Non lasciarti sfuggire alcun pensiero, tieni il tuo taccuino come le autorità tengono il registro dei forestieri. (Walter Benjamin)

mercoledì 29 aprile 2009

D'ho !! (ovvero, l' evoluzione dello Spleen)

Boh.... sarà questo stato di prostrazione post febbrile, sarà che non riesco più a dormire benissimo (e per un bradipo da competizione è un problema...), sarà che il tempo atmosferico tende ad una variabilità odiosa, prevelentemente caldo ed umido (il chè va benissimo per una donna..ma non è il massimo quando sei solo e malaticcio), oppure sarà solo il fatto che mi girano pure i cabbasisi per il fatto che non mi sto godendo la MIA FESTA a causa di tutte queste cose....

...insomma, non ho idee. Non ho stimoli arguti o battute intelligenti per ravvivare questo povero blog.

Leggo velocemente i commenti degli amici in altri blog, molto più attenti ed utili, e li invidio per la loro tenacia e l'indignazione quotidiana di fronte alle prevaricazioni della politica e della società.

Osservo schifato, colpevolemente assente, le brutture del mondo che passa di fonte ai miei occhi miopi in tv, vorrei unirmi alla "vibrante protesta" (ah, quanto mi manca De Andrè.. ve l'avevo detto?) dei pochi contro la tracotanza di quellichebenpensano ma niente.

Il poco cervello rimasto si appisola. Gli antibiotici, la tachipirina, l'aspirina e nefandezze varie mi hanno tramortito l'anima. Complimenti!

Faccio a gara con Homer Simspon a suon di scimmiette in testa..... Ed allora esco un po' sposto un po' la tenda e non c'è nemmeno il sole maggiaiolo che tanto amo.

Unica nota felice: il rullare dei tamburi in giro per le strade ed i vicoli imbandierati, un'atmosfera che devo ancora cogliere in pieno, attendo questo weekend per farlo, non ho ancora nemmeno messo piede in una Taverna (me tapino dei tapini) e vegeto in semicoma poco vigile....

Anzi. oggi ho pure scritto troppo. A dimostrazione del fatto che si può scrivere anche del nulla (c'è pure chi ci governa col nulla, ed io non posso scriverne?), e rubare tempo alla commiserazione...
Ok. Spero di tornare al più presto con qualche idea intelligente a farvi visita, per il momento vi saluto e vi ringrazio, mes fréres, mes semblables.....

domenica 26 aprile 2009

Out of order


Chiedo scusa a tutti gli amici bloggers per la mia prolungata assenza (sempre che ve ne siate accorti eh.. non è un dovere!) dal web, un'eclisse sicuramente non voluta, che interessa sia il blog che quel cazzeggio perpetuo di Facebook, e che ha - di nuovo - ragioni fisiche.


Sono reduce dall'ennesima malattia, questa volta un mix di virus influenzali (li ho collezionati tutti in questo garrulo 2009) che mi sta ancora debilitando e per cui oggi, a febbre e dolori passati fortunatamente, mi lascia ancora uno stato di vuoto pneumatico in testa, ai limiti della leggera emicrania (per chi la conoscesse, da vizioso, una specie di prolungato, leggero dopo sbornia, fastidioso, per cui sembra di aver sempre piccole vertigini) forse dovuti anche da 3 giorni 3 di digiuno assoluto e di lento ritorno alla normalità....


Vabbè, basta con le lamentazioni (ce ne sarebbero 2000, a partire dal fatto che in città è iniziata l'agognata festa medievale ed io mi sono perso già un weekend, sgrunt!) e col pc. Lo schermo mi da ancora unpo' fastidio.


Quindi a presto, spero più sano e brioso che prìa, malgrado gli acciacchi della vecchiaia..

Un saluto a tutti.

martedì 21 aprile 2009

Human Race

Razza umana, oppure corsa umana? Dove stiamo correndo? verso quale abisso di ignoranza?
Pensavo di non dover ritornare più sull'argomento (anch'io nel mio piccolo scrissi un post sull'onda delle ennesime cazzate di Borghezio qualche mese fa..), di non dover più riflettere sulle miserie umane di questo stivale che cammina sempre in bilico tra la civiltà - umanità e l'indifferenza - razzismo.....

Nel post in questione citavo anche Balotelli, un ragazzo che parla bresciano, un po' viziato, arrogante quanto basta, geniale con la palla ai piedi, ignorante quanto basta per essere ammesso nell'olimpo dei calciatori italici (con fulgidi esempi da CEPU in ogni squadra...).

