Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

mercoledì 14 marzo 2012

Long Playing

E' uno strano periodo questo, una primavera bastarda, che ti fa aprire la finestra per accogliere il tepore ed i primi raggi di sole, per poi colpirti alla gola con il vento gelido, e lasciarti semi-influenzato per 7 giorni.

Mai come quest'anno il Primo - vere (la prima vera stagione quindi, etimologicamente..) è un periodo di passaggio, una specie di ponte sospeso, che stento ad oltrepassare però.. La natura rinasce lasciandosi alle spalle le ceneri dell'inverno, i boccioli di pesco e mandorlo che si scorgono sugli alberi si sono nutriti dei cadaveri delle foglie, della neve e del fango di Gennaio e Febbraio.

Ad un certo punto la neve sembrava aver ricoperto tutto, rallentando il tempo dentro, e quello fuori, io mi sono mosso a malapena, rischiando di scivolare sul ghiaccio, e cadere di nuovo nel letargo della mente...
Molte - troppe - persone se ne sono andate in breve tempo, e mai come oggi sento che i giorni sono contati ormai, ed ogni tanto ho l'impulso di accelerare il calendario, strappando via le pagine, e chiudere definitivamente il tempo.
Sono stanco, e non so il perchè.
Ho notato che sto perdendo l'entusiasmo (quello residuo) anche nell'affrontare piccole avventure quotidiane che - di norma - mi allettavano, prima. Rallento i ritmi, nel parlare, nel vedere, nell'ascoltare.

Un tempo mi rifugiavo nella musica, mi isolavo dal mondo con i miei LP, le cuffie, e gli occhi chiusi; ascoltavo pezzi lunghissimi, magari ci suonavo sopra, strimpellavo la mia chitarra al ritmo della melodia, illudendomi di accompagnare il pezzo. Io.
Ascolto ancora musica - vivaddio - ma soprattutto in auto, oppure mentre cammino in strada, con le cuffie, nel tentativo di galleggiare tra la folla, novello Ulisse che si tappa le orecchie, per sentirle meglio però, quelle Sirene..

Eppure non funziona più come una volta. Ok, mi innamoro ancora di qualche pezzo, a volte mi vado a ricercare un vecchio brano ri-sentito per caso in TV, e scavo nella mia memoria, lo trovo (magari i You Tube) e me lo ascolto. Ma il sentimento che prevale è la nostalgia, ed allora mi ricordo di quanto erano lunghi quei pezzi che ascoltavo (ed a volte suonavo, con gli amici) da giovane: canzoni di 7, 8 minuti, bevute tutte d'un fiato. Magnifici assoli di sax, chitarra, splendidi rif che sembravano non finire mai. ed io lì, a bermi tutte le note come un assetato nel deserto.

Oggi è più raro, e più difficile forse, sia per chi la musica la fa, sia per chi l'ascolta.
siamo immersi nella velocità, l'unità di misura ormai è lo shuffle, il passaggio veloce da un brano all'altro, magari "random", a casaccio, senza un'idea, senza un progetto finale.
Alcuni LP erano dei Concept Album, in cui ogni brano era parte di un a storia, raccontata con le note e con i testi, e non si potevano saltare i brani, sarebbe stato come saltare pezzi di una favola per arrivare subito al "vissero felici e contenti". Non si fa così.
Il tempo non si è dilatato alla fine. Il mio tempo si sta comprimendo, in piccole fasi, in minuti, che non so più sfruttare, né godere.

3 commenti:

Grazia ha detto...

I giorni per tutti sono contati, solo, con l'età, si perde quel senso di onnipotenza, che abbiamo da molto giovani, quando si pensa ancora di scamparla. Assaporare ogni momento come durasse un secolo (si fa per dire) è quello che dobbiamo alla vita ed è l'unica cosa che ci dia un'illusione di eternità. Per questo io ascolto CD:durano di più. E ora mi perdo in Sonny Rollins e caccio via le malinconie.

ziamaina ha detto...

Purtroppo mi trovo a concordare abbastanza su tutto, tant'è che questo è ciò che scrissi qualche settimana fa (in occasione del 44mo compleanno e del 22mo anno in Padania).
La nostalgia ha lasciato posto ad una tristezza perenne, rimpiango anch'io i giorni, remoti, in cui la vita dava modo di prendersi il proprio tempo: quello al quale oggi quasi nessuno sembra più dare importanza, dove tutto è troppo e troppo veloce, ovunque.
E sono, nonostante tutto, "contenta" di aver vissuto quando c'erano gli LP, quando si faceva la coda fuori dei negozi di dischi (ma ne esistono ancora?), quando si aspettava il sabato perché sembrava il giorno più bello della settimana.
Ecco forse dove sta il problema: nessuno sa più aspettare, tutti vogliono tutto e subito.
E niente dura più abbastanza per potergli dare un valore che resti.
Almeno fino a domani.

Moky ha detto...

Ho 2 parole per te: mezza eta'. Ci pensavo anche io qualche tempo fa: ho più anni dietro che davanti, probabilmente... come si fa a non essere nostalgici e forse anche un po' tristi?