, così: il dottore mi ha detto di alzarmi [a] fumare ?)
  4. Call me off when you are home (invece di call me up, cioè chiamami, così invece: sospendimi quando sei a casa..)
  5. Please hold up a minute (al telefono, in vece di hold on, cioè attendere in linea. Così invece: per favore aggredisci un attimo !)

A proposito della supposta facilità dell'inglese rispetto al - che so - tedesco!!!

venerdì 22 gennaio 2010

La tempesta e l'impeto

Prendo spunto da un intervento di zia maina su un mio post precedente, in cui cercavo di fare proseliti, ma invano, alla lingua tedesca, ...
In primo luogo vorrei mettere da parte ogni riferimento "storico contemporaneo" che qualche voce critica muove a supporto della eventuale asprezza della lingua, poichè così come i nazisti parlavano tedesco, anche i fascisti (che picchiarono mio nonno quasi fino alla morte ed uccisero uno zio...) parlavano italiano, e non per questo io smetto di parlare italiano, nè rinnego la bellezza e la musicalità della lingua di Dante!

La mia tesi è un'altra: è facile fare poesia con l'italiano, ed il francese, così come l'evoluzione dell'inglese quale lingua internazionale ci ha portato lentamente ad eleggerelo quale lingua della musica mondiale, sebbene nell'800 godesse in Italia della stessa fortuna dello svedese, lingue barbare ed inadatte alla musica entrambe!

Quando invece da una lingua che si considera ostica, ostile, si riesce ad ottenere una lirica assoluta, perfetta, allora il gioco vale la candela! Non mi metterei mai a stilare classifiche, sia ben chiaro, ma sono convinto che il tedesco sia ANCHE una lingua immaginifica: un idioma che riesce a descrivere con una sola parola una serie di idee e sentimenti quasi metafisici, malgrado la penuria di vocali e rime adatte, è un piccolo miracolo.

Non a caso la filosofia moderna (ma penso anche a Kant) usa termini tedeschi senza poterli tradurre completamente, oppure si cerca di renderne il concetto usando mere perifrasi, visto l'assenza (in italiano ed in altre lingue) di termini similmente potenti. Weltschmerz, Sehnsucht, Zeitgeist, sono piccoli gioielli di semantica.


Altro punto a favore (dal mio punto di vista, of course..) del tedesco è il suo ruolo nella letteratura europea moderna: il mondo dei sentimenti, e lo stesso concetto di amore (sic!) e passione così come li conosciamo, non esisterebbero senza lo Sturm und Drang ed il Romaticismo!
Strano a dirsi, ma il primo vagito della rivoluzione passionale ed anti dogmatica post illuminista in Europa nasce proprio a Lipsia, e poi a Strasburgo, dal fortunoso incontro tra un giovane avvocato mancato ed un filologo universitario appassionato di lingue antiche. E chi poteva dirlo?
Nel corso degli anni ho studiato, letto, tradotto cose circa diversi momenti "epici" della letteratura europea, eppure ciò che accadde tra Lipsia e Strasburgo tra il 1770 ed il 1775 non ha pari in altre latitudini o altri momenti.
Goethe apre la porta dell'inconscio e dell'anima dell'Europa, ed Herder lo guida come un saggio Albus Silente tra le sale delle taverne e le guglie della cattedrale, attendendo solo che quel piccolo re Mida che soffriva di vertigini, potesse trasformare in oro lo spirito della poesia.
Dopo di lui, accanto a lui, lungo la sua strada lastricata di successo, si affacceranno i Romantici ed i Classici, ma quel momento fu irripetibile.

E solo questo per me vale il prezzo della grammatica, delle umlaut, delle subordinate che sono stato costretto a studiare negli anni.

Willkommen und Abschied (1771):

Es schlug mein Herz, geschwind zu Pferde!