Un ragazzaccio dicevo, a cui noi interisti (già ho anche questa jattura..) siamo affezionati, ma i cui comportamenti a me personalmente fanno incazzare non poco, anche se la sua strafottenza la ritrovo a scuola, ogni giorno, tra i miei pupilli..

Beh questo ragazzo pallonaro ha un difetto enorme è NERO, ma non nero carino, marroncino che fa tanto Ferrero Rocher, no no.. prorio NERO NERO!!!


E da sempre l'uomo nero è uno spauraccio dei benpensanti (o quelli che ben pensano, come direbbe Frankie Hi NRG), presente nei racconti, persino nel gioco delle carte!

Questa colpa, unita alla sua strafottenza giovanile, deve essere lavata con il sale, ed allora non bastano i soliti buuuu (roba vecchia, sorpassata!) quindi benvengano i cori juventini che inneggiano - al ritmo di Guantamera poi - all'attacco verso il "negro di merda, sei solo un negro di merda!" sebbene i vari Vieira, Trezuguet, Muntari non risplendano d'avorio!

Ma loro sono "politically correct", sono rispettosi e carini, danno la mano (a volte..) ed hanno accenti stranieri, poracci! Manco se capiscono, bisogna accettarli così..sti negretti...
Lui no, lui è cattivo, Bresciano, viziato, scortese.

Oggi nel corriere della sera sono apparsi due articoli, a firma di Aldo Grasso e Beppe Severgnini, che - seppure trattando di argomenti all'apparenza diversi - sembrano risuonare in questo vuoto cosmico dell'intolleranza.

Riporto solo alcune frasi conclusive di quello di Severgnini, in cui mi rispecchio completamente:
E Balotelli? dirà chi ha letto fin qui sperando in una bella polemica Inter-Juve. Be', gli gridano «Negro di merda!» in tutti gli stadi d'Italia. A casa mia questo si chiama razzismo, e del peggiore. Invece, una volta ancora, si tende a far finta di niente, a far passare un reato per un vezzo, una schifezza per un'indelicatezza. Dite un po', fratelli d'Italia: voi vi sentite orgogliosi?

Io non tanto.
Beh, nemmeno io!

domenica 19 aprile 2009

Talking stones (un po' talkin heads, un po' Rolling Stones..)

In questi giorni italici confusi, litigiosi, cupi ed umidicci (ed un pò troppo "incazzosi" per i miei gusti e la mia pressione) cerco di sfuggire al presente gettandomi nel passato, in quello letterario ed in quello locale.

Ho sempre detto (anche qui) che godo del privilegio di vivere in questa città, Narni, almeno a livello storico - architettonico (tralasciamo per un momento i pro ed i contro della provincia intesa come categoria psicologica...) ed amo muovermi tra le viuzze e le piazze in senso orizzontale e verticale, passando da strada a strada, da storia a storia.

Roma prima, il Medioevo poi hanno lasciato orme indelebili nelle pietre, ed io cammino spesso a testa in sù, scrutando le pietre nascoste, le torri, le lapidi, le parole ed i segni del mio passato..

Passeggiando, spesso da solo, nella mattina domenicale, ripercorro le vie del mio passato, e di quello più antico, ed ogni tanto scatto una foto, quasi che abbia paura di risvegliarmi un giorno senza memoria geografica della mia vita...

Ecco alcuni scatti.




Hic sunt Leones. Un benvenuto leonino ci accoglie a Santa Maria Impensole


In alto, quasi nascosta, una lapide ad memoriam alto medievale. Frammentaria..




L'aquila imperiale che nutre l'albero della vita.




La gogna medievale sulla pubblica piazza. Teste, mani e schiene hanno scavato la pietra..



Nobiltà impriali. Roma si affacia dai mattoni medievali. L'impero si riusa..




Il grifo, simbolo Comunale, persino sulle mura cittadine. Volontà di possesso. Limes.

venerdì 17 aprile 2009

Autodafè

Una delle piazze sicuramente più belle e suggestive di Berlino è Gendarmenmarkt, che già dal nome rivela la sua doppia natura franco-tedesca. Un mercato (Markt appunto) ma con un richiamo agli ugonotti, ai soldati, agli Gendarmes venuti in Prussia dopo l'esilio della Rivoluzione.

Una bella Piazza simmetrica, che ospita due chiese speculari, con una spianata al centro, perfettamente adatta alle marce, alle manifestazioni popolari. Da sempre.



