Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

venerdì 30 maggio 2008

Pezzi del mio mondo

Oggi faccio outing. In qualche blog, tempo fa', mi imbattei in un simpatico "meme" (o automeme, non ricordo..) in cui si chiedeva al blogger di presentarsi attraverso delle immagini di oggetti "domestici" che lo rappresentassero meglio.

Bene, partendo da questo spunto mi sono guardato attorno, nel mio studio ed ho subito incrociato il mio sguardo con ciò che io chiamo - con una certa, ingiustificata, enfasi - il "piccolo scrigno dei viaggi": una scatolina di legno, tipo quelle artigianato-falso-indiano-o-paesi-assimiliati, dove da sempre nascondo i miei personali "souvenirs" di viaggio..

Sia ben chiaro: non i soliti souvenirs comprati nei mercatini (certo, ci sono anche di quelli, ma contano di meno..), bensì quelli "impulsivi", rubacchiati qua e là, senza un preciso ordine, legati all'esperienza, spesso vere e proprie "Madeleines" Proustiane, che richiamano alla memoria un tempo (non più perduto) ed un luogo, e spesso il legame è noto solo a me, al viaggiatore..

Dunque ho selezionato 2 tipi di oggetti: quelli naturali, o manufatti, colti nel luogo durante un impulso cleptomane, e quelli cartacei, ovvero i biglietti d'ingresso per i castelli, o per eventi che ho amato...
Allora, madamine e messeri, il catalogo è questo:



Oggetti:






              1. un sasso strappato alla supposta ( ed inverosimile, alla faccia di Mac Pherson.) tomba del Bardo Ossian, in Scozia;

              2. Un pezzo della mitica quercia di Robin Hood a Sherwood (per cui quasi rischiai il linciaggio da parte dei solerti guardiani, visto che ho lanciato una moda tra i turisti che a momenti spogliavano il povero tronco...)

              3. Un sasso da un Dolmen del Burren, pressi cui mi parve di vedere un folletto verde che correva.. (la Guinness??)

              4. Una pietra strappata al mitico Vallo di Adriano tra Scozia ed Inghilterra (Hic sunt Leones)

              5. Uno dei primissimi pezzi del Muro di Berlino spicchettato a mano nel Natale del 1989, con un piccolo martello (quasi insignificante rispetto alla commercializzazione di massa del confine poi depredato e venduto in confezioni regalo, di cui allego una foto dal mio ultimo viaggio)


              Reperti cartacei:




              1. Il biglietto da visita del Dott. Sigmund Freud, a Vienna ( visto che mi dicevano: "fatti vedere da uno bravo" sono andato dal migliore!)

              2. Il biglietto d'ingresso al convento irlandese di Clonmacnoise (un sogno...)

              3. Un sottobicchiere (Beer Mat) della Tennents zeppo di appunti scritti in un pub ad Edinburgo, al termine del Ghost Tour, scritto voracemente per fermare tutte le idee che mi frullavano in testa (e placate dalla birra)

              4. Il biglietto d'ingresso al castello di Edinburgo, usato nella stessa occasione

              5. Il biglietto del Museo del mostro di Lochness (visto che sono andato in pellegrinaggio sulla tomba di Ossian inesistente, da uno psichiatra morto, perchè non visitare un mostro altrettanto implausibile?)

              6. Il biglietto per la casa natale di Shakespeare a Stratford (il mio obolo al Caronte del mio Ade personale..)

              7. il biglietto da visita (sic!) di Sherlock Holmes.... ma sarò malato?


              Beh, l'immagine che ne esce non è molto confortante: Peter Pan vive e combatte con noi (o almeno con me..) ma non ditelo ai miei studenti...

              D'altronde i viaggi sono parti necessarie della mia vita "so far" e senza queste esperienze (da quelle serie alle folli ricerche di fantasmi e personaggi letterari) forse non sarei quello che sono oggi.

              Chissà se questa pazzia sarà ripresa da amici bloggers? In questo caso sarei un meme maker ad honorem!!

              giovedì 29 maggio 2008

              Il veterinario


              Forse la cosa non vi soprenderà, ma avendo da sempre animali in casa (gatti per lo più..) il mio rapporto col veterinario è caratterizzato - eufemisticamente parlando - da una costanza allarmante.


              Personalmente tendo a sottovalutare i segni del tempo e le mie varie malattie, diciamo che sarei abbstanza noncurante verso il mio tempio personale, più volte profanato e le cui mura cadono ormai a pezzi..

              La cosa cambia però quando si tratta dei miei gatti: qui sfioro l'ipocondria, ed ogni piccolo sintomo insolito, ogni miagolio fuori posto o un'andatura leggermente caudicante dei miei felini mi getta nel panico.



              Purtroppo anche la salute di miei trovatelli tende ad essere instabile, e quindi - tra incidenti domestici, ferite da lotte per il terriorio, malattie più gravi a carico di ogni apparato vitale - posso ben dire di aver riccamente contribuito all'alto tenore di vita del mio pool personale di veterinari... sigh!
              I miei gatti, solitamente ipercinetici e con poca abitudine alle ispezioni corporali, una volta entrati nel trasportino, in viaggio verso il Vet, si trasformano in statue di sale miagolanti, e non muovono nemmeno il minimo muscolo sotto le mani del dottore, quasi ipnotizzati e/o terrorizzati dall'ambiente sterile che li accoglie.


              Ormai ci sono abituato, sto lentamente diventando anche un valido etologo e partecipo animatamente ai consulti veterinari, eppure - ogni volta - la mia sofferenza empatica mi distrugge, ed anch'io non vedo l'ora di lasciare l'ambulatorio, back home!