Es war getan fast eh gedacht;

Der Abend wiegte schon die Erde

Und an den Bergen hing die Nacht

Schon stand im Nebelkleid die Eiche

Ein aufgetürmter Riese, da,

Wo Finsternis aus dem Gesträuche

Mit hundert schwarzen Augen sah.


Der Mond von einem Wolkenhügel

Sah kläglich aus dem Duft hervor;

Die winde schwangen leise Flügel

Umsausten schauerlich mein Ohr

Die Nacht schuf tausend Ungeheuer

Doch frisch und fröhlich war mein Mut

In meinen Adern welches Feuer!

In meinen Herzen welche Glut!


Dich sah ich, und die milde Freude

Floß von dem süßen Blick auf mich;

Ganz war mein Herz an deiner Seite

Und jeder Atemzug für dich.

Ein rosafarbenes Frühlingswetter

Umgab das liebliche Gesicht,

Und Zärtlichkeit für mich - ihr Götter!

Ich hofft es, ich verdient es nicht!


Doch, ach schon mit der Morgensonne

Verengt der Abschied mir das Herz

In deinen Küssen welche Wonne!

In deinem Auge welcher Schmerz!

Ich ging und du standst und sahst zu Erden

Und sahst mir nach mit nassen Blick:

Und doch welch Glück geliebt zu werden!

Und lieben, Götter, welch ein Glück!

Johann Wolfgang von Goethe

(Benvenuto ed Addio - Il cuore batteva, presto a cavallo! /E l’azione quasi precedette il pensiero; / La sera già cullava la terra, / e dai monti pendeva la luna. / Già stava la quercia vestita di nebbia, / Come un gigante turrito, là, / dove l’oscurità dietro i cespugli / guardava con cento occhi neri. // La luna dal suo cumulo di nuvole / splendeva mestamente tra le brume; / ali furtive agitavano i venti / sibilando sinistri alle mie orecchie; / la notte generava mostri infiniti, / ma infinito e gaio era il mio coraggio; / nelle vene un fuoco divorante, / e che ardore m'infiammava il cuore! // Ti vidi, e leggera gioia / Scorse dal tuo dolce sguardo su di me; / tuo fu tutto il cuore mio / ed ogni respiro per te. / Una rosea aria di primavera / Circondava il tuo amabile viso, / e quell’affetto per me – Oh Dei! / Che sì speravo, ma non mi meritavo! / / Ma poi, con il sole del mattino, / l’addio già mi stringe il cuore, / Quale delizia nei tuoi baci, / ma che dolore nei tuoi occhi! / Io andai, tu rimanesti là, guardano a terra, / e poi mi seguisti con lo sguardo umido, / eppure che benedizione l’essere amati! / Ed amare, Oh Dei, che fortuna !)

mercoledì 20 gennaio 2010

I perfetti turisti (alla faccia di Totò) !

Dal sito di BILD on line (ok, ok, non facciamo gli schizzinosi, lo so che è poco più di un giornaletto da salone di bellezza.....ma ogni tanto ci butto un occhio) riprendo e traduco alcune tra le domande più incredibili poste dai moderni turisti in giro per il mondo, registrate per futura memoria da guide turistiche, proprietari di hotel, vigili, ecc.... per costituire un vero e proprio orridiario dell'ignoranza turistica odierna!

Nota personale: in parte me ne rendo conto anch'io, visto che molti ragazzi dei diversi livelli scolastici - fortunatamente - amano viaggiare, ma sospetto che la cultura del viaggio "tutto incluso", così come quella del "weekend breve" stia danneggiando il senso geo-storico delle giovani menti... Ricordo ancora una mia allieva tutta felice di essere stata in vacanza a Tunisi in Turchia......


