Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

mercoledì 30 aprile 2008

Tra Demoni e Rose

Visto e considerato che se mi affaccio alla finestra del mondo (e dell'Italia, ahimè) ciò che vedo poco mi garba, sapete cosa fò ?

Da vil poeta me ne sto nel Medioevo, che assai più mi sollazza e mi delizia, e continuo a sognare di potermi ritrovare in un tempo che non c'è (le isole le hanno già tutte prenotate..).


Vi lascio una doppia traccia poetica per una doppia giornata.


Domani è Maggio, il mese di fiori e delle Calende, ma prima di Maggio "ha da passà a nuttata!" e che notte!

Stanotte infatti è Walpurgisnacht, la Notte delle Streghe!!


Attenti agli spifferi allora!! Accendete una candela, se potete, basta un piccolo fuoco, alla finestra e così segnerete loro la strada mentre volano verso il Brocken, o verso Benevento, a sud, e così le terrete lontane dalle vostre case!







Di maggio
Di maggio sì vi do molti cavagli
e tutti quanti siano affrenatori,
portanti tutti, dritti corritori;
pettorali, testere de sonagli,
bandère con coverte a molti 'ntagli
di zendadi e di tutti li colori;
le targhe a modo degli armeggiatori;
viuole, rose, fior, ch'ogn'om abbagli;
e rompere e fiaccar bigordi e lance,
e piover da finestre e da balconi
en giù ghirlande, e 'n su melerance;
e pulzellette gioveni e garzoni
baciarsi ne la bocca e ne le guance:
d'amor e di goder vi si ragioni


(Folgore da San Gimignano)







Faust
Come strano riluce, pei dirupi,
un fumido bagliore di rutilante aurora
e guizza lampeggiando
sino alle gole in fondo
dei piú remoti abissi!
Qui, sale sciolto in nebbie,
là si stempra in caligini cimmerie;
qui, balza ardendo in vampe
da torbidi velari di foschia;
avanza lento là,
siccome un tenue rivo
ora zampilla come una sorgente…
E guarda: adesso un mareggiar di fuoco,
dalle radici al vertice,
incendia la montagna tutta quanta.


(J.W. Goethe)

martedì 29 aprile 2008

Il Saporetto


Simone Podenziani (o Prodenziani, Prudenziani secondo alcuni) è un poeta vissuto ad Orvieto a cavallo tra il XIV e XV secolo, noto per aver composto canzoni a sfondo "culinario" - che presumibilmente furono anche musicate - raccolte sotto il titolo de "Il Sollazzo e il Saporetto".
Le sue rime - oltre ad essere ottimo esempio di poetica tardo medievale - sono molto utili anche ai fini di una piccola storia del costume italiano a tavola, in quanto ci presentano alcuni menù in quartine deliziose, enumerando piatti e vivande celebri all'epoca e spesso onnipresenti sui tavoli italiani.
Vivande come il biancomangiare (vero e proprio best seller culinario del Medioevo), i Turtelli (antenati dei tortellini) e le varie carni in elenco ci danno un quadro abbastanza verosimile di un pasto nobile all'epoca, e la loro "riscoperta" è ancora oggi al centro della rielaborazione gastronomica che si attua nelle feste medievali nonchè degli studi sulla cucina medievale.
Eccone un assaggio:
"Tortelli in scutella e bramangeri
suppa francesca, lasagne e 'ntermesso
raviol prima e poi ce vene 'l lesso
polli, somata, segnali e pevieri

Poi capriuoli e lepori in civieri
tordi, piccioni, starne arosto apresso
cum vin vermigli et arance cum esso
poi palmiscione, tartare e pastieri.

Bianchi savori, verdi e camellini
composta, olive conce qui se pone
per far nostri apetiti agusi e fini.

pere cotte e tragea quivi sone
uva passa, mele appie e nocelline
poi anace, confetta e 'l ciantellone."

domenica 27 aprile 2008

Le donne, i cavalier, l'armi e i Sapori...

Nel pieno dei festeggiamenti provo ad unire "l'utile con il disdicevole" e dedico un post ad uno degli aspetti fondamentali nell'economia della Corsa all'Anello di Narni: le Taverne.

