Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

lunedì 13 maggio 2013

Gabbato lo Santo

Anche questa è andata: oggi c'è il sole, con un venticello frizzantino (aka: tramontana della maronna...) che sembra spazzare via tutto, ripulendo l'aria, le teste, gli occhi e l'intera città.


La 45ma edizione della Corsa all'anello è storia di ieri, con i suoi vincitori (mezule), e gli sconfitti (gli altri 2 terzieri, of course), con gli sfottò di rito, il nobile corteo notturno del sabato di vigilia, e la sua versione più rilassata della Domenica.



Anche quest'anno ho visto di tutto: circensi medievali, popolani gracidanti, belle dame e dame meno belle (ma raccomandate),  nobili cavalieri con la barba di San Nicola e Famigli imberbi che reggono enormi spade, taverne chiassose fino alle 2 di notte,  frequenti slalom nei vicoli mattutini tra bottiglie vuote, vomito secco e candele bruciate, l'odore dolce della legna e della pizza appena mangiata, e quello  acre d'incenso dalle chiese sempre aperte, le simpatiche tavolate di amici che si prendono allegramente per il culo, e gli insopportabili gruppi di teenagers alcolizzati che fanno danni solo per esistere.

 


Ho visto le nuove generazioni farsi avanti: i piccoli pulcini suonare tamburi più grandi di loro, i bei nipoti che seguono le orme dei padri e degli zii (moi!) e partecipano al corteo con l'orgoglio familiare, le piccole bambine di un tempo che oggi portano gli anelli e si fanno ammirare da tutti.. Sic transit gloria mundi.




Una città è fatta di mura, di torri e di porte, di vicoli e piazze, ma anche  di gente, di odori e di colori, di grigio e di bianco. Qui la storia sembra vivere sotto il selciato  per 11 mesi all'anno, come un ladro in attesa della prossima vittima.



Poi però la  Storia esplode: tra Aprile e Maggio il tempo si dilata e Narni torna ad essere la Terra di Mezzo, dove placidi turisti e simpatiche casalinghe, affacciandosi nei vicoli che portano alla Rocca, non si stupiscono più di tanto nell'imbattersi in loschi figuri in abiti medievali , o in nobili madonne che si acconciano i capelli a vicenda, in mezzo alla via, con jeans attillati sotto tuniche di seta.



La corsa  è come il Principe azzurro a lungo bramato, venuto a svegliare la bella Rosaspina appisolata tra l’industria ed i caffè, ed ecco che il miracolo di Maggio, di Narni e del suo San Giovenale  prende vita sotto i nostri occhi.



sabato 4 maggio 2013

Il Re-censore

Prima cosa: ho ricominciato a leggere. Molto. Ma proprio tanto, e da un po' ormai. Mi mancava, lo ammetto; forse la pigrizia mentale (unita a quella atavica, fisica) sta lasciando il posto ad una rinnovata curiosità. O forse - cosa molto più verosimile - il mio subconscio ha deciso di svegliarsi e darmi una spinta per colmare le millemila lacune che ho diligentemente accumulato nella mia vita.



Leggo roba di tutti i generi. Spesso rileggo cose già lette ai tempi dell'università, ed il brutto è che mi tocca pure ricomprarli  i libri, porcapupazza, visto che sono spariti  oppure prestati  rubati e mai tornati indietro.
Galleggio su una media 3/4  libri al mese ormai. Dai mattoni di saggistica varia ai libri di viaggio, dai neo-classici della letteratura ad alcune (poche) felici scoperte.



Leggo per lo più - data la mia natura - roba straniera e quando posso in lingua (inglese e tedesco), schifo un po' gli italiani, lo ammetto, ma mica insegno italiano io....!
Leggo per diletto, per riscoprire, per informarmi (e quindi scriverne) e spesso leggo per recensire.
Già: il progetto Babele (di cui ho parlato qui) va incredibilmente avanti, e sembra che piaccia (ai più), quindi leggo, analizzo, sintetizzo, scrivo e cerco di guadagnare qualche lettore  in più alla causa.