Comunque, ecco il fior da fiore:

  1. Un turista americano, di fronte al Colosseo, chiede alla guida a che ora inizieranno le corse delle bighe, la moglie è interessata invece ai gladiatori: a che ora lo spettacolo?
  2. Di fronte ad alcune catacombe in Sicilia, un turista - sperimentato il fresco - chiede se si possono affittare per dormirci...
  3. La guida del Museo Egizio di Torino, di fronte ad una mummia, si è sentito chiedere: "Ma è morta?"
  4. Turisti USA estasiati dalle montagne in Val D'Aosta, chiedono ai locali: "ma la neve è vera o artificiale?"
  5. Altri turisti, sempre in Val D'Aosta, all'ufficio del turismo: "Qual'è la strada più veloce per la spiaggia?"
  6. "Perchè in Olanda ci sono così tante casette per gli uccelli?" Peccato che fossero cassette per le lettere...
  7. L'americano di fiera origine irlandese finalmente nella patria europea: "Ma a Dublino, lo festeggiate San Patrizio?"
  8. Sempre nella verde Irlanda, turista estasiato da prati e brughiere si chiede stupefatto, come mai anche lì hanno già i cellulari!
  9. Americano in Inghilterra non può pagare con i dollari, allora protesta con la cassiera "Scusi, ma parlate americano, no? allora perchè non accettate i dollari?"
  10. Turista al Louvre alla ricerca della Monna Lisa: "Dov'è quella signora che ride?"
  11. Sempre a Parigi, si possono visitare gli antichi canali fognari, la turista pulita chiede: " Ma dove? sotto terra?"
  12. Turista arrabbiato a Madrid, perchè lui sa per certo che in Spagna c'é il mare, "..allora, dov'è il mare?"
  13. Nello Yorkshire, il turista preciso chiede alla stazione: "Scusi, a che ora parte il bus delle 10,20 ?"
  14. Turista al Visitor Centre di Windsor: "Mi potete spiegare perchè hanno costruito questo castello proprio al centro del traffico aereo di Heathrow?"
  15. Turista al Vallo di Adriano: "Ma l'imperatore ha veramente costruito un muro?"
Il resto - come diceva uno strano Danese - è silenzio......

domenica 17 gennaio 2010

Tutti possono parlare tedesco (o per lo meno capirlo) !

Il mio impeto divulgativo nei confronti della splendida lingua di Goethe, Schiller, Heine e compagnia bella, oggi vuole fare un passo avanti, sulla strada dell'evangelizzazione verso le masse!
Non è vero che Deutsche Sprache, schwere Sprache (lingua tedesca, lingua difficile), au contraire! Basta un buon vocabolario (magari uno di quelli on line), una minima conoscenza dei verbi base (kommen = venire; trinken = bere ecc, ed aiuta l'inglese, no?), qualche reminiscenza del latino e/o buona padronanza dell'italiano - visto che buona parte dei termini comuni hanno radici latine - e voilà!
Il gioco è fatto!
Certo... forse bisogna fare un pò di attenzione (ma poca eh!) ai cosiddetti "falsi amici", così popolari e noti anche in lingua inglese, ma d'altronde cosa vuoi che siano due o tre termini diversi, e poi parole dal suono affine non potranno avere esiti diversissimi, no?

Bene, per fugare ogni Vostro dubbio, Siori e Siore, eccomi qua alla prova: segue un breve testo tedesco basic, assolutamente "metafisico" (cioè inutile cercare di trovarvi uno scopo....) che attinge ad una serie di termini facili, facili.

Die Arte von diesem famosen Artist war in einem Bar in Berlin ausgestellt . Das Bild war brutto. Auf dem Bild war ein grosso Kind, und eine Nonne: das Kind war alt und hatte einen morbiden Golf und die Nonne hatte eine ordinäre Weste. Es war auch ein Boxer dabei, eine Bestie: “ Bau, Bau!“ sagte sie.

Ich wollte aber das Bild in einem Ast kaufen. Die Stanze mit dem Ast war dezent, und ich kam mit einem Kanister Euros. Es gab einen Konkurs, ich kämpfte gegen einen lunatischen Dirigent und habe das Bild gekauft, Oh Katze!!

