Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

giovedì 24 novembre 2016

Il corpo delle Donne

Una giornata. Un solo giorno. Il tempo è prezioso. Il tempo fugge.
Gli uomini che odiano le donne lo fanno tutti i giorni però.  Malgrado lo sforzo di Lisbeth Salander.

Un giorno per pensare - proprio noi ometti, cattivi dentro, sciovinisti, mammoni - che le donne sono uomini con qualcosa  in più, non in meno.
Donne, giovani, vecchie, bimbe, incendiate, sfregiate, uccise per gioco, per vendetta, per amore (così dicono i killer, l'amavano troppo, ed allora via, Zac! con un colpo di forbici), per noia.

Come due giovani studenti annoiati, che si mettono a sparare dalla finestra della facoltà di Legge, a Roma, così, per vedere l'effetto che fa. per vedere se si muore davvero, come nei film americani, con gli snipers, con i cattivi che se la cavano.


Marta è giovane, mediamente bella, mediamente felice, mediamente viva. Passeggia per gli stessi viali che anch'io percorrevo, ai miei tempi, nella città universitaria (e la cosa mi ha sempre colpito, da allora), e parla con  le amiche.
Non si sente nulla, non è come  in TV (mannaggia! pensano i due killer, peccato!) no c'è fumo o il BANG! dei fumetti. C'è Marta che cade. E le amiche che pensano sia inciampata.

Non si rialza Marta, non parla, anzi no, parla, parla sempre, continua a parlare, continua a rivolgersi all'anima oscura di un paese civile, grazie alle parole di Aldo Nove, che dopo tanti anni ancora mi colpiscono come una scure nel mare di ghiaccio, come piaceva a K.




Sono una ragazza che per un anno ero sempre sui giornali. Sono una fotografia che avete visto tutti. Sono la notizia che aspettavate. Sono stata meritoria della vostra attenzione. Sono la notizia che avete consumato. Sono stata un giallo irresolubile.

Sono un ronzio che non finisce. Sono quello che nessuno ha visto. Sono chiusa nel box. Sono nella sezione nell'occhiello nel palinsesto nell'intervista nell'intervento nella didascalia.

Camminavo e dopo basta. Dopo un rumore metallico, di sangue, la mia vita nella cronaca la leggete, la mia morte. Come un fiore fragile mi sono accasciata senza un gemito. Mi chiamo Marta Russo, sono una studentessa di Giurisprudenza e cammino. Sono un caso chiuso da procuratore aggiunto. Sono la fidanzata di Luca. Sono un corpo sull'asfalto. Sono una folla che si raduna. Sono il rumore di uno sparo. Sono ancora viva. Sono trasportata in ospedale. E da un fatto di cronaca nera, nell'interpretazione letteraria, diventa motivo di catarsi: Sono un vuoto incolmabile. Sono la fame di mostri dei lettori. Sono la vostra fame. Sono il movente della dichiarata volontà' di suicidio di Salvatore Ferraro. Sono il possibile soggetto per un film. 
Sono il trambusto nella redazione dei giornali, le due colonne che stanno per arrivare.
Sono un indagato messo in prigione con la speranza che confessi. Sono l'ombra inquieta di un paese civile. Sono un caso giudiziario risolto in quattro e quattr'otto, rivelato poi sbagliato. Sono una sequenza di innocenti messi alla gogna
Sono queste parole che state leggendo. Sono un vocabolo che si trova con il motore di ricerca digitando marta + russo. Sono nella Rete.

Sono Marta Russo. Sono morta il 14 Maggio 1987


(Adattato da Superwoobinda - Aldo Nove)

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