Vado sul sicuro comunque: mi affido alle mie passioni (fortunatamente molte e varie) e le ripropongo a chi non le conosce; per i miei due ultimi articoli mi sono riletto Sepulveda, Chatwin, Steinbeck e persino woody Guthrie ed il Boss (del boss più che altro ho riascoltato i pezzi però..) e da questo marasma sono nati questi due pezzi:



martedì 23 aprile 2013

Auguri Bardo !

Il 26 Aprile 1564 il registro parrocchiale della Holy Trinity Church di Stratford registra il battesimo di Gullielmus filius Johannes Shakspere e visto che solitamente il battesimo avviene pochi giorni dopo la nascita, considerato il fatto che il 23 Aprile è anche dedicato a San Giorgio, Patrono d'Inghilterra, tradizionalmente il 23 Aprile è considerato il giorno natale di William Shakespeare.

Allora: buon Compleanno Cigno di Stratford! Grazie per aver contribuito - in molti sensi - a ciò che sono oggi, nel bene e nel male. 


All the world's a stage,
And all the men and women merely players:
They have their exits and their entrances;
And one man in his time plays many parts,
His acts being seven ages. At first the infant,
Mewling and puking in the nurse's arms.
And then the whining school-boy, with his satchel
And shining morning face, creeping like snail
Unwillingly to school. And then the lover,
Sighing like furnace, with a woeful ballad
Made to his mistress' eyebrow. Then a soldier,
Full of strange oaths and bearded like the pard,
Jealous in honour, sudden and quick in quarrel,
Seeking the bubble reputation
Even in the cannon's mouth. And then the justice,
In fair round belly with good capon lined,
With eyes severe and beard of formal cut,
Full of wise saws and modern instances;
And so he plays his part. The sixth age shifts
Into the lean and slipper'd pantaloon,
With spectacles on nose and pouch on side,
His youthful hose, well saved, a world too wide
For his shrunk shank; and his big manly voice,
Turning again toward childish treble, pipes
And whistles in his sound. Last scene of all,
That ends this strange eventful history,
Is second childishness and mere oblivion,
Sans teeth, sans eyes, sans taste, sans everything.
(As You like it)



"Tutto il mondo è un palcoscenico,
e uomini e donne, tutti, sono attori;
hanno proprie uscite e proprie entrate; nella vita
un uomo interpreta più parti, ché gli atti
sono le sette età. Primo, il bambino sbava
e piange in braccio alla nutrice, poi lo scolaro,
piagnucoloso, con la sua cartella
e il volto infreddolito dal mattino,
che si trascina svogliato, come una lumaca,
verso la scuola; e poi l'amante: sospira
come una fornace la ballata triste
composta per il sopracciglio dell'amata; e poi
il soldato, pieno di strampalate imprecazioni,
baffuto come un gattopardo, geloso dell'onore,
impulsivo e pronto al litigio, sempre alla ricerca,
anche nella bocca del cannone, d'una reputazione
da quattro soldi; e poi il giudice, pancia rotonda,
piena di bei capponi, occhio severo, e rasatura
a dovere, saggio acume, pedanteria aggiornata,
recita la sua parte; la sesta età ti trasforma
in un debole pantalone in ciabatte,
le lenti al naso ed una borsa al fianco,
calzoni d'un tempo ancora conservati,
un mondo, un mondo troppo largo per le sue gambe rinsecchite,
e la voce, da maschio, di nuovo ridotta
al falsetto infantile: striduli fischi
dal suono incrinato; l'ultima scena, infine,
a conclusione di questa varia strana storia,
è una seconda infanzia, puro oblio,
senza denti, occhi, gusto, senza niente."
(Come vi piace)




venerdì 5 aprile 2013

I cieli sopra Berlino

Da qualche tempo collaboro ad una rivista/quotidiano locale on line, non come giornalista (non ne avrei né  titoli, né tempo...) bensì come "recensore" di libri.
E' un piccolo divertissement culturale con una sua rubrica quindicinale, che abbiamo voluto chiamare Babele (visto il mio interesse per le letterature straniere, e forse anche per il ricordo di una bella trasmissione culturale in TV di Augias anni fa'...), e così i miei amici -redattori mi hanno affidato questo piccolo spazio di riflessione, dove posso liberamente sproloquiare di libri che ho amato e che amo, e non necessariamente degli ultimi best-sellers.