Das Bild kam in einem Sakko und putze wie eine Tapete. Am Termin der Ast war ein Lunch in der Mensa: es war prima Tonne, dann Peperoni mit Pelle, Kotzen und Konfetti und eine Dose Latte.

Das war eine kalte Nacht, ich hatte meine Maschine, passierte den Po und kam nach Hause mit meinem Bild.

Cosa avrei voluto dire:

L’arte di quell’artista famoso era esposta in un bar di Berlino. Il quadro era brutto. Sul quadro c’era un grosso bambino e sua nonna: il bambino era alto ed aveva un golf morbido, e la nonna aveva una veste ordinaria, C’era anche un Boxer, una bestia che diceva “Bau, Bau!”.

Io però volevo comprare il quadro in un’asta. La stanza dell’asta era decente, ed io arrivai con un canestro pieno di euro. Ci fu un concorso, io lottai contro un dirigente lunatico ed ho ottenuto il quadro, e che cazzo!

Il quadro arrivò in un sacco e puzzava come un tappeto. Al termine dell’asta ci fu un Lunch in mensa: prima ci fu del tonno, poi dei peperoni con la pelle, cozze ed una dose di latte...

Fu una notte calda, io avevo la mia macchina, passai il Po ed arrivai a casa col mio quadro.


Cosa ho – più o meno - veramente detto:

I modi di quell’eccellente circense erano esposti in un Night Club di Berlino. Il quadro era al lordo. Sul quadro c’era un Bambino alto e d una suora: il bambino era vecchio ed aveva un Golfo morboso, e la nonna aveva un gilet grossolano. C’era anche un pugile, una belva che diceva “Costruisci, costruisci!”.

Volevo però comprare quel quadro in un ramo. La trinciatrice con il ramo era delicata, ed io arrivai con un bidone di euro. Ci fu un fallimento, io lottai contro un Direttore d’orchestra sonnambulo ed ho ottenuto il quadro, e che gatto!

Il quadro arrivo in un cappotto e puliva come una carta da parati. All’appuntamento del ramo ci fu un lunch nella mensa universitaria; ci fu ottimo barile, poi peperoncini con buccia, vomito e coriandoli, ed una lattina di asta.

Era una notte fredda, io presi il mio aereo e successe un culo ed arrivai a casa con il quadro…

Facile, no?

sabato 16 gennaio 2010

Neolingua (parte due)

Non so più cosa dire. Ormai evito la maggior parte dei TG nazionali (mi rifugio nel TG3, ma mi sembra di vivere in una riserva indiana...) e traggo nutrimento dal satellite, dal web, dai blog, da qualche giornale.
Ho la pelle d'oca quando penso che invece il 70% dei miei simpatici connazionali, che non hanno possibilità, o voglia di attingere volontariamente ad altre fonti, pascolano beati nei maggesi di Minzolini e soci...
Sono (siamo?) alla frutta. Ed allora i pomi migliori me li scelgo io, cribbio! E vado dritto, dritto al piatto di Orwell:

Sei lento a imparare, Winston" disse O'Brien, con dolcezza.

"Ma come posso fare a meno..." borbottò Winston "come posso fare a meno di vedere quel che ho dinanzi agli occhi? Due e due fanno quattro."

"Qualche volta, Winston. Qualche volta fanno cinque. Qualche volta fanno tre. Qualche volta fanno quattro e cinque e tre nello stesso tempo. Devi sforzarti di più. Non è facile recuperare il senno."

Spacciare deliberate menzogne e credervi con purità di cuore, dimenticare ogni avvenimento che è divenuto sconveniente, e quindi, allorché ridiventa necessario, trarlo dall'oblio per tutto quel tempo che abbisogna, negare l'esistenza della realtà obiettiva e nello stesso tempo trarre vantaggio dalla realtà che viene negata... tutto ciò è indispensabile, in modo assoluto.




Ho un pò di nausea stasera. . .

mercoledì 13 gennaio 2010

Il libro in trincea?