              L'ultimo incidente accaduto al piccolo Felix (zampa claudicante e sospetto strappo di un'unghia) mi (ci) ha condotto di nuovo in questa strana dimensione da ER animale, gettandomi nel panico, per poi uscirne - fortunatemente - rasserenato sulle possibilità di guarigione con i soliti antibiotici: la ferita sulla zampa è risultata essere un morso, una ferita da combattimento felino, che si sta rimarginando.

              Sono rinato! Ora felix dorme placidamente sul lettone ed è sicuramente rasserenato, ed allora gli leggo le storie di Garfield (sarò un po' schizzato? boh, sarà il lavoro...) e lo catechizzo rispetto alla pace universale, ai valori di fratellanza francescana (siamo o no in Umbria, terra del Santo animalista? echecacchio!!) con gli altri gatti ecc...
              Non sono sicuro che lui si trasformi immediatamente in un non violento gandhiano, (anche se il padrone è stato obiettore di coscienza!) ma almeno covo la speranza di un futuro più pacifico nel quartiere...

              martedì 27 maggio 2008

              Il soldato

              La fine dell'anno scolastico si avvicina a grandi passi ed il mio programma di letteratura tedesca si comprime come una molla. Restano 2 lezioni per riassumere un anno di chiacchiere - sperando che qualche traccia sia rimasta - quindi accellero, mio malgrado, su uno degli argomenti che più amo, e che spesso è fonte di riflessioni ancora attuali.

              Domani, al liceo, parlerò brevemente della cosiddetta "Trümmerliteratur", ovvero della letteratura dell'immediato dopoguerra (1945 - 1949) in Germania, e vorrei farlo con la lettura di una semplice poesia, quasi un haiku, lacerante e crudele nella sua essenzialità.

              L'autore (molto sfortunato in vita..) è Wolfgang Borchert, e queste le sue parole, dure come una lastra d'acciaio:






              Als der Krieg aus war, kam der Soldat nach Haus.
              Aber er hatte kein Brot.
              Da sah er einen, der hatte Brot.
              Den schlug er tot.
              Du darfst doch keinen totschlagen, sagte der Richter.
              Warum nicht, fragte der Soldat.

              (Quando la guerra finì, il soldato tornò a casa. / Ma non aveva pane. / Allora vide uno che aveva il pane. / E lo uccise. / Tu non devi uccidere , disse il giudice. / Perchè no, chiese il soldato)

              lunedì 26 maggio 2008

              Time Out

              Oggi è stata una giornata "liquida", uno di quei giorni in cui ti accorgi che ogni orologio della tua casa segna un'ora leggermente diversa dal precedente...

              Non so voi ma io sono ossessionato dal tempo, e di conseguenza dagli orologi. Non posso uscire di casa senza averlo al polso, e da quando c'è anche quello del cellulare - che osservo ansiosamente durante le lunghe riunioni a scuola, e poi paragono al vecchio Swatch da polso - vivo più tranquillo..
              Ho un bisogno assoluto di sapere che il tempo passa, all'esterno, nel mondo, forse cerco conforto, oppure lotto contro i minuti che il mondo stesso ruba alla mia vita privata, al mio nido. A casa, infatti, l'orologio è proprio il primo oggetto che mi tolgo di dosso, tanto so che in ogni stanza ne avrò uno sotto gli occhi..



              E' curioso come il termine "Tempo" in italiano designi sia quello cronologico che quello atmosferico (Time vs. Weather in inglese; Zeit vs. Wetter in tedesco ecc...), quasi che lo scorrere dei minuti sia influenzato dall'atmosfera, dal caldo o dal freddo (Temps e Durée per Bergson), dalle sensazioni epidermiche insomma.

              E' caldo, afoso persino per la stagione, il piccolo Felix è tornato dalla sua prima battaglia con una zampa ferita e da ieri sera lo osservo con paterno affetto e cerco di consolarlo, mentre si lecca la ferita (un'unghia sembra compromessa..) nell'erba del giardino. Ed il tempo sembra immobile.



              Esco per una lezione ed il tempo - fortunatamente - vola via, ed allora torno al capezzale del micio, e lo osservo a lungo, senza interferire per paura di una reazione inconsulta. Ed il tempo si ferma di nuovo.


              Mi sento un po' come il protagonista di questo strano racconto, allucinato, di Kafka:

              Era di mattina molto presto, le strade pulite e deserte, andavo alla stazione. Confrontando il mio orologio con l'orologio della torre vidi che era già molto più tardi di quanto avessi creduto, dovevo affrettarmi, l'ansia per quella scoperta mi fece incerto della strada, non conoscevo molto bene quella città, per fortuna lì vicino c'era una guardia, corsi da lui e senza fiato gli domandai la strada. Egli sorrise e rispose: "Da me vuoi sapere la via?". "Sì", dissi, "perché non riesco a trovarla da me". "Rinuncia, rinuncia", disse e si girò bruscamente, come quelle persone che vogliono stare sole con la loro risata.

              Fermate il tempo ! Voglio scendere!

              P.S. a propos del dempo che passa: oggi è il compleanno dell'orso Yoghi! Notizia ufficiale del TG1 delle ore 20...Pensate come stiamo messi.

              domenica 25 maggio 2008

              I fantini dell'apocalisse

              Leggendo i giornali e guardando la TV (razzismo, catastrofi naturali malgestite dalle dittature e senza possibilità di intervento, neocolonialismo nucleare ecc... non un bel quadro insomma), ultimamente penso sempre più spesso che l'Apocalisse ormai è vicina, ma che non arriverà con fragore, bensì lentamente, a piccoli passi....


              Allora mi è tornata in mente una riflessione che Benjamin dedicò al suo di tempo e - più in generale - al concetto di storia contemporanea.

              Visto che continuo ad essere fermamente convinto la storia e la cultura "postmoderna" non possono che essere rappresentate dai frammenti e dalle citazioni (tutto è stato già scritto, e meglio!), recupero volentieri la citazione anche in questa occasione:




              C’è un quadro di Klee che si chiama Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede solo una catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta che spira dal paradiso si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente verso il futuro, a cui però egli volge le spalle, mentre il cumulo di rovine sale davanti a lui, fino al cielo. Ciò che chiamiamo progresso è questa tempesta.

