Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

sabato 4 aprile 2009

Fenomenologia di Silvio B

Nel 1961 Umberto Eco pubblica, all'interno della raccolta di saggi "Diario Minimo", uno dei suoi celebri divertissments a cui si dedica molto seriamente (ossimoro? sì, ossimoro) da sempre.

Il testo - che ha poi avuto un enorme successo negli anni a venire, fino a diventare un vero e proprio trattato filosofico / semiotico - si chiama "Fenomenologia di Mike Bongiorno" ed è tutt'oggi valido, moderno, sebbene qualche punto (soprtattutto in ambito tecnico/televisivo) è senza dubbio aggiornabile...
In questi giorni, dopo aver asisitito inebetito alle varie esternazioni europeee del nostro caro Caudillio minimo, mi è tornato in mente, e sono andato a ripescarlo, con l'intento - scherzoso, quasi goliardico - di reinterpretarlo un po' ed adattarlo nei limiti del possibile alla figura del premier.
Il testo in questione (l'originale intendo) è un saggio piuttosto complesso, sebbene leggibilissimo, ma qui ho preferito farne una sorta di sinossi, magari dividendolo in due parti... Sempre che l'argomento interessi! Quindi oggi voglio postarne una prima parte, ed eventualmente - nei prossimi giorni - la seconda...


A voi il giudizio:


Fenomenologia Di Silvio B
L'uomo dei mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono stimolati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei compensi narcotici a cui ha diritto è l'evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose.

Insomma, gli si chiede di diventare un uomo con il DVD e un televisore LCD e cioè gli si chiede di rimanere com'è aggiungendo agli oggetti che possiede un DVD un televisore; in compenso gli si propone come ideale George Cloney o Batman. L'ideale del consumatore di mass media è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasticamente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di posseder-lo un giorno.

La situazione nuova in cui si pone al riguardo la TV è questa: la TV non offre, come ideale in cui immedesimarsi, il superman ma l'everyman. La TV presenta come ideale l'uomo assolutamente medio. A teatro Benigni appare sul palcoscenico e subito crea un mito e fonda un culto; Maria de Filippi scatena rituali idolatrici in TV e dà il nome ad una intera generazione di cloni di Amici….
In TV appare a più riprese il volto magico della De FIlippi, ma il mito non nasce qui; l'idolo non è costei, ma i ragazzi partecipanti allo spettacolo e tra le ragazze la più amata e famosa sarà proprio quella che rappresenta meglio i caratteri medi: bellezza modesta, sex-appeal limi­tato, gusto discutibile, una certa inespressività.

Ora, nel campo dei fenomeni quantitativi, la media rappresenta appunto un termine di mezzo, e per chi non vi si è ancora uniformato, essa rappresenta un traguardo. Se, secondo la nota boutade, la statistica è quella scienza per cui se giornalmente un uomo mangia due polli e un altro nessuno, quei due uomini hanno mangiato un pollo ciascu­no — per l'uomo che non ha mangiato, la meta di un pollo al giorno è qualcosa di positivo cui aspirare.
Invece, nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento a zero. Un uomo che possieda tutte le virtù morali e intellettuali in grado medio, si trova immediatamente a un livello minimale di evoluzione.

Il caso più vistoso di riduzione del superman all'everyman lo abbiamo in Italia nella figura di Silvio Berlusconi e nella storia della sua fortuna. Seguito e votato da milioni di persone, quest'uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l'unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore-elettore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.

Per capire questo straordinario potere di Berlusconi occorrerà procedere a una analisi dei suoi comportamenti, ad una vera e propria "Fenomenologia di Silvio Berlusconi", dove, si intende, con questo nome è indicato non l'uomo, ma il personaggio.
Silvio Berlusconi non è bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlando, un grado modesto di adattamento all'ambiente. L'amore isterico tributatogli dalle teen-agers va attribuito in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli lascia intravvedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese.

Silvio Berlusconi non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all'apatia e alla pigrizia mentale.
In compenso Silvio Berlusconi dimostra sincera e primitiva ammirazione per i suoi Intellettuali di corte. Di costoro pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la metodologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo, economico.

Silvio Berlusconi professa una stima e una fiducia illimitata verso l'esperto del caso (vedi Tremonti); un professore è un dotto; rappresenta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.
Silvio Berlusconi, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: "Scusi, signora guardia...") usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: "signor spazzino, signor contadino".
Silvio Berlusconi accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Contessa bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic).

Silvio Berlusconi parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a tendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sempre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune.

Il suo linguaggio è rigorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neo-positivista. Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all'occasione, egli potrebbe essere più facondo di lui.
Non accetta l'idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabucco e Nabuccodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fermamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia è di con­seguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.

(Parte 1 - segue)

8 commenti:

Ornella ha detto...

Fabio, hai fatto un'analisi perfetta! Ti leggo con una tale ammirazione....e sono profondamente ammareggiata dal fatto che una persona colta e preparata come te debba avere un lavoro precario. Tu sei degno delle più prestigiose cattedre universitarie! Spero che almeno i tuoi alunni si rendano conto del privilegio che hanno nell'averti come loro docente. Io sono una tua collega ma m'inchino davanti a te! Chapeau!

Bastian Cuntrari ha detto...

Semplicemente splendido! Riesci a catturare il lettore con proponendo ardite teorie con una capacità di sintesi ineguagliabile.

Quanto al fumus, come non concordare? Ci stiamo appiattendo su prototipi minimalisti, e non è dunque vero che "in medio stat virtus": in medio c'è solo banalità, limitatezza e mediocrità.

Camu ha detto...

ui ui come la vedo male....la tua analisi "citativa" è semplicemente perfetta.
Il contraddittorio oramai è stato abolito per legge.

AndreA ha detto...

Standing Ovation!!! ;-)

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Che posso aggiungere ai complimenti meritatissimi che hai già ricevuto? Solo che mi sono letteralmente bevuto il post che hai fatto con grande entusiasmo e passione!

Ciao Fabio
Daniele il Rockdichter

fabio r. ha detto...

@Ornella: grazie! ma per carità! diamo a umberto ciò che è di umberto 8eco): la farina è sua, io ho solo attinto furbescamente.. per il resto chi dire? troppo buona!
@Bastian: fumus? qui nemmeno fiammelle ci vedo.... ed in quanto a banalità..sorvoliamo!
@Camu: pienamente d'accordo. Contradditorio solo come monologo ora!
@Andrea: troppo buono!
@Daniele: grazie esimio, ma vale ciò che ho detto sopra: io sono un semplice imbianchino delle aprole, rimescolo i colori, ma gli artisti sono altri!!

dioniso ha detto...

Bell'articolo. Acute osservazioni.
Aggiungerei che il suo linguaggio è pieno di abusi pseudoanglicisti come la appena coniata Newtown che dovrebbe rimpiazzare L'Aquila, premier al posto di presidente del consiglio, "ministro del uelfar" al posto di "ministro del lavoro" e altre amenità del genere.

Moky ha detto...

E' una gran tristezza rendersi conto che la mediocrita' e' il nuovo indice di successo.