Secondo le ultime rilevazioni da Amazon, nel periodo natalizio 2009 le vendite dell'E-book hanno superato - per la prima volta - quelle dei libri tradizionali.
Il prodotto/gadget più ordinato è stato il già leggendario Kindle, il supporto elettronico per gli e-books, che sta facendo passi da gigante nell'editoria mondiale.
Seppure nutra una vivace ed attenta curiosità per ogni novità elettronica, ed ammetta che il libro elettronico abbia una sua utilità, non riesco ad immaginarmi un mio mondo senza libri, senza polvere, carta, pagine stropicciate, paragrafi sottolineati e geroglifici ai margini di un testo...
Ho qualche testo in formato PDF (o Stanza) nel mio I-Phone, di tanto in tanto attingo ai file che scorro velocemente sullo schermo del PC (lo sto facendo anche adesso, d'altronde..) ma il pensiero di una sostituzione totale della carta da parte di un algido lettore elettronico non mi affascina.
Certo, so che queste sono ragioni soprattutto dettate dal sentimentalismo, dalla tradizione, dall'amore (se vogliamo esagerare) per i libri cercati, comprati, letti e poi riordinati in una libreria; mi rendo conto che il rifiuto del supporto elettronico potrebbe suonare un po' come il rumore di una freccia scagliata dell'ultimo dei Mohicani di fronte al rumore di un fucile yankee...
Eppure - accanto a questo sentimentalismo - vorrei addurre anche qualche riserva "pratica" al mio ragionamento: il libro cartaceo è una palestra per l'ordine e la testa, è una sfida con se stessi alla ricerca di percorsi personali segnati dalla penna, dalla matita, è un mondo in divenire, un oggetto/soggetto di cultura, un medium "freddo" da scaldare col tempo.
Un libro può seguirmi con pazienza nei traslochi, tra vecchi scatoloni, per poi essere abbandonato al suo destino, oppure riciclato, trascritto, strappato, riempito di idee e parole che saranno lette a loro volta da altri.
Mi si dice: in un solo e-book possono stare due biblioteche intere, ok. E' cosa buona e giusta, sicuramente pratica ed economica, ma chi ha bisogno di due biblioteche da consultare in giro per il mondo? Perché prediligiamo la quantità selvaggia alla qualità silenziosa? Non si tratta di accumulare punti Agip, e poi per avere tutte le informazioni c'è già la rete no?
Allora mi scuso con il progresso, ma a questo punto (ed a questo prezzo) mi terrò ancora un po' i miei libri, per sentirne l'odore, la freschezza, il tempo, la passione che una volta era mia e che oggi è loro..

domenica 10 gennaio 2010

White chapel: Jack is back !

Consigli per gli acquisti (o la visione).
Da appassionato e storico lettore/cultore di gialli, thriller, legal thriller e serie tv "criminali", non posso non seguire didascalicamente Fox Crime (praticamente sono un abbonato soprattutto per questo canale ) ed ogni novità che passa nei palinsesti.
Il piacere della scoperta in questo caso è doppio: la storia Di Jack the Ripper e di quella Londra di fine '800 mi affascina morbosamente da sempre: ho letto romanzi, racconti, biografie più o meno convincenti (tra cui l'ultimo di Patricia Cornwell) e - chiaramente - ho visto e rivisto i film e le mini serie tv fino all'abbrutimento...
Dopo questa doverosa premessa (un mio lato dark, lo ammetto, non noto ai più..) non posso che parlar bene della nuova mini serie inglese proposta proprio il venerdì sera da Fox Crime: White Chapel.
La prima puntata me la sono goduta tutto d'un fiato, ed alla fine ero persino triste che fosse già finita, ora chiaramente attendo le altre puntate!
Non è un remake, sia ben chiaro, nulla di storico e/o leggendario: la storia è ambientata nel 2008, 150 anni dopo gli omicidi, e vede uno scontro/incontro tra diverse tipologie di detective, costretti a collaborare per fermare un emulo di Jack, sebbene il nuovo boss pulitino pulitino, pieno di tic ed idiosincrasie male si ponga all'interno del tipico commissariato sporco e cattivo..
Un bel mix di attori insomma, e promette bene...
Che dire? Se siete appassionati come me di gialli e bazzicate il mondo sky dateci un'occhiata.
E buona camicia... no.... scusate (mi stavo Costandizzando..), dico visione a tutti!

mercoledì 6 gennaio 2010

Dove si parla di libri, critici parrucconi e di belle persone che se ne vanno..