              (Walter Benjamin. 9° Tesi sulla filosofia della storia)

              sabato 24 maggio 2008

              Amadeus strikes back?

              La notizia è questa (fonte ANSA):

              Polonia: trovate 3 partiture Mozart

              VARSAVIA, 23 MAG - Tre partiture manoscritte attribuite a Wolfgang Amadeus Mozart, sono state rinvenute nell'archivio del Santuario polacco di Jasna Gora. Secondo il quotidiano Polska, della paternita' di Mozart e' convinto il prof.Remigiusz Pospiech che ha condotto ricerche a Jasna Gora, ma va confermata dagli esperti internazionali del genio di Salisburgo. Stando al giornale, si tratta di tre composizioni non incluse nel catalogo generale di tutte le opere di Mozart elaborato da Koechl.



              Allora se la notizia fosse confermata, il geniaccio di Salisburgo avrebbe finalmente fregato Koechl!! Che soddisfazione per un Mozartiano come me ! !
              Ribelle fino alla morte ed oltre, Wolfi è la dimostrazione che genio equivale a ribelle e quindi non può semplicemente essere catalogato Kantianamente, sperando di aver "limitato" e definito per sempre lo spirito artistico...
              E vai Mozart ! Tifo per te !

              venerdì 23 maggio 2008

              Die Blaue Blume (il fiore azzurro)




              Die Eltern lagen schon und schliefen, die Wanduhr schlug ihren einförmigen Takt, vor den klappernden Fenstern sauste der Wind; abwechselnd wurde die Stube hell von dem Schimmer des Mondes. Der Jüngling lag unruhig auf seinem Lager, und gedachte des Fremden und seiner Erzählungen. »Nicht die Schätze sind es, die ein so unaussprechliches Verlangen in mir geweckt haben«, sagte er zu sich selbst; »fern ab liegt mir alle Habsucht: aber die blaue Blume sehn' ich mich zu erblicken. Sie liegt mir unaufhörlich im Sinn, und ich kann nichts anderes dichten und denken. So ist mir noch nie zumute gewesen: es ist, als hätt ich vorhin geträumt, oder ich wäre in eine andere Welt hinübergeschlummert; denn in der Welt, in der ich sonst lebte, wer hätte da sich um Blumen bekümmert, und gar von einer so seltsamen Leidenschaft für eine Blume hab' ich damals nie gehört. Wo eigentlich nur der Fremde herkam? Keiner von uns hat je einen ähnlichen Menschen gesehn; doch weiß ich nicht, warum nur ich von seinen Reden so ergriffen worden bin; die andern haben ja das nämliche gehört, und keinem ist so etwas begegnet. Daß ich auch nicht einmal von meinem wunderlichen Zustande reden kann! Es ist mir oft so entzückend wohl, und nur dann, wenn ich die Blume nicht recht gegenwärtig habe, befällt mich so ein tiefes, inniges Treiben: das kann und wird keiner verstehn.




              I genitori erano già coricati e dormivano, la pendola batteva il suo monotono tempo, alle finestre scricchiolanti gemeva il vento; la stanza era a tratti rischiarata dal lume della luna. Il giovane se ne stava inquieto nel suo giaciglio e ripensava allo straniero e ai suoi racconti. Non son già i tesori che hanno risvegliato in me un così ineffabile desiderio, si diceva; ogni cupidigia m'è aliena: ma io agogno di vedere il fiore azzurro. Esso mi sta di continuo nel cuore, e ad altro non posso pen­sare. Mai ancora avevo provato qualcosa di simile: è come se avessi sognato, o piuttosto se mi fossi addormentato in un altro mondo; che in quello in cui ho vissuto fin qui chi si sarebbe preoccupato di fiori, né mai ho sentito prima di così portentose passioni per un fiore. Donde appunto veniva lo straniero? Nessuno di noi ha mai veduto un tale uomo; pure, non so perché soltanto io sia stato così preso dai suoi discorsi; gli altri hanno ascoltato le medesime cose, e a nessuno è capitato alcunché di simile. E non poter neanche parlare del mio stato meraviglioso! Mi sento rapito, e solo quando il fiore non m'è del tutto presente provo un così profondo, intimo impulso: questo nessuno potrebbe capirlo……..




              (Novalis: Heinrich von Ofterdingen)




              giovedì 22 maggio 2008

              Appello agli animalisti: un aiuto concreto !

              Visto che la deadline fiscale si avvicina drammaticamente (aaargg!!!) rivolgo un appello serio a tutti i bloggers animalisti (siamo in tanti vivaddio) affinchè tutti si facciano portavoce anche con amici e parenti di una semplice richiesta:
              DONATE IL 5 PER 1000 AD UNA ASSOCIAZIONE ANIMALISTA. GRAZIE!




              Un esempio concreto:


              Ma ce ne sono tantissime altre, date, date, date!! Facciamo un gesto concreto per aiutare i nostri amici, a qualunque latitudine! E' indolore, gratis per le nostre tasche e di grande importanza.

              Grazie a tutti!!

              (Fabio + Felix + Madame + Pirinkicco + Susy e Regina in affidamenento al canile)

              mercoledì 21 maggio 2008

              Dove sembra che parli di Goethe, ma forse intendo altro...

              E' uno dei romanzi più belli della storia, tout court.
              Senza se né ma.
              Non solo tra quelli d'amore. Anzi, se proprio vogliamo precisare la cosa, l'amore nelle affinità elettive di Goethe (die Wahlverwandschaften) è un elemento "secondario".

