Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

venerdì 29 febbraio 2008

Narni ed il Ghirlandaio

Approfitto di una piccola, ma - per me almeno - importante modifica approntata al blog (ho aggiunto una galleria fotografica della mia città in formato "diapositive" da Picasa ) per riparlare un po' della mia cara Narni.
Lo faccio un po' fuori dagli schemi, con lo spirito del montaggio Benjaminiano che -d'altronde - pervade un po' tutto il mio blog, e quindi prendo a prestito le parole che un mio caro amico e concittadino (Francesco Bussetti) ha scritto ormai più di un anno fa' in occasione dell'inaugurazione del nuovo museo cittadino a Palazzo Eroli.


L'occasione fu più precisamente quella dello spostamento di una straordinaria Pala d'Altare, opera del Ghirlandaio, che dopo aver impreziosito per oltre un secolo la sala consiliare del Comune di Narni, ha trovato una nuova collocazione proprio nel piano nobile del neonato museo (che vi invito caldamente a visitare, non appena verrete a trovarmi!), in una cornice suggestiva e molto vicina allo spirito originale dell'epoca della sua esecuzione.


L'articolo è interessante in quanto ne ripercorre un po' la storia e le traversie nei secoli, ed è al contempo uno spaccato della "vitalità culturale" della mia cara città silente (come la descrisse D'Annunzio) anche dopo il voltare del millennio:


Oggi, dopo 136 anni, con una manovra per certi versi rocambolesca, la grande pala d’altare “Incoronazione della Vergine” del Ghirlandaio, esce dal Palazzo Comunale di Narni ed entra a Palazzo Eroli, nuovo museo cittadino. Un destino ambiguo è toccato a questa pala d’altare uscita dalla bottega fiorentina di Domenico Bigordi per essere allocata a Narni, intorno al 1486, fuori porta, in mezzo alla navata della chiesa conventuale di quei frati che portavano gli zoccoli (i zoccolanti).

Nasce già vecchia come modello di pittura e appartiene al gusto arcaico del committente (il cardinale Berardo Eroli). Ma, si sa, anche gli artisti tengono famiglia (e bottega) e allora si attacca il cavallo dove vuole il padrone. Eppure sarà proprio quel modello arcaico ad avere inaspettata fortuna. Molti committenti chiederanno ad artisti “in voga” di fare per le loro chiese una pala “alla maniera” di quella fatta dal Bigordi per Narni.
Poi lungamente l’opera cade nel disinteresse. A Narni i viaggiatori vengono per vedere il colossale ponte romano, raramente cercano altro, solo pochi, hanno sentito parlare di questa rappresentazione.

E’ un po’ grama la sorte: la bella tavola narnese smarrisce addirittura la memoria dell’autore. Per gran tempo se ne parla riconducendola allo Spagna, a Filippo Lippi, al Pinturicchio, ad altri.
I frati la spostano dal punto in cui doveva stare arretrandola sulla parete finale della chiesa, così però finisce l’effetto voluto dall’autore e decade la specificità. Sulla “palla” d’oro doveva infatti battere il sole attraverso il rosone della facciata provocando una esplosione di luce, una emozione per il mistero divino, una impressione dirompente, didascalica e di immediata percezione.

Quest’opera è in effetti una macchina di luce fatta per interagire con “la” luce del sole. Per questo deve anche servire, secondo Domenico, tutto quell’oro che il committente ha preteso (e pagato) in omaggio ad uno stile pittorico che era stato molto in voga. E la bottega, ben munita di ogni specialista, non aveva alcun problema nello stendere foglie d’oro su una tavola.

Poi quando sembra che nulla si modifichi mai, il mondo cambia.
Da queste parti finisce il tempo del “Papa re” ed arriva il Re d’Italia. I beni artistici delle corporazioni religiose vengono requisiti e vanno a formare tante raccolte civiche.
A Narni però non c'è un luogo che possa accogliere tante opere ed il Comune decide di ospitare tutto a palazzo, anche la grande pala. C’è chi pensa di dar lustro alla città ma a quel punto lo strappo è fatto: non c’è più il contesto, non ci sono più le condizioni di luce, è finita la funzione devozionale. Per la “Coronazione” comincia una nuova fase di vita: gloria o declino?

Il trasferimento avviene il 13 luglio 1871, un giovedì, un caldo bestiale. L’opera sottratta “ai preti” si guadagna pian piano una nuova funzione: diventa un segno di identità e visibilità cittadina, una icona narnese. Ora si ricompone una relazione di più alto profilo tra la pala e la città: l’opera entra al museo, in un museo pensato proprio intorno ad essa.
Dal cardinale Eroli a Palazzo Eroli e nuovamente di giovedì! Una intrigante persecuzione di allusioni e ritorni. Che destino, anzi che storia!