Una piazza che però ha subito un'onta insanabile. Nel 1933 proprio qui, su questa piazza, il Nazismo iniziò a bruciare i libri, in un impeto nichilista e dottrinario, scatenando la caccia alle idee, prima che agli uomini, bruciando le parole e l'anelito di libertà che spirava da Weimar.


In una notte le opere di Heinrich Mann, Erich Kästner, Karl Marx, Sigmund Freud, Kurt Tucholsky e tanti altri (molti ebrei) bruciarono in una pira inquisitoria, illuminando il buio della ragione con fiamme di odio ed intolleranza.



Oggi, su quella piazza, quasi impercettibilmente, si contina a camminare sui libri, a seguirne le storie invisibili, grazie ad un'istallazione sotterranea, opera dell'artista israeliano Micha Ullmann (nemesi della storia..) che ha voluto ricordare il fatto costruendo una biblioteca sotto terra. Visibile solo da una botola, quasi sbirciando negli inferi, verso il centro della terra.


Uno spazio pieno di scaffali bianchi. Senza un libro. L'ha chiamata Versunkene Bibliothek, ovvero, la Biblioteca inabissata, quasi come un Titanic di carta...





Accanto allo spioncino solo poche parole, di un grande scrittore tedesco dell'800 (e solo incidentalmente il secondo Dioscure di questo povero blog): Heinrich Heine, che con buona dose di preveggenza, scrisse queste parole nel suo tempo:


Dort wo man Bücher verbrennt, verbrennt man am Ende auch Menschen.
(Là dove si bruciano i libri, alla fine si bruceranno anche gli uomini).




Ora mi si chiederà (oppure no, chiedere è lecito, non obbligatorio..): perchè questo post? Che c'entra tutto questo con i giorni che stiamo vivendo?

Beh, non so voi, ma da qualche giorno io sento una gran puzza di fumo attorno a libri, parole (e disegni) anche in Italia.....

lunedì 13 aprile 2009

Fenomenologia di Silvio B. (seconda parte)

Dopo qualche riflessione, rinfrancato comunque dall'iper-esposizione mediatica del nostro caro leader in questi giorni tragici, ho deciso di concludere il divertissment che avevo iniziato qualche giorno fa' (ecco la prima parte, per chi volesse leggerla), continuando a giocare con il testo di Eco, sulle ambivalenze, le analogie e le differenze tra il nostro Silvio e lo storico gaffeur Mike Bongiorno.




Seconda parte:

Silvio B ha un suo speciale senso dell'umorismo, di cui va molto fiero. Ride perché è contento della sua realtà, perché crede di poter deformare la realtà. Gli sfugge però la natura del suo paradosso; come gli viene proposto, lo ripete con aria divertita e scuote il capo, sottintendendo che l'interlocutore sia anormale; rifiuta di credere che dietro il paradosso si nasconda una verità, comunque non lo considera come veicolo autorizzato di opinione.

Ama la polemica. Non manca di informarsi sulle stranezze dello scibile, ma ricevuta la spiegazione, non tenta di approfondire la questione, ma lascia avvertire anzi il suo dissenso di benpensante. A stento però rispetta l'opinione dell'altro, sia per proposito ideologico che per disinteresse.

Di tutte le domande possibili su di un argomento sceglie quella che verrebbe per prima in mente a chiunque e che una metà degli spettatori/elettori scarterebbe subito perché troppo banale: "Cosa vuol rappresentare quel quadro?" "Come mai si è scelto un hobby così diverso dal suo lavoro?" "Com'è che viene in mente di occuparsi di filosofia?".

Porta i cliché alle estreme conseguenze. Una ragazza educata dalle suore è virtuosa, una ragazza con la minigonna e la coda di cavallo è "zoccola" (cfr. caso Meloni) e sotto sotto lui parteggia per questa ragazza.

In un vertiginoso gioco di gaffes non tenta neppure di usare perifrasi: la perifrasi è già una acutezza, e le acutezze appartengono a un ciclo Vichiano a cui Silvio B è estraneo. Per lui, lo si è detto, ogni cosa ha un nome e uno solo, l'artificio retorico è una sofisticazione.

In fondo la gaffe nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quando la sincerità è voluta non si ha gaffe ma sfida e provocazione; la gaffe (in cui Silvio B eccelle, a detta dei critici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza.
Quanto più è mediocre, l'uomo mediocre è maldestro.