Tre notizie "letterarie" a vario titolo hanno stuzzicato il mio interesse nei primi giorni del 2010 (l'anno del contatto, non dimentichiamocelo 'sto brutto sequel di 2001...) e così -visto che non ce la faccio proprio a tenere i miei pareri per me, e perchè sennochecacchiocelhoafareunblog?- ho deciso di condividerle con altri, qui.

La polemica Aldo Grasso - Tg1
Avevo notato, a malincuore, la scellerata decisione presa da quel genio indipendente di Minzolini, di ribattezzare il segmento di "diffusione letteraria" del TG1 del sabato. Il Vecchio nome (scelto da Riotta) era Benjamin, un omaggio a Walter Benjamin quindi, al prototipo dell'intellettuale moderno, al teorico della democrazia della letteratura, che può essere alta o bassa, può trattare di piccole cose, oggetti (Infanzia berlinese) così come di epica e di Storia (Il dramma Barocco), e colui che per primo - con il suo saggio L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica -comprese la potenza dei nuovi media, radio e cinema (all'epoca non c'era la TV) ed il loro uso (anche strumentale, come avverrà con i regimi autoritari) quale arma di costruzione del consenso (suona familiare, no..?) delle masse.
Nomen Omen dicevano i Romani. Beh, ora quel povero segmentino di libri in tv si chiama Billy, ed io, da buon curioso, mi sono chiesto il perchè di questo nuovo nome; la cosa buffa è che anche Aldo Grasso se l'è chiesto, e nella sua rubrica del Corriere ha fornito una serie di ipotesi sul filo dell'ironia tra cui il nome del cane di Minzolini, o quello di una bibita ecc..
La realtà purtroppo supera la fantasia: Billy è il nome di una libreria Ikea ! (giuro non lo sapevo!) e di qui la polemica: l'integerrimo conduttore di Billy attacca un pistolotto contro i critici parrucconi e la modernità dell'Ikea, una cosa da bambini risentiti per il furto di una merendina insomma. E poi sparata ad alzo zero dal SERVIZIO PUBBLICO! Senza parlare poi dei nuovi libri "recensiti" per le masse: titoletti degli amici, di amici degli amici, roba Eri-Rai ecc...
Insomma un polverone, almeno per l'Italia! Già perchè all'estero da anni si fa cultura in TV (apostrophes in Francia, Literarisches Quartett in Germania..) e non ad orari da netturbini dell'AMA!
Fatto sta che il segmentino (vera foglia di fico con cui la Rai copre le sue vergogne..) letterario ora si chiama come una libreria, prima si chiamava come uno scrittore: è il segno dei tempi. Dal contenuto al contenitore, dalla parola all'immagine, dalla libro al catalogo... sigh!


Anobii - un paese di critici
Il secondo "fatto letterario" nasce anch'esso dalla lettura di un articolo, apparso sul Fatto Quotidiano: si parlava di un sito internazionale (di cui esiste una ricca versione italiana) in cui tutti i lettori possono commentare e recensire i propri libri, una specie di scuola critica nello spirito wiki, insomma: Anobii.com .
Lo strano nome e il plurale del termine latino Anobium, niente di più efficace che il tarlo della carta, e la cosa mi è subito piaciuta! In effetti è utile, è un sito dove non troverete recensioni paludate e colte (e non per tutti i libri del mondo, ovviamente), oppure prezzolate (vedi Billy), ma pareri, stroncature, entusiasmi, tiepide accoglienze di libri nuovi e vecchi; alcuni post sono molto arguti e poi tutti possono condividere i propri pensieri ed entrare nella comunità!
Alla faccia di chi pensa che la critica è morta! Ve lo consiglio di cuore: a volte il parere espresso è diametralmente opposto al proprio, oppure un libro che si reputa poco adatto viene recensito benissimo ecc... Insomma, un vero spasso per i bibliofili come me!