La cronaca mi da' lo spunto per la scelta del volume, ed allora io propongo le mie riflessioni, e voli "pindarici" con la speranza di essere letto senza troppe pretese (e con il minimo sindacale di insulti...) e - magari - incuriosire altri a ciò che sto leggendo.

Sono stati pubblicati già 2 articoli (questo e questo), ma questa settimana, prendendo punto dalla notizia che riguarda la celebre east side gallery di Berlino  ho voluto scrivere di uno dei miei primi amori letterari: Christa Wolf ed il  suo "cielo diviso".

Se siete curiosi si sapere cosa (e come) scrivo, ecco qui il link:

Grazie a tutti.


giovedì 4 aprile 2013

Vita da gatti

La vita dopo  Madame va avanti, malgrado tutto. Grazie ai miei due Gracchi:








lunedì 25 marzo 2013

La Pasqua a tavola dalle mie parti

Rilancio anche qui il post che ho scritto nell'altro blog (grano e sale) per chi non avesse voglia di cliccare a destra, e visto che è a tema "Pasquale" ed alimentare, spero possa interessare anche i miei amati lettori curiosi su queste pagine.
Si parla di Pizze, formaggi, uova dolci ed altre facezie in Umbria e zone limitrofe.
Buona lettura:



giovedì 21 marzo 2013

Recupera

Ogni decennio, ogni generazione ha le sue parole d'ordine: un tempo si chiamavano "slogan", un termine arcaico, scozzese che originariamente significava urlo di battaglia, per indicare ogni frase memorabile  pronunciata dal Re, dal capo o da un generale prima di una guerra, per caricare i propri soldati.

Gli anni '80 hanno visto la mutazione dello slogan in ogni campo, da quello politico a quello televisivo, ed in un decennio lo slogan si è rapidamente trasformato in "spot pubblicitario", annuncio di grandi offerte televisive, piuttosto che di grandi battaglie, perdendo l'antico spessore "immaginifico", svuotato di significati riempendosi di immagini kitsch che ne hanno accompagnato la comparsa in  TV, definendo una merce piuttosto che un'idea (come aveva già previsto Walter Benjamin negli anni '30) ed allora le parole ripetute a voce alta ci hanno travolto, ci hanno "rincoglionito" ed hanno formato un unico kitsch onirico (per dirla alla Jung) distillato dalla televisione onnipresente.



Alcune parole - grazie a Dio - si sono salvate, e seppure strettamente legate alle prime immagini a colori che ci nutrivano dal tubo catodico, hanno segnato le nostre coscienze di teleutenti e cittadini, imprimendosi nella memoria, fornendoci l'humus di una radice comune, contribuendo a definire la nostra indefinibile Generazione X.
Tra le parole e le immagini che mi hanno definito ci sono sicuramente quelle proferite dal giornalista in TV che  annunciò il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro,  ed anche - per passare a cose più liete -  il celebre grido di Nando Martellini alla finale di Italia-Germania nel 1982 con i suoi tre "Campioni del Mondo", e le parole (appena intuite, quasi leggendo le labbra) del presidente Pertini che - rivolto ai suoi vicini - dice "ormai non ci riprendono più"!



In mezzo, nel 1980, mentre il mondo era ancora diviso in blocchi, ci furono le Olimpiadi a Mosca, senza gli USA che, per protesta contro l'invasione sovietica dell'Afghanistan, rimasero a casa, alimentando le speranze di vittoria dei noi poveri europei.
La nostra gara era sicuramente quella dei 200 metri piani, non i 100 - la gara per eccellenza, la vetrina dei moderni eroi - ma i più riflessivi 200, con il nostro eroe personale, familiare: Pietro Mennea.