Silvio B lo conforta portando la gaffe a dignità di figura retorica, nell'ambito di una etichetta omologata dall'ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.
Silvio B gioisce sinceramente col vincitore perché onora il successo. Cortesemente disinteressato al perdente, si commuove se questi versa in gravi condizioni e si fa promotore di una gara di beneficenza, finita la quale si manifesta pago e ne convince gli elettori; indi trasvola ad altre cure confortato sull'esistenza del migliore dei mondi possibili. Egli ignora la dimensione tragica della vita.

Silvio B. convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli.

In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti.

sabato 11 aprile 2009

Dresda 1945 (L'Aquila 2009)

Provo a rilassarmi, a godermi un pò la calma pasquale, a ricaricare le pile prima del ritorno al lavoro, ma non va.
Questi giorni sono ancora segnati. E' come se il sisma abruzzese mi avesse fatto ripiombare nel 1997, nei giorni del terremoto a casa, fuori la porta...
La testa non si schioda da quelle macerie, ed il succedersi delle scosse (che ogni tanto fanno sobbalzare anche il mio pavimento) non mi lascia ancora tranquillo, ogni movimento dei miei amati gatti, ogni loro spostamento sul letto mi fa voltare la testa verso il lampadario...
Provo compassione (cum-passio, sofferenza comune, dalla radice latina) con la gente d'Abruzzo, ed ogni immagine garrula ed allegra che traborda dalla TV - miseramente ripiombata nella sua dimensione più becera fatta di veline - quizzoni - gabibbi - bagaglini - mi dà la nausea...
Le macerie dell'Aquila mi hanno fatto ripensare ad un autore tedesco che amo: Erich Kästner. Un autore noto (anche tra i contemporanei) soprattutto come scrittore di storie giovanilistiche, una sorta di Collodi tedesco, garbato narratore di gialli per bambini.

Ma di lui amo soprattutto il sarcasmo, l'ironia pungente contro il potere, lo sberleffo colto che lo avvicina a Brecht, o al nostro Dario Fo, volendo trovare similitudini.
Ma Kästner è anche un autore di Dresda, la città che fu pesantemente bombardata nel febbraio 1945, il più feroce attacco aereo della Seonda Guerra Mondiale, che abbattè chiese e palazzi, e sfregiò uno dei gioielli del Barocco europeo.





Oggi Dresda è stata ricostruita sin nei più piccoli particolari (anche nella ricostruzione della celebre Frauenkirche, contro il parere di alcuni storici che invece si battevano per lasciarla in rovina, come memento mori della guerra, un po' come è successo alla Gedächtniskirche a Berlino), ma nel 1945 Kästner la vide nelle macerie, e la descrisse con poche scarne parole, parole che - nella loro crudezza - mi hanno riportato in mente proprio l'Aquila:


Erich Kästner: Dresden 1945

Ciò che una volta chiamavamo Dresda non esiste più. Si cammina, come dentro un sogno, tra Sodoma e Gomorra. Nel sogno ogni tanto risuona il tintinnio dei tram. In questo deserto fatto di pietre nessuno è alla ricerca di qualcosa, lo si può solo attraversare.
Da una sponda all'altra della vita..


(..Das, was man früher unter Dresden verstand, existiert nicht mehr. Man geht hindurch, als liefe man im Traum durch Sodom und Gomorra. Durch den Traum fahren mitunter klingelnde Strassenbahnen. In dieser Steinwüste hat kein Mensch etwas zu suchen, er muss sie höchstens durchqueren. Von einem Ufer des Lebens zum andern...)

venerdì 10 aprile 2009

Siamo un paese straordinario ! (e la cosa non mi piace..)

Siamo proprio un paese straordinario! Lo dicono tutti, dobbiamo crederci !

Siamo un popolo straordinario, che si unisce compatto di fronte al dolore, per portare aiuto ed assistere chi - magari fino al giorno prima - era solo un'espressione geografica sulla mappa (salvo scoprire poi che qualcuno aiuta sè stesso, inaugurando improbabili conti correnti a prorpio uso e consumo, guadagnando sulla disgrazie..come le Banche che chiedono commissioni sulle donazioni..)

Siamo un paese straordinario, i cui politici corrono tutti uniti al capezzale, senza colori, con facce meste e visi compassionevoli, circondati da giornalisti sciacalli e da lacchè con tre telefonini al seguitio, tutti pronti a promettere aiuti immediati ai bisognosi (anche se poi scopriamo, tra le righe, che nel frattempo gli uffici comunali telefonano per far pagare l'ICI a chi una casa non ce l'ha più, mentre da 12 anni in Umbria si attendono i soldi promessi al tempo del terremoto, e alcune famiglie sono sul lastrico...)