Un Placido Addio
L'ultima notizia purtroppo è triste: proprio oggi, 6 Gennaio, è morto Beniamino Placido, una "bella persona" come direbbe Uolter Veltroni (che -guarda il caso - gli cedette la sua rubrica di cinema su Repubblica quando entrò in politica.. il cinema ci ha guadagnato, a posteriori...), un umanista curioso e poliedrico, proprio come sarebbe piaciuto a Walter Benjamin!
Io ne ricordo con affetto gli articoli sulla TV, le recensioni cinematografiche, ma anche l'emozione di averlo incrociato, un millennio fa, all'Università La Sapienza, nel corso di una Lectio Magistralis che tenne insieme ad Alessandro Portelli (mio mentore per la letteratura anglo americana) suo successore su quella cattedra, dove si iniziò col parlare di Moby Dick e si finì per parlare di Ed Sullivan, della TV e dei mass media USA paragonati a quelli europei, di fumetti e di politica, il tutto con una semplicità ed una profondità che poche persone avevano...
Un altro uomo intelligente ci ha lasciati, ed oggi il suo giornale, La Repubblica, ne delinea un bel ricordo, che vi invito a leggere. Un invito che rivolgo in primo luogo a chi (giovane, beato lui!) non ne avesse mai sentito parlare.


In momenti come questi sono diviso tra 2 sentimenti: la nostalgia per l'abbandono e la certezza che non potrò più godermi le sue parole, ed il sollievo, perchè almeno a lui è stato risparmiato lo strazio di vedere il crepuscolo sociale e politico di questa nostra nazione abruttita (vedi il post di Daniele il Rockpoeta..), mentre noi siamo qui, che aspettiamo i barbari.

domenica 3 gennaio 2010

Ma come fanno i marinai?

Leggo sulla Repubblica on line un articolo il cui titolo basta già per darmi una scossa alla testa ed al cuore:
De Gregori e Dalla insieme trent'anni dopo Banana Republic.
Passato il primo shock emozionale, mi metto a leggere del progetto (perché secondo i soliti rumors ancora di un vago progetto si tratta...) e nelle orecchie parte automaticamente la colonna sonora che accompagna la lettura, come in un film: "laggiù nel paese dei Tropici, dove il sole è più sole che qua..." .
A volte do' per scontate alcune informazioni e/o sensazioni, confidando che ormai queste facciano un po' parte della storia comune italiana (la Storia siamo noi, riecheggiando proprio De Gregori), e non mi rendo conto che - invece - il concetto di storia e quello di passato (comune) sono estremamente sopravvalutati da quelli della mia generazione.

E dire che ho prove tangibili di questa diacronia ogni giorno, a scuola, nella vita comune: ogni volta che cito - di passaggio - un fatto storico, o di semplice costume, che fa da "cornice" ad un altro (che reputo magari più importante e sui cui vorrei soffermarmi..) vedo facce interrogative e dubbiose, manco parlassi di fisica nucleare. Allora sorge spontanea la domanda: "ma voi ne avete sentito parlare, vero?" e la tremenda risposta monosillabica: "No!"

