Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

venerdì 17 settembre 2010

Il delta su Marte.

La mattina del 18 settembre 1970 Jimi Hendrix venne trovato morto nell'appartamento che aveva affittato al Samarkand Hotel, a Londra

La sua morte è stata l'oggetto ed il soggetto di film, libri, biografie autorizzate e non, di gossip postumo, e contemporaneo, la razzia della sua eredità è iniziata subito, poche ore dopo la notizia della morte gli sciacalli irrompono nella sua stanza e rubano oggetti, foto, nastri e tutto ciò che poco tempo dopo avrebbe trovato un florido mercato nero, anche senza Ebay....

Per chi come il sottoscritto ama la chitarra, la suona (o si vanta di averla suonata benino in gioventù) o la strimpella appena, Jimi Hendrix rappresenta il Santo Graal, e la sua Fender è la stele di Rosetta delle 6 corde, l'arma che interpreta, smonta, riorganizza e solleva la musica verso il cielo ("excuse me while I kiss the sky" come canta in Purple haze), la colora, e poi la ributta in terra, tra di noi, poveri mortali che hanno avuto il privilegio di vedere per un attimo questo Prometeo irridente...

Hendrix è gli anni '60, è la controcultura, la provincia (Seattle) che vince sulla metopoli, è un Henry James del Blues, che deve andare in Inghilterra prima di diventare celebre in America, troppo chiara la sua pelle per la Motown, troppo scura la sua musica per il Rock.

Hendrix fa parlare la sua chitarra (Springsteen in Thunder Road lo cita nei versi. "Well I've got this guitar, and I learned how to make it talk"), lui parla poco, le sue liriche sono frammentarie, essenziali, come una poesia di Gregory Corso, come l'urlo di Ginsberg. Pietre solitarie da calpestare per giungere alla purezza delle note strazianti, dolorose della sua musica.


Difficile etichettare la sua musica, così come la sua giovane vita, fatta di contraddizioni, di amori e di odio, di folle osannanti e di solitudine chimica; un critico musicale una volta disse -volendo accostare il suo blues a quello suonato nel Delta del Mississipi - che sì, quello era il blues del delta, ma il delta di Jimi era su Marte !




6 commenti:

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Un anniversario importante per la storia della musica. E per chi ha vissuto la sua generazione ad ascoltarlo.

... daisy... ha detto...

Ahimè conosco veramente poco Hendrix... purtroppo veramente!

Vincenzo Cucinotta ha detto...

Sulla luna dici? Non su Venere, il famoso delta di Venere? :-D

ziamaina ha detto...

Hendrix non è tra i miei preferiti, lo conosco davvero pochissimo.
Ma abbastanza per dire che è a pieno titolo uno dei Grandi, di quelli che purtroppo non esistono più...

amatamari© ha detto...

Hey joe, where you goin' with that gun of your hand...

La cantavo a squarciagola senza sapere una briciola d'inglese, e facevo pure la chitarra, tutto con la voce: ero piccolina ma già mi impegnavo...
:-)

fabio r. ha detto...

@daniele: quoto in pieno!
@daisy: per fortuna la sua musica c'è ancora!
@vincenzo: quindi qualcuno le nota le dotte citazioni! :-)
@ziamaina:era un big, per davvero!
@amatamari: ahahah.. mi immagino la scena!