              Più dell'amore potè l'alchimia, mi verrebbe quasi da dire, ovvero la chimica, la scienza a servizio di Eros (e di Tanatos), uno strumento intellettuale che vorrebbe spiegare l'inesplicabile, un'utopia del modernismo nascente...

              Il termine è quindi stato adottato (passando dalla chimica alla letteratura) dal linguaggio comune a significare quell'immediata attrazione tra elementi, che rifugge le regole della società, del "vivere civile" e che spinge i 2 elementi a condividere passioni intellettuali o sentimentali, fregandosene allegramente delle regole precostituite (tema caro a Goethe già dai tempi del Werther).

              A molti di noi (umani, troppo umani, direbbe Nietzsche) sarà successo di provare un'improvvisa affinità con qualcuno che a malapena conosciamo, uomo o donna, a livello sentimentale oppure intellettuale, una complicità istantanea, come in un colpo di fulmine, che non sempre (e non necesariamente) significa amore.

              Un rapporto che può basarsi addirittura sull'assenza del soggetto, sulle sole tracce grafiche gettate dall'elemento affine nello stagno dei nostri pensieri, lette con voracità, tutto di un fiato.



              Bene, questa sensazione di aver trovato un'anima affine, è un bel segnale e ci convince (mi convince oggi) che - citando John Donne - No man is an island, entire of itself...

              p.s. Lo so, il post non è molto chiaro, e forse un giorno passerò qualche ora in più a descrivere il romanzo, ma il messaggio che volevo spedire è in viaggio. Chi ha occhi per leggere, testa per pensare e cuore per sentire lo saprà decrittare.

              martedì 20 maggio 2008

              Good ol' Charlie Brown!

              Sometimes I lie awake at night, and I ask, "Why me?" Then a voice answers, "Nothing personal... your name just happened to come up."

              A volte mi sembra di guardare questa strana vita attraverso gli occhi di Charlie Brown.




              E' stato un "alter ego" un po' ingombrante per tanto tempo (troppo?), ed ogni tanto si riaffaccia alla porta.

              Torna come un vecchio amico con cui dividevi la merenda alle elementari, e che ora si ripresenta - immutato, cristallizzato come in un sortilegio - dopo trenta anni con la stessa filosofia disarmante.
              Inizialmente vorresti chiudergli la porta in faccia, ma poi ti ritrovi lì, con lui, a discutere di Sally, del filosofo Linus, dell'amore tragico per l'inarrivabile "ragazzina dai capelli rossi", del folle bracchetto che - ignorando il tuo nome - ti ha sempre chiamato "blockhead", o delle soverchie di Lucy, in una sorta di rispecchiamento magico, dove TU sei LUI.

              Ed allora quando sono un po' giù (oggi ad esempio succede..) tolgo la polvere dalla copertina dei mitici albi dei Peanuts e passo qualche minuto lì, sulla poltrona, a rileggerne le strisce, e mi sembra di rileggere alcuni tratti della mia stessa vita...

              Sorrido, ma la mia è più "Schadenfreude" autocommiserevole, verso quell'IO di qualche anno fa', che ricompare ciclicamente.

              Stasera sono un po' Charlie Brown.


              lunedì 19 maggio 2008

              Vita da gatto..

              Cercavo il modo migliore per descrivere il mio rapporto quotidiano con i miei padroni con le vibrisse ed ho trovato queste strips di Garfield.

              Beh, io allora sarei John, e loro (tutti, indistintamente) sarebbero i miei Garfield(s).














              domenica 18 maggio 2008

              Almeno una (di vittoria...) ! ! !


              Nota di Redazione:
              So già che questo post -come tutto il tema "calcio" - potrebbe alienarmi amicizie (vecchie e nuove), spaccare il mondo in verticale ed aprire la porta a commenti al vetriolo. Ma vi prego di prenderlo con filosofia. Non sono un hooligan, non lo sono mai stato. Sono solo un intellettuale che - di tanto in tanto - si balocca con il calcio, sempre però mantenendo un serafico distacco dal tifo sfrenato e considerando questa passione per quello che è: semplicemente un innocuo passatempo...



              Qualcuno ha detto che chiunque fosse di sinistra ed interista in questo 2008 (anno notoriamente bisesto e molesto) avrebbe vissuto un'annataccia.


              Beh, da parte mia c'é anche l'aggravante del Terziere (il mio, che ha ignominosmante perso la Corsa all'anello) ed allora un vago sentore di sconfitta si è affacciato anche nel mio cuore pavido...



              Beppe Severgini ha descritto meglio di chiunque altro questo infame destino:

              "L'Inter è una forma di allenamento alla vita. E' un esercizio di gestione dell'ansia, e un corso di dolcissima malinconia. E' un preliminare lungo anni. E' un modo di ricordare che a un bel primo tempo può seguire un brutto secondo tempo.
              Ma ci sarà comunque un secondo tempo, e poi un'altra partita, e dopo l'ultima partita un nuovo campionato.
              Non possiamo perderli tutti. Oppure sì, se ci mettiamo l'impegno. Ma non accadrà, non siamo cosi prevedibili, nemmeno nel masochismo.
              Verrà il nostro momento, e sarà magnifico".

              sabato 17 maggio 2008

              Le anime buone del Sezuan

              Il terremoto che ha colpito la Cina, soprattutto la provincia del Sichuan, è l'ultima (solo in ordine cronologico, purtroppo) delle catastrofi naturali di fronte a cui ci sentiamo inermi.

              Prima della catastrofe il nome della povera provincia "estrema" della Cina era pressochè sconosciuto ai più, eppure nella mia anima (e nella testa) si è accesa come una flebile luce di riverbero: tra le varie trascrizioni omofone della parola cinese c'è infatti Sezuan, e quindi alla mente del germanista (o dell'appassionato di cultura tedesca) non può che affacciarsi Bertold Brecht.