Rivedendo le immagini oggi non posso che osservare come l'ideale dell'atleta invincibile di quel tempo sia lontano anni luce da quello attuale: guardando Mennea accanto a Bolt, o Micheal Johnson (che gli strappò il record mondiale di 19,72 dopo quasi 20 anni !) rivedo i miei eroi: imperfetti, gracili, dalle gambe lunghe e le facce sofferenti, ripenso al mio idolo di allora: Spillo Altobelli, esile come un giunco, con un quarto dei muscoli di un qualsiasi Balotelli moderno,  sempre a rischio di rottura (ai miei occhi preoccupati), eppure combattente, inarrivabile per me e per gli avversari.


Pietro Mennea correva veloce, ma non sembrava così veloce a vederlo in tv, sembra sempre sull'orlo della caduta, sempre indietro fino ai 100 metri, un eroe stanco, uno di quegli atleti che- nel caso avessi puntato 1000 lire - ti preparava mentalmente alla sconfitta, a dare i soldi ai tuoi amici, eppure nel tuo profondo sapevi/speravi sempre nel miracolo, nel colpo finale.

La finale dei 200 metri di Mosca è uno di quei momenti che mi hanno definito: per anni - con  gli amici a scuola - ci ripetemmo a vicenda la telecronaca della gara vista in TV, la sapevamo tutti a memoria, così come ancora oggi mi ricordo della formazione dell'Italia del 1982, era un suono che dava sicurezza, come un mantra.
La fatica negli occhi di Mennea, il suo andamento sghembo, l'insicurezza di un italiano abituato a correre sulle strade polverose del sud è tutta in quei 200 metri, e la sua vittoria finale (inattesa? forse no, sperata, desiderata) ha contribuito a cementare la mia generazione più di quanto potesse fare la scuola o la famiglia in quegli anni '80.



Le parole del telecronista riflettono questa incredulità, la poca fiducia riguardo alla vittoria, fino alla svolta, nel rettilineo finale, quando la parola RECUPERA risuonò come un'eco in  TV e nella nostra testa di allora, ed oggi ancora risuona nella memoria..

La rimonta di Mennea fu quella di un'Italia difficile, quasi disperata, che cercava di uscire dagli anni di piombo, senza sapere che stava invece per cadere in quelli di fango (cit. Altan) di tangentopoli, di altri segreti e misteri, con  Ustica e Bologna appena alle spalle, e la morte dei suoi leader storici dietro l'angolo. Ma in quell'estate strana, senza gli americani, con i sovietici, la DDR, l'intero patto di Varsavia in campo, la sua rimonta fu un atto eroico.
Oggi Mennea se n'è andato. Che la terra ti sia lieve, e velocissima.


domenica 17 marzo 2013

Happy Paddy's Day !

Oggi è San Patrizio, e sebbene abbia dedicato molte riflessioni, qualche post e tanti sogni alla mia Irlanda (che è come la mia prima cotta adolescenziale, sarò cresciuto, ho amato altre donne, ma lei resta sempre il primo amore !) non posso rinunciare a dedicarle un pensiero anche quest'anno.

Quindi - anche se sono lontano e troppi anni sono passati dai miei viaggi nella terra di Smeraldo - regalo qualche parola, qualche immagine d un po' di sana musica a lei, l'Irlanda, la sua gente, il suo verde, la sua Guinness, persino alla sua pioggia ed alle strade dissestate, ed al buon san Patrizio, patrono di tutti noi che abbiamo un po' di verde nelle vene.


May you have:
A world of wishes at your command
God and his angels close at hand
Friends and family their love impart,
And Irish blessings in you heart.