Rielaboro quindi per il blog un mio vecchio articolo dedicato all'alimentazione nel Medioevo, con la speranza che vi piaccia:




Secondo lo storico Massimo Montanari, alla base di molti studi attorno alla cucina ed all’alimentazione nel Medioevo (così come per altre epoche storiche) si pone spesso un equivoco fondamentale: la “vexata quaestio” non dovrebbe infatti prendere in esame il “cosa” si mangiasse all’epoca, bensì il “chi” mangiasse quella certa cosa.

I grandi ricettari medievali hanno spesso alla base le stesse “materie prime”, ciò che però ne diversifica il valore sociale, permettendoci quindi di distinguere una cucina popolare da una nobile, è invece l’uso simbolico che di esse ne fa il cuoco.

La permanenza di sapori e gusti che passano dalle cucine del popolo a quelle di corte, è una caratteristica fondamentale dell’alimentazione medievale: prodotti umili come le verdure, e specificatamente i legumi (vero e proprio leit motiv delle pietanze popolari) nelle loro preparazioni tipiche, come le zuppe e le farinate, sono presenti sia nelle ricette contadine che in quelle dei nobili. Nel primo caso però esse rappresentano spesso l’unica pietanza disponibile, a mo’ di succedaneo della carne (inaccessibile ai più poveri) e persino del pane, soprattutto nei periodi di grande carestia, in cui ogni granaglia veniva frantumata e trasformata in farina per farne pane.

Il prodotto umile viene quindi nobilitato a tavola, ma la sua natura nutrizionale resta la stessa per ogni ceto sociale.

Ecco quindi l’importanza della domanda iniziale: chi mangia detta il simbolo insieme all’uso; l’aglio (e la salsa che ne prende il nome, l’agliata) resta cibo “rusticano” ma diventa artificiosamente civile quando viene posto accanto o sopra “arrosto di pavaro”. Nel momento in cui l’aglio si conficca nel papero arrosto (di nuovo con tutta la simbologia del cibo, in questo caso non si può non ricordare il povero cigno che nei “Carmina Burana” viene appunto arrostito a mo’ di paparo…) esso si nobilita.

Secondo tratto di nobilitazione del cibo contadino è nell’uso delle spezie: esse rappresentano la ricchezza per eccellenza, in quanto rare e molto costose, l’uso smodato di spezie a tavola è sintomatico della ricchezza del Signore. Chi ha molti soldi pretende molte spezie, anche a rischio si rendere immangiabile il cibo così proposto; l’esagerazione nell’uso delle spezie (cannella, pepe, zafferano, cinnamomo, cardamomo ecc..) è una caratteristica dei Nobili rinascimentali.

Una volta chiarito quindi l’equivoco di fondo, possiamo finalmente prestare la nostra attenzione al “cosa si mangia” nel Medioevo: alcune vivande sono – per così dire – trasversali, ovvero appaiono sia nelle cucine del popolo che in quelle dei sovrani, tra queste possiamo ribadire l’importanza dei legumi e dei cereali, così come delle bevande (il vino soprattutto), mentre dobbiamo iniziare a fare delle distinzioni per ciò che riguarda l’uso ed il consumo della carne.

La carne riveste un ruolo sociale e simbolico assoluto, pari forse solo al ruolo del pane (che però ha una valenza anche religiosa, pensiamo solo all’eucaristia cristiana…): essa è presente prevalentemente sulle tavole dei signori, mentre ai villani è interdetta, o almeno limitata alle parti meno nobili.


La letteratura ci offre spunti molto interessanti a tal proposito, basti pensare al Decamerone di Boccaccio, o al mito di Cuccagna, in cui i polli arrosto e le anatre (ancora!) allo spiedo sono elementi essenziali dell’onirico contadino. Per ciò che riguarda le parti della carne in questione, tutti hanno ben presente l’immagine tradizionale del re che banchetta a base di coscio d’agnello, mentre il povero Bertoldo è costretto a cibarsi delle interiora (il cosiddetto “quinto quarto” dell’animale) oppure – se fortunato – dell’interno dell’oca ripiena.

In ogni caso si tratta di una vera e propria esclusione del popolo dall’esteriorità e vigoria delle parti nobili degli animali, così come ci è nota l’usanza (anche grazie alle leggende di Robin Hood) storicamente attestata, soprattutto in Inghilterra, di vietare l’ingresso e la caccia (nobile sport) al popolo all’interno dei parchi reali per cacciare selvaggina.