              L'anima buona del Sezuan (Der gute Mensch von Sezuan) è infatti una delle opere "didattiche" più note del drammaturgo tedesco, un'opera a suo modo "apocalittica" in cui gli Dei scesi in terra, proprio in una delle province più povere dell'impero, colpiti dalla cattiveria umana, vogliono distruggere il mondo, a meno che non si trovi un uomo, almeno uno, che sia buono, e che quindi sia degno di redimere l'intera umanità..

              E' strano come anche di fronte alla catastrofe la mia povera mente si rifugi nella cultura: un vile esorcismo? Forse sì. Eppure un momento che mi ha reso più "empatico" verso questa tragedia, ed inconsciamente (o consciamente?) nei miei pensieri si è manifestata l'altra tragedia, quella teatrale, quella Brechtiana.




              "...voi pensate da stasera stessa come a un'anima buona si possa dare aiuto, perché alla fine il giusto non sia sempre battuto. Presto, pensate come ciò sia attuabile! Una fine migliore ci vuole, è indispensabile!"


              (Dall' Epilogo: L'anima buona del Sezuan. Bertold Brecht)

              venerdì 16 maggio 2008

              Meo'o oamét... (sul sentiero di guerra)

              Ok. Pausa.

              Il gioco si fa duro? allora....

              ...chiariamo BENE le cose!!


              LORO SONO I NEMICI GIURATI, SONO LA MALATTIA,
              GLI IMMONDI LADRI DI CROCCANTINI...





              IO SONO IL PADRONE DEL QUARTIERE,
              SONO LA CURA, LO STERMINATORE...




              E' CHIARO 'STO FATTO ????

              AUGH. (Grande capo macchia nera ha parlato)

              giovedì 15 maggio 2008

              Scrutini in vistaaaa !!!

              Una giornata strana.

              Trascorsa tra classi affollate di pubescenti inquieti che sentono l'estate e se ne fregano bellamente dei prossimi esami (e forse c'hanno ragione loro..) e consigli pomeridiani in preparazione delle ultime operazioni di un ennesimo anno scolastico.

              Un contatto telefonico anche con la facoltà (non facciamoci mancare niente, dai!) per spostare un appello - visto che il dono dell'ubiquità ancora non mi è stato dato - ed il sospetto che forse non ce la farò a concludere tutto in tempo...

              Pochi minuti fa' poi una piccola, graditissima sorpresa, inattesa come un fiore tardivo, che mi ha fatto sorridere e (lo ammetto) anche leggermente arrossire, come una pulzella d'altri tempi.
              Ma queste sono cose private... Il ringraziamento comunque è doversoso, e chi sa spero lo accetterà di buon grado..

              Comunque il punto è un altro: per chi non fosse a conoscenza delle dinamiche strategiche e dei meccanismi primordiali che governano un consiglio di classe, e per tutti gli amici bloggers oltre oceano (Moky mi conferma la difficoltà di reperire video italiani di buon livello negli USA) curiosi in materia, ecco un piccolo video, illuminante, tratto da un film "storico" che ogni insegnante - secondo me - dovrebbe vedere almeno una volta nella vita: La Scuola, di Daniele Luchetti, con un ottimo Silvio Orlando, a sua volta tratto da un ottimo libro di Starnone (Ex cattedra)

              Un po' di autoironia a volte può salvare il mondo...

              Beh, amici, mamme premurose e studenti inermi, le cose in queste assemblee vanno più o meno così:

              video

              mercoledì 14 maggio 2008

              L'apparenza inganna



              Questa mattina - abdicando al ruolo di insegnante di tedesco - mi sono avventurato nello spazio del "tutor" ed ho tentato di stabilire un dialogo costruttivo con alcuni studenti del 5° anno, in prossimità degli esami di stato.
              L'effetto iniziale è stato quello di un novello Don Quixotte che affronta i mulini a vento in classe (ok, un paio di mulini rispondono, ma la pianura dove batte il vento vede prevalentemente pale che si agitano su palmari e telefonini..) ed allora mi sono dilungato in alcune considerazioni di semiotica. Umberto Eco, il "lector in fabula", il libro come "macchina pigra" ecc..

              La solita roba insomma. Oddio: proprio solita evidentemente non era, visto le facce smarrite dei miei smarriti Sancho Panza in classe...

              Al fine di oggettivare il mio pensiero, renderlo più efficace e meno astruso, mi riferisco quindi ad esempi "bassi", in "romana lingua" come predicavano i nostri letterati della Romatik.
              Il discorso si amplia da Pirandello a Kubrik, dalla musica pop alla Nona di Beethoven (vabbè, questa l'ho fregata a Baricco, ma tanto loro non lo sanno, cfr. sindrome da Spinuzzo da Rodi), per evidenziare come noi lettori - spettatori cerchiamo spesso (non sempre e non tutti, odio le generalizzazioni) dei "punti fissi", delle stelle polari, quando ci accingiamo a leggere un libro, o a vedere un film.
              Si cerca la rassicurazione, anche nel thriller, anche nei gialli, uno spirito manicheo ci pervade: il nero deve essere nero ed il bianco, bianco.

              Eppure...eppure ci sono zone grigie dove questa interpretazione si arresta, e i nostri neuroni si rifiutano di collaborare, cercano vie alternative, più rassicuranti, ma non le trovano.
              Questa "twilight zone" dell'interpretazione in tedesco ha un bel nome "Unheimlich", un termine che si oppone ad "Heim", casa, luogo sicuro, e che quindi lo nega; in italiano il termine viene tradotto come perturbante, però l'accezione è più ampia.
              I pilastri delle nostre convinzioni crollano, ed il terreno sembra vacillare sotto i dubbi interpretativi. Ed allora mi è tornato in mente un bel saggio di un po' di anni fà, un'opera "collezionista" di Eco: Sei passeggiate nei boschi narrativi, ed un'immagine "unheilich" appunto, inquietante a suo modo, come un quadro di Fuessli, che mette a dura prova le nostre certezze.
              Non l'avevo sotto mano ma ne ho subito fatto una copia, a casa, per mostrarla domani in classe.