 



domenica 10 marzo 2013

Without you

E' passato poco più di un mese da quando Madame se n'è andata via.  Ed ancora mi ritrovo a cercarla ogni tanto, aspettando che lei spunti all'improvviso da un angolo, magari mentre scendo le scale, tornando a casa, quando mi aspettava nel vicolo, accovacciata al primo sole di Marzo e poi si avvicinava con la coda dritta, pronta a farmi le fusa, dandomi il miglior benvenuto che  un gatto possa dare.



 Non ci ho fatto ancora l'abitudine, c'è poco da fare: 22 anni insieme sono una vita, e non si possono spazzare via in una notte ("Era solo ieri" dice Amleto alla madre, che gli ricorda come il padre sia invece morto ormai da 2 mesi...) e non importa che l'elemento mancante sia  un gatto, un uomo, un pappagallo o un cane. E' un legame più lungo di tanti matrimoni che conosco.

Il giorno dopo qualcuno mi disse: "ah, no me lo dire! da quando è morto il gatto/cane/pappagallo non voglio più averne ! ho sofferto troppo!" - No cari miei, io non ci sto: non posso e non voglio smettere di occuparmi degli animali che amo, di tutti, in ogni modo. La vita va avanti anche per gli altri, per i miei 2 maschiacci (che hanno raddoppiato la loro dose di coccole e fusa dopo la morte di Madame, quasi per rimpiazzare la sua mancanza) che si fanno gli agguati in casa, correndo tra divani  e sedie, e per gli altri, i miei "stray cats" del vicolo, quelli che ricevono il mio cibo e le mie attenzioni, le carezze che non hanno mai avuto, ed il Whiskas.


Capisco che sia difficile per qualcuno comprendere la profondità di un legame come quello che descrivo, forse - a ragione - qualcuno obietterà che solo tra umani può instaurarsi un affetto che possiamo chiamare "amore", e non posso biasimarlo. Forse avete ragione voi, ma io non posso paragonare alcun rapporto umano a quello che mi legava a Madame, e che ancora mi lega ai miei cuccioli, a quelli che mi circondano quotidianamente  così come a quelli che posso aiutare in qualunque modo (cani in affido, sovvenzioni a gruppi di volontari, cura periodica di un gattile ecc ecc...), non potrei più concepire una vita senza di loro.
Esagerato? forse. Ma ognuno ha i suoi difetti, e se devo considerare questo un mio difetto, beh, non mi dispiace.


Non sarà mai facile vivere senza Madame, ma la mia vita simil-felina non finirà con  lei.  Lei vive nel mio cuore,  negli occhi e nelle fusa dei suoi fratellini.

mercoledì 6 marzo 2013

Dear March, come in

Dear March - Come in
How glad I am
I hoped for you before
Put down your Hat
You must have walked
How out of Breath you are
Dear March, how are you, and the Rest
Did you leave Nature well
Oh March, Come right upstairs with me
I have so much to tell

I got your Letter, and the Bird
The Maples never knew that you were coming
I declare - how Red their Faces grew
But March, forgive me
And all those Hills you left for me to Hue
There was no Purple suitable
You took it all with you

Who knocks? That April
Lock the Door
I will not be pursued
He stayed away a Year to call
When I am occupied
But trifles look so trivial
As soon as you have come

That blame is just as dear as Praise
And Praise as mere as Blame
(E. Dickinson)

Nota a margine:  una poesia non dovrebbe mai essere spiegata né tanto meno commentata, bensì assorbita, bevuta, goduta. In questo caso poi il titolo è esemplificativo: spero che Marzo si porti via le lacrime, i malumori, i dispiaceri (grandi e piccoli, personali e collettivi) di un bruttissimo Febbraio, e spero che lo faccia sulle ali della poesia di Emily Dickinson, una poetessa che ho imparato ad amare da adulto, a cui sento di avvicinarmi sempre di più, con l'età, e che sto cercando di far amare ( o perlomeno legger e capire) ai miei studenti. I risultati fin'ora sono "swinging", ma non dispero.
Buona Primavera a tutti, belli e brutti.