Da tutto ciò possiamo ben comprendere come la carne rappresentasse un vero e proprio spartiacque sociale nel Medioevo, e contemporaneamente accresce anche l’importanza di un animale, il meno nobile, per la gastronomia dell’epoca, ovvero il maiale.

Alcuni storici pongono l’attenzione su una sorta di “linea gotica” alimentare che sembra attraversare l’Italia Medievale: nella cosiddetta “Longobardia” e parzialmente nel Ducato di Spoleto si tende la cosiddetta linea “della birra – maiale” (nell’accezione del lardo), mentre a sud, nella “Romania” e nelle due Sicilie parliamo di linea “vino – olio”.

Tale divisione non può certamente essere considerata tassativa, eppure c’è del vero: l’importanza del maiale in tutte le sue forme, e della sua carne anche come base di condimenti e di zuppe è indubbia anche in Umbria.

A Narni, città che ha visto una lunga presenza longobarda, si rammentano figure chiave nell’allevamento dei maiali persino nelle leggi comunali: negli Statuti Comunali del 1371 il si dettano le leggi che regolano l’esportazione del maiale e moltissimi altri capitoli sono dedicati all’Arte dei Macellari occupandosi di tutti gli aspetti della macellazione, la conservazione e la vendita delle carni.

Il maiale quindi come carne popolare, ed il grasso di maiale utilizzato in ogni tipo di ricetta, anche accanto alle spezie, allo scopo di favorire la conservazione delle carni vendute al mercato. Il mercato narnese nel Medioevo è d’altronde l’obiettivo prediletto dei controlli antisofisticazione, e da ciò che possiamo dedurre dagli Statuti, queste non dovevano essere rare…

Cosa si beve nel Medioevo? E come nascono le moderne taverne della Corsa all’Anello?
La questione è duplice: negli Statuti medievali si disciplina con estrema attenzione la somministrazione del vino, insieme alle pene per chi ne adultera la composizione. Grande attenzione è posta poi anche alla composizione della bevanda stessa: si proibisce l’aggiunta di spezie e zuccheri che possano alterarne il sapore o la gradazione alcolica.

Interessante è inoltre il capitolo che regola la vendita del vino novello: chiunque ne voglia vendere in città, nel periodo indicato (Novembre – Dicembre) dovrà porre all’esterno della propria Locanda un rametto d’ulivo o d’altra pianta, e ciò starà ad indicare la vendita del nuovo vino.

Curioso è il legame onomastico tra questo uso medievale ed il nome attribuito popolarmente al classico bicchiere di vino (ancora oggi), ovvero la “foglietta” proprio nell’inconsapevole memoria di tale usanza.

Cosa si serve nelle taverne medievali? Vino soprattutto, ma anche claereria, ovvero vino speziato, più forte, distribuito anche dagli Speziali della città, e qui presente. Il cibo è popolare: dalle paniccie (focacce di cereali o legumi) alle torte, prodotte ancora oggi in Umbria con i cosiddetti “testi” allo stesso modo.

Le pietanze da Taverna devono garantire un buon commercio del vino, e quindi devono stimolare la sete: la minestra di fagioli secchi ad esempio, molto salata, detta anche “Macco” (dalla medesima etimologia "maccare", "ammaccare" ovvero ridurre a farina e impastare, nasceranno poi i maccheroni - gnocchi, nel significato più antico del termine, una vivanda cara alla cucina contadina), e lo scapece, ovvero pesce fritto e poi marinato in sale ed aceto per una lunga conservazione. Proprio questo cibo viene esplicitamente definito “schibezia a tavernaio” in un ricettario del XIV secolo.

E’ interessante notare, inoltre, come le taverne medievali siano luoghi in cui non valgono le differenze di ceto sociale, differentemente dal convivio domestico (e soprattutto quello dei nobili) in cui invece la distanza dal Capotavola diventa quasi metafora di grado vassallatico, per cui gli ospiti più vicini al Signore lo sono anche dal punto di vista sociale, mentre la distanza che aumenta al desco simboleggia anche la distanza sociale. Nelle taverne vigono invece i tavoli rotondi, dove (come ci spiega bene il mito Arturiano) tutti gli ospiti hanno pari grado: ciò ci è testimoniato sia dalle descrizioni letterarie che da qualche immagine dell’epoca.