              Eccola qui. Ora aspetto domani, "per vedere l'effetto che fa".



              lunedì 12 maggio 2008

              Ritorno al futuro...



              Doc: "...non può essere io ti ho appena rimandato nel futuro !"
              Marty: "..si lo so doc ma io sono tornato, sono tornato dal futuro.."
              Doc: " GRANDE GIOVE! "
              Beh, eccoci qua! It's all over now.
              Che dire? Sto lentamente ripulendo la mia vita dalle scorie dell'amato Medioevo, e mi sento un po' come Marty Mc Fly appena sceso dalla mitica De Lorean, ma senza Doc.
              Anche i più fugaci e distratti avventori di questo strano spazio multiforme avranno capito che il legame con la mia città (e più in generale con la sua storia e le tradizioni) è un po' l'humus da cui nasco, che mi ha nutrito nei lunghi inverni delle mie passate stagioni e che ancora mi attrae, come una Sirena.
              In effeti mi sento un po' come un povero Ulisse in balia delle onde della vita, un viaggiatore psichico (e concreto, a volte) con un complesso di Peter Pan gigantesco contro cui combattere, ma destinato alla sconfitta...
              Le mie radici sono tra queste mura, tra le facce che vedete nelle foto, coperte dai buffi abiti medievaleggianti che da sempre sono i miei travestimenti scenici (cfr. Who am I?), e questa dimesione narniana (Narni era Narnia in effetti) mi ha temperato sin dall'infanzia.
              E' difficile spiegare ai non indigeni il groviglio di sensazioni che nascono da questa festa, come in tutte le piccole città italiane un misto di campanilismo sfrenato, di orgoglio "civico" e persino un po' di sciovinismo che ci lega come una comunità ancestrale chiusa verso i barbari all'esterno, ci coalizza eppure ci divide, in contrade, tra casa e casa, tra componenti della stessa famiglia.
              Per pochi giorni all'anno la città piomba letteralmente in un'altra dimensione, la vita di fuori e quella di dentro si sfiorano, si toccano quasi, eppure sembrano procedere parallelamente.
              Il lavoro, l'ufficio, la scuola, il PC, il traffico congestionato seguono strade ben tracciate, visibili, lungo cui ci incamminiamo ogni giorno - appena svegliati - indossando una maschera moderna.
              Le ore "civili" però non sono altro che una febbrile attesa del tempo storico, un tempo in cui ci strappiamo via la maschera borghese e ci sveliamo nel nostro vero abito, quello medievale.
              In questo tempo "sospeso" valgono altre regole, altri ritmi, odori e sensazioni, almeno per 3 settimane all'anno, quando Rosaspina si sveglia e decide di ballare, cantare e giocare tra i vicoli e nelle piazze, prima di ripiombare nel sonno inquieto della modernità.
              Forse è errato dire che la città "si veste di medioevo" (come recitano i titoli dei giornali e gli slogan pubblicitari), forse sarebbe meglio dire che la città si spoglia degli orpelli della modernità, e nuda come Lady Godiva si presenta al mondo con l'unico abito degno di tale nome: la sua storia.
              E' un gioco delle parti, una farsa, uno spettacolo si saltimbanchi, una giullarata.
              Tutti noi lo sappiamo.
              Eppure - come nell'Enrico IV di Pirandello - vogliamo vivere in costume per qualche giorno, dimentichi delle ciminiere, dei problemi economici, dei guai quotidiani che - tanto lo sappiamo - ci attenderanno pazienti al lunedì, al nostro ritorno nel futuro...

              domenica 11 maggio 2008

              Immagini dal Medioevo - 4

              Qualche istantanea del bellissimo corteo notturno, per farvi entrare nel clima magico dell'ultima notte di Festa, in attesa della Corsa nel pomeriggio (evento che - come ogni anno da una trentina
              in qua - mi vedrà soffrire, con i nervi a fior di pelle in campo..), tutti protesi verso il clou!























              venerdì 9 maggio 2008

              I Barbari



              Ho comprato l'edizione economica del saggio Baricchiano "I Barbari", che ho iniziato a leggere avidamente già in strada, tornando dalla libreria (non un mega store, ma una di quelle vecchie librerie di una volta, piene di scaffali trabordanti di libri, con un gentile signore che ti fa da Caronte nel mare delle pagine...) e ne sono rimasto semplicmente affascinato.

              Avevo letto alcuni articoli sparsi (qui riuniti) nel tempo in cui furono scritti, ma ora, con calma, me li sto gustando anche di più, potendo contare sulla "massa critica" del volume, sicuramente più attraente delle pagine di un giornale, leggere e volatili.
              La prima sorpresa nella lettura delle "epigrafi" tra cui Baricco inserisce a buon titolo il mio Benjamin (il tizio che vedete nella foto a destra del blog, vagamente somigliantemi, ed a cui ho dedicato questo insieme convulso di idee e segni) ed allora il cuore si è aperto, mi sono quasi commosso, devo ammetterlo.
              Da Baricco (autore di romanzi che non amo particolarmente, lo ammetto, lo preferisco come saggista) non me lo apettavo. O forse sì?

              Beh, la lettura vorace delle pagine (per cui ho interrotto altre letture in corso) mi ha risvegliato il ricordo di Kavafis, e della sua splendida poesia, molto vicina allo spirito apologetico / apodittico e vagamente apocalittico dell'era in cui viviamo.

              Eccola qui:
              Costantino Kavafis: aspettando i barbari

              Che aspettiamo, raccolti nella piazza?
              Oggi arrivano i barbari.
              Perché mai tanta inerzia nel Senato?

              E perché i senatori siedono e non fan leggi?
              Oggi arrivano i barbari. Che leggi devon fare i senatori?