Siamo un paese straordinario, in cui basta che crolli una casa per trovare 100 esperti, geologi ed architetti pronti a dissertare di colpe e responsabilità (salvo scoprire, con calma, che quei palazzi sono stati costruiti ed autorizzati da quegli stessi esperti anni prima...)

Siamo un paese straordinario, dove il Papa è vicino spiritualmente a tutte le vittime, di ogni colore, ed è subito pronto a spedire olio santo ed incenso per le messe funebri dove ce n'è bisogno (anche se poi scopriamo che la Chiesa Romana sta già mobilitando fondi internazionali - non i propri - per ricostruire per prima cosa le chiese, poi arriveranno gli uomini..)

Siamo un paese veramente straordinario.
MA IO VORREI VIVERE IN UN PAESE ORDINARIO.

Vorrei vivere in un paese in cui le leggi urbanistiche siano rispettate da tutti, e dove i palazzinari andassero in galera, invece di comprarsi giornali e speculare in borsa.

Vorrei un paese in cui i politici non parlassero di vacanze da camping di fronte agli sfollati.

Vorrei un paese dove i mass media facessero il loro sporco dovere di informazione, senza trasformare i drammi in un reality con eliminazione.

Vorrei vivere in un paese in cui non ci fosse bisogno dello spirito umano di volontari DOPO, perchè PRIMA tutto è già stato pianificato al meglio.

VORREI UN PAESE ORDINARIO.

mercoledì 8 aprile 2009

I nuovi mostri (L'Aquila 2009)




Giornalista di TG nazionale di fronte al padre che ha appena saputo della morte della figlia sotto le macerie: "Scusi, scusi! Siamo in diretta. Ci può dire come si sente?"


Eleonora Daniele (Grande GIORNALISTA di Uno Mattina) rivolta ad una vittima: "La prego, mi racconti la Sua disperazione!"


Lamberto Sposini (RAI 1 - tra una scosciata della soubrette ed un pianto) rivolto al capo dei VVFF che si accingeva a spiegare come avrebbero provato a salvare dei ragazzi sotto le macerie: "Sì, va bene comandante, ma potrebbe essere più breve? dobbiamo andare in pubblicità!" (a chè il comandante risponde "non mi faccia più domande e mi lasci lavorare"...)


RAI 1 (uno dei tanti TG speciali) un giornalista si rivolge ad un vigile: "Quando pensa di recuperare quei corpi? " - Il comandante: "Se permette io le chiamo persone, per me fino a prova contraria sono vivi!"


Ancora TG 1 delle 13.30: "Grazie a tutti per il boom di ascolti di ieri sera!" (come Fiorello, o la De Filippi)


Forum - Canale 5 (già il fatto che Forum debba occuparsi di realtà è un ossimoro..). Una Rita dalla Chiesa quasi in lacrime continua a leggere fax ed ipotetiche email compassionevoli schifando il programma lasciato nelle becere mani di 2 energumeni urlanti, poi interviene con voce rotta dalla commozione e dice "Pubblicità!" e parte uno spottone tutto ridanciano sui materazzi.


Studio Aperto - Italia 1 (Ok, non è un Tg ma facciamo finta che..). L'inviato di turno con il cameraman si piazzano in mezzo alla strada mentre passano le ambulanze con i feriti costrette a frenare. L'inviato: "Scusate ma dobbiamo spostarci un po' " - Dallo Studio: "Sì, ma ditegli che stiamo facendo il nostro lavoro!"


Ultima riflessione (prima di urlare e/o vomitare, a scelta):

Il salvataggio di un ragazzo seminudo, tra le macerie (poi quasi icona mediatica - che fa tanto San Francesco - di questo dramma) avviene in mattina, fuori dai collegamenti live. Per il resto della giornata sarà spacciato come IN DIRETTA alle 13,30 - 16.15 - 17,15 (da Barbara D'Urso!!!!) e 18.30....


Se invece volete avere la certezza di una voce diretta, genuina, andate a visitare il blog di Anna (Miss Kappa) qui !

Grazie

martedì 7 aprile 2009

Terrae Motus

Dopo la scossa notturna (che io - fortunatamente - ho appena percepito, vivendo in una palazzotto del 1500 quasi fortificato..) la testa è andata subito al passato, agli altri terremoti che da sempre hanno caratterizzato il mio breve passaggio su questa terra millenaria.