Le Hostarie narnesi moderne (a proposito, il nome si rifà all’uso di avere tavernieri di origine germanica nel tardo medioevo anche in Italia, per affinità con la parola Host, ospitante), nate negli anni ’70 nell’ambito della festa narnese, hanno proposto sin dall’inizio una scelta di piatti tradizionali, riallacciandosi alla cultura contadina di inizio secolo, conciliando memoria locale e gusti popolari. Nei primi anni le Hostarie narnesi hanno - per così dire – ricreato un immaginario gastronomico medievale rileggendo ricette popolari dell’era pre-industriale, senza badare troppo alla filologia alimentare, bensì puntando l’attenzione ai gusti forti ed ai profumi d’arrosto.




Queste stesse Taverne si sono poi evolute nel tempo, ed oggi accanto alla tradizione popolare della cucina umbra si affianca una ricerca storica più filologica, che vuole proporre i veri gusti medievali.
Ecco un esempio di menù medievale che potrete gustare in una delle Taverne durante la festa (cliccare sulla foto per ingrandire):





Nota: Stremmarino = Rosmarino; Manfricoli = lunghi spaghettoni tradizionali fatti a mano (man-fregoli) fatti con acqua e farina;

venerdì 25 aprile 2008

Immagini dal medioevo - 1

Qualche immagine della festa in corso. Così provo a coinvolgervi nell'atmosfera (sebbene indirettamente... i profumi ed i rumori purtroppo non si possono postare!).
Costumi del corteo nel Museo


Il Mercato Medievale in Piazza





Le strade dei tezieri imbandierate





L'interno di una taverna


giovedì 24 aprile 2008

Cominciamento de joia



Oh nobili messeri e splendide madonne,

qui umile ve prego de pormi ancor orecchio,

chè lungo è lo percorso ed io me sento vecchio,

ma l'occasion m'è ghiotta e lo spirto mio mai dorme.



Ancor per una fiata - lo giuro solo una -

ve chiedo de seguire lo strano favellare

de Fabio, umil scrivano, qui giunto pe cantare,

che alla tenzon ve chiama or che sale la luna.



La sera della festa è quivi cominciata

la joia et li schiamazzi son già nelle taverne

lo vino passa tosto dal cavalier inerme

che steso già me par al volger la serata!



La vita mia s'arresta lo tempo me traspare

la civitade sembra de colpo resvejata

Narnia la superba se chiude ad ome affare

ciò ch'è da novo mondo ormai s'ha da fermare!



Chè qui per qualche jorno lo Tempo più non cura

et omne voce in piazza riporta allo passato

Mercè ve chiedo allora si perderò lo fiato

ma voce, occhi e cor me legan a queste mura!



Lo tempo è de lo Santo, lo nostro Giovenale

Et Narni e li narnesi se pasciono lor festa

lo cor m'è tosto pieno e per lo vin la testa

Et Fabio questa nocte sa fa pe voi Giullare!!

mercoledì 23 aprile 2008

La mia Terra di Mezzo

Piacevolmente colpito dagli apprezzamenti indirizzati al mio post precedente, nel ringraziare ancora tutti gli amici, approfitto per invitarvi tutti a Narni in questo periodo, nel caso abbiate qualche giorno libero (approfittiamo dei ponti, dai!), così potrete vedere da vicino quello che ora - in piccola parte - provo a farvi capire con una breve carrellata di foto a tema.
Se voleste avere maggiori informazioni sulla festa potete cliccare direttamente sul sito della Corsa all'anello, dove ogni vostra curiosità sarà (speriamo) soddisfatta.
Buona visione!





Festeggiamenti del terziere vincitore



Il forno della taverna



Attori di teatro medievale (Fabio r. si celava nel gruppo..)



Un ceraiolo (Who?)



Uno scriptorium ricostruito




Dama dell'Anello



Gruppo di Dame in interno sacro



La Dama dell'anello del mio terziere (S.Maria, la più bella, senza se o ma!)