              Quando verranno le faranno i barbari.
              Perché l’imperatore s’è levato così per tempo e sta,
              solenne, in trono, alla porta maggiore, incoronato?
              Oggi arrivano i barbari

              L’imperatore aspetta di ricevere il loro capo.
              E anzi ha già disposto l’offerta d’una pergamena.

              E là gli ha scritto molti titoli ed epiteti.
              Perché i nostri due consoli e i pretori sono usciti stamani in toga rossa?
              Perché i bracciali con tante ametiste, gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?
              Perché brandire le preziose mazze coi bei caselli tutti d’oro e argento?

              Oggi arrivano i barbari, e questa roba fa impressione ai barbari.
              Perché i valenti oratori non vengonoa snocciolare i loro discorsi, come sempre?
              Oggi arrivano i barbari: sdegnano la retorica e le arringhe.
              Perché d’un tratto questo smarrimento ansioso?

              (I volti come si son fatti serii)

              Perché rapidamente le strade e piazze si svuotano,
              e ritornano tutti a casa perplessi?
              S’è fatta notte, e i barbari non sono più venuti.

              Taluni sono giunti dai confini, han detto che di barbari non ce ne sono più.
              E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?

              Era una soluzione, quella gente.

              giovedì 8 maggio 2008

              Who are you?

              Mentre rovistavo tra cassetti e credenze, nella vana speranza di ritrovare una foto scomparsa, mi sono imbattuto in un altro me.

              Tra le pieghe di un libro ho rintracciato vecchie foto che mi ritraggono in alcuni "golden moments" della mia vita passata maggiaiola (e fin qui nulla di straordinario, le posto qui con un po' di vergogna e tanti rimpianti...) insieme ad un vecchio nastro audio con la mia voce registrata, insieme a quella di amici, durante la conduzione di un programma "festaiolo" in una radio locale.

              Che dire? Mentre l'incontro con la mia immagine che fu è abbastanza normale (sebbene scoraggiante..), quello con la mia voce non lo è sicuramente!!

              Non so se una cosa simile sia mai successa anche a voi, ma l'esperienza può essere sconvolgente!
              Certo, ognuno di noi riconosce la propria voce nel momento in cui si parla, ma cosa ben diversa è sentirla registrata (in audio o film, fa lo stesso), e per lo più a distanza di anni!!

              La distanza (fisica e cronologica) rende concrete tutte quelle teorie "Pirandelliane" e Freudiane che magari abbiamo studiato all'università, ma che rimangono spesso congetture, difficili da provare nella prassi.

              Sotto i propri occhi (e le orecchie in questo caso) si è concretizzato il gioco delle maschere, il turbamento che ci attanaglia quando usciamo da noi stessi ed ipotizziamo uno sguardo dall'esterno. Come mi vedono gli altri? Qual'è la mia vera voce? Quale maschera (il termine "persona" nel teatro greco indica proprio la maschera!) porto per il mondo?

              Un'altra prova della nostra estraneità? Provate a guardarvi allo specchio (magari ora, nel riflesso dello schermo piatto): Ok? Bene! Ora provata chiamare qualcuno vicino a voi, e guardatevi insieme nel riflesso. Tutto ok, credo... Ma provate a guardare la persona acanto attraverso il riflesso dello spechio, non guardatelo direttamente, ma concentratevi sul suo riflesso.

              Forse lo vedrete diverso, che so, qualche imperfezione (spesso l'impressione che una parte del viso sia asimmetrica all'altra..), qualche piccola diversità. Ed allora sorge spontanea la domanda:

              Chi sono IO in realtà?

              Ai tempi dell'università, a Roma, ricordo la teoria "epica" di un mio compagno di studi, il quale affermava di voler vivere una vita da artista a 360 gradi, e di "far finta" ogni giorno di vivere un'esistenza diversa.

              Il tono delle nostre conversazioni a Villa Mirafiori era più o meno questo:
              - Marcello, chi sei oggi?
              - Oggi sono un bravo studente, vado a lezione e prendo appunti. Ma solo per finta.
              - E poi che fai?
              - Poi faccio finta di uscire con gli amici, e mi diverto, forse, bisogna vedere il canovaccio che dice..








              What about you? Who are you?

              mercoledì 7 maggio 2008

              Al lupo! Al lupo!

              In difesa dei lupi contro le pecore
              di Hans Magnus Enzensberger

              Deve mangiar viole del pensiero, l'avvoltoio?
              Dallo sciacallo, che cosa pretendete?
              Che muti pelo? e dal lupo? deve
              da sé cavarsi i denti?
              Che cosa non vi garba
              nei commissari politici e nei pontefici?
              Che cosa idioti vi incanta, perdendo biancheria
              sullo schermo bugiardo?

              Chi cuce al generale
              la striscia di sangue sui pantaloni? Chi
              trancia il cappone all'usuraio? Chi
              fieramente si appende la croce di latta
              sull'ombelico brontolante? Chi intasca
              la mancia, la moneta d'argento, l'obolo
              del silenzio? Son molti
              i derubati, pochi i ladri; chi
              li applaude allora, chi
              li decora e distingue, chi è avido
              di menzogna?

              Nello specchio guardatevi: vigliacchi
              che scansate la pena della verità,
              avversi ad imparare e che il pensiero
              ai lupi rimettete,
              l'anello al naso è il vostro gioiello più caro,
              nessun inganno è abbastanza cretino, nessuna
              consolazione abbastanza a buon prezzo, ogni ricatto
              troppo blando è per voi.

              Pecore, a voi sorelle
              son le cornacchie, se a voi le confronto.
              Voi vi accecate a vicenda.
              Regna invece tra i lupi
              fraternità. Vanno essi
              in branchi.