Vivendo in un mondo Windows, in cui apriamo tante finestre di comunicazione contemporaneamente, non abbiamo tempo (né voglia) di approfondire, e puntiamo all'immediatezza del fatto, alla velocità del riscontro, no alla sua spiegazione "storica".
Ecco quindi che milioni di ragazzi vivono in un eterno presente, ed il passato prossimo (gli anni 80) viene sovrapposto e confuso col Medioevo, piuttosto che con gli anni della guerra, creando così un effetto paradossale di miopia storica che fa la felicità di molti politici attuali, i quali puntano apertamente sull'oblio generalizzato per - dico a caso - riabilitare ladri e malfattori e porli sullo scranno degli eroi... tanto tutti confidano nell'amnesia (e nell'amnistia direi) del popolo bue!
Vabbè, ma - dirà qualcuno - tutto questo pistolotto da storiografo acido, che c'azzecca con Banana Republic? C'entra, a modo suo. Mentre leggevo l'articolo sopracitato, mi chiedevo, infatti, come avrei potuto spiegare a chi non c'era in quel 1980, cosa rappresentò per la società, per la musica, per i sogni di una generazione quella tournée e quell'indimenticabile album?
Come trasmettere l'emozione di un pischello (quale io ero allora) che si nutriva di cantautori e chitarra, di poesia musicale e sensazioni da proto-teenager ai giovani d'oggi?

La risposta non ce l'ho, sia ben chiaro, quello che ho è invece un gomitolo di emozioni, una Soundtrack spirituale che lega Santa Lucia a Come fanno i marinai, Bufalo Bill (una mia passione eterna) a Piazza grande, le note alla memoria, il cuore agli occhi, l'utopia giovanile al disincanto dell presente, l'America sognata all'Italia desiderata.

Non amo particolarmente le operazione "furbette" di riconciliazione musicale, le reunions forzate dei gruppi storici a distanza di anni, ho paura di rimanere deluso, perché la voce e le facce dei miei ricordi raramente combaciano con quelle attuali, ma ammetto che conservo la speranza di poter rivivere, almeno per un paio d'ore, quelle atmosfere magiche.


venerdì 1 gennaio 2010

Buoni propositi - Gute Vorsätze

Was sind deine Vorsätze für das Neue Jahr?
Qulche annetto fa (parecchi a dire il vero..) ho passato le vacanze di Natale in Assia, con amici e parenti, ed alla vigilia di capodanno tutti, regolarmente, chiedevano: "Quali sono i tuoi propositi per l'anno nuovo?"

Boh? ancora me lo chiedo, anno dopo anno. Il Natale mi piace, sono un "family guy" (non Peter Griffin eh...!), mi piace passare le ore sonnecchiose e pigre al caldo della casa, con famiglia ed animali, mentre da qualche anno evito di festeggiare San Silvestro, un po' per pigrizia, un po' per un malcelato snobismo verso le feste "comandate", piene di folla gracchiante, gente ubriaca e sudata che si sforza di essere gioiosa perchè ha pagato il cenone tutto compreso...
Diciamo che preferisco fare altre cose...... o non fare nulla. Punto.

Allora mi voglio concentrare sull'anno che verrà, e per uno che giudica il tempo un'inopportuna convenzione umana, capirete che non è impresa facile.

Dei desideri e delle sperannze legate al primo dell'ano poi non voglio nemmeno parlare, tanto sfigato come sono è inutile perderci tempo; diciamo solo che spero di sopravvivere il meno peggio possibile!

Allora limiterei i miei buoni propositi a due/tre, tanto se ne elencassi di più, so già che non riuscirei a mantenere le promesse.

Primo proposito: una vita più sana, in tutto, sotto ogni aspetto "clinico", perchè se volessi suicidarmi lo farei con un colpo solo, e non rinunciando piano piano ad i miei organi più cari...
Secondo proposito: portare a termine ciò che comincio (o che solo ho intenzione di iniziare) in ogni campo, da quello lavorativo a quello sociale, e/o riprendere in mano qualche buona abitudine perduta nel tempo, insomma diciamo che punto ad un po' meno di incertezza ed un po' più di coraggio va...
Terzo proposito: smettere di pensare al peggio (ai guai, alle sventure, alla morte..) un'ora sì ed una no, un pizzico di ottimismo al giorno, a piccole dosi, penso non farà male, no?

Tutto qui. A buona memoria.