Il primo fu nel 1976, in realtà fu catastofico in Friuli, ma anche in Umbria si percepì, e ricordo bene lo shock infantile di svegliarsi (di nuovo fu di notte...) dal letto, vivendo allora al'ultimo piano di un palazzo moderno, ed aprendo d'istinto la porta sul pianerorottolo, vedere le scale che si muovevano innaturalmente sotto di me...
Poi quello dell'Irpinia nel 1980, all'inizio dell'adolescenza, ed in Umbria fu molto più intenso, seppure non come al Sud. In questo caso alle prime scosse seguì un periodo da "sfollati", in campagna, lontani dalla città per paura che il peggio non fosse passato, e lì in una cascina di montagna, con amici, parenti, famiglie allargate, paradossalmente vivemmo un'estate catartica, quasi Decameronica, lontani dalla pesta terrena.
Molti amici persero la casa, altri dovettero vivere per anni in prefabbricati. Noi fummo sicuramente più fortunati..
Poi il 1997, il 26 settembre, alle 11.42 di mattina.
Questa volta non ho nemmeno avuto il tempo di aver paura: ero a scuola, e le pareti dell'aula si fecero improvvisamente strette, le grida dei ragazzi, e noi insegnanti che cercavamo di tranquilizzarli, spostandoli subito sotto gli stipiti delle porte e sotto i banchi, quindi la corsa in giardino, con l'orecchio ai telefonini ed alle radio, e negli occhi le immagini di Assisi ferita e stuprata....

Oggi altre immagini di devastazione, altre facce sconvolte, di vecchi e di giovani, di bambini e ragazze, tutti presi alla sprovvista, come solo un vile nemico può prenderti alle spalle...
Le facce stupite di chi cerca una strada, un palazzo, un vicolo, il negozio, e trova solo macerie e morte.
E poi il calore degli altri: i vigili del fuoco, i volontari, gli splendidi cani della CRI e del soccorso alpino, veri e propri angeli a quattro zampe che si muovono tra sassi e tegole come se fossero in montagna. Ma la montagna è in piazza, la natura è scesa nelle strade.
E l'uomo con tutta la sua potenza e tracotanza, con le sue armi micidiali, i suoi giochi di potere resta lì, immobile, di fronte all'unica realtà:
siamo solo di passaggio su questa terra.
Alcune delle immagini di una terra scossa (fonte: http://www.corriere.it/)

sabato 4 aprile 2009

Fenomenologia di Silvio B

Nel 1961 Umberto Eco pubblica, all'interno della raccolta di saggi "Diario Minimo", uno dei suoi celebri divertissments a cui si dedica molto seriamente (ossimoro? sì, ossimoro) da sempre.

Il testo - che ha poi avuto un enorme successo negli anni a venire, fino a diventare un vero e proprio trattato filosofico / semiotico - si chiama "Fenomenologia di Mike Bongiorno" ed è tutt'oggi valido, moderno, sebbene qualche punto (soprtattutto in ambito tecnico/televisivo) è senza dubbio aggiornabile...
In questi giorni, dopo aver asisitito inebetito alle varie esternazioni europeee del nostro caro Caudillio minimo, mi è tornato in mente, e sono andato a ripescarlo, con l'intento - scherzoso, quasi goliardico - di reinterpretarlo un po' ed adattarlo nei limiti del possibile alla figura del premier.
Il testo in questione (l'originale intendo) è un saggio piuttosto complesso, sebbene leggibilissimo, ma qui ho preferito farne una sorta di sinossi, magari dividendolo in due parti... Sempre che l'argomento interessi! Quindi oggi voglio postarne una prima parte, ed eventualmente - nei prossimi giorni - la seconda...


A voi il giudizio:


Fenomenologia Di Silvio B
L'uomo dei mass media è in fondo, fra tutti i suoi simili, il più rispettato: non gli si chiede mai di diventare che ciò che egli è già. In altre parole gli vengono stimolati desideri studiati sulla falsariga delle sue tendenze. Tuttavia, poiché uno dei compensi narcotici a cui ha diritto è l'evasione nel sogno, gli vengono presentati di solito degli ideali tra lui e i quali si possa stabilire una tensione. Per togliergli ogni responsabilità si provvede però a far sì che questi ideali siano di fatto irraggiungibili, in modo che la tensione si risolva in una proiezione e non in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose.

Insomma, gli si chiede di diventare un uomo con il DVD e un televisore LCD e cioè gli si chiede di rimanere com'è aggiungendo agli oggetti che possiede un DVD un televisore; in compenso gli si propone come ideale George Cloney o Batman. L'ideale del consumatore di mass media è un superuomo che egli non pretenderà mai di diventare, ma che si diletta a impersonare fantasticamente, come si indossa per alcuni minuti davanti a uno specchio un abito altrui, senza neppur pensare di posseder-lo un giorno.