              Siano lodati i banditi. alla violenza
              voi li invitate, vi buttate sopra
              il pigro letto
              dell'ubbidienza. Tra i guaiti ancora
              mentite. Sbranati
              volete essere. Voi
              non lo mutate il mondo.

              Verteidigung der wölfe gegen die lämmer
              (soll der geier vergißmeinnicht fressen? / was verlangt ihr vom schakal, / daß er sich häute; vom wolf? / soll er sich selber ziehen die zähne? / was gefällt euch nicht an politruks und an päpsten, / was guckt ihr blöd aus der wäsche auf den verlogenen bildschirm? / wer näht denn dem general den blutstreif an seine hosen? / wer zerlegt vor dem wucherer den kapaun? /
              wer hängt sich stolz das blechkreuz vor den knurrenden nabel? / wer nimmt das trinkgeld, den silberling, / den schweigepfennig? / es gibt viel bestohlene, wenig diebe; / wer applaudiert ihnen denn, / wer lechzt denn nach lüge? / seht in den spiegel: feig, scheuend die mühsal der wahrheit, / dem lernen abgeneigt, das denken überantwortend den wölfen, / der nasenring euer teuerster schmuck, / keine täuschung zu dumm, kein trost / zu billig, jede erpressung ist für euch noch zu milde. / ihr lämmer, schwestern sind, mit euch verglichen, die krähen: / ihr blendet einer den andern. / brüderlichkeit herrscht unter den wölfen: / sie gehen in rudeln. /
              gelobt sei´n die räuber; ihr, einladend zur vergewaltigung, / werft euch aufs faule bett des gehorsams, winselnd noch lügt ihr, zerrissen / wollt ihr werden, ihr ändert die welt nicht mehr
              .)

              Da Poesie per chi non legge poesie - Livia Lattes
              (
              traduzione di Franco Fortini e Ruth
              Leiser)

              martedì 6 maggio 2008

              Stealing Beauty

              Qualche avvenimento (reale e virtuale, nel mondo di fuori e nella blogosfera per intenderci...) e qualche incontro serendipitico mi ha spinto a ricercare in rete questo video.

              La canzone (Glory Box) fa da colonna sonora ad uno dei mei film preferiti, un film dove apparentemente non accade nulla di importante, ma che invece racchiude tante micro storie e tanti stati d'animo come pochi altri film.

              Sarebbe troppo lungo spiegare qui la vera ragione per cui mi sento profondamente legato a questo film (a parte Liv Tyler, of course..) ma devo ammettere che ogni volta che lo ri-vedo è come un colpo di fulmine.

              La sintesi perfetta della mia Utopia (nel senso di città ideale): la culla del fancazzismo assoluto unita ad uno dei paesaggi più belli che abbia mai visto (andai persino in pellegrinaggio in quell'agriturismo al tempo..), dove trascorrere placidi pomeriggi in bella compagnia, discutendo d'arte e d'amore.

              Chi non vorrebbe vivere così? (ma soprattutto: quanti soldi c'avevano quei tipi sempre sdraiati al sole?).

              Io sogno un posto così.

              Subito!!

              video

              lunedì 5 maggio 2008

              Umorismo Medievale

              Allora questa la leggenda:

              il cavaliere azzurro arriva col suo destriero presso un ponte molto stretto vicino ad un ruscello, l'unico passaggio per accedere al castello dov'è la Dama. Il ponte però è guardato a vista dal cavaliere nero.

              Il cavaliere azzurro chiede di passare, ed il cavaliere nero lo sfida al duello. I due ci scontrano con la lancia ed il cavaliere azzurro, sconfitto deve ritirarsi.

              Dopo un po' arriva il cavaliere verde, ed anche lui chiede al cavaliere nero di passare. Il cavaliere nero lo sfida al duello. I due si scontrano con la lancia ed il cavaliere verde, sconfitto deve ritirarsi.

              Dopo un po' arriva il cavaliere giallo, ed anche lui chiede al cavaliere nero di passare. Il cavaliere nero lo sfida al duello. I due si scontrano con la lancia ed il cavaliere giallo, sconfitto deve ritirarsi.


              Qualche tempo dopo, ormai si sta facendo notte, arriva anche il cavaliere rosso, fra i più temuti dell'impero, ed anche lui chiede al cavaliere nero di passare. Il cavaliere nero lo sfida al duello. I due si scontrano con la lancia ed il cavaliere rosso, sconfitto deve ritirarsi.

              Morale della storia?

              Nel Medioevo (e forse anche oltre) al cavaliere nero

              NUN JE DEVI DA ROMPE ER CAZZO!!!
              (Liberamente rielaborata ed ispirata da Gigi Proietti)
              P.S. scusate il francesismo...

              domenica 4 maggio 2008

              Parola di Gatto ! !

              Cazzeggiando qua e là per i blog amici ne ho scoperto uno mooolto gattaro (questo qui), noto agli amanti del genere, che mi ha dato lo spunto per questo post un po' frù frù, con cui spezzo la continuità cronologica e riemergo per un po' dal medioevo.


              Mentre batto i tasti del PC comunque sento le prove dei tamburini sotto la finestra, pronti ad ogni genere di sfida (acustica ed alcolica..), ergo il Medioevo si riaffaccia alla finestra..



              Madame intanto osserva - con nobile distacco - la piccola sfilata mezza affacciata alla finestra, nemmeno troppo spaventata, anzi abituata ormai da 15 anni, vissuti accanto a me, ad ogni incursione molesta dei pestatori di tamburo maggiaioli..

              Vabbè: ecco la (mia) versione felina di "senti chi parla":











              sabato 3 maggio 2008

              Immagini dal Medioevo - 3


              La folla assiepata sulle scale della cattedrale



              Il forno a legna (gnammm...)



              L'interno della cattedrale di San Giovenale



              Un cortile interno imbandierato



              Musici in attesa



              Un vicolo imbandierato



              Gruppo di Dame alla corsa storica