Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

lunedì 12 gennaio 2009

Lacrime di un paese

In primo luogo ringrazio tutti quelli che hanno accolto il mio invito ad andare a visitare (e possibilmente pubblicizzare) il blog di Sameh: GAZA TODAY.

Ho visto con piacere che molti di voi hanno addirittura lasciato commenti sul post! Grazie!
Ho notato anch'io i problemi di connessione (o di server..) che rendono difficile iscriversi come follower, ma non importa, l'importante è cercare di stare vicino a chi come questo ragazzo prova "comunicare" la guerra attraverso le bombe.

Continuiamo così!

Ho letto con un peso nel cuore i suoi reports dei giorni precedenti, e - come già scritto in un commento al mio stesso post - i nomi, le facce, i luoghi che parlano di morte aldilà delle semplici, aride cifre sono dati VERI assolutamente tremendi, che rendono l'orrore di una guerra oltre ogni immagine...



La mia natura riflessiva e "citazionista" da buon epigono dell'amato Benjamin, mi ha spinto a rivangare altre immagini, altre terribili guerre, e così, nel ricordo, sono approdato alla Guerra dei 30 anni, un evento che nel 17° secolo sconvolse l'Europa intera, e che per crudeltà e costanza sembra avvicinarsi a questo tremendo, interminabile conflitto in quella che una volta era la Terra Santa.

La descrizione poetica della Guerra è quasi una contraddizione in termini, eppure alcuni grandi poeti hanno provato a portare sulla carta l'orrore e l'angoscia di una generazione intera che ha vissuto tutta la propria vita in guerra. Tra questi c'è Andreas Gryphius, e la poesia (che conosco bene, per frequentazioni letterarie ataviche) si chiama Tränen des Vaterlandes, ovvero Lacrime della Patria.

Beh, ho cercato di tradurla al meglio, e postarla qui, quale memento mori, segno letterario della terribile ripetitività della guerra in ogni epoca.
Se qualcuno fosse interessato questo è il testo originale (che qui vi risparmio, visto che è in tedesco del '600..).




Lacrime della patria

Siamo del tutto rovinati, anzi più che rovinati!
L’orda dei popoli superbi, i feroci i tromboni
La spada di sangue lorda , i tuonanti cannoni
han consumato il sudore e il lavoro e le provviste.

Le torri sono in fiamme, la chiesa è capovolta,
il municipio in macerie, i forti fatti a pezzi,
le vergini oltraggiate, e ovunque ci volgiamo
è fuoco, peste e morte che cuore e spirito attraversano.

Qui nella trincea ed in città scorre sempre sangue fresco.
Tre volte son passati già sei anni e la corrente dei fiumi
da cadaveri quasi ostruita lentamente scorre.

E taccio ancor di quel che peggio è della morte,
più orrendo della peste dell’incendio e carestie:
che anche del tesoro dell’anima tanti son depredati.


(traduzione a cura di Fabio Ronci)

8 commenti:

Miranda ha detto...

Grazie per la poesia! Passano i secoli ma non muta la capacità umana di provocare inutile e incomprensibile dolore, di farsi male...

Camu ha detto...

Certe volte vien da chiedersi come mai la storia non insegna nulla in fatto di conflitti.

Marlene ha detto...

OT: hai tolto qualcosa dal template? finalmente ti visualizzo e posso tornare a farti visita :)

María ha detto...

Ciao Fabio!

Ho visitato il blog Gaza Today e, se benne non capisco l'inglese, le foto hanno parlato da sole. Quello fu sufficiente.
Devo dirti che mi sento l'essere più inutile come cittadina del mondo quando vedo queste cose e so che non poso fare niente, solo parlare o leggere sul tema. E questo non basta.

Un bacio hermano.

Silvia ha detto...

Grazie della segnalazione del blog Gaza Today e grazie per la traduzione del post.

NADIA ha detto...

Hola Fabio, bella la poesia e come vedi passano gli anni passano le guerre, ma purtroppo ancora non abbiamo imparato niente!!!!
La storia dovrebbe insegnare, ma è la mente umana che non vuole imparare.
un abbraccio!!
Hasta siempre!!!!

desaparecida ha detto...

è incredibile che la storia ci scivoli addosso così!

Un abbraccio :)

stellavale ha detto...

Non lasciamoli piangere da soli....