La situazione nuova in cui si pone al riguardo la TV è questa: la TV non offre, come ideale in cui immedesimarsi, il superman ma l'everyman. La TV presenta come ideale l'uomo assolutamente medio. A teatro Benigni appare sul palcoscenico e subito crea un mito e fonda un culto; Maria de Filippi scatena rituali idolatrici in TV e dà il nome ad una intera generazione di cloni di Amici….
In TV appare a più riprese il volto magico della De FIlippi, ma il mito non nasce qui; l'idolo non è costei, ma i ragazzi partecipanti allo spettacolo e tra le ragazze la più amata e famosa sarà proprio quella che rappresenta meglio i caratteri medi: bellezza modesta, sex-appeal limi­tato, gusto discutibile, una certa inespressività.

Ora, nel campo dei fenomeni quantitativi, la media rappresenta appunto un termine di mezzo, e per chi non vi si è ancora uniformato, essa rappresenta un traguardo. Se, secondo la nota boutade, la statistica è quella scienza per cui se giornalmente un uomo mangia due polli e un altro nessuno, quei due uomini hanno mangiato un pollo ciascu­no — per l'uomo che non ha mangiato, la meta di un pollo al giorno è qualcosa di positivo cui aspirare.
Invece, nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento a zero. Un uomo che possieda tutte le virtù morali e intellettuali in grado medio, si trova immediatamente a un livello minimale di evoluzione.

Il caso più vistoso di riduzione del superman all'everyman lo abbiamo in Italia nella figura di Silvio Berlusconi e nella storia della sua fortuna. Seguito e votato da milioni di persone, quest'uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una mediocrità assoluta unita (questa è l'unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo: sembra quasi che egli si venda per quello che è e che quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore-elettore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.

Per capire questo straordinario potere di Berlusconi occorrerà procedere a una analisi dei suoi comportamenti, ad una vera e propria "Fenomenologia di Silvio Berlusconi", dove, si intende, con questo nome è indicato non l'uomo, ma il personaggio.
Silvio Berlusconi non è bello, atletico, coraggioso, intelligente. Rappresenta, biologicamente parlando, un grado modesto di adattamento all'ambiente. L'amore isterico tributatogli dalle teen-agers va attribuito in parte al complesso materno che egli è capace di risvegliare in una giovinetta, in parte alla prospettiva che egli lascia intravvedere di un amante ideale, sottomesso e fragile, dolce e cortese.

Silvio Berlusconi non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno di istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui naturali tendenze all'apatia e alla pigrizia mentale.
In compenso Silvio Berlusconi dimostra sincera e primitiva ammirazione per i suoi Intellettuali di corte. Di costoro pone tuttavia in luce le qualità di applicazione manuale, la memoria, la metodologia ovvia ed elementare: si diventa colti leggendo molti libri e ritenendo quello che dicono. Non lo sfiora minimamente il sospetto di una funzione critica e creativa della cultura. Di essa ha un criterio meramente quantitativo, economico.

Silvio Berlusconi professa una stima e una fiducia illimitata verso l'esperto del caso (vedi Tremonti); un professore è un dotto; rappresenta la cultura autorizzata. È il tecnico del ramo. Gli si demanda la questione, per competenza.
Silvio Berlusconi, come i bambini, conosce le persone per categorie e le appella con comica deferenza (il bambino dice: "Scusi, signora guardia...") usando tuttavia sempre la qualifica più volgare e corrente, spesso dispregiativa: "signor spazzino, signor contadino".
Silvio Berlusconi accetta tutti i miti della società in cui vive: alla signora Contessa bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic).

Silvio Berlusconi parla un basic italian. Il suo discorso realizza il massimo di semplicità. Abolisce i congiuntivi, le proposizioni subordinate, riesce quasi a tendere invisibile la dimensione sintassi. Evita i pronomi, ripetendo sempre per esteso il soggetto, impiega un numero stragrande di punti fermi. Non si avventura mai in incisi o parentesi, non usa espressioni ellittiche, non allude, utilizza solo metafore ormai assorbite dal lessico comune.

Il suo linguaggio è rigorosamente referenziale e farebbe la gioia di un neo-positivista. Non è necessario fare alcuno sforzo per capirlo. Qualsiasi spettatore avverte che, all'occasione, egli potrebbe essere più facondo di lui.
Non accetta l'idea che a una domanda possa esserci più di una risposta. Guarda con sospetto alle varianti. Nabucco e Nabuccodonosor non sono la stessa cosa; egli reagisce di fronte ai dati come un cervello elettronico, perché è fermamente convinto che A è uguale ad A e che tertium non datur. Aristotelico per difetto, la sua pedagogia è di con­seguenza conservatrice, paternalistica, immobilistica.

(Parte 1 - segue)

venerdì 3 aprile 2009

Salzburger Knödel - Frammenti e ricordi musicali

Salisburgo è senza dubbio un luogo dell'anima.
In questi giorni la città Mozartiana sta per celebrare la sua particolare Pasqua Musicale: il Festival di Pasqua (Osterfestspiele Salzburg), fondato da Karajan nel 1967, è ormai il secondo appuntamento per eccellenza - accanto al noto festival Mozartiano di Agosto - e la Primavera delle Alpi austriache si addice perfettamente a questi luoghi magici dello spirito e della musica.
Salisburgo è da sempre un piccolo, esclusivo, "buen retiro" per tanti intellettuali germanofili, una sorta di magnete irresisitibile, che negli anni ha probabilmente abdicato alla sua esclusività a favore di un turismo mordi e fuggi all'ombra della Getreidegasse, dove tanti turisti si muovono ad ondate, cone le cavallette, alla ricerca delle mitiche Mozartkugeln (letteralmente Palle di Mozart, ma in italiano il nome ha un chè di blasfemo..) o di pacchetti musical gastronomici a basso prezzo...
Eppure basta allontanarsi un po' dal caos del vicolo (Gasse, appunto, non Strasse - strada - a Salisburgo non ci sono strade!) e muoversi oltre il fiume, il minaccioso Salzach - magari passando su quello strano ponticello che sembra tremare eccessivamente sotto i passi stanchi - ed ecco l'apparizione dei Giardini Mirabell, un'oasi di verde e Rococò, che si affaccia verso il Mönchsberg, e lascia intravedere la silouhette della città con la sua Festung, vicina eppure distante nella pace dello spazio verde.
La Altstadt (città vecchia, centro storico) pulsa di gente e suoni in ogni momento, è impossibile spostarsi nello spazio senza spostarsi nel tempo: ogni nota richiama al passato, magari artefatto, Disneyano, eppure - malgrado solidi anticorpi moderni - si cade spesso e volentieri nella trappola del Traumkitsch...
La Festung, la Rocca, (Hohensalzburg, come a dire la Salisburgo alta) si lascia conquistare con difficoltà, a piedi, oppure con la funicolare, fino ad un certo puntoperò: la meta, lo sprint finale, esige sudore e pazienza.
Ci si accoda diligentemente in fila indiana, o meglio teutonica, per accedere all'interno delle sale spoglie e dei cortili. Ogni tanto, dalle pareti grigie, spunta l'immagine del terribile vescovo Colloredo, vera nemesi Mozartiana (almeno nei ricordi del film Amadeus) anfitrione sgarbato di questi luoghi.
E' curioso muoversi negli spazi già signorili delle due case di Mozart: tutti conosciamo il suo "odio" per la provincia vescovile, la sua "abiura" nei confronti di questa città, che volle lascaire per seguire le sirene Italiane e poi quelle Viennesi.
Il rappporto di Mozart con Salisburgo ricalca quello di ogni buon austriaco, proprio come
Thomas Bernhard , suo connazionale (o come Kafka, il cui rapporto con Praga fu a dir poco schizzofrenico) che parlava dela sua Heimat come di una piccola, provinciale, prigione...
Ma le sue due case (Geburtshaus e Wohnhaus) sono - in un certo senso - ancora impregnate della sua vita, dei suoi umori, la musica che accompagna ogni nostro spostamento casalingo amplifica il fascino del luogo, e quando se ne esce, si resta per un po' in bilico, tra passato e presente, mentre guardiamo già il Duomo, la piazza ed i vicoli.
La notte ci accoglie sempre con la musica, onnipresente, un'essenza spirituale che fuoriesce dai locali, dalle chiese, dalle voci del coro in cattedrale, così come dall'archetto di un unico, perfettto, violinsta di strada.
Ed allora le onde sonore si fanno acqua, fiume, per colpire le strade ed i monti, mischiarsi alle immagini dalle vetrine, ed a quelle nella nostra testa, sussurrando un' incessante, eccentrica, buona notte....