(Francesco Bussetti)

mercoledì 27 febbraio 2008

Acrostici vespertini

Acrostico: Un acrostico (dal greco tardo ἀκρόστιχον, composto di ἄκρον, «estremo» e στίχος, «verso») è un componimento poetico in cui le lettere o le sillabe o le parole iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase...
In origine l'acrostico aveva probabilmente una funzione magica. Si possiedono esempi di acrostici già in composizioni sacre babilonesi (...). Altri esempi di acrostici dell'antichità sono alcuni
Salmi della Bibbia, i cosiddetti "Salmi alfabetici" in cui l'inizio di ogni verso presenta, nell'ordine, tutte le lettere dell'alfabeto . (da Wikipedia)

1. Acrostici geografici


BERLINO
Alexanderplatz

Al centro dell’est
La piazza mi attende e non c’è.
Estranea la strada ed i luoghi.
Xanadu è persa da tempo, qui resta Berlino.
Accanto alla torre, di fronte all’hotel
Non vedo che ombre, di gente e di ore
Da lungi già scorgo il corpo minuto
Ed oltre la fonte, Nicola al quadrato
Ritorna alla mente l’arrivo sconnesso,
Passato quel Biberkof nulla più resta
Le pagine sì, la lingua ed il nesso
Al centro del nulla, in mezzo al futuro
Tra voci lontane e pagine bianche.
Zentrum der Welt, der doppelten Stadt. Willkommen die Herren, willkommen zum Platz.


DUBLINO
Temple Bar

Tempio d’alcolici Dei
Emerso dal fiume notturno
Mi attende nel Dedalo, di vicoli e strade
Pensate per perdersi nei fumi di Guinness.
Le porte si aprono e mai si richiudono
E poliformi le folle invadono vie.
Birra che sfuma come acquerello.
Attendere il turno, vi prego clienti!
Rest you all gentlemen, and drink to the Liffey...




2. Acrostici onomastici (dedicato a qualche blogger)



Bistratta sovente islandesi distanti

Attento alla beffa, incoscente del danno

Osa dall'Ade svegliarne sì tanti

Lontani isolani vendetta daranno!


Grifo nascosto in acropoli assente

Accorto lettore di voci e parole

Nel mondo virtuale di tutti parente

Dai monti innevati alle terre del sole

Al rosso non vuol abituare i suoi occhi

La flebil speranza del druido non muore

Finchè sta a Perugia però vedrà Locchi




Melusina che balla nei pressi del mare

Ancora insicura del proprio elemento

Ricorda un suo tempo distante ed attuale

In cerca di pace, ricorda il tormento

Aspetta da sempre un segno, una stella

Rimane in silenzio, e osserva la sabbia

In questi momenti è ancora più bella

Tra cielo ed oceano, tra estasi e rabbia

Adesso quel tempo, vedrai, passerà.

domenica 24 febbraio 2008

Memi o non memi? (e non è Lino Banfi...)


Devo assolvere un paio di memi arretrati che ho rintracciato nelle mie emails.
Il mio pc - Abulafia - ha avuto infatti quasi un weekend di pausa a causa di una sorta di raffreddore virtuale che me lo stava portando via, dritto dritto in riparazione. Ma poi ho usato cure casalinghe, tipo quelle della sora peppina di gandalf.


Beh ora siamo alla resa dei conti, il lavoro innanzi tutto!

Allora il primo meme è un onore che devo spartire. Quindi lo faccio con piacere: Maria Rita mi ha regalato un altro premio direttamente da premiopoli: il D eci e lode!

La regola è sempre quella, più o meno, e senza indugiare toppo la potete leggere QUI.

La scelta dei miei premiandi è presto fatta. Non servono molti nomi e si può ri-premiare anche chi ne ha già avuti. Ho deciso autonomamente di premiare solo donne, e quindi, madamina, il catalogo (breve) è questo:



  • Maria Rita: perchè me lo ha passato, perchè è stata la mia prima conoscenza on line e perchè l'adoro. E' l'amica-bella-ironica-ed-intelligente che tutti noi (almeno maschietti) vorremmo avere anche nella vita reale, ma che ci accontentiamo di conoscere anche via flat sceen.

  • Dressel: spiritosa, intelligente, melomane, ecc... ecc... Vale la pena fermarsi per un po' nel suo blog, believe me!

  • Margy: se lo meriterebbe solo per le belle foto dei suoi mici, e poi è simpatica e pazzoide.

E questo è fatto.


Ora il prblema si fa serio però, ed allora "when the going gets tough, the tough gets going". Simona, simpatica dirimepettaia "de Derni" mi incastra in un'ennesima trappola mematica. Questa volta addirittura oltre confine! La sola idea di andare a rompere le scatole a dei pacifici islandesi sul loro blog lasciando commenti nella lingua di Dante (e di Di Pietro?) mi atterrisce, ma come Garibaldi rispondo: comandi!


Il meme è questo: Andare nella Top Posts di WP in lingua islandese, scegliere il post o il viso e postare un “Ummæli”, cioè un commento. Va bene qualsiasi cosa, tranne il “ciao, volevo farti i complimenti per il blog, ti va uno scambio link?”. Saluti, frasi poetiche, quello che si vuole ma rigorosamente in italiano o dialetto. Ripetere la procedura per tre volte e pubblicare, ovviamente linkandoli, i blog islandesi scelti. Passare poi la palla ad altri 5 blogger da mandare allo sbaraglio nella terra dei ghiacci.


La cosa mi fa letteralemente vergognare come un ladro, e spero vivamente di non avere ritorsioni dalla pacifica terra di Snorri e dell'Edda (dove tra l'altro si narrano vicende di Dei incazzati come bufali, perennemente in guerra che si scannano allegramente bevendo idromele..). Comunque la mia frase (poetica?) è breve, di retrogusto Goethiano e - spero - indolore:

"Conosci tu il paese dove fiorivano i limoni? Beh, ora ci campano i Berlusconi. Stanne lontano! Ciao"

Questi i 3 sfortunati scelti random (Oddio, ho evitato le facci truci tipo Vikingo, non si sa mai):

kristin thora

vitringarnir fyrir sunnan

Sveppa og Völu blogg!


Dopo questa bella figura di merda sono BEN felice di poter coinvolgere 5 altri poveri derelitti italiani in questa gogna:


Maurizio: perchè lui ama i viaggi e così se ne fa anche al nord


Suysan: perchè forse lì ritroverà i soldi che le hanno ciulato in palestra


Crudelia: perchè sembra simpatica, da STARE al gioco e speriamo non si incazzi...


Maria Cristina: colta e riservata com'è lei voglio vedere se ne ha il coraggio...


Maria: il mio colpo di teatro, se dice di sì avremo la rottura di coglioni geograficamente più distante del mondo, e lo potrà passare ai suoi amici in argentina!!


Speriamo bene, e che Dio ce la manni bona (e qui mio zio completava: "...e possibilmente senza mutande..")


venerdì 22 febbraio 2008

Cats


Sbircio qua e là nei blog della mia lista; leggo e condivido, mi indigno e sorrido, mi commuovo e rifletto.

Tanti spunti intelligenti e tanti stimoli per scrivere qualcosa di profondo e coinvolgente, per esternare le mie preoccupazioni e le mie speranze.



Ma niente: stasera la vena è sottocutanea, non vuole fuoriuscire, l'ago fatica ad estrarre il sangue, quasi come dalla famosa rapa e poi.....poi il rumore della battaglia felina che si è improvvisamente accesa in basso, in cucina mi distrae continuamente, mentre io sono nello studio, davanti al pc, e dall'alto della ringhiera li vedo, e loro lo sanno; sembra che abbiano iniziato lo spettacolo per me, nel loggione.


Echecacchio! Ho capito: stasera c'è il musical, d'altronde a Broadway è in programma da 30 anni! Cats!

Ed allora ecco l'illuminazione pitagorica: Eureka! Ho deciso: stasera dedico un post fotografico ai miei fratelli - figli - sorelle - madri col pelo, la coda e le vibrisse. Così forse li ipnotizzo un po' e mi lasceranno dormire in pace.

So: Ladies and gentlemen, please welcome my cats:


Madame (la veterana, 16 anni ben portati)

Piccolo (aka Pirinchicco, non chiedetmi perchè, 5/6 anni)


Felix (aka Macchietta, l'ultimo arrivato, il più casinista, 1 anno circa)

Madame e Pirinchicco in un raro momento

di pace (ma delle orecchie di piccolo non mi fiderei..)

mercoledì 20 febbraio 2008

Elementare, Kant!

"Outside of a dog, a book is a man's best friend. Inside of a dog it's too dark to read."
Groucho Marx

Leggo per leggittima difesa, citando Woody Allen, e leggo un po' di tutto. Ho le mie passioni, i miei "obblighi" (solitamente dei mattoni allucinanti pieni di note a piè di pagina) e gli innamoramenti fugaci.

Non so se capita anche a voi, ma la scelta del tomo predestinato a volte è del tutto casuale: un titolo curioso, il colore della copertina, il risvolto di copertina, boh? Una strana alchimia di casualità (Wahlverwandschaften -affinità elettive-per Goethe...) , produce l'attrazione pseudo-fenormonica verso QUEL libro piuttosto che per un altro.

E così mi ritrovo a placare la mia sete presso piccole oasi inattese: racconti che mi rapiscono per qualche ora, qualche giorno, oppure per un tempo più lungo, dipende dalle situazioni..

Ultimamente tengo - come spesso mi capita - diversi libri aperti in casa, tra il comodino, il bagno (sic! letture più agili e disimpegnative per affrontare gli sforzi della vita quotidiana..), lo studio, ed addirittura in macchina, da sbirciare nelle pause-semaforo o - più verosimilmente - da sfogliare nelle attese in uffici pubblici, e di nascosto, durante le infinite, inutili riunioni a scuola.

L'ultima scoperta è questa: "Critica della ragion criminale" di Michael Gregorio (Einaudi, € 11,80).


Questa la sinossi:

Prussia, 1804. Perché il grande filosofo Immanuel Kant conserva in un laboratorio segreto le teste spiccate delle vittime dei delitti orrendi che da qualche tempo fanno pensare ai buoni cittadini di Koenigsberg che la città è invasa dalle potenze oscure, forse dal Demonio? Che cosa sta cercando Kant? Chi è il vero autore del manoscritto maledetto "Critica della ragione criminale" che sembra avere a che fare con le uccisioni? E perché a indagare sui crimini viene chiamato il giovane procuratore Hanno Stiffeniis che proprio a Kant ha confessato di essere stato affascinato dalla possibilità del delitto gratuito quando a Parigi ha visto ghigliottinare il re?

In questo caso la molla che ha fatto scattare il mio interesse è nella scelta operata dagli autori (eh già: Michael Gregorio è uno pseudonimo dietro il quale - come nella migliore tradizione dei gialli alla Ellery Queen - si celano in realtà 2 autori: Michael Jacob e Daniela De Gregorio, che insegnano — lui Inglese, lei Storia e Filosofia — nella mia Umbria, a Spoleto) del protagonista: Immanuel Kant.
Del filosofo ho "studicchiato" delle cose all'università, e poi me lo sono ritrovato spesso lungo la strada della ricerca e dell'insegnamento a causa delle mie scelte didattiche.

Anni fa' ne seguii le orme sotto l'influenza di Umberto Eco (Kant e l'Ornitorinco) approfondendo la semiotica, e devo dire che l'integerrimo illuminista (Sapere aude!!) mi ha affascinato sin dal primo momento, anche se mi incuriosiva l'idea di scoprirne la faccia privata, magari in camera da notte, fuori delle aule, in piena senescenza...


Il libro dei Gregorio ce lo mostra proprio sotto questa veste, mettendolo al centro di omicidi e complotti, immerso in una Koenigsberg invernale, che sembra uscire dal film "Ombre e Nebbia", dove si intravede già il tramonto dell'epoca dei Lumi, di fronte a dubbi ed incubi già romantici.

Un libro divertente, uno spunto per rileggere anche un po' di Kant se vogliamo, un consiglio da amico; sia ben chiaro: non siamo di fronte al nuovo capolavoro del 21° secolo, ma in fondo una buona idea può nascere anche da una mela caduta in testa, ed una buona lettura non ha mai fatto male a nessuno..

lunedì 18 febbraio 2008

Faber

Continuo la mia vena musicale. Lo spunto me lo ha dato un post di Museum dove ci ricorda che il 18 febbraio 1940 nacque Fabrizio De Andrè, grande poeta contemporaneo.




Sono tra quelli che hanno avuto la fortuna di assistere ai suoi concerti, tra cui ad uno degli ultimi, prima della morte, e la sua musica insieme alle sue parole mi hanno letteralmente fatto crescere.

Stranamente tra i primi ricordi legati al Faber c'è l'episodio del rapimento, e l'angoscia provata (anche se allora appena teenager) in quei giorni di fine agosto per l'inatteso fatto di cronaca. Poi la gioia dopo la liberazione, e quindi l'amore per quell'album, da tutti conosciuto semplicemente come "L'indiano", dove ritrovai alcune tra le liriche più belle della musica italiana, dietro un velo di Maya steso per offuscare ed al contempo enfatizzare i ricordi del "Supramonte".


Mi è così tornata in mente una canzone d'amore, una di quelle che ti segnano anche se non sei innamorato, un piccolo capolavoro di sentimenti e musica, dal titolo appariscente, provocativo.
Da amare, ascoltare e basta.

Oggi, nel caos quotidiano (...ti chiedi: Come mai, Come dove nel mondo, Dove chi, Perché quando... ma non c'è più nemmeno Quelo) mi manca una figura come il Faber. Sarei curioso di sentire la sua voce, le sue idee, la sua "vibrante protesta" nel caos calmo di questi giorni.

Ma questo è il destino crudele dei buoni: la morte se li porta via lasciandoci in balìa dei calderolicicchittomastellavari. Ed allora è meglio rituffarsi nelle sue parole, parole d'amore.




Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio di Dio il sorriso.
Ti ho trovata lungo il fiume che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d'amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.
Rosa gialla rosa di rame mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno.
Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c'é stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera.
E adesso aspetterò domani per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.
T'ho incrociata alla stazione che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.
Ma se ti tagliassero a pezzetti il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio di Dio il sorriso.

sabato 16 febbraio 2008

La sindrome di Salieri

La musica è - da sempre - una delle mie passioni (e questo si era capito anche dal post precedente..), e come molti altri amici "ieri giovani" mi sono spesso cimentato con la chitarra, sin dai primi vagiti musicali.

Nei gloriosi anni adolescenziali posso dire - senza falsa modestia - di aver avuto i miei giorni di gloria: con gli amici di sempre ci dilettavamo a fare le cover (ma allora non le chiamavamo nemmeno così, noi suonavamo e basta) dei nostri gruppi preferiti, che spaziavano dagli Eagles a CSN&Y, dagli immancabili Led Zeppelin (Stairway to heaven era l'ordalia di tutti i chitarristi ambiziosi, me incluso) agli evergreen Beatles.

Poi le distanze tra noi crebbero e per esigenze lavorative la band (le bands? boh, forse eravamo inclini alle jam sessions anche noi) si sciolse, e Jack -Fabio - Frusciante è uscito dal gruppo, con maliconia, per mancanza di tempo e poca voglia di applicarsi nelle prove.

Eppure all'epoca ero un virtuoso (analfabeta del pentagramma, ma pur sempre virtuoso) delle 6 corde, spesso chiamato all'ardua funzione di "solista" della band, ovvero quello che sotto pressione era tenuto a prolungare la jam session con interminabili assoli spacca dita, ma sentivo che il limite stava pericolosamente avvicinandosi.

Con gli anni ho maturato una pasione culturale per le vicende dei geni, incompiuti e non: Mozart è stato a lungo un faro illuminante nella mia strada. Poi peròmi sono interessato alle figure parallele, alle seconde linee ai margini della genialità: Il Soccombente (di Thomas Bernhard) è tutt'oggi uno dei miei romanzi preferiti; non dico di aver parteggiato apertamente per Salieri, ma lo capisco.

Accade a volte di imbattersi nella genialità e se il talento che osserviamo è lontano dalle nostre corde, la cosa non può che farci piacere, in questo caso saremo felice parte di un pubblico estasiato.

Quando però ci rendiamo conto che quegli stessi semi di un talento immenso, che ora stiamo osservando fioriti e rigogliosi nell'arte, stentavano a germogliare nel nostro arido giardino d'infanzia, allora ci assale una sensazione strana, un misto di rassegnazione ed invidia, dove però la rassegnazione è sicuramente prevalente.

Ecco perchè i mancati scrittori (tu quoque Fabie, fili mi?) si aggrappano alle citazioni dotte, consapevoli di non poter raggiungere la pienezza espressiva di quelle parole già dette e scritte da altri.
Ma con la musica il problema è diverso: cosa si fa? si canticchia? Si strimpella? Sì.
E' un buon metodo antistress, ci placa gli animi. E' Ars gratia Artis, non lo nego. E' comunque un bel modo di passare il tempo, ed allora - sempre più raramente, lo ammetto - riprendo in mano la vecchia Durlindana e strimpello. Magari le nocche delle dita fanno un po' male all'inizio, le giunture non sono più quelle di una volta, però per una mezz'oretta il tempo sembra fermarsi, e riavvolgersi con in un vecchio VHS, ritrasmettendoci le immagini di un film mai dimenticato del tutto, la cui trama però ci sfugge.

Molti si saranno imbattuti in internet in questo video: beh, non posso dire che LUI si il motivo per cui IO abbia smesso di suonare allora (per motivi puramente cronologici, alla faccia di Einstein), però QUESTO è il genio a cui mi riferisco.

Guardate e ditemi se un po' di impressione non la fa anche a voi...

Lui si chiama McKee ed è stato cliccato in rete più di 30 milioni di volte.


video

venerdì 15 febbraio 2008

Almost cut my hair...

Popping into the latest post of a new blogger friend (Museum) I've found a beautiful lyric by one of my greatest musical passions: Neil Young.
It's not actually one of my favourite songs: because of my age I've got a different (let's just say older) bunch of Young's songs flowing into my mind.
I was born and bred during the fab years of CSN&Y, and Déjà vu is doubtless THE LP of my life.


The sudden thought of that album took me back to those years, and to the music I loved. My bedroom was a typical piece of teenage crap: full of all that "West coast" stuff, like posters with Eagles, Jackson Browne, CSN&Y and so on...
The dream of California was definitely overwhelming within those walls, but it was MY dream after all!

Almost cut my hair is the title of a beautiful song which was included in the album, a masterpiece for every goodwilling guitar player, me included!

Today those days are over, a big part of those dreams have followed on the way, and my hair is gone as well !!

A sparkle of that fire is still burning inside of me, and even though I try to keep it on, day after day, sometimes it seems to chill down in my poor, empty heart..


martedì 12 febbraio 2008

San valentino colpisce ancora...


Ebbene sì, lo ammetto! Ogni anno provo a scansare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o almeno a prender l'armi contro un mare di tribolazioni e combattendo disperderli, ma poi ci ricasco sempre!

Che ce voi fa'? So' romantico! E dire che ultimamente mi manca pure la materia prima! Però uno spirito romantico non si fiacca facilmente, e calcolando che vivo attaccato a Terni, patria del Santo dei cioccolatini, mi sento quasi in obbligo di fare l'untore e spandere un po' di parole amorevoli in giro.

Rispettando però le mie passioni letterarie ho deciso di dedicare alle mie nuove amiche di tastiera (e già, prediligo di gran lunga le donzelle, ovviamente, ma anche i rudi cavalieri sono invitati a leggere ...) una bella poesia di un'autrice tedesca (ma va? sorpresona, eh?) molto sensibile. Una poesia "femminile" nello stile (così come la definirebbe Werfel nel suo azzurro pallido), e molto dolce.

La traduzione è mia (quelle in giro non mi piacevano) il quadro di un'autrice teutonica contemporanea.
Buon San Valentino a tutte (io aspetterò con calma San Faustino..)

EIN LIEBESLIED

Else Lasker-Schüler (1869-1945)

Komm zu mir in der Nacht - wir schlafen engverschlungen.

Müde bin ich sehr, vom Wachen einsam.

Ein fremder Vogel hat in dunkler Frühe schon gesungen,

Als noch mein Traum mit sich und mir gerungen.

Es öffnen Blumen sich vor allen Quellen

Und färben sich mit deiner Augen Immortellen .....

Komm zu mir in der Nacht auf Siebensternenschuhen

Und Liebe eingehüllt spät in mein Zelt.

Es steigen Monde aus verstaubten Himmelstruhen.

Wir wollen wie zwei seltene Tiere liebesruhen

Im hohen Rohre hinter dieser Welt.


UN CANTO D’AMORE

Vieni da me nella notte – dormiamo stretti abbracciati
stanca sono, di star sveglia da sola.
Un uccello sconosciuto ha già cantato nell’alba oscura
Quando il mio sogno ancora lottava con sé e con me.
Sbocciano fiori ad ogni sorgente
E si colorano con i tuoi occhi immortali
Vieni da me nella notte, con gli stivali delle sette leghe
d’amore avvolto, tardi nella mia tenda
Le lune sorgono dai cassoni celesti ammuffiti
Vogliamo giacere in amore come due strani animali
Tra le alte canne in fondo a questo mondo

domenica 10 febbraio 2008

In Viaggio


Qualche tempo fa' ho postato un intervento in cui parlavo del mio ultimo viaggio in terre europee, durante l'estate scorsa, soffermandomi sul fascino che da sempre esercitano su di me il


Torno sull'argomento dopo una discussione animata in classe, quando ho cercato di coinvolgere alcuni miei studenti del 5° anno (della serie: scene di lotta di classe..) nella tematica.


Specifico che in questo caso si tratta di studenti di un liceo linguistico, quindi - si spera - con maggiore apertura mentale verso le culture "altre", d'Europa e non. Eppure spesso i pregiudizi dei ragazzi superano di gran lunga i loro giudizi, questi sì, frutto si esperienze dirette (magari in gita scolastica , o con i genitori) all'estero, eppure stereotipati, quasi fossero il semplice frutto di un'esperienza fugace da fast food turistico..


Devo dire che sono un po' deluso dai miei pargoli: per quanto aperti e democratici possano apparire, in fondo sono dei provinciali, figli di una società che offre immagini ovunque, senza però la voglia (il coraggio?) di avventurarsi di persona a controllare se poi, dopo tutto, a quelle immagini corrispondano luoghi veri, e non solo un trito kitch da soap opera.

Jung parlava di "kitsch onirico" (Traumkitsch) già nella sua epoca, pronosticando un'epoca futura in cui l'immaginario collettivo sarebbe stato influenzato dalle immagini di terre lontane, anche inconsciamente, fino a condurci tutti (nessuno escluso) verso gli stessi sogni, le stesse foto da cartolina valtour.



Ora ho l'impressione che ci siamo: sebbene i nostri giovani abbiano molte più possibilità di viaggiare (anche a pochi soldi con le linee low cost), sembrano spostarsi dentro i limiti di un catalogo per viaggi-vacanze, hanno abbandonato Chatwin per seguire il Baedecker, ed invece di avventurarsi anche culinariamente in Europa (ed altrove) si affidano a mamma Mc Donald, schiavi di un appiattimento dei gusti che non ha paragoni nel passato.


Che peccato...

Facendo sfoggio di filologia spiego ai pargoli che in alcune lingue il viaggio è legato all'esperienza già nella radice etimologica: fahren (andare) in tedesco si lega ad Erfahrung (esperienza), quasi che l'esperienza di vita sia figlia diretta dello spostamento, del viaggio appunto.

Oggi invece prevale il termine Tour (e pure all inclusive!), ovvero una parola che in se' cova la radice di circolarità: si parte per fare un giro, e poi tornare a casa, da mamma, a mangiare sempre la pasta..

Eppure viaggiare, senza mete precise, chiedendosi come sarà il prossimo ostello, o il Pub più vicino, incontrando persone diverse per me è ancora un'esperienza.

Spero che loro presto lo comprendano.

venerdì 8 febbraio 2008

Libri ed idee

Prendo spunto da un post del blogger Gianluca, che - a tradimento - posta un paio di estratti da Moccia (sic!) e così mi (ci) costringe a leggere frasi sconfusionate, che stanno alla letteratura italiana più o meno come Mastella sta alla coerenza politica....



Il primo pensiero è quello del falò ritorsivo salvifico, poi però penso a tutti quegli scrittori le cui opere sono state realmente bruciate nel passato, le cui voci di dissenso sono state messe a tacere dalle varie tirannie, ed allora rifletto: tutta la letteratura ha il diritto di trovare i propri lettori.


L'uomo gode del libero arbitrio anche in campo letterario, ed è libero di leggere oppure no, di scegliere secondo i propri gusti.

Allora si legga ciò che si vuole, sperando che si rispettino i diritti del lettore (come ci insegna Pennac), ed augurandoci solo che la nostra intelligenza ci sia da faro nella notte dell'abisso (sperando che non succeda ciò pronosticato da Nietzsche: se troppo a lungo guardi l'abisso, l'abisso guarderà te...).




Voglio ricordare qui una bella frase di Heinrich Heine:

Das war ein Vorspiel nur, dort wo man Bücher verbrennt, verbrennt man auch am Ende Menschen.”
(è stato solo il prologo, dove si bruciano i libri alla fine si bruciano anche le persone).

Questa invece l'opinione - sarcastica come sempre - di Brecht:




Die Bücherverbrennung

Als das Regime befahl, Bücher mit schädlichem wissen
Öffentlich zu verbrennen, und allenthalben
Ochsen gezwungen wurden, Karren mit Büchern
Zu den Scheiterhaufen zu ziehen, entdeckte
Ein verjagter Dichter, einer der besten, die Liste der
Verbrannten studierend, entsetzt, daß seine
Büchen vergessen waren. Er eilte zum Schreibtisch
Zornbeflügelt, und schrieb einen Brief an die Machthaber.
Verbrennt mich! schrieb er mit fliegender Feder, verbrennt mich!
Tut mir das nicht an! Laßt micht nicht übrig! Habe ich nicht
Immer die Wahrheit berichtet in meinen Büchern? Und jetzt
Werd ich von euch wie ein Lügner behandelt! Ich befehle euch:
Verbrennt mich!



Il rogo dei libri

Quando il regime ordinò che in pubblico fossero arsi
i libri di contenuto malefico e per ogni dove
furono i buoi costretti a trascinare
ai roghi carri di libri, un poeta scoprì
- uno di quelli al bando, uno dei meglio - l'elenco
studiando degli inceneriti, sgomento, che i suoi
libri erano stati dimenticati. Corse
al suo scrittoio, alato d'ira
e scrisse ai potenti una lettera.
Bruciatemi!, scrisse di volo, bruciatemi!
Questo torto non fatemelo! Non lasciatemi fuori! Che forse
la verità non l'ho sempre, nei libri miei, dichiarata? E ora voi
mi trattate come fossi un mentitore! Vi comando:
bruciatemi!

mercoledì 6 febbraio 2008

Pillole di filosofia

Dopo aver ascoltato (sempre accompagnato dal solito senso di disgusto...) stupidaggini a iosa dal mondo della politica italiana (a proposito: googolando qua e là, mi sono imbattuto addirittura nel blog di Mastella!! Un blog!!?? capito? Un elemento di comunicazione "creato" dal mago dell'incomunicabilità, che a confronto Ibsen era logorroico!! non ho parole!) ho deciso di postare qualche dotta riflessione dell'unico intellettuale all'altezza di scattare un'istantanea di questo mondo italico sul bordo del precipizio: Woody Allen.

Perchè se dobbiamo ridere per non piangere, allora è meglio affidarsi a dei professionisti!!





Buona lettura:


Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile

Non è che ho paura di morire. Solo che non voglio esserci quando accadrà.

Mio padre aveva lavorato nella stessa azienda per dodici anni. Poi lo licenziarono per sostituirlo con un computer grosso così. Fa tutto ciò che faceva mio padre, ma meglio. La cosa più deprimente è che mia madre ha abbandonato la casa e ne ha comprato uno.

La maturità di una persona non si misura dall’età ma dal modo in cui reagisce svegliandosi in pieno centro in mutande.

Presto avremo un bambino." "Scherzi?" "No, avrò proprio un bambino: me l'ha detto il dottore... sarà il mio regalo per Natale!" "Ma a me bastava una cravatta!"

Recentemente ho letto la Bibbia. Non male, ma il personaggio principale è poco credibile.

Ho incontrato la mia ex moglie in un ristorante e siccome sono un libertino mi sono avvicinato a lei fluttuando e le ho chiesto: "Che ne dici di tornare a casa e fare l'amore ancora una volta?". E lei mi ha risposto: "Sul mio cadavere!". Io allora ho replicato: "Perché no, è come lo abbiamo sempre fatto".

E' meglio essere vigliacchi per un minuto che morti per il resto della vita.

"Non sono narcisista, né egoista. Se fossi vissuto nell'antica Grecia non sarei stato Narciso". "E chi saresti stato?". "Giove". [dedicato a Maria Rita..]


Sono ateo teologico esistenziale. Credo nell'esistenza dell'universo con l'eccezione di qualche cantone svizzero.

Ogni volta che Nixon usciva dalla Casa Bianca gli uomini della Cia controllavano l'argenteria.

Accanto a me c'era una bionda conturbante che aumentava e diminuiva sotto una camicetta nera con una provocazione sufficiente a indurre la licantropia in un boy-scout.

L'universo è solo un'idea fugace nella mente di Dio - un pensiero piuttosto scomodo, specie se hai appena versato l'anticipo per la casa.

Voglio raccontarvi una storia straordinaria sulla contraccezione orale. Ho chiesto a una ragazza di dormire con me e lei ha risposto: "No."

Fu in parte per colpa mia se divorziammo... Tendevo a mettere mia moglie sotto un piedistallo.
Non mangio mai ostriche. Il cibo mi piace morto. Non malato, né ferito, morto.

Sono afflitto da dubbi. E se tutto fosse un'illusione, se nulla esistesse? Ma allora avrei pagato uno sproposito per quella moquette!

Non so se Dio esista. Ma se esiste spero che abbia una buona scusa


I guai sono come i fogli di carta igienica: ne prendi uno, ne vengono dieci.

domenica 3 febbraio 2008

Forbidden Colors

Non so bene perchè, ma il mio "Japanese mood" continua (vedi post precedente)....



Ultimamente sono - forse - alla ricerca di un atteggiamento zen, un distacco dai problemi del mondo (politica, lavoro, insoddisfazioni varie ecc...), una filosofia del lasciar scorrere le cose da se', tanto prima o poi la realtà ri-busserà curiosa alla mia porta.

Ora però non voglio rispondere, o almeno ci provo. E' dura silenziare la mia curiosità intellettuale verso la vita, eppure mi sono ripromesso di provarci.

Allentare le difese.

Staccare la spina e respirare profondamente.

Non ho a disposizione un giardino zen, solo un cortile pieno di erbacce dove i miei gatti spesso giocano tra le foglie secche, oppure - come oggi, in una giornata piovosa - si rotolano nell'erba bagnata fino allo sfinimento, per poi addormentarsi sull'unico pezzetto di terra magicamente asciutto...

Allora provo a ritagliarmi un piccolo spazio privato nella testa, e cerco sensazioni che mi possano allontanare dalla frenesia e condurmi ad una sorta di Entsagung Goethiana.



Casualmente (serendipity?) ho scoperto un video di Youtube che coniuga un film che ho amato ad una musica che mi accompagna da anni in queste mie frequenti fasi malinconiche.

Le immagini di "Lost in Translation" (delizioso piccolo film di qualche anno fa') e la musica di Sakamoto (Forbidden colors).




video

sabato 2 febbraio 2008

Haiku


In questo mondo
frenesia anche nella vita
della farfalla.

C'ero soltanto.
C'ero. Intorno
mi cadeva la neve.

(Kobayashi Issa)


venerdì 1 febbraio 2008

Sleepless

It's been a hard week, may be the hardest one (so far..). Always on the run, hardly knowing where I was, mixing names and grades, reading and writing, shouting and falling asleep in the middle of a meeting....

I wish I could only sleep now, and relax, thinking of nothing, maybe dreaming , though not too much or too deep.

I wish I could just forget about all this meaningless humbug, I wish I could fall asleep...


If we shadows have offended,
Think but this, and all is mended,
That you have but slumber'd here
While these visions did appear.
And this weak and idle theme,
No more yielding but a dream,
Gentles, do not reprehend:
if you pardon, we will mend:
And, as I am an honest Puck,
If we have unearned luck
Now to 'scape the serpent's tongue,
We will make amends ere long;
Else the Puck a liar call;

So, good night unto you all.
Give me your hands, if we be friends,
And Robin shall restore amends.

(A Midsummer night's dream - Act v. Scene i.)