Visione d'insieme dei gruppi nel Campo della giostra



Tamburini dei terzieri



Un Sergente d'armi



I cavalieri giostranti in corteo notturno



Le autorità cittadine in costume nella Cattedrale



Una fase della corsa: la ricerca dell'anello



Gruppo di Dame con folata di vento (fatta da me: bella vero?)

lunedì 21 aprile 2008

Ben venga Maggio



L'aria è pregna di festa ormai. La città, la mia città - Narni of course - si sta lentamente trasformando nella principessa delle favole medievali.




Odori di forni a legna, di focaccia e di arrosti in preparazione nelle Taverne ormai assediano i vicoli e le strade, facendosi largo, a stento, tra le bandiere issate tra palazzo e palazzo, a segnare confini atavici eppure effimeri.

I tre Terzieri riscoprono il proprio territorio. Affabili cittadini, da sempre amici o colleghi, si ritrovano su fronti opposti, pronti a darsi battaglia nell'agone, in difesa di nuovi eppure antichissimi colori e stendardi civici..
Si scelgono con maggior cura le strade da percorrere e quelle da evitare, per paura di agguati e scherzi da prete ai danni dei contradaioli nemici..
La colonna sonora del tramonto colorato di nuovole e sole è il ritmico rullare dei tamburi che fanno capolino dalle sedi delle contrade. Il lungo mormorio, sordo eppure ipnotico, di bacchette pesate su pelli di tamburo è da sempre - da 40, 100, 1000 anni ormai - il leit motiv della Festa, la ninnananna del presente che sfugge e che apre le porte al nostro Medioevo.

Una città è fatta di mura, di torri e di porte, di vicoli e piazze, di gente, di odori e di colori, di grigio e di bianco. La storia sembra vivere sotto il selciato, per 11 mesi all'anno, come un ladro in attesa della prossima vittima. Poi la Storia esplode: tra Aprile e Maggio il tempo si dilata e Narni torna ad essere la Terra di Mezzo, dove placidi turisti e simpatiche casalinghe, affacciandosi nei vicoli che portano alla Rocca, non si stupiscono più di tanto nell'imbattersi in loschi figuri in abiti medievali , o in nobili madonne che si acconciano i capelli con strani pettini d'osso.

La corsa (l’unica per i narnesi, senza inutili aggettivazioni ) si trasorma per Narni nell’ inatteso Principe azzurro venuto a svegliare la bella Rosaspina da un coma vigile, visto che la fiamma dell’identità storica del paese non si era mai completamente spenta, ma covava sotto le ceneri del miracolo industriale.

Allora ci si rende conto che il miracolo di Maggio prende vita sotto i nostri occhi.

Da sempre, sin dai primi vagiti in piazza i narnesi sembrano in attesa di eroi da emulare, di biciclette da trasformare in epici destrieri con cui correre in Piazza Cajola, al suono di improbabili fustini di Dixan percossi da altrettanto dubbiosi tamburini, sognando un futuro fatto di sfide all’ultimo sangue con gli sporchi Mezulani o gli infidi Fraportani, meditando assalti armati contro i terribili Santamariani (aggettivo che non ha mai avuto vita facile…), oppure uniti contro i traditori ternani, ancora memori dello sgarbo leggendario in occasione del Sacco della città.


L’emulazione di allora cresce nel tempo, e molti di quei mocciosi avvolti in braghe e lenzuoli che hanno razziato allora le lavatrici, sfidando l’ira dei genitori, oggi sono al timone della festa, possono oggi essere fieri di avere qualcosa in più: la consapevolezza di aver visto un sogno avverato, ed in questi tempi non è cosa da poco.

domenica 20 aprile 2008

CENTO - 100 ! !

Stamattina mi sono reso conto che questo è il mio personale centesimo post dall'apertura di questo blog, un capriccio nato alla vigilia dell'anno nuovo e che immaginavo rimanesse un piccolo giardino privato, uno specchio con cui confrontarmi di tanto in tanto, da solo..


Invece ho scoperto tanti amici (virtuali ma veri, invisibili eppure vicini) lungo questa strada informatica, tante belle voci che ho imparato ad amare ed apprezzare col tempo; volti e voci difformi e personali che mi piace spiare attraverso lo schermo, regolarmente, quasi facessi un piccola visita, come si farebbe bussando alla porta di un vicino. Portando un dolcetto magari, o augurando semplicemente "Buon Giorno!" proprio come faccio quotidianamente a casa, affacciandomi alla porta, la mattina, rivolto al vicino di fronte.


E' bello condividere qualche pensiero con voi, mi sono affezionato persino ai meme (a parte quello dell'Islanda, di cui ancora mi vergogno!) che qualche anima affine mi invia di tanto in tanto. Sono felice di aver incontrato altri amanti dei gatti, o della birra, o semplicemente della vita, che spesso mi tirano sù, ed a cui sono profondamente grato.


Un post dedicato a tutti voi allora, dal Giappone agli USA, dalle Alpi alle Piramidi, dalle distese argentine al mare del Nord.

Grazie a tutti!

Ecco - per restare in tema - qualche numero 100:




Le Petronas Towers di Kuala Lumpur (il 100simo posto più bello al mondo secondo National Geographic)







You can't always get what you want (la 100sima canzone più bella di sempre secondo Rolling Stone, qui in: Let it bleed)



Michael Moritz (il 100simo uomo più influente del mondo)






Alex Restaurant - Wynn. Las Vegas (il 100simo ristorante del mondo)





Ben Hur (il 100simo film di sempre secondo l'AFI)




Noureen Dewulf (contrordine: QUESTA è la 100sima donna più bella del mondo secondo Maxim)





Marguerite Yourcenar: Le memorie di Adriano ( il 100simo libro di sempre secondo Time)

giovedì 17 aprile 2008

Me, myself & I..

Due piccioni con una fava: adempio all'invito di Moky e Suysan che mi passano (gentilmente) ben 2 meme (ed allora memes?) che tendono a sfrugugliare nella mia anima rispondendo a semplici domande..


Beh, una sorta di outing Freudiano nel web (alla faccia della privacy sul lettino!), che provo a risolvere.

Number ONE (passatomi da Moky). Queste le regole:


a) Indicare il blog che vi ha nominato e linkarlo


b) Inserire le regole di svolgimento


c) Scrivere sei cose che vi piace fare


d) Nominare altre sei persone affinché proseguano il meme (forse..)


e) Lasciare un commento sul blog dei sei amici prescelti



  1. Mi piace mangiare e bere (ahimè..) sono un discreto gourmand anche se ho alcune preferenze nette

  2. Mi piace leggere di tutto, dai tomi millenari al quotidiano di poche pagine. Odio gli E-books, la lettura deve prevedere carta, amo toccare ed odorare i libri appena comprati. Leggo ovunque. Al PC ci lavoro e mi basta!

  3. Amo ascoltare la radio in auto, la preferisco ai cd o alla musica. Mi piace la compagnia di una voce mentre guido, sono un curioso all'ennesima potenza, sopravvivo a stento senza l'informazione.

  4. Mi piace andare in bici da solo, lungo le strade di campagna, in autunno ed in primavera. Mi piace il silenzio ed amo ascoltare i piccoli rumori naturali senza dover pensare a nulla. Non disdegno nemmeno la fatica ed il "pant, pant" del mio fiato corto che - comunque - mi avvisa di essere ancora vivo.

  5. Mi piace viaggiare (vabbè, questa era facile...) e mi piace perdermi per un po' lungo le strade di paesi sconosciuti, andare a casaccio, senza una vera meta e lasciarmi sorprendere dalle incerte geografie urbane.

  6. Mi piace stare alla finestra, nella vita così come in casa. Sono un osservatore, non amo buttarmi a capofitto nella folla, preferisco guardare, osservare gli altri, tentando di descriverli magari, sono un timido patologico, molto Kafkiano. Ma mi sta bene così.


Number TWO (passatomi da Suysan): 5 sogni realizzati e 5 da realizzare


Sogni realizzati:

  1. Aver visto il tramonto del sole alle Cliffs of Moher, e più in generale aver visitato l'Irlanda (ma anche la Sozia e l'Inghilterra se è per questo) con calma, godendomela come una pinta di Guinness.

  2. Aver visto "live" praticamente tutti i miei idoli musicali (a parte i Beatles, per ovvi motivi cronologici): Rolling Stones, Eagles, James Taylor, Jackson Browne, CSN&Y, Bruce Springsteen, Wilson Pickett, U2, e poi De Gregori, Guccini, Dalla, gli Stadio, Pierangelo Bertoli, Branduardi ecc...

  3. Aver scritto buone cose in giro qua e là, avendo avuto il piacere di conoscere poi chi le ha lette ed apprezzate (anche alla Frankfurter Buchmesse anni fa' dove ho conosciuto i miei miti letterari..)

  4. Aver avuto (continuando ad avere) molti animali che ho amato e che amo ancora, o semplicemente prendersi cura - nelle mie possibilità - di tutti quelli che posso.

  5. Aver conrtibuito a creare un evento nazionale come la Corsa all'Anello della mia città, ed essere ancora rimpianto da tanti, dopo la mia decisione di passare la mano.


Sogni da realizzare

  1. Scrivere un vero libro (uno lungo e mio, non tradotto!)

  2. Viaggiare ancora in altre parti d'Europa, specialmente in Scandinavia, magari con un salto a capo nord.

  3. Tornare / andare a sentire un paio di concertoni live, magari all'estero

  4. Comprarmi una casetta tutta mia con un grande giardino dove ospitare tutti i gatti randagi che potrò (visto le mie finanze questa la vedo dura).

  5. Avviarmi ad un quieto, tranquillo tramonto della vita. Da solo, possibilmente. Non vorrei lasciarmi dietro nessuno..

Ecco fatto. Non faccio vittime però, e quindi invito chiunque voglia a fare il meme, d'altronde è carino e non mi sembra una condanna (tipo quella islandese per intenderci!!) a vita..

mercoledì 16 aprile 2008

Il 25 Aprile del Sig. Keuner

Mi prendo una pausa (a malincuore..) dall'amata Berlino, visto che rischio di diventare monotono, ed approfitto per assolvere ad un dovere "civico" a lungo procrastinato .
Accolgo ora - come hanno già fatto tanti amici bloggers d'altronde - l'invito che Valeria ci ha fatto tempo fa' ed aderisco al progetto "Mondine: 25 Aprile - 250 Bloggers".

Il tema mi è particolarmente caro, e non solo per questioni contingenti (ci mancherebbe altro! e sarebbe riduttivo collegare la ricorrenza al periodo che stiamo vivendo. La Resistenza è stata una cosa molto più seria dei nostri attuali moti di insofferenza politica!) bensì per radici familiari.
La mia famiglia la Resistenza (con la R maiuscola) l'ha fatta davvero: mia nonna fu medaglia d'argento e membro di una brigata antifascista, mio padre staffetta partigiana, da parte materna ho zii ebrei che a Roma collaborarono con la Resistenza romana, ed alcuni morirono nel Lager...

Ho vissuto la mia infanzia dorata lasciandomi coccolare al suono di Bella Ciao cantata a bassa voce da nonna Santuzza per farmi addormentare, ho ascoltato le storie dei vecchi partigiani amici di famiglia davanti al fuoco.
La mia storia personale (ed in parte quella culturale, come è giusto che sia) è stata forgiata nel rispetto dei valori democratici figli di questa Repubblica.

Sono stato educato al rispetto democratico per ogni pensiero, mi sento profondamente illuminista, nello spirito della tolleranza di Voltaire, ho amici di fazioni ed idee diverse, e ne sono fiero.
Non mi sognerei mai di essere intollerante o astioso con chi non la pensa come me.

Certo, oggi sono un po' più pessimista, ma credo che le radici di questa democrazia siano più forti di ogni spinta plebiscitaria...

Malgrado questa lunga premessa però ho scelto di non abiurare alla mia passione letteraria, nè alla natura stessa "citazionista" del mio blog, ed allora voglio celebrare questa data con le parole di altri, che - come spesso mi capita - dicono mille volte meglio ciò che io, povero illuso semi analfabeta - non saprei esprimere.

Buon 25 Aprile a tutti allora, a tutto l'arco costituzionale del blog, praticamente da Gianluca a Gandalf :-)


Nella casa del signor Egge, che aveva imparato a dire di no, giunse un giorno nell´epoca dell´illegalità un agente. Costui mostrò un documento rilasciato per conto degli occupanti della città, sul quale c´era scritto che ogni abitazione in cui lui metteva piede sarebbe diventata sua; allo stesso modo diventava suo anche il mangiare di cui aveva bisogno e ogni uomo che lo incontrava doveva servirlo.
L´agente si accomodò su una sedia, chiese da mangiare, si lavò, si mise a letto e domandò all´ospite prima di addormentarsi, senza guardarlo negli occhi: «Vuoi servirmi?»
Il signor Egge lo coprì con una coperta, cacciò le mosche, vegliò sul suo sonno e come quel giorno ubbidì all´estraneo per sette anni.
Ma pur prodigandosi, una cosa si guardò bene dal fare, e cioè rispondere a quella prima domanda. Passati i sette anni l´agente, diventato grasso dal troppo mangiare, dal troppo dormire e comandare, morì.
Il signor Egge lo avvolse nel lenzuolo consunto, lo trascinò fuori casa, lavò la stanza, tinteggiò le pareti, prese un bel respiro e rispose:
«No».


(Bertold Brecht: le storie del Sig. Keuner)

martedì 15 aprile 2008

Ich bin ein Berliner (2)

Visto che qui al paese natio ultimamente non mi trovo benissimo (in prospettiva almeno..) continuo a riflettere un po' sul viaggio berlinese, tra parole ed immagini.

Il secondo capitolo di questa mini-storia lo dedico al Muro.





Confesso che con il muro ho un lungo rapporto alle spalle, una storia iniziata tanti anni fa' quando scelsi di svolgere la mia tesi di laurea in germanistica proprio trattando questo tema e le sue ripercussioni nella storia letterararia delle 2 Germanie..


Un conto aperto col passato insomma, un "leit motiv" che ho spesso analizzato da diversi punti di vista, e che mi sorprende alle spalle ogni volta che torno a Berlino.


Anni fa' ebbi il piacere di parlare con Peter Schneider, autore di un libro (Il saltatore del muro) che raccoglie molte storie sviluppatesi attorno alla divisione tedesca. Ad una mia domanda circa la percezione del muro negli anni '80 a Berlino, lui usò - come poi spesso ha fatto nel futuro - il termine "Die Mauer im Kopf", ovvero il muro in testa, per indicare quello che sembrava uno stato di fatto all'epoca. Una divisione irreversibile tra due modi di essere e pensare, che sarebbe sopravvissuta anche dopo l'abbattimento dell'ultimo tratto del muro..



La storia (vedi divisioni tra Ossis e Wessis) gli ha dato ragione, ma forse solo in parte: oggi la divisione sembra ricucita, sebbene alcune differenze (ed una certa nostalgia per la DDR oggi addirittura oggetto di marketing turistico) rimangono in piedi.



La divisione fisica, trentennale, della città oggi non è più visibile, o meglio, non immediatamente: gli spazi sono stati riempiti, nuove piazze sono state progettate sul deserto di quella che era considerata "terra di nesuno", una striscia di terra compresa tra le due parti del muro, e tra queste Potsdamer Platz è sicuramente il "cerotto" più evidente.



Eppure il muro c'è, spunta improvvissamente da dietro un angolo, magari viene usato come elemento decorativo in una piazza, oppure musealizzato, chiuso nel percorso del "Museum am Checkpoint Charlie", mostrato ed evocato in alcune forme d'arte.







La fascia più consistente è rimasta in piedi presso Kreuzberg, in bella vista dall'Oberbaum Bruecke, si scorge subito mentre si viaggia nella S-Bahn, il treno di superficie che attraversa diagonalmente la città (anch'esso diviso in due sistemi durante gli anni del muro..).


I berlinesi (popolo schiettamente umoristico) hanno ribattezzato il tratto East Side Gallery, quasi a richiamare le gallerie d'arte di New York, in un esorcismo della storia crudele, esaltandone la funzione artistica.



La tavolozza di colori più grande del mondo, secondo alcuni, il prodotto dell'azione semi clandestina di tanti artisti (tra cui Keith Haring) che vollero colorare la cortina di ferro, per altri.


La lunga passeggiata lungo questa galleria all'aria aperta è ancora oggi - a distanza di anni dalla caduta del muro stesso - un'esperienza che quasi da sola